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Notizie e novità del trasporto pubblico in città e provincia di Brescia
Gennaio 2009

16 gennaio 2009

Prime impressioni a 10 giorni dall'eliminazione della corsia preferenziale di via Vittorio Emanuele II
Sono passati 10 giorni dal 05/01/ 2009 e  ho avuto modo di passare  per  4 volte  in autobus su via Vittorio Emanuele in orari diversi. E' ancora molto presto per  tirare le somme, ma mi pare di percepire che i tempi di percorrenza sulla via, al momento, non hanno subito incrementi. Ho notato però che sulla corsia "liberata" è cominciato, seppur timidamente, il fenomeno della sosta selvaggia con le quattro frecce, replicando quanto succede già massicciamente davanti al S. Orsola e alla sede INPS.
Questo non deve assolutamente accedere, altrimenti che senso ha aver rimosso una corsia preferenziale per "fluidificare" il traffico  e ritrovarsi dopo poco con la medesima corsia trasformata in parcheggio abusivo ? Se  ciò si avvenisse sarebbe un danno  per tutti, traffico privato e trasporto pubblico che anziché viaggiare su "flussi" separati si ritroverebbero a condividere meno spazio di prima. Aggiungo in fine che sempre nell'intento di "fluidificare" il traffico è ora di disincentivare la sosta abusiva che sistematicamente si verifica davanti all'INPS,  al S. Orsola e al Bingo. A memoria non mi pare di aver mai visto una pattuglia della polizia municipale a far rispettare il divieto di sosta presente. La negligenza di pochi e  la pessima abitudine di non far rispettare con fermo rigore le regole  (anche semplicemente con la dissuasione) danneggia le molte persone che transitano su via Vittorio Emanuele II.
Vai alla pagina dedicata all'eliminazione della corsia e con la nuova proposta
aggiornamento 3 febbraio 2009 A quasi un mese dall'eliminazione della corsia preferenziale di via Vittorio Emanuele II mi pare di poter confermare quanto già indicato il 16/01/2009. Permangono sempre i problemi della sosta abusiva davanti alla sede INPS e al Bingo.

S link 202 per Garda e Valsabbia dal 7 gennaio 2009
Guarda le fotografie, consulta i nuovi orari e la mappa


ornale di Brescia 31/01/2009
Tram perduti Il Garda 
Quando i binari lambivano il lago

TOSCOLANO MADERNO
Da casa sua alla fermata erano pochi minuti di passi svelti da ragazzino. Uno sguardo alla statua di S. Ercolano e poi saliva sul tram, mostrava l’abbonamento al controllore e con l’angoscia nel petto si lasciava andare sugli scomodi sedili di legno. L’aspettava una mezz’ora di passione, con lo stomaco dolente e la colazione che risaliva in gola, strattone dopo strattone della motrice, fino all’arrivo, davanti all’ex Collegio Civico di Salò. Andrea De Rossi aveva solo 11 anni, ma ricorda ancora bene i malesseri provati nel 1936 sul tram da Maderno a Salò. «Alla fine - racconta - smisi di prenderlo. Stavo troppo male. Scelsi di andare a scuola in bicicletta».
La passione per la storia
Andrea ha 83 anni, da 28 è a riposo dopo una vita di lavoro nell’ufficio ragioneria del Comune. Pensionato di professione, storico per passione, è un custode della memoria di Toscolano Maderno. «Dopo la pensione mica potevo stare con le mani in mano. Allora mi sono dedicato a ciò che non avevo mai potuto fare prima, costretto fra i numeri in municipio: raccogliere materiale sulla storia del paese e scrivere libri». Con il tram della linea gardesana ha avuto una frequentazione diretta. Come passeggero - seppure controvoglia - e come spettatore. I binari passavano sotto la sua finestra. Andrea De Rossi vive da sempre in via Roma, all’inizio di Maderno verso Gardone, in quello che durante la belle epoque fu il Park Hotel. Sentiva il tram sotto casa: «Un gran rumore, ma le corse erano poche».
Scomodo, lento, sussultante ma indispensabile: la guidovia (così si chiamava ad inizio Novecento) era il mezzo di trasporto più economico, veloce e dunque popolare per spostarsi in riviera o raggiungere Brescia. I tre-quattro vagoni erano sempre pieni di gente (spesso il tram faceva anche il servizio di trasporto merci). De Rossi saliva in carrozza per frequentare la scuola di avviamento professionale a Salò. «Mia madre Elisetta - ricorda - faceva la sarta e quando aveva bisogno di qualcosa per il suo lavoro andava a Brescia in tram a far compere». Andrea qualche volta la seguì. «Il viaggio durava anche due ore e mezza ed era un’avventura». Dalla memoria esce un episodio: «Una volta, ai Tormini, salì una donna che si mise a mangiare della polenta riempita di formaggio. A me, bambino, fece un po’ schifo...».
Affiorano anche ricordi tristi. «Un mio amico, nel 1936, perse le gambe sotto il tram. Il paese salutava i soldati che partivano per la guerra in Africa Orientale. Lui, in bicicletta, volle attaccarsi ad un vagone e accompagnarli per un tratto, ma cadde e finì sotto le ruote. Passò il resto della vita con due gambe di legno». I ragazzini raccoglievano i tappi di aranciate e gazzose e li mettevano sui binari per farli appiattire dalle ruote del tram: allora ci si divertiva anche così.
La fermata in piazza S. Marco
La fermata di Maderno si trovava sotto il monumento a S. Ercolano, allora vicino alla chiesa vecchia: in seguito la statua, per ragioni di sicurezza del traffico, fu traslocata davanti alla Parrocchiale. Andrea De Rossi custodisce una collezione di cartoline di Toscolano Maderno. La piazza con il tram era un soggetto prediletto dei fotografi, del grande Giovanni Negri in particolare. Le immagini del primo Novecento rappresentano un paese all’alba della modernità, con pensioni popolari e alberghi di lusso inseriti fra limonaie e spiagge vergini. Ecco una foto della «Pensione al mio soggiorno», oggi «Bel soggiorno». I binari passavano davanti all’ingresso. «Ricordo che i camerieri - sorride De Rossi - mettevano in strada i tavolini per i villeggianti, togliendoli qualche minuto prima che passasse il tram. Poi li rimettevano».
La lettera di D’Annunzio
Conversare con lui significa ricevere una miriade di notizie sulla storia del paese. Su una parete dello studiolo affacciato sul golfo è incorniciata una lettera autografa di Gabriele D’Annunzio, datata 15 febbraio 1922. È indirizzata ai fratelli De Rossi, il papà di Andrea, Giovanni, e lo zio Fermo. Il Vate ringrazia per l’omaggio di una scultura in legno di olivo. «Mio padre - dice Andrea - era decoratore negli hotel. Realizzava le scritte e gli ornamenti liberty sulle facciate e negli interni. Poi la stagione dei grandi alberghi finì e fece l’imbianchino». Non prima di avere condotto con il fratello corsi serali di disegno ed ornato per i giovani.
«Attenti quando uscite dalla casa», avverte De Rossi finito l’incontro: «Le automobili passano a filo». Una volta, almeno, il tram si annunciava sferragliando.
Enrico Mirani 


Giornale di Brescia 31/01/2009
La linea della riviera aperta nel 1887 chiusa nel 1954 
SALÒ
Il rumore del tram riecheggiò per la prima volta nel golfo di Salò nel 1887. I convogli della Società Elettrica Bresciana, carichi di promesse di sviluppo e di nuovi commerci, fecero il loro trionfale ingresso in città il primo maggio, dopo essere scesi dai Tormini lungo la rotabile per Cunettone e tra le ortaglie di Campoverde, rivelando allo sguardo del viaggiatore la natura grandiosa del golfo azzurro. Il nuovo tratto, che prolungava la linea Brescia-Tormini fino a lambire il Garda, finiva dritto nel cuore di Salò, immettendosi in via Garibaldi, dove, due mesi prima, per far passare il nuovo mezzo era stata demolita l’antica porta d’ingresso alla città, e con essa l’arberghetto dove nel 1859 aveva alloggiato Garibaldi.
Il capolinea era in cima alla Fossa, presso l’Orologio. Poi, nel 1891, i binari furono portati fino al limite orientale della città, al Carmine. Le carrozze erano trainate da locomotive a vapore e al loro passaggio le donne chiudevano le finestre per evitare che il fumo del carbone combusto entrasse nelle case. Nel 1902 la linea venne prolungata fino a Toscolano e nel 1910 si passò alla trazione elettrica. Nel 1920 l’esercizio della tranvia passò in carico alle Tranvie Elettriche Bresciane e la nuova gestione inaugurò il 20 dicembre 1922 il tratto Toscolano-Gargnano. Ma sull’alto lago il tram ebbe vita breve. La linea nacque già vecchia e nel 1933, dopo soli 11 anni, la Toscolano-Gargnano cessò l’esercizio e lasciò il passo alle nuove autocorse, effettuate con corriere Lancia da 32 posti.
Il servizio venne garantito ancora per un ventennio. Poi il capolinea. Scrisse il salodiano Ezio Tedeschi, consigliere comunale e poeta burlone: «El tram, al dè de ancö, l'è anacronismo / quand gomm zamò i mutur che va a reassiu / l’è proprio ’l tempo de l’automobilismo / sensa le rotaie e sensa le stassiu!». La sera del 9 luglio 1954, tra il malinconico e il goliardico, al tram, dopo 67 anni di onorato servizio, fu dato l’ultimo saluto. Tranvieri e popolo appesero un drappo nero sul frontale dell’ultima locomotiva che entrava in città, accesero i ceri e inscenarono il funerale del vecchio tram. «Il tram - scriveva Achille Raspetti sul Giornale di Brescia il 10 luglio del ’54 - era ridotto piuttosto maluccio. Si poteva paragonarlo ad un vecchio signore dell’Ottocento che si permettesse di uscire e circolare, nell’epoca degli slip e dell’atomica, in bombetta e stiffelius».
Il giorno successivo fu attivato il più veloce, comodo ed economico servizio di autobus che dura tuttora. Ma il tram sopravvive nella memoria, nelle vecchie foto e nell’aneddotica locale. Si ricorda, ad esempio, di quando il tram, o meglio i suoi utenti, furono oggetto a Salò di una burla di carnevale organizzata da un gruppo di universitari bontemponi, che di notte saldarono alle rotaie due ruote del vagoncino di coda. Il mattino successivo, al solito il tranviere annunciò: «Signori, si parte». Ma il tram non partì. Le ruote della motrice giravano, ma non andavano avanti, come fossero su binari di sapone. Ci vollero due ore per porre rimedio al danno.
Poi venne l’epoca degli autobus e, soprattutto, delle auto, dapprima poche, poi sempre di più, fino a diventare un fiume che oggi, nei mesi estivi, soffoca letteralmente il lago.
Simone Bottura
 
Giornale di Brescia 31/01/2009
Un reticolo di rotaie oggi rimpianto  
Le tramvie coprivano 242 km collegando tutta la provincia. La fine alla metà degli anni ’50
BRESCIA
Dalle valli, dalla pianura, dai laghi convergevano su Brescia, trasportando uomini e merci. Sui binari, insieme alle carrozze, si muovevano l’economia, le idee, la cultura: insomma, la modernità. Dapprima lentamente, con i tempi del vapore, poi in maniera sempre più impetuosa con l’elettricità. Le tramvie provinciali bresciane furono nello stesso tempo effetto e volàno dello sviluppo. La prima linea entrò in funzione nell’aprile del 1881: erano i 29 km della Brescia-Orzinuovi, seguiti in dicembre dagli oltre 33 della Brescia-Tormini-Vobarno e nel febbraio del 1882 dai 19,4 della Brescia-Stocchetta-Gardone Valtrompia.
Nove, nel complesso, le linee. Quella che si biforcava verso la Valsabbia e il lago di Garda, realizzata fra il 1881 e il 1922 (81,8 km); la tramvia della Valtrompia fino a Tavernole, conclusa fra il 1882 e il 1910 (29 km); la Brescia-Orzinuovi di 33,5 km con la deviazione per Travagliato costruita nel 1928; la Iseo-Rovato-Chiari di 20,9 km fatta nel 1897-1898; la guidovia camuna di 22,8 km realizzata nel biennio 1900-1901, che collegava Lovere-Boario-Cividate; la Brescia-Gussago (8,7 km, aperta nel 1907); Brescia-confine Castiglione di 28 km, realizzata fra il 1882 e il 1911; la Castiglione-Lonato-Desenzano di 14 km in funzione dal 1911; infine la Bassa pianura bresciana, 47 km fra Brescia-Leno-Ostiano e diramazione da Pavone per Gottolengo-Gambara (1914).
Un reticolo notevole, dunque. Nel 1928 nel Bresciano i binari dei tram coprivano oltre 242 km. Ma il sistema, antieconomico, era già in crisi: sempre meno passeggeri, sempre più auto e corriere, niente contributi statali (la pressione degli industriali dell’auto si faceva sentire...). Le linee minori furono smantellate nel decennio successivo: nel 1938 i km si erano ridotti a 120. La Iseo-Rovato-Chiari e la Lovere-Cividate, gravemente deficitarie, era state sacrificate durante la Prima guerra mondiale. Le linee maggiori (verso Salò, Vobarno, Gardone VT, Orzinuovi, Carpenedolo, Gussago, Fornaci-Poncarale) furono mantenute fin dopo il secondo dopoguerra, per essere soppresse - progressivamente - fra il 1948 e il 1954. Nel 1956 non c’era quasi più traccia di binari (resistette, come trasporto merci, la linea verso Vobarno, chiusa nel 1967).
Nei primi anni Cinquanta il dibattito sulla sorte delle tramvie fu vivace, ma segnato. La crescita della domanda di trasporti veloci ed efficienti, la necessità di carreggiate larghe per i mezzi su gomma (i binari «intralciavano» la sede stradale), l’esercizio in perdita determinò la sorte dei tram provinciali. Una sentenza di morte che - già allora - parve ad alcuni affrettata e poco lungimirante. Con gli occhi di oggi è tanto più vero: pensate se lungo le strade della provincia, accanto ad auto e corriere, ci fosse un moderno sistema di trasporto pubblico su rotaia. Adesso è ovviamente troppo tardi per tornare indietro, anche se i progetti attuali di metropolitana provinciale, in fondo, ricalcano gli schemi di un secolo fa.
Resta il fatto che le antiche tramvie (gestite dai privati sotto la supervisione delle amministrazioni pubbliche) ebbero un ruolo fondamentale per la crescita dell’economia e della società bresciana, annullando distanze magari modeste dal punto di vista geografico, ma enormi sotto l’aspetto culturale e dei costumi. e. mir. 
 

Bresciaoggi, 28/01/2009


TRASPORTO PUBBLICO. La Giunta Corsini li ha acquistati per utilizzarli sul percorso della Lam 1, ma per la Giunta Paroli sono troppo grossi per entrare in centro
«Separati in casa» i venti bus doppi
di Mimmo Varone

L’ex assessore al Traffico Ettore Brunelli lo ha segnalato ai bresciani attraverso il nostro giornale, e il suo successore Nicola Orto lo conferma. I venti nuovissimi bus snodati da 18 metri appena arrivati a Brescia Trasporti non saranno utilizzati sulla Lam 1. La Giunta Paroli non ha intenzione di farli passare per il centro storico perché troppo grossi, e restano fermi ai box in attesa del nuovo Piano del trasporto pubblico. Per questo saltano le date di entrata in esercizio. I «giganti», che dovevano muoversi sul tracciato della Lam 1 con la revisione dell’orario di febbraio, dovranno aspettare che entri in vigore il nuovo Piano annunciato da Orto. Intanto sono nel deposito di via San Donino per essere allestiti, personalizzati, dotati della strumentazione necessaria e collaudati.
Orto conferma che i criteri da adottare saranno quelli del programma elettorale. «Metteremo bus piccoli in centro e inseriremo i 18 metri dove le necessità lo richiedono». Dunque, «non vorrei solo inaugurare in pubblico i nuovi bus (proposta avanzata in un recente Cda di Brescia Trasporti, ndr), ma spiegare ai cittadini come saranno impiegati, insieme a quelli da 8 e 12 metri».
LA NUOVA GIUNTA, d’altronde, fa buon viso a cattiva sorte. Orto sottolinea che se la decisione fosse toccata a loro, non avrebbero mai comprato quei bus. Ma visto che ci sono, bisognerà trovare il modo di utilizzarli. «Prima di comprare venti bus snodati - dice - avremmo lavorato sul Piano del trasporto pubblico che dovrà restare in vigore fino alla chiusura dei cantieri della metropolitana, e in base a quello avremmo scelto i mezzi da acquistare».
Il progetto ora deve fare i conti con i venti «indesiderati» acquistati dalla precedente Giunta Corsini. «Non abbiamo nessuna intenzione di metterli via, abbiamo la responsabilità di impegnarli per il trasporto pubblico – assicura Orto -, ma le linee sulle quali li utilizzeremo saranno decise all’interno del nuovo Piano».
Anche i nuovi bus, insomma, sono destinati a segnare la «discontinuità» tra il governo attuale della Loggia e quello precedente. I bresciani sanno che non li vedranno lungo via Mazzini e via San Martino della Battaglia, e restano in attesa di capire a quali percorsi il Piano li assegnerà.MI.VA.


Bresciaoggi, 27/01/2009

IL CASO. Sono venti, e possono trasportare 138 passeggeri. Peccato che siano ancora ai box
I nuovi autobus doppi? «Bloccati al deposito»

I bus «doppi» sono arrivati, ma restano in garage. E non si sa ancora quando i bresciani potranno metterci i piedi. Sono stati acquistati dalla precedente amministrazione, destinati alla Lam 1. Ma a quanto pare sono tenuti in stand by in attesa del da farsi. I primi tre sono stati consegnati a metà dicembre, e il direttore di Brescia Trasporti Claudio Garatti annunciava che sarebbero entrati in funzione dopo la personalizzazione. Nel frattempo sono arrivati anche gli altri, e sono finiti anch’essi in deposito.

La notizia viene dall’ex assessore Ettore Brunelli. «Lo so per certo - dice -: i bus ci sono, ma la nuova amministrazione non li fa entrare in esercizio, perché - dice - sono troppo grossi per il centro storico. Eppure il tracciato della Lam 1 passa per via Mazzini e via San Martino della Battaglia, non certo per vicoli».
Da Brescia Trasporti non si conferma e non si smentisce. Il presidente Giorgio Schiffer dice che «stiamo mettendo a punto il piano, ma ci sono questioni che dovremo discutere a giorni». Ammette che «siamo in ritardo e la data esatta dell’entrata in servizio non c’è», e aggiunge che comunque «il programma fa seguito a decisioni prese anche in accordo con i commercianti».
La realtà di Brunelli è che a Brescia Trasporti «hanno ricevuto l’input di tenerli fermi». E intanto, «sulla Lam 1 - osserva l’ex assessore - tutte le mattine la gente resta a terra perché i bus sono troppo affollati». E pensare che «l’allora assessore al Bilancio Luigi Morgano mi ha fatto disperare per averli», esclama.
Si tratta di venti bus della classe «Citelis», snodati, 18 metri e con trazione a metano. Sono all’avanguardia della tecnica, costruiti in Valle Ufita, nella più grande fabbrica europea di autobus, realizzata da Iveco. Sono larghi due metri e mezzo e alti 2.85, hanno potenze fino a 310 cavalli e possono portare fino a un massimo di 138 passeggeri.
NASCONO DA BEN 269 mila ore di progettazione, che sono state necessarie per applicare al nuovo automezzo le più moderne tecnologie per il rispetto dell’ambiente e il comfort di marcia. Portano il marchio Irisbus e costano circa 400 mila euro l’uno.
Brescia Trasporti ci ha investito ben 7,9 milioni di euro in autofinanziamento. Secondo i programmi, dovrebbero essere operativi con la revisione dell’orario di febbraio. Ma ora sembra che le certezze saltino e che tutto torni in alto mare.
Che la nuova Amministrazione fosse orientata a utilizzare bus piccoli in centro storico è noto fin dalla campagna elettorale. Ora, tuttavia, c’è da chiedersi cosa farà dei venti «giganti» parcheggiati in via San Donino. Che non sono costati una bazzecola.MI.VA.

Giornale di Brescia, 27/01/2009
Bus snodati, prove tecniche  
Ieri per le vie della città i nuovi torpedoni da 18 metri in grado di accogliere 160 passeggeri Orto: «Da impiegare solo nel quadro del nuovo Piano del trasporto pubblico in via di ultimazione»


Metà grigi, metà arancio. E mastodontici. Venti in tutto, gli ultimi in consegna per fine febbraio. Sono i nuovi bus snodati a metano che - ordinati da Brescia Trasporti nell’ultimo scorcio della passata Amministrazione comunale, per circa 8 milioni di euro - stanno arrivando alla spicciolata al deposito di via S. Donino.
Corse di prova per i «18 metri»
I primi sono giunti sotto Natale, gli ultimi come detto dovrebbero arrivare dopo S. Faustino. Ma ieri sarà capitato a diversi cittadini di vederseli sfilare davanti, nella loro livrea «ad alta visibilità». Come se la massa non bastasse da sola: diciotto metri di lunghezza per un potenziale di carico di 160 passeggeri. Insomma, veri pachidermi, che nel traffico cittadino non rischiano di sicuro di passare inosservati.
E così appunto è stato ieri dove i lunghi torpedoni si sono avventurati per le vie della città. Ma sui cartigli nessuna indicazione del numero di linea o del capolinea prefissato. Infatti quelli di ieri - destinati, c’è da credere a proseguire anche nei prossimi giorni - altro non sono se non giri di «prova»: corse lungo alcuni ipotetici percorsi e in snodi critici della città, necessari agli autisti di Brescia Trasporti per acquisire dimestichezza con un mezzo più lungo di sei metri (la metà) rispetto ai bus più grandi già in flotta, anche se, a detta degli esperti, di notevole manovrabilità.
Orto: «Vanno contestualizzati»
Per la loro introduzione in linea invece bisognerà attendere. Non ha dubbi al riguardo l’assessore alla Mobilità della Loggia, Nicola Orto, che al loro impiego pone una condizione precisa: «È necessario che i nuovi venti snodati vengano impiegati nel quadro del nuovo Piano strategico del trasporto pubblico che stiamo definendo in queste settimane. Abbiamo avuto l’ennesimo incontro tecnico con Brescia Trasporti venerdì scorso, ve ne sarà uno ancora questa settimana per gli ultimi ritocchi, poi presenterò il Piano al sindaco e raccolto il suo parere, si procederà con la comunicazione alla giunta per una condivisione con gli altri assessori e quindi con le circoscrizioni». Sulla tempistica per l’approvazione dell’intero piano - «ispirato a criteri precisi, che tengono conto tra l’altro delle sollecitazioni dei cittadini su zone non servite, fermate ritenute pericolose e di un progetto condiviso con l’assessore Vilardi per l’introduzione di fermate senza barriere architettoniche ad uso di anziani e disabili, appositamente segnalate in una mappa ad hoc» - non è possibile fare previsioni.
Otto metri in centro... 18 a scuola
Ma i bus snodati non dovranno attendere fino all’«ok» definitivo: «Procederemo per tappe - assicura l’assessore Orto - ma nel quadro di una visione d’insieme che sarà comunque quella del piano». Un progetto nel quale ai torpedoni da 18 metri dovrebbe spettare il compito di servire corse ad elevata massa critica, «come quelle per le scuole». Improbabile vederli in centro: «Nelle intenzioni il piano prevede di liberare le zone più critiche, come piazza Loggia e corso Zanardelli dai mezzi più pesanti, attraverso l’introduzione di bussole da otto metri (possibilmente a impatto ambientale minimo) tra le mura antiche».
Gianluca Gallinari 
Giornale di Brescia, 24/01/2009
L'arrivo alla stazione Ospedale (ultima tappa della talpa) è previsto per il 14 febbraio 2009.


La talpa allo scatto dei 300 metri finali
L’enorme macchina è ora giunta sotto via San Rocchino e perfora un banco di calcare. Poi l’uscita all’ospedale

Trecento metri. Questo l’ultimo diaframma che separa la testa fresante della talpa dalla parete della stazione Ospedale da cui poi sarà sfilata e smontata l’enorme macchina. Un ultimo baluardo all’incedere della macchina nelle profondità bresciane nella forma di un enorme banco di calcare, compatto e tenace. La testimonianza geologica delle pendici del colle sovrastante la zona e quasi una metafora delle difficoltà che il vasto progetto della metropolitana leggera di Brescia ha trovato nel travaglio del suo lungo e pluridecennale percorso.
Perché se è vero che l’ultimo tratto da scavare è puro medolo bresciano, duro come la caparbietà bresciana e massiccio come il radicamento conservatore cittadino, va detto che di metrò si cominciò a parlare a partire dal 1986 quando per la prima volta in Loggia si affacciò l’idea della fattibilità stessa del progetto.
Completati 5,2 km di galleria su 5,9
«Da allora è passato molto tempo, ma l’opera è giunta ad una sua conclusione o quanto meno sta arrivando ad un nuovo ulteriore traguardo», come spiega l’arch. Ettore Fermi, presidente di Brescia Mobilità. La fine dello scavo della tratta in galleria giungerà all’incirca verso il 14 febbraio. A quella data, spiegano i tecnici dell’Ati (la società temporanea di impresa di cui fanno parte Ansaldo STS, mandataria, Astaldi, Ansaldo Breda e Acciona) ed i responsabili di lavori (della Pcm, Metropolitana Milanese) il percorso in galleria della Tbm sarà terminato. Poco meno di 6 chilometri di galleria che attraversa il cuore della città, «un tracciato che completato vale il 40 per cento dell’intera opera, dato che il "dominus" dell’intervento è il lavoro della talpa stesso, con i suoi ritmi ed i suoi rigori». In questo senso si è letta la necessità di «tirare dritto» nel transito di due stazioni problematiche (Vittoria e San Faustino) dove la carenza di definizione della volontà di tutelare le preesistenze architettoniche avrebbe rallentato di molto il programma dei lavori a fronte del fermo della talpa. «Alle stazioni di San Faustino e Vittoria, la talpa è transitata in profondità ed ha posato il tunnel composto da anelli prefabbricati di cemento. Scaveremo dall’alto e raggiunta la quota del tunnel (trenta metri più sotto) ci allargheremo alle quote previste dal progetto per garantire l’accesso alle banchine usando una tecnica di scavo in allargo. Così realizzeremo tutti gli spazi necessari a garantire il servizio», come ha spiegato ieri l’ing. Mauro Rainieri di Brescia Mobilità.
Il nodo delle stazioni
Ora, mentre la talpa va incidendo l’ultimo fronte di circa 80 metri di calcare, resta il nodo della ripresa dei lavori nelle due stazioni del centro. La Ati aveva sospeso i lavori reclamando l’assenza di un’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici e di una autorizzazione ministeriale. Ma le varianti si sarebbero rese necessarie, secondo Brescia Mobilità, per errori di progettazione a carico dell’Ati stessa, quindi, l’esecuzione delle opere non sarebbe condizionata dall’ottenimento di finanziamenti ministeriali autorizzati.
Medesimo discorso vale per la mancanza dell’assenso della Commissione di Sicurezza che attiene comunque a tutta la linea e non solo alle due stazioni e che sarà rilasciato solamente quando tutti gli elementi dell’intero progetto, con particolare riguardo agli impianti di ventilazione e antincendio, saranno perfezionati. Alla luce di tutto ciò, a breve, i lavori potrebbero essere ripresi.
Roberto Manieri

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Lo stato dei lavori lungo il percorso

Nella tratta sud del percorso, nel tratto di transizione da galleria naturale a raso, compreso tra il pozzo di immissione della fresa e la stazione «Poliambulanza», sono stati completati il tratto in galleria artificiale scatolare (circa 330 m) ed il tratto in trincea aperta, di circa 100 m di lunghezza, ed ora si sta completando il tratto in galleria artificiale cut&cover.
Nel cantiere della stazione Poliambulanza sono state completate le strutture del piano interrato e del piano banchina e si stanno completando anche le murature del piano terra.
Presso il cantiere della stazione «San Polo parco» sono state completate tutte le strutture in cemento armato e le murature interne al piano interrato. Completato anche il tratto di via di corsa a raso (150 m), ed è stata realizzata la tratta in rilevato fino al torrente Garza(250 m). È inoltre in corso di realizzazione il nuovo manufatto per il superamento del torrente. Proseguono anche i lavori relativi alla variante di via San Polo, dove sono stati completati il sottofondo per la pavimentazione stradale. Nel cantiere della stazione «San Polo Cimabue» sono stati completati gli scavi interni di svuotamento e le tirantature per il sostegno provvisorio dei diaframmi, il solettone di fondo ed i solai delle banchine.
Oltre la stazione è stato completo il tratto di galleria artificiale «cut&cover», all’interno della zona degli orti comunali per una lunghezza di 90 m circa, e si sta completando anche il tratto in trincea aperta. Completata anche la realizzazione della struttura del viadotto.
Nei cantieri delle stazioni «Sanpolino» e «Sant’Eufemia» sono state completate tutte le strutture in cemento armato e le murature interne con i relativi intonaci. È in corso l’installazione della copertura presso la stazione «Sant’Eufemia».
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Le opere realizzate nelle stazioni del metrò

Nella stazione dell’Ospedale sono stati completati i diaframmi e sono già stati posati i tiranti. È stato eseguito il solettone di fondo ed ora si sta procedendo con la realizzazione della sella per consentire il transito della Tbm. Nella stazione Marconi si procederà nelle prossime settimane alla posa del ferro per la realizzazione delle strutture.
Nella stazione di San Faustino sono stati completati i diaframmi ed eseguite le travi di coronamento lato Sud, mentre nella stazione Vittoria a fine novembre è stata completata la rimozione dei resti del basamento della torre medievale sulla base delle indicazioni impartite dalla Soprintendenza.
Nella stazione Fs è stato eseguito il piano banchina a circa -24 m e prosegue la realizzazione delle strutture con le contropareti ed i setti interni. A Brescia2 sono già state eseguite le strutture del sottobanchina ed i solai a quota banchina, a circa 23 m di profondità dal piano campagna, le contropareti ed i setti interni sino a livello atrio basso a circa 17 m di profondità dal piano campagna e la passerella centrale. Si sta procedendo con le elevazioni di 2ª fase e la posa dell’impalcato per l’esecuzione del solettone. A Lamarmora sono state costruite le strutture del sottobanchina, le due banchine a circa 21 m di profondità dal piano campagna, le contropareti, i vani ascensore delle due banchine ed i pilastri e setti interni ed il mezzanino basso a circa 15 m di profondità dal piano campagna.
A Volta sono state completate le strutture sottobanchina, le due banchine, l’atrio basso con relativi sottostanti locali tecnici, l’atrio d’ingresso, i due vani ascensore da quota atrio basso a livello banchina e la passerella centrale. Si sta proseguendo con l’esecuzione dei due corpi di testa di stazione per i locali tecnici.




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Patto metrò-castello nelle viscere di Brescia
Nella pancia della città, a due metri dalla talpa che scava, gli uomini di sempre lavorano la pietra del sottosuolo

È meglio volare o andare sotto terra? La notte prima, pensando ai cento gradini di ferro da scendere in via Marconi, insieme agli altri amici fobici del chiuso e del troppo aperto, del troppo alto e del troppo basso, abbiamo inventato la domanda da recitare su oguno dei cento scalini, come un rosario. Ci hanno vestito di una tuta bianca, come alla Prima Comunione, e in testa ci hanno messo un elmetto giallo, dicono sia contro i collassi del medolo e tenga lontano i gli elfi delle crepe.
Intorno, circolano aliti di altrettante sicurezze: il presidente Fermi ha annusato i cantieri dai tempi del Tartaglia, gli ingegneri vicini vanno avanti e indietro dalla galleria della metropolitana e insieme al nostro Manieri danno del tu al trenino e ai binari, il vicedirettore Baroni, che ha l’obbligo di issare la bandiera del giornale sulla cresta semicircolare della talpa, non può ammettere, neppure vagamente, un tremore minimo di gambe. Uno, due, tre e sotto rivedi la buca immensa che si inghiottì la ruspa piombata giù il 5 novembre 2007, sopra c’era Alan, giovane di Collio, giovane di una terra di miniere. Ieri mattina, il presidente Fermi l’ha ricordato appena fuori e non ha composto condizioni di un alibi anche per la sola goccia di un uomo. Ave Maria, Alan, l’Eterno riposo, Alan...
La osservammo dal quarto piano del condominio di fronte e ci parve la gola di un mostro, la pietra vigliacca di un mausoleo. Ora, tutto intorno, un cellophane di cenere stringe i lati del rettangolo e il rumore del trenino proveniente da sotto con il faro abbagliante e due scompartimenti a misura di adolescenti, meno di 10 mini posti ciascuno, scopre un’ora da miniera, un tempo minimo dal sapore eroico che si iscrive a un’epoca: noi c’eravamo il mattino in cui fu informalmente battezzata la tratta tra via Marconi e la zona dell’ospedale.
Trenta metri sotto la supericie
Trenta metri sopra di noi c’è l’Hotel Villa, la talpa procede secondo i comandi degli uomini e parla con delle grida incomprensibili: passano i nastri delle scorie, sferraglia il trenino, avanza e indietreggia e quasi sulla groppa della cosiddetta talpa, i sudori diventano ora freddi ora caldi in base all’attesa, all’ansia, alla contentezza di stare dentro l’epopea della talpa, al disvelamento del ventre della città.
Dunque, dici tra te e te, l’uomo, quando è umano, è veramente bravo, affonda e rinviene, si assicura e quindi si risfida, sotterra e dissotterra e intanto avanza, prudentemente, tra i rumori ed è il soggetto più silenzioso, l’occupante senza superbia, almeno sotto terra. I giganti del sottoterra, sanno, infatti, che avanzare è giusto, ridere per lo sfondamento, invece, offende gli abitanti delle nostre tenebre, i resti dei silenzi millenari, gli equilibri delicatissimi delle pietre e delle sabbie.
Qualcuno sostiene di aver intravisto, sulle pareti ormai grigiamente lucide della galleria, le parole del patto tra la consistenza del Castello e la linearità della Metropolitana. È un patto fatto della medesima carne, cioè fatto di medolo, la pietra anche del nostro Vantini, delle ville liberty di Brescia e dei camposanti di pianura e di montagna delle nostre tante Brescia.
Guidare la Talpa ringhiante
Serve il posto più umile e affaticato, il punto di vista maggiore, nel senso di fisicamente più avanzato, più esposto, il posto di chi tiene a cuccia e sprona la talpa, a tre metri da essa, ne capisce il ringhio, l’asma deflagrata, il calo rauco quando trova la pietra più dura. È un posto di un metro per un metro con una sedia sbilenca di plastica nera, qualcosa di consumabile e consumato in un sacchetto di plastica. Lui, senza nome, siede qui e comanderà, pure, la miliardesima ora verso il taglio del nastro. Noi saliremo e lui ci guarderà tra il divertito, con l’aria di quel compatimento che sa di amicizia e ci dice di mettere le polemiche sotto i binari e le buone intenzioni sopra le carrozze.
Infine, di questa «Brescia metropolitana», simbolo e servizio di una città parallela all’Alta Velocità, alla logistica - citando da sotto e venendo avanti -, parallela al grattacielo del Crystal Palace, di cui è l’esatto rovesciamento, parallela alle colonne di Vespasiano e tra un paio di mesi, appena la talpa sfonderà l’involucro della frontiera, tra l’ultima città e il primo sapore di Valle Trompia, parallela e insieme perpendicolare, esercizio irregolare che è mestiere da laici galantuomini e santi umili, alla porte immaginarie dell’Ospedale Civile, ricevendo il benvenuto dal suo direttore generale, il dott. Elio Coppini.
Qui sotto, che è luogo di uomini almeno coraggiosi e ingegnosi, ingiustamente invisibili, i quali dovrebbero essere osservati da una vista trasparente della città, da un «vetro-cannocchiale» per tenere loro compagnia e per capire, noi, come mutiamo mentre i nostri concittadini lavorano, sopra e sotto, dentro e fuori la città, qui sotto l’aria fa sudare, i monitors del governatore della talpa regolano i millimetri dell’avanzamento - ora, alle 10,45 di venerdì 23 gennaio - siamo impostati su una curva delicata, sopra stiamo, immaginate, in una camera meridionale dell’Hotel Villa - un’altra piastra viene a formare la prima inclinazione della parete a sinistra della galleria, che si chiama, tecnicamente, «concio» e il resto appartiene alle tecniche avanzate del metrò e alla fortuna degli uomini, alla fortuna intesa come forza e come intesa unica e reciproca, appunto, tra fortuna e persona.
Per stare dentro il cuore di Brescia, sotto 30 metri, tra via Marconi e la vista lontana dell’ospedale, ci siamo invaghiti di queste visioni, di questi pensieri metropolitani. Scusateci, se capitate su queste righe, il nostro compito era di intrattenervi, di portarvi a dare la mano alla talpa, a salutare, gli operai e gli ingegneri, a farsi fare l’autografo dal governatore della talpa, quello più avanti, quello più vicino a ciò che va più lontano, non autonomamente, ma proprio grazie alla sua spinta e a quella di mille altri uomini, i quali stanno sotto e non hanno ombra e se si accorgono che la nostra ombra li tiene al riparo dalla dimenticanza, allora alzano la testa e ci inviano la delega per un saluto doppio alla luce del giorno. Al cielo.

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La vera sfida partirà col primo treno
L’imponenza dell’opera conquista. La complessità dell’impresa affascina. Difficile tornare in superficie indifferenti. O critici. Tanto più ora che si intravede la luce in fondo al tunnel. Se le questioni dei costi crescenti saranno risolte - come tutti s’aspettano - entro il primo gennaio 2013 la metropolitana di Brescia entrerà in funzione. E da quel giorno inizierà la sfida vera.
Mentre il piccolo convoglio lentamente avanza nelle viscere della città scavate dalla talpa, torna alla mente l’eco di lunghi anni di progetti, dibattiti e polemiche.
Questo progetto nacque a metà degli anni Ottanta. E fu accolto più da perplessità che da entusiasmi. C’era chi lo riteneva sproporzionato rispetto alla dimensioni di Brescia e chi temeva il «giro» d’affari che attorno ad appalti di tale dimensione sarebbe sorto. C’erano i sostenitori del tram e chi paventava i «tramini». Un referendum andò a vuoto. Un piano regolatore cercò di ignorare letteralmente la metropolitana e venne corretto in corso d’opera, mentre l’autore, proprio per questo, gettava la spugna. La città, alla fine, decise di affrontare la sfida. L’allora Asm, con Comune e Provincia, organizzò spedizioni per «vedere» com’era in altre realtà europee che già avevano una metropolitana simile alla nostra. Ricordo più di un viaggio tra Scandinavia e Francia: si tornava con le stesse idee di prima, chi convinto e chi no. Questioni di ieri, da assegnare alla nostra storia. Erose dall’imponente avanzare della talpa. L’opera e il suo valore sono lì, da vedere. Con un brivido di bresciano orgoglio.
Ora le questioni, in prospettiva, sono altre. La prima è strutturale. Un poco impressionati dall’impegno tecnologico e progettuale già messo in campo, dal tunnel della talpa si esce convinti che la metropolitana avrà un futuro solo a patto che rapidamente si ramifichi verso i più consistenti bacini di utenza. Il sistema dei trasporti provinciale deve «portare» all’utilizzo della metropolitana. Altri rami della struttura devono allungarsi, a cominciare dalla Valtrompia e dall’hinterland. Questi pochi chilometri faranno strada se qualcuno progetterà un tragitto più lungo.
L’altra sfida, non meno importante, sarà quella del servizio. Come i bresciani dovrebbero aver imparato dall’esperienza dell’aeroporto di Montichiari, da quel che sta accadendo sui binari delle ferrovie italiane e dai progetti autostradali, non basta avere una struttura ben fatta perché questa funzioni. Tutto dipende dal servizio e dall’affidabilità che questo conquista presso gli utenti. La rapidità e la puntualità delle corse, la pulizia dei convogli, la sicurezza delle stazioni, il rapporto costi-qualità: questo porterà gli utenti a fare affidamento sulla metropolitana. Non ci sarà campagna promozionale o divieto di transito che tengano. Solo se il servizio funziona avrà raggiunto il suo scopo, con soddisfazione dei cittadini e vantaggio della comunità. I molti interrogativi che ancora incombono sulla nostra metropolitana cominceranno ad avere risposta solo il giorno dopo la partenza del primo convoglio. Ma non si può aspettare fino ad allora per affrontarli. Mentre la talpa sta arrivando alla fine del tunnel e si lavora per stazioni e binari, fin da oggi qualcun altro deve immaginare con impietoso realismo, come sarà dopo il taglio del nastro.



Giornale di Brescia, 22/01/2009

Treni, Cattaneo sul 7.27: «Freddo e sovraffollato»  
L’ispezione a sorpresa dell’assessore regionale sulla linea Brescia-Milano

«Ringrazio Trenitalia che mi ha riservato un posto al freddo». Inizia con sarcasmo il viaggio-ispezione dell’assessore regionale Raffaele Cattaneo a bordo del treno delle 7.27 per Milano. Ad accompagnarlo ci sono anche l’assessore comunale Nicola Orto e quello provinciale Valerio Prignachi, che già ieri avevano effettuato un sopralluogo insieme al vicesindaco Rolfi.
Il giudizio di Cattaneo sul servizio offerto da Trenitalia è sostanzialmente in «chiaroscuro»: «Rispetto al viaggio fatto da Bergamo, sul quale ho fatto un sopralluogo nei giorni scorsi, le condizioni complessive del treno mi sembrano più dignitose. Era abbastanza pulito e complessivamente confortevole, sebbene avesse una carrozza in cui il riscaldamento non funzionava. Questo non deve accadere, specie quando fuori c’è la neve, ma mi sembrerebbe ingiusto dire che queste condizioni non siano rispettose della dignità di chi viaggia».
«Convoglio troppo corto»
Il problema che più balza all’occhio dell’assessore è il sovraffollamento: «Questo treno - osserva - è il preferito nella sua fascia oraria dai pendolari, ma arriva a Brescia che è già quasi pieno e da Rovato in poi, logicamente, la situazione diventa intollerabile. Il che mette in evidenza due aspetti: da un lato la composizione a undici carrozze è troppo limitata e si dovrebbe ritornare a tredici; dall’altro con i nuovi orari si è provocato un problema di messa a punto del sistema: il fatto che parta un treno regionale alle 7.27, un altro subito dopo alle 7.33 e l’eurostar alle 7.40 crea un accodamento su tutta la linea con gravi effetti sui tempi di percorrenza».
«Rivedere gli orari di partenza»
«Un altro aspetto che mi ha colpito parlando con i pendolari e gli assessori Orto e Prignachi - prosegue l’esponente del Pirellone - è che il servizio dopo il 14 dicembre ha perso moltissimo in termini di regolarità: in particolare si sente la mancanza di un treno veloce nell’ora di punta del mattino. Serve quindi, proprio in questa fascia, una revisione dell’orario».
Una delle richieste dei pendolari, infatti, è di rimodulare il 7.27 senza fermate intermedie. Ipotesi accolta però solo tiepidamente dall’assessore: «Mi è sembrato che il treno non abbia un problema di eccesso di fermate: più che altro è carente la regolarità del servizio. Stamane è arrivato a destinazione con 17 minuti di ritardo e ieri con oltre venti, ma questo non si giustifica con il fatto che il convoglio si ferma a Rovato e Treviglio».
Il costo del servizio: 260 milioni
Ma quanto costa, domandiamo, garantire il servizio regionale alle casse del Pirellone? «Lo finanziamo per i due terzi - rivela l’assessore -. L’anno scorso il contratto di servizio con Trenitalia valeva 180 milioni di euro.
Quest’anno lo stiamo negoziando su base diversa perché l’azienda ha annunciato che per quell’ammontare di risorse non sarebbe stata in grado di garantire il servizio, anzi lo avrebbe ridotto di circa un terzo.
Per fortuna grazie all’emendamento del Governo Berlusconi al decreto anti-crisi sono stati stanziati 480 milioni di euro per il trasporto regionale.
Vediamo quanti ne arriveranno in Lombardia: il riparto non è ancora stato fatto, ma noi stimiamo che saranno all’incirca 60 o 65 milioni di euro, da aggiungersi ai 180. Inoltre la Regione ha stanziato risorse proprie per circa 20 milioni di euro.
Il che significa che metteremo sul tavolo circa il 50% in più di quello che avevamo a disposizione fino all’anno scorso.
E per questo ci aspettiamo un salto di qualità del servizio. Altrimenti ci sarebbe il danno oltre alla beffa».
Marco Tedoldi


Giornale di Brescia, 22/01/2009

Per il Pirellone è «Emergenza trasporti» 
«Il trasporto pubblico lombardo diventa un caso di emergenza nazionale, non ci sono oggi le condizioni per firmare il contratto con Trenitalia, senza certezze sul servizio». Iniziato con una manifestazione di «disagio» da parte dell’assessore regionale per le Infrastrutture Raffaele Cattaneo, proseguito con una densa elencazione di problemi negli interventi di amministratori pubblici, sindacalisti e pendolari, si è concluso con una bocciatura netta l’incontro del Tavolo per il trasporto pubblico locale, ieri sera al Pirellone, dov’era presente anche l’assessore comunale Nicola Orto.
Dopo il traumatico avvio del nuovo orario che dal 13 dicembre scorso impegna risorse e strutture sui treni di lunga percorrenza facendo emergere serie criticità nelle fasce orarie di punta, erano stati fissati obiettivi che, alla verifica di ieri pomeriggio, sono risultati ancora distanti. Le statistiche illustrate in apertura dall’ingegner Laguzzi, della direzione nazionale del Gruppo delle Ferrovie dello Stato, danno per il mese di dicembre raggiunto l’obiettivo di assicurare per l’80 per cento dei treni ritardi non superiori ai cinque minuti. Tra il 7 e il 15 gennaio, l’indice di puntualità è sceso al 77,7 per cento. Letta in questi termini, la situazione non sarebbe così negativa come invece risulta dai monitoraggi realizzati dai pendolari. Le esigenze di trasporto dei trecentomila pendolari lombardi, che non intendono continuare a viaggiare come «figli di uno Stato minore», richiedono risposte adeguate. Problemi e possibili interventi per una correzione di rotta sono stati elencati in una fitta serie di interventi.
«L’azienda dica dove è in grado di arrivare»: ha portato una sollecitazione nei confronti delle Ferrovie l’assessore provinciale Valerio Prignachi, ricordando gli impegni assunti, che hanno portato alle Nord una crescita dell’utenza pari al 27% negli ultimi sei mesi, a fronte di un’attesa di un progetto per lo Scalo merci, che si trascina da sette anni. «Le Province - ha aggiunto - possono decidere di costruire meno rotonde e destinare più soldi al materiale rotabile: il Piano dei trasporti di Brescia è in linea con il Patto per il trasporto regionale firmato l’11 novembre e funziona, ma non può mancare il tratto ferroviario». Prignachi ha avanzato l’invito ad «aprirsi al mercato, secondo il principio di sussidiarietà» per la parte che Trenitalia non riesce a coprire.
«Le promesse in merito a puntualità e tariffe sono rimaste lettera morta» secondo la relazione di Paolo Rivi per l’associazione dei pendolari In Orario che sulla Brescia-Milano ha visto aumentare i tempi di percorrenza. In questa situazione, avanza l’ipotesi di «fare un passo indietro e tornare ai vecchi orari, per le fasce dei pendolari». «C’è bisogno di risposte straordinarie, non dobbiamo cedere al senso d’impotenza» ha detto Cattaneo che nei suoi viaggi di verifica ha riscontrato non solo problemi strutturali, ma anche disservizi da affrontare con «un po’ di cura in più, in segno di una volontà di cambiamento». La Regione può mettere sul tavolo risorse aggiuntive del 40-50 per cento, ma solo «a fronte di un miglioramento della qualità». A Trenitalia Cattaneo ha sottoposto una serie di interrogativi riguardo alle questioni più sentite: tariffe, composizione dei treni, materiale rotabile, risarcimenti per i disservizi. L’ingegner Martini, responsabile regionale di Trenitalia, ha evidenziato il problema delle risorse, l’ingegner Laguzzi ha sollecitato la definizione di un contratto, invitando la Regione a scegliere tra formule diverse e a finanziare adeguatamente la Carta Plus. Dai prossimi giorni, inizierà per iniziativa di Cattaneo un approfondimento dei problemi, per area geografica.
Elisabetta Nicoli 



Bresciaoggi, 20/01/2009


TRENI NEL MIRINO. In viaggio verso il capoluogo con i rappresentanti di Comune e Provincia. Tra ressa, sporcizia, caldo torrido. E l’immancabile ritardo


Gli assessori nell’odissea della «Brescia - Milano»
di Natalia Danesi
 

Il viaggio con i pendolari della Brescia - Milano inizia quando ancora è buio. Le code in biglietteria e alla cassa del bar in stazione sono nulla a confronto dell’inferno che attende i viaggiatori del treno 2088, quello delle 7.27. Sui binari e alla salita, nessuno mostra stupore per la presenza degli assessori ai Trasporti della Loggia e del Broletto, Nicola Orto e Valerio Prignachi e del vicesindaco Fabio Rolfi, e nemmeno per lo schieramento di microfoni, telecamere, macchine fotografiche e taccuini. «Ci siamo abituati a tutto questo clamore - dicono con gli occhi assonnati - e speriamo almeno che serva a qualcosa».
IL CONVOGLIO SI ALLONTANA da Brescia puntuale: sono le 7,27 precise, forse qualche secondo in più. Ma i passeggeri sono davvero troppi per i posti a sedere. E poi la gente è disorientata perché anziché in testa, le carrozze di prima classe sono al centro del treno. Del resto, spiegano i pendolari, la composizione varia di giorno in giorno e per essere sicuri di trovare una poltrona non si sa proprio dove salire.
A qualcuno va bene, azzecca il punto giusto, si accomoda subito. Agli altri tocca la solita condanna: un intero viaggio in piedi. La matematica non è un’opinione. «Un treno come il 2088 con 11 vetture - spiega Orto dopo essersi informato dal personale di Trenitalia - tiene 870 passeggeri. Il lunedì arriva da Desenzano con già 300 posti occupati. A Brescia scendono 100 persone, ma ne salgono 800». Vale a dire che più di 100 partono già svantaggiati. Insomma, basta fare due conti per capire che a Rovato il lunedì è impossibile sedersi in seconda classe, a meno di avere un colpo di fortuna. Come se non bastasse, nei vagoni si respira un caldo torrido, un’aria malsana. In bagno i viaggiatori cercano di andarci il meno possibile, e qualcuno si copre anche il naso con un foulard per non respirare l’ odore.
INTANTO, IL RITARDO una fermata dopo l’altra si accumula. Di minuto in minuto, si arriva a Milano Lambrate e sono più o meno le 8.40: il convoglio alle 8,35 avrebbe dovuto essere a Milano Centrale. A destinazione il treno ci arriva invece 22 minuti dopo l’orario, alle 8,57. E il dramma è che non c’è niente di strano. I pendolari a questa triste routine ci sono abituati: la media sono 15 minuti, ma qualche volta, dicono, si arriva anche a 40 o 50. «E dovreste vedere com’è la situazione di sera, al ritorno», dicono alla discesa. Intanto, sta per iniziare un’altra giornata di lavoro. E per l’ennesima volta, il timbro sul cartellino non sarà all’ora giusta.
«È stato un viaggio pessimo - commenta il vicesindaco Rolfi -. Abbiamo voluto farlo con i pendolari per avere la constatazione di quello che già sapevamo. Con i comitati siamo in contatto dall’autunno: non abbiamo competenze dirette, ma saremo sempre vicini alle loro istanze».
Anche Orto, insieme al collega Prignachi, alle rappresentanze dei pendolari e dei consumatori parteciperà oggi alle 16 al Pirellone alla riunione con l’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo e i rappresentanti di Trenitalia. Un incontro che servirà per fare il punto della situazione sul primo mese del nuovo orario, entrato in vigore dal 14 dicembre. Al termine del summit del 18 dicembre, le Ferrovie avevano promesso che «entro gennaio 2009 il tasso di puntualità avrebbe raggiunto l’85 per cento». Ma i pendolari sono di tutt’altra idea.
«AL TAVOLO PORTEREMO le testimonianze che abbiamo raccolto - prosegue Rolfi - della temperatura che c’era sul treno, della sporcizia, ma soprattutto di una verità inconfutabile: che il treno delle 7,27 giunge a Brescia già pieno e arriva a Milano in ritardo».
«In una regione dinamica come la nostra, sul fronte dei trasporti siamo all’anno zero - sbotta Orto -. Un treno come questo è fuori norma anche dal punto di vista della sicurezza. Chiederemo un viaggio dedicato a chi parte da Brescia, senza fermate». L’assessore comunale è rammaricato per la «poca puntualità, per il comfort che manca: abbiamo viaggiato in piedi in una situazione indegna».
Tutte sensazioni che emergono pure dagli esiti del questionario distribuito dagli assessori ai pendolari durante il viaggio (ne riportiamo a fianco, Ndr.). Anche alla luce di quelle segnalazioni Orto oggi chiederà che «siarivalutata la corsa del treno 2008 delle 7.27 Verona con fermate a Desenzano, Brescia e Milano, oltre che di aumentare le carrozze e potenziare e le corse negli orari di punta, tra le 6 e le 8» e di mantenere la carta regionale che prevede un servizio integrato di trasporto pubblico.



Bresciaoggi, 20/01/2009
Autobus extraurbani Fermate più ordinate

Stazione, via Triumplina - ospedale, piazzale Arnaldo. Sono i tre punti a cui gli assessorati ai Trasporti del Broletto e della Loggia stanno lavorando per riordinare o «accorpare» le fermate delle linee extraurbane.
IERI MATTINA, gli assessori comunale, Nicola Orto, e provinciale, Valerio Prignachi, hanno effettuato un breve sopralluogo per capire dove potrebbero essere posizionate le paline della linea 201 e 202 che ora si trovano in corrispondenza dell’ingresso secondario della stazione cittadina, quello che conduce alla linea Brescia - Iseo - Edolo. Per Prignachi l’itinerario dai bus al treno è da risistemare, rendendolo anche più visibile. La proposta è di creare due percorsi pedonali colorati. Ma bisognerebbe anche allargare il marciapiede per consentire una discesa e una salita più agevole e, soprattutto, più sicura. Questo è un intervento «temporaneo», in vista che con il progetto dell’Alta velocità («occasione imperdibile per la riqualificazione, secondo Prignachi) venga dato il via libera al tunnel e al terminal per le corriere a sud dei binari,
ALTRI DUE INTERVENTI non sono, per l’assessore del Broletto, procrastinabili. In piazzale Arnaldo «andrebbero unificate le due fermate, quella per il Garda che si trova davanti alla farmacia, e quella per la Valtenesi che è invece in prossimità di Zilioli».
In via Triumplina, all’altezza dell’obitorio, l’intervento è più complesso; oltre alla risistemazione delle paline, si prevede un percorso pedonale che conduca al satellite e una messa in sicurezza dell’attraversamento. Nei prossimi giorni l’assessorato di Prignachi presenterà il progetto all’assessorato di Orto. L’ipotesi è di realizzare tutto a breve, se possibile entro Pasqua. NA.DA


Giornale di Brescia, 20/01/2009
Metro, tavolo Loggia-sindacati  
Dopo l’incontro di ieri, si riunirà regolarmente per un confronto su occupazione, avanzamento dei lavori e costi dell’opera. Intanto Comune e Brescia Mobilità rassicurano

Due ore di discussione e confronto, di rassicurazioni e auspici; infine l’arrivederci. Perché quello di ieri mattina, a Palazzo Loggia, è stato il primo di una serie di appuntamenti tra Comune, Brescia Mobilità e sindacati. Protagonisti di un «tavolo» che - originato da una sollecitazione delle organizzazioni sindacali - si occuperà innanzitutto dei lavoratori del metrobus a fronte dell’attuale blocco dei lavori nei cantieri di piazza Vittoria e via San Faustino (e di tutto quel che ne è derivato); ma anche di altro: della conclusione nei tempi previsti di un’opera che coinvolge l’intera città e dei costi della realizzazione del progetto, che - com’è noto - Astaldi (una delle imprese che fanno parte di Ati Metrobus) sostiene siano già di gran lunga superiori a quelli preventivati, chiedendo quindi un adeguamento contrattuale.
«Nessun impedimento»
«Non ci sono impedimenti tecnici né economici alla ripresa dei lavori nei due cantieri», dichiara il segretario generale della Cisl di Brescia, Renato Zaltieri, primo a uscire dalla sala giunta dove si è svolta la riunione. «Non esistono argomentazioni sufficienti perché Ati non riprenda i lavori», aggiunge di lì a poco il presidente di Brescia Mobilità, Ettore Fermi, che riferisce di una «lunga e articolata riflessione» e dell’impegno del sindaco a «riconvocare regolarmente questo tavolo». L’auspicio di tutti - ribadito anche dal segretario generale della Cgil, Marco Fenaroli - è la «ripresa piena». Quando? Questo dipende dall’impresa che ha deciso lo stop dell’attività per la costruzione delle due stazioni nel centro storico.
Resta così - e Adriano Paroli lo dice come ha già fatto nei giorni scorsi - la «preoccupazione di tutti per il tema dell’occupazione (anche se finora nessun lavoratore è rimasto disoccupato, ndr), ma anche per la conclusione dell’opera». Da parte sua, il sindaco esprime la volontà di consegnare il metrobus alla città entro la data fissata del 31 dicembre 2012; afferma che «non ci sono ostacoli insormontabili affinché questo avvenga»; e chiede ad Ati di «rispettare il contratto». Quanto ai lavoratori - in tutto circa 500 persone - nel comunicato distribuito al termine dell’incontro, si legge che «l’Amministrazione comunale e Brescia Mobilità hanno garantito ai rappresentanti sindacali che l’impegno assunto con il contratto a suo tempo stipulato tra Brescia Mobilità e Ati verrà integralmente mantenuto».
Quegli extracosti «strabilianti»
Il «nodo» centrale è quello degli extracosti, che Paroli definisce «strabilianti». Il sindaco ha l’occasione per ribadire che «noi non abbiamo alcun problema a pagare quanto ci compete, ma si tratta di poche decine di milioni di euro, non di oltre 360 - circa la metà del costo complessivo dell’opera - e non a questo punto dei lavori, quando per contratto bisognerebbe parlarne alla fine».
E il blocco del pagamento degli stati di avanzamento dei lavori da parte del Ministero dei trasporti, per un totale di 18 milioni di euro? A questo proposito Paroli è ottimista: «Arriveranno perché sono dovuti, in quanto riguardano lavori svolti nel 2008». D’altra parte, conclude, «il blocco in ragione dei cantieri fermi è un po’ ingiustificato».
Francesca Sandrini 


Giornale di Brescia, 20/01/2009

Odissea quotidiana La protesta corre sul binario 

Assessori sul 7.27 con i pendolari: «Treni indecenti»  TUTTI IN PIEDI 
Rolfi, Orto e Prignachi sul convoglio per Milano: sporco, sovraffollato e come al solito in ritardo

Nel 1956 fu abolita la terza classe, ma le condizioni in cui viaggiano oggi i pendolari bresciani sono spesso persino peggiori. Se una volta c’erano i sedili in legno, oggi il posto a sedere è diventato quasi un lusso. Se ne sono ben accorti anche il vicesindaco Fabio Rolfi e l’assessore ai Trasporti di Comune e Provincia (Nicola Orto e Valerio Prignachi) che ieri hanno preso il treno per Milano delle 7.27 insieme ai pendolari. Viaggio che senza mezzi termini hanno definito all’unisono «indecente».
A fronte di una capienza complessiva di circa 870 posti, il convoglio è arrivato nella stazione cittadina con circa 250 viaggiatori a bordo. Ma sulla banchina di Brescia, come ogni lunedì, lo attendevano in ben 800. Risultato: molti sono dovuti rimanere negli spazi angusti vicino alle porte d’uscita o nei corridoi. La situazione, naturalmente, si è via via aggravata durante il tragitto perché ad ogni fermata la saturazione delle carrozze aumentava: da Treviglio in poi sembrava di essere in un Paese del terzo mondo. Nessuno però ha pagato biglietti ridotti per essere trasportato in quelle condizioni, in ogni caso non tollerabili per lo meno sotto il profilo della sicurezza. A metà del viaggio, tra l’altro, si è vissuto un momento drammatico: una ragazza si è sentita male e il personale del treno, nella ricerca di un medico a bordo, ha dovuto faticare non poco a trovarlo, rallentato com’era dal sovraffollamento delle carrozze, stipate all’inverosimile.
«Mi domando se a sedermi rischio malattie»
Quasi inutile registrare che il treno è arrivato a destinazione con 22 minuti di ritardo: in fondo non si è discostato dalla sua media. Una nota a parte merita invece la pulizia, decisamente carente. «Piuttosto che viaggiare in piedi sono disposto a sedermi ovunque - commenta un pendolare -, ma a volte mi domando se rischio qualche malattia».
Tutti questi problemi sono stati «toccati con mano» dai rappresentanti delle istituzioni bresciane, che oggi stesso saranno al Tavolo regionale per far valere le ragioni dei nostri pendolari di fronte al Pirellone e a Trenitalia.
Le loro proposte sono chiare. La più drastica è di Prignachi, che durante il viaggio verso Milano, ci ribadisce quanto ha recentemente scritto in una lettera all’assessore regionale Raffaele Cattaneo: «Si potrebbe sostituire Trenitalia dalla gestione del servizio regionale per affidarlo, direttamente, alle Nord che hanno almeno il pregio di garantire livelli di affidabilità migliori, così come verificato nella nuova gestione degli orari cadenzati sulla linea Brescia-Iseo-Brescia. Tale proposta è un elemento concreto di rottura con il passato e può essere replicata con gradualità su tutto il servizio regionale, dando concretezza alle minacce che il Tavolo ha sempre espresso a fronte di una gestione disastrosa legata a Trenitalia». Prignachi sottolinea inoltre che la mancanza di affidabilità del servizio sulla Milano-Venezia ha ripercussioni negative anche sulle altre linee (su ferro e su gomma) che attraversano la nostra provincia: «I disagi per le mancate coincidenze sono praticamente incalcolabili perché la nostra rete dei trasporti è stata riorganizzata proprio sulla scorta del nuovo orario di Trenitalia».
Per Orto invece si dovrebbe chiedere alle Ferrovie per lo meno di «ripristinare il treno delle 7.28 così com’era prima della rivoluzione degli orari del 14 dicembre, vale a dire senza fermate intermedie tra Brescia e Milano. E lo stesso dovrebbe valere per il ritorno. È evidente - commenta - che l’offerta è di gran lunga inferiore alla domanda che viene dai bresciani». «Mi sembra davvero - prosegue l’assessore - che siamo all’anno zero sotto il profilo del trasporto pubblico».
«Il viaggio è stato davvero pessimo e ha confermato quanto già sapevamo - chiosa Rolfi -: l’aspetto che più mi ha colpito, oltre alla climatizzazione e alla sporcizia, è il sovraffollamento: è più che mai necessario che l’offerta di carrozze o di treni venga adeguata. Trenitalia ha il dovere di farlo».
Oggi alle 16 Loggia e Broletto proveranno dunque a far sentire la propria voce di fronte al Pirellone e alle Ferrovie perché, dicono in coro i tre assessori, «è ampiamente dimostrato che il nuovo orario ha peggiorato il servizio».
Marco Tedoldi Nell’atrio tra una carrozza e l’altra o in corridoio poco importa: il viaggio degli assessori è stato rigorosamente... in piedi. Le foto di Gabriele Strada per Eden lo testimoniano: in alto a sinistra il vicesindaco Rolfi insieme a Orto; a destra, Valerio Prignachi con Paolo Rivi dell’associazione «In Orario». Sotto, il segretario cittadino del Pd, De Martin, consegna un volantino a Orto; a fianco il pullman sostitutivo diretto a Verona 


Giornale di Brescia, 20/01/2009

Il Tavolo regionale: una resa dei conti  
Oggi pomeriggio alle 16 l’incontro tra istituzioni, Trenitalia e associazioni

Dopo un mese di annotazioni, un denso weekend di messa a punto di statistiche, osservazioni, richieste: da Brescia, questo pomeriggio arriva al Tavolo per il trasporto pubblico locale un denso resoconto di disagi subìti, accompagnato dalle sollecitazioni a dare concrete risposte al bisogno di un servizio ferroviario efficiente. Il documento dei pendolari bresciani, accompagnato da una consistente documentazione, è affidato ai rappresentanti dell’associazione In Orario che a partire dalle 16 si troveranno al Tavolo d’incontro tra responsabili e fruitori del servizio, convocato dall’assessore regionale a Infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo nella sede milanese di via Fabio Filzi. All’ingresso del grattacielo Pirelli il Coordinamento delle associazioni dei consumatori e dei comitati dei pendolari lombardi ha dato appuntamento a tutti i viaggiatori per una manifestazione all’insegna del motto: «Basta parole: vogliamo fatti». Alla Regione e ai gestori delle Ferrovie sono rivolti gli appelli a rispettare gli impegni presi e a modificare gli orari secondo le esigenze di migliaia di persone quotidianamente in viaggio, a investire sulla riqualificazione dei treni e sull’adeguamento della rete ferroviaria all’aumento dei convogli. Di fronte al disservizio del trasporto locale si ipotizza il superamento del monopolio di Trenitalia e si chiedono forme di indennizzo per i disagi, in un quadro di regole a tutela dei viaggiatori.
Nell’immediato, l’attenzione viene focalizzata su precisi obiettivi. Condivisi da tutti, come la Carta Plus per gli Eurostarcity, da aggiungere all’abbonamento regionale. Diversi per le criticità segnalate da Brescia, da Desenzano, da Chiari e Rovato. Si chiedono fermate aggiuntive per alcuni Eurostar e minori soste per alcuni treni del servizio interregionale. Alla qualità e alla pulizia delle carrozze sono dedicate diverse annotazioni di segno negativo e a questi dati farà riferimento la scheda di denuncia dei disservizi, già predisposta in bozza per la richiesta di risarcimenti, con il supporto di Federconsumatori e Adiconsum.
Elisabetta Nicoli 

Il Brescia 17/01/2009



Lunedì
Viaggio coi pendolari ci sarà anche Prignachi


Ci sarà anche l'assessore provinciale ai Trasporti Valerio Prignachi lunedì mattina sul treno delle 7.28 per Milano.
Prignachi, insieme a Orto e Rolfi, farà il viaggio per rendersi conto del servizio di Trenitalia e con frontarsi con i viaggiatori che tutte le mattine devo prendere il treno in mezzo a mille problemi.



Bresciaoggi, 16/01/2009

L’INCONTRO IN LOGGIA. Lunedì prossimo, alle 11.30, il primo cittadino riceverà nel suo studio i sindacati degli edili

Metrobus, i cantieri fermi finiscono sul tavolo di Paroli

di Mimmo Varone

I due cantieri delle stazioni Vittoria e San Faustino del Metrobus sono ancora fermi. A tenerli bloccati è la questione degli extracosti e delle riserve d’impresa avanzate dall’Ati che ha in appalto il lavori della metropolitana. I sindacati degli edili da prima di Natale avevano chiesto un incontro al sindaco Adriano Paroli perché risolvesse la questione. Ora avranno quell’incontro, già fissato per le 11.30 di lunedì. Ma Paroli anticipa che le cose non cambiano e il Comune non modifica di una virgola il suo atteggiamento sugli extracosti.
«So che i sindacati avevano espresso la volontà di incontrarmi - dice il sindaco -, e visto che non è bastato che parlassero con Brescia Mobilità ho deciso di farlo, ma non dirò niente di diverso. Ci sono in ballo centinaia di milioni di euro e io con molta chiarezza ho detto che da parte del Comune non c’è alcuna intenzione di concedere somme ingiustificate, anche se si trattasse soltanto di 100 mila euro».
I SINDACATI TEMONO che il blocco dei due cantieri possa prima o poi aprire la prospettiva della cassa integrazione per gli operai, e si stanno muovendo per scongiurarla. Hanno avuto incontri prima con Ati poi con Brescia Mobilità. Per ultimo si sono rivolti alla Prefettura per chiedere un tavolo con tutti i soggetti interessati, dal ministero delle Infrastrutture alla Regione, dal Comune agli altri enti locali coinvolti, e ovviamente all’Ati.
Avevano anche chiesto un incontro al Comune, e lamentavano di non averlo ottenuto. Ieri, appena avuta la notizia della convocazione ne hanno informato a Prefettura, dove si recheranno nel pomeriggio di lunedì – informa il segretario di Filca-Cisl Antonio Lazzaroni – per riferire degli esiti.
GLI ESITI, TUTTAVIA, sembrano scontati. Il Comune non ha alcuna intenzione di subire il «ricatto» degli extracosti e delle riserve d’impresa. Già Brescia Mobilità aveva precisato che quelle questioni saranno discusse a fine lavori, come previsto dal contratto di appalto. E la posizione non cambia di una virgola. Paroli cercherà di farlo capire anche ai sindacati, di cui dice di condividere le preoccupazioni.
«Anche noi siamo preoccupati alla pari dei sindacati – dice il sindaco -, ma il problema non è quello. Non è con la preoccupazione che si salvaguarda il lavoro, bensì trovando la soluzione, e noi faremo in modo che i cantieri della metropolitana vadano avanti. L’azienda può anche decidere di chiudere e di adottare modalità per ricattarci, ma il metrò non si fermerà».
È escluso, insomma, che «per non far chiudere i cancelli dei cantieri – sottolinea Paroli - noi mettiamo mano a 360 milioni di euro». E «quando i sindacati lanciano allarmi mi piacerebbe capire se se stiano lavorando per l’Ati o per il bene della città».


Bresciaoggi, 16/01/2009

L’INTERVISTA. La sua battaglia è iniziata nel 1985. È stata in passato presidente della consulta per la Vita sociale e ora è alla guida dell’associazione SlowTime

Gobetto: «Bus e disabili Brescia è all’anno zero»

di Natalia Danesi

A Brescia è un po’ la memoria storica della lotta per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Già presidente della consulta della Vita sociale, oggi a guida dell’associazione Slow Time, Gloria Gobetto ha iniziato la sua battaglia nel 1985, dopo un grave incidente stradale che nel 1978 l’ha costretta sulla sedia a rotelle.

Gobetto, come sono cambiate le cose negli ultimi vent’anni?
«Se devo fare un bilancio, è inevitabile constatare che la sensibilità e la percezione dei disagi che derivano dalla presenza di barriere architettoniche si sono completamente trasformate. Allora mancava la consapevolezza del problema. Oggi quella c’è, ma va costantemente rinvigorita».
Secondo lei Brescia oggi è una città a misura di disabile?
«Le cose sono migliorate, ma c’è ancora molta strada da fare. Brescia non è un’oasi, siamo nelle media. Il punto è che tutti i tecnici oggi conoscono la normativa. Ma la normativa non in tutti i casi è sufficiente per accontentare le nostre esigenze, serve un confronto costante con noi. Mi viene in mente un esempio che ho potuto toccare con mano di recente. Il Castello è da tempo nelle priorità delle Amministrazioni, e devo dire che oggi è più fruibile. Ma di recente sono stata al museo del Risorgimento e ho notato che il campanello per la chiamata prima della porta è nascosto, e così alto che in carrozzina non si riesce a suonarlo, Idem per l’ascensore: è largo abbastanza, ma la pulsantiera è altissima. Nessuno ci arriva, se non è accompagnato. Sono accorgimenti piccoli, che noi conosciamo. E che, se non rispettati, possono creare disagi vanificando tutto il lavoro di progettazione».
Parlava di progettazione partecipata. Le segnalazioni vengono accolte?
«Se parliamo di enti pubblici sì, i problemi vengono risolti nel tempo. Ma molto spesso si aspetta che ci siano altri interventi da realizzare, per effettuare gli adeguamenti».
E i privati, come si comportano?
«In questo caso la situazione è assai più complicata. Se penso ai bar e ai ristoranti di Brescia, quelli davvero accessibili si contano sulle dita di due mani. A volte c’è il bagno per disabili, ma è preceduto da una rampa di scale e dunque arrivarci è impossibile. Va un po’meglio nei cinema o nei teatri, dove effettivamente esistono dei servizi dedicati. Alla Oz c’è l’ascensore per accedere alle sale che però può essere utilizzato solo chiamando il personale. Ecco, questo genere di interventi di adeguamento “ibridi" non mi trova molto d’accordo. Se una struttura è utilizzata solo dai disabili e si rompe, a volte resta rotta anche per 6 mesi. Mentre se è per tutti, viene subito aggiustata».
Qualche tempo fa i trasporti erano considerati il punto dolente di Brescia. Oggi com’è la situazione?
«Ammetto che esistono punti di eccellenza, come l’ H - Bus o i tre taxi attrezzati che sono una vera rarità. Ma quanto al trasporto pubblico in generale, siamo all’anno zero. È la nota che attualmente ritengo più critica. I meccanismi sui bus ci sono, le pedane ci sono, ma non sempre gli autisti sono disponibili a collaborare. Ad ogni modo dal 2000 le associazioni e la consulta sollecitano ad avviare una sperimentazione per trovare una soluzione generale al problema. Da anni chiediamo di provare a rendere alcune tratte completamente fruibili; o, quantomeno, di indicare con chiarezza in quali fermate con la carrozzina si può scendere e salire in autonomia, in quali si ha bisogno di essere assistiti, e quali non sono accessibili.Si faccia almeno un tentativo, poi in base ai risultati si deciderà che cosa fare. Sarebbe una soluzione utile non solo per i disabili ma anche per le mamme con i passeggini e gli anziani».
Delle barriere architettoniche si è parlato. E le barriere sociali?
«Anche in questo caso la situazione è cambiata, ma non abbastanza. Ancora adesso, quando chiedo qualcosa nei negozi, la commessa risponde non direttamente a me, ma a chi mi accompagna. Al cinema i posti per disabili sono accorpati tutti in fondo ad una fila di poltrone, a teatro spesso siamo relegati in un angolino: e se invece volessi stare vicino ai miei amici? La mentalità comune che non ci vorrebbe “mescolati" alla società è assai difficile da sconfiggere».


Bresciaoggi, 15/01/2009

METROBUS. L’opposizione Pd in Loggia ha interrogato gli assessori della Giunta Paroli, ma per il momento non ci sono risposte. Se ne riparlerà presto
La «talpa» va avanti gli altri lavori invece no
Ci sono una quindicina di opere complementari, come parcheggi e stazioni, affidate al Comune e già deliberate ma che sono state finanziate solo in parte
Labolani: «Entro 10 giorni spero di inviare una relazione sullo stato di avanzamento»
Del Bono: «Non vogliamo polemizzare ma chiediamo di essere informati»

La minoranza del Pd in Loggia interroga la Giunta Paroli sullo stato di avanzamento delle opere complementari alla metropolitana leggera. Gli assessori scoprono di non avere molto in mano per illustrare la situazione. A oltre 8 mesi dal loro insediamento devono ammettere di non avere altro che un fascicolo di ipotesi progettuali ricevuto da Brescia Mobilità nel luglio scorso e inviato pressoché tale e quale in questo gennaio. Con i lavori della metropolitana che avanzano, nonostante i cantieri delle due stazioni centrali restino bloccati, si comincia a temere che salti la sincronia tra i lavori dell’Ati Metrobus e quelli varati dal Comune, per riqualificare le aree lungo il tracciato.
Il destino della futura metropolitana leggera dipenderà in gran parte proprio da quella quindicina di opere complementari, già deliberate dalla Loggia nell’ottobre 2004. Dovranno creare le condizioni indispensabili per spingere i bresciani di città e provincia a lasciare l’auto e salire sui trenini. Ma da un po’ non se ne parla e i consiglieri comunali del Partito democratico hanno chiesto agli assessori Mario Labolani (Lavori pubblici), Paola Vilardi (Urbanistica) e Nicola Orto (Mobilità) di fare il punto sullo stato dell’arte alle commissioni Lavori pubblici, Urbanistica e Bilancio, riunite ieri in seduta congiunta su loro richiesta.
Nell’occasione i consiglieri d’opposizione hanno dovuto constatare che per fare il punto della situazione bisogna attendere una documentazione che ancora non c’è. E la cosa ha finito per allarmare pure il presidente della commissione Lavori pubblici, il leghista Pierraul Francesconi, che ha chiuso la riunione dopo due ore di discussione «kafkiana» nella definizione del capogruppo Pd Emilio Del Bono, con l’impegno a riconvocare la commissione in tempi rapidi. Perché «anch’io - dice Francesconi - a questo punto voglio sapere cosa è stato fatto e cosa no, e cosa si farà in futuro».
NON SI TRATTA di opere di poco conto. Nell’elenco ci sono i parcheggi scambiatori (per bus e auto private) al Prealpino, Lamarmora, Volta, Poliambulanza, Sant’Eufemia. Ci sono la sistemazione delle vie Triumplina, Europa, dei piazzali Ospedale e Battisti, la riqualificazione degli spazi aperti intorno alle stazioni di piazzale Vivanti e delle Ferrovie dello Stato, del rifacimento della piscina di Mompiano e via dicendo. Opere per una ventina di milioni, 8 dei quali da ricavare dall’urbanizzazione di piazzale Vivanti (dove sarebbero previste nuove volumetrie) e il resto da finanziare da parte del Comune.
I consiglieri di opposizione, da Del Bono a Luigi Gaffurini, da Federico Manzoni ad Aldo Boifava, da Gianbattista Ferrari al presidente della commissione Bilancio Fabio Capra, ad Aldo Rebecchi, ripetono che l’intenzione non è di polemizzare bensì di essere informati per permettere al Consiglio comunale di svolgere il suo ruolo d’indirizzo e controllo. «Se non possiamo discuterne oggi lo faremo la prossima volta - dice Del Bono -, non c’è fretta. Ma dalla prossima volta cominciamo a ragionare sulla base di una documentazione, e se volete seguire un altro percorso, ditecelo». E’ un po’ il tono di tutti, e anche Rebecchi invita a «uscire dal pregiudizio di pensare a chissà cosa ci sia sotto, quando si pone una questione».
L’invito sembra far breccia. Gli assessori riaffermano la volontà di «andare avanti sulla progettazione - come dice Labolani - coinvolgendo al massimo grado l’opposizione su una partita importante, che purtroppo si trova in una situazione di difficoltà».
MA TRA 10 GIORNI «spero di poter inviare a tutti una relazione sullo stato di avanzamento delle opere complementari - aggiunge Labolani -, poi cominceremo ad affrontare le questioni una alla volta con i progettisti, a partire da via dello Stadio, che porteremo al confronto con la commissione e poi con la Circoscrizione, in vista dell’approvazione».
Anche Vilardi assicura che la discussione su tutte queste opere, e anche sullo stato dei 46 Piani attuativi del Prg, verrà avviata al più presto. «Se lo stato dell’arte oggi è questo - dice l’assessore all’Urbanistica - non ci facciamo tentare dal gioco al rimpallo delle responsabilità e non vi chiediamo cosa avete fatto al riguardo quando eravate maggioranza, perché le vostre preoccupazioni sono anche le nostre».
E Orto, infine, ricorda che, dopo aver preso atto delle ipotesi progettuali inviate da Brescia Mobilità, ha avviato i lavori per un «piano della viabilità che prevede anche lo scambio intermodale della viabilità, l’intervento per dotare i parcheggi scambiatori di servizi aggiuntivi e la progettazione della viabilità lungo il tracciato del metrò». E così si può chiudere con l’idea che neanche ieri si è solo perso tempo.
Intanto le stazioni Vittoria e San Faustino restano bloccate dal contenzioso sugli extracosti, mentre la «talpa» ha doppiato gli edifici del Comune di via Marconi e punta verso l’ultima tappa dell’Ospedale. Dal fronte sindacale, Antonio Lazzaroni, degli edili Cisl, assicura che per ora nessun operaio è in cassa integrazione e che la Prefettura lavora all’organizzazione dell’incontro con tutti i soggetti interessati: Ati e Ministero, Comune e Regione.


Il Brescia, 12/01/2009
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Bresciaoggi, 09/01/2009

LA POLEMICA.
Conferenza stampa dei rappresentanti sindacali di Brescia Trasporti sulla corsia preferenziale di via Vittorio Emanuele. «Questa Giunta è sorda»

Bus, autisti in rivolta per le Lam cancellate
«Noi, incasellati nel traffico saremo sempre più stressati» Senza seguito le 2000 firme raccolte in via Cremona

Francesco Dolfo
La parziale chiusura delle Lam fa discutere, e trova puntuale la protesta degli autisti e dei delegati della Rsu di Brescia Trasporti. Ieri pomeriggio una delegazione ha convocato una conferenza stampa «en plein air» in via Vittorio Emanuele II, dove lunedì è stata rimossa la corsia preferenziale. Rimozione che per Nicola Orto, assessore alla Viabilità, «fluidifica il traffico e non va a modificare i tempi di percorrenza dei bus». Per il sindacato, invece, la Giunta «penalizza gravemente i trasporti pubblici a favore di quelli privati».
GLI AUTISTI specificano che la loro protesta non ha colore politico, ma tocca i problemi della viabilità. «Purtroppo - ha commentato Maurizio Murari, esponente della Rsu -, da quando si è insediata questa giunta, abbiamo dovuto assistere all'attacco sistematico delle corsie preferenziali. Dopo via Cremona e San Martino della Battaglia, da sud verso nord fino ad arrivare in via Trieste, quella di Vittorio Emanuele è la terza corsia soppressa. Una corsia preferenziale che già era insufficiente per qualità e quantità».
Sono due le fonti di preoccupazione: «In primo luogo, togliendo sempre più spazi al mezzo pubblico - ha continuato Murari - ci troveremo incasellati nel traffico, con un aumento dello stress lavorativo, e dovremo ancor più fare i conti con l’inquinamento. E poi Brescia sta muovendosi in controtendenza rispetto all’Europa, aprendo il centro storico ai mezzi privati e togliendo spazi ai mezzi pubblici, che - se ben utilizzati - consentono un'ottima viabilità. In altre parole, dall'utilizzo dei mezzi pubblici trae giovamento l'intero sistema viario cittadino».
Nei piani della giunta comunale è prevista inoltre la chiusura della corsia Lam di corso Martiri, con i bus che saranno deviati su via Matteotti. Non solo: la Lam di viale XX Settembre sarà spostata, presumibilmente in primavera, sulla mano destra di scorrimento, mentre lo spazio precedentemente adibito al passaggio degli autobus diverrà un parcheggio.
Questo progetto sconcerta i rappresentanti della Rsu, perché i circa cinquecento bus che secondo le stime transitano quotidianamente, potrebbero paralizzare pesantemente il traffico. Preoccupazione desta anche un possibile intervento futuro in via Crocifissa di Rosa. «Un episodio indicativo della scarsa considerazione che hanno i mezzi pubblici - ha raccontato Davide Bertolassi, delegato Rsu -, si è verificato durante le festività natalizie: un autista, transitando in corso Magenta, di fronte a una macchina in "sosta selvaggia" e presenti i vigili, è stato costretto a fare marcia indietro per centinaia di metri con i passeggeri a bordo».
A questo proposito, il sindacato ha inviato una lettera provocatoria a Brescia Trasporti, chiedendo di assegnare agli autobus altri percorsi, dato che quelli indicati vengono ripetutamente bloccati.
UN'ALTRA ZONA incriminata per gli ingorghi è quella di piazzale Arnaldo, dove il venerdì e il sabato sera le numerose automobili parcheggiate in seconda fila impediscono il transito. «Il disagio - ha ripreso Murari - non è solo nostro, ma anche delle persone che trasportiamo e che hanno impegni lavorativi inderogabili. Non è corretto tenere bloccate in mezzo al traffico cento persone, per aspettare chi va a fare shopping. In qualità di Rsu, ci preoccupiamo anche della salute dei lavoratori. Nonostante le nevicate di questi giorni, il pm10 ha comunque superato i livelli di allerta».
Dall'Amministrazione si aspettano segnali. In via Cremona, alla chiusura della fermata principale, all'altezza della chiesa, è seguita una petizione per la riapertura con la raccolta di duemila firme. Ma finora non c'è stata risposta.



Il Brescia, 08/01/2009

Metro, vacanze finite per la talpa ma la neve tiene ferme le stazioni

 

Viste le premesse, i timori non mancavano. Ieri mattina, invece, i cantieri della metropolitana hanno riaperto, come da contratto, dopo la sosta natalizia. Non tutti per le verità. Ma la sospensione dei lavori non è derivata dallo spinoso contenzioso tra Astaldi, limpresa che sta realizzando le opere civili, e Brescia Mobilità. Più semplicemente ci si è messo di mezzo il maltempo, con non pochi centimetri di neve che hanno reso impossibile (soprattutto per motivi di sicurezza) lavorare nei cantieri a cielo aperto delle stazioni.

Ha invece riacceso i motori la talpa che, a venti metri di profondità, sta scavando la galleria naturale dentro cui correrà il metrò. La testa della Tbm, unenorme fresa lunga 120 metri, ha ormai superato i giardini del museo di Scienze Naturali e si trova ora oltre via Gualla. Davanti a lei vi sono le ultime centinaia di metri prima di arrivare alla stazione dell’Ospedale, dove è attesa per febbraio. Lultimo tratto, come già avvenuto lungo via San Faustino, sarà più ostico del solito dal momento che in prossimità di via San Rocchino il terreno da alluvionale diventa calcareo. Uno strato più duro da perforare che rallenterà un po la marcia. Ma ormai, va detto, il traguardo della talpa è vicino. Giunta a Ospedale – dove si fermerà pochi giorni per la

manutenzione - ripartirà per percorrere gli ultimi 170 metri del suo tracciato, fino al pozzo di estrazione. Da lì, fino al Prealpino, il percorso prosegue infatti “in trincea”. Ma ieri i lavori non sono ripresi solo in profondità. Anche al deposito di Buffalora, i cui edifici sono stati completati ormai da tempo, gli operai erano al lavoro per realizzare gli impianti e allestire gli ambienti. Cancelli ancora chiusi, invece, lungo il tracciato. Colpa della neve, certo. Ma per le stazioni di Vittoria e San Faustino il discorso è un po􀃐 più complesso. Lì, come si sa, i lavori sono fermi da metà novembre. Secondo Astaldi uno stop causato dal mancato completamento di un insieme di processi autorizzativi che interessano tali opere. Per Brescia Mobilità, invece, una scelta unilaterale dal momento che tutto è in regola. Sullo sfondo la nota querelle su “riserve” e extracosti, 360 milioni in più richiesti dallimpresa. uno scontro che, prima di Natale, ha avuto il suo momento di massima tensione con la sospensione dei pagamenti da parte del Ministero dei Trasporti, le minacce di Astaldi di bloccare tutti i cantieri, lasciando a casa 500 lavoratori, e i vertici di Brescia Mobilità a elencare le inadempienze della società romana. Ieri i lavori sono ripresi. Ma la situazione è rimasta quella di fine 2008” spiega Lazzaroni, segretario della Filca-Cisl. La riprese il 7 gennaio la davamo per scontata.

Sappiamo, a livello informale, che intenzione dellimpresa è andare avanti. Il problema è per quanto. Per ora nessun lavoratore è stato messo in cassa integrazione. Ma ci è anche stato detto chiaramente che, se la situazione non si sblocca, potrebbe avvenire a breve. Per questo i sindacati hanno sollecitato la Prefettura a convocare tutte le parti in causa – lintera Ati, Comune, Brescia Mobilità, sindacati - intorno a un tavolo. E i blocchi per la neve? Per ledilizia vi è una cassa integrazione maltempo. Anche solo per un giorno o poche ore. Non è quindi un problema. Il vero pericolo è un altro. Già.


Bresciaoggi, 04/01/2009

LE ULTIME FESTE. Il Comune ha deciso di chiudere in bellezza le numerose iniziative per il rilancio del centro storico che hanno caratterizzato il periodo natalizio
La Befana porta bus e musei gratis

Martedì trasporti gratuiti dalle 13 alle 24 Porte aperte anche in Pinacoteca, Grande, S. Giulia, Museo delle Armi e Civici Musei
I non residenti invitati a lasciare la propria auto nei parcheggi di scambio alle porte della città
Sosta gratuita all’Iveco, nell’area degli spettacoli viaggianti di via Borgosatollo e in via Castellini
L’assessore Mario Labolani: «L’ottimismo è la migliore cura contro il pericolo di crisi»
Nicola Orto: «Tutto fa parte dei programmi per incentivare l’uso del mezzo pubblico»

Paola Castriota
Se da tradizione l’Epifania tutte le feste si porta via, martedì 6 la Giunta targata Paroli ha intenzione di chiudere in bellezza il suo primo Natale. Questo, nelle parole dell’assessore al centro storico Mario Labolani, l’intento alla base dell’ultimo regalo natalizio alla città. Dalle 14 alle 24 i bresciani potranno usufruire gratuitamente del servizio di trasporto pubblico. Obiettivo dichiarato? «Sensibilizzare e incentivare l’uso del mezzo pubblico nell’ottica della mobilità sostenuta», ha precisato l’assessore al Traffico, Nicola Orto.
ANCHE SE È LONTANA l’omonima settimana europea, il Comune tiene a ribadire il proprio impegno in materia di uso alternativo dell’automobile, abbracciando quelle che sono le indicazioni degli altri stati europei. Ovviamente l’iniziativa di sensibilizzazione è estesa all’intera città, compresi i non residenti che per l’occasione potranno lasciare la macchina in uno dei parcheggi gratuiti alle porte di Brescia: Iveco, Castellini e Spettacoli Viaggianti di via Borgosatollo rappresentano una valida soluzione per lasciare il proprio veicolo e prendere i mezzi pubblici.
L’iniziativa vede coinvolti anche gli assessorati al Centro storico, alla Sicurezza, al Commercio e alla Cultura, perché a ben vedere tutto è collegato.
«Il centro storico in questi mesi è diventato il più grande centro commerciale a cielo aperto, grazie alla grandissima affluenza di persone - ha sottolineato l’assessore al Marketing, Maurizio Margaroli -. La città si è rianimata e possiamo dire di aver raggiunto l’obiettivo prefissato. Ricordiamo anche la grande affluenza di bambini e famiglie in Castello». Trasporto pubblico gratuito, dunque, per far confluire i cittadini verso il cuore di Brescia e portare ancora tanti visitatori ai musei aperti, sulla scia delle notti bianche. A parte la mostra su Van Gogh, le esposizioni di Guareschi in Santa Giulia, del «Teatro anni ’50» al Grande, dei «Capolavori in corso» alla Pinacoteca e i musei Civici saranno gratis. Così come non si pagherà per accedere al cinema Eden nel pomeriggio del 6 gennaio in occasione della proiezione di spettacoli per bambini. «Una collaborazione congiunta per invogliare la gente a scoprire o approfondire la conoscenza dei nostri musei - ha aggiunto l’assessore alla Cultura, Andrea Arcai -. In particolare, questa può essere una bella occasione per i giovani che ultimamente hanno un po’ disertato i luoghi di cultura».
GRATIUITO ANCHE il Museo delle armi. Tutto in linea con le indicazioni europee di mobilità sostenuta e finalizzate alla riduzione dell’ingombro delle strade e all’abbattimento dell’impatto ambientale, secondo Orto. Del resto, la rete di trasporto pubblico bresciano presenta numeri importanti: nove i milioni di chilometri percorsi ogni anno, 2.400 le fermate, diciotto le linee, 650 mila le corse annuali e 292 i chilometri (comprensivi dei quattordici comuni limitrofi) coperti dai mezzi.
E poi non bisogna dimenticare che questo è il (tanto amato dai consumatori) periodo dei saldi, inserito a pieno titolo secondo l’assessore Labolani in quella che al contrario delle attese e degli spauracchi è stata una buona annata dal punto di vista degli acquisti. «Non c’è stato un crollo dei consumi come paventato da qualcuno - ha precisato Labolani -. A dimostrazione del fatto che l’ottimismo è la migliore cura contro il pericolo di crisi». Insomma, per l’assessore «si chiude un capitolo per aprirne di nuovi e arrivare al prossimo inverno con iniziative ancora più interessanti» e «con investimenti importanti si possono allestire iniziative importanti».


Bresciaoggi, 04/01/2009

I bambini all’«Eden» A pagamento soltanto la mostra di Van Gogh

Dopodomani, martedì 6, il trasporto pubblico sulla rete urbana sarà gratuito dalle 14 alle 24. L’orario di passaggio dei mezzi sarà quello previsto nei giorni festivi. Chi viene da fuori città potrà lasciare la vettura in uno dei grandi parcheggi dislocati alle porte di Brescia: in zona Ovest è accessibile il piazzale di fronte all’Iveco; in zona Est, c’è il parcheggio Castellini e in zona Sud, lo spiazzo di via Borgosatollo, all’uscita dell’autostrada di Brescia Centro.
ANCHE MOLTI MUSEI apriranno le porte senza far pagare il costo del biglietto: la Pinacoteca Tosio Martinengo con l’esposizione Capolavori in corso, la mostra su Guareschi in Santa Giulia e quella sul Teatro anni ‘50 allestita al Grande di corso Zanardelli. Pure i musei Civici e il Museo delle armi saranno gratuiti.
STESSO DISCORSO per la programmazione pomeridiana del cinema Eden di via Nino Bixio, interamente dedicata ai più piccoli. Resta invece a pagamento la mostra su Van Gogh in Santa Giulia. «Una opportunità estesa a tutti i cittadini per far proseguire il trend positivo inaugurato quest’anno - ha ricordato l’assessore al Centro storico Mario Labolani -. Volevamo chiudere in bellezza».P.CAS.


Giornale di Brescia, 05/01/2009
Alla ricerca dei vandali di Isorella  
Preoccupazioni nella zona dopo il raid di venerdì notte, durante il quale sono stati danneggiati cinque bus della Saia. Mercoledì, alla ripresa delle scuole, occorrerà reperire altri mezzi

Proseguono a ritmo serrato le indagini dei carabinieri di Isorella per cercare di smascherare e assicurare alla giustizia gli autori del raid con il quale ignoti vandali hanno danneggiato gravemente cinque pullman delle autolinee «Saia» che si trovavano nel deposito di Isorella.
Al momento ci sono solo dei sospetti su chi possa essere stato. Vengono seguite tutte le piste, anche se, si pensa, debba essere esclusa quella degli studenti delle superiori della Bassa che utilizzano i bus della Saia per andare e tornare da scuola. Questo episodio non avrebbe, infatti, un collegamento con gli atti di bullismo avvenuti nelle scorse settimane sugli autobus.
Gli autobus danneggiati venivano utilizzati per le linee Isorella Brescia, Isorella-Mintichiari e Isorella Carpenedolo-Asola (Mantova). Le ultime due sono attive solamente quando sono aperte le scuole. Da sabato mattina i cinque bus si trovano in una carrozzeria di Montirone per la riparazione dei danni subìti.
Purtroppo a causa delle festività sarà probabilmente impossibile reperire tutti i vetri infranti dei finestrini da sostituire, per cui si pensa che solamente due dei cinque mezzi potranno essere pronti per la mattina di mercoledì, quando riprenderanno le lezioni dopo le vacanze natalizie. Per venire incontro elle legittime esigenze dell’utenza, la Saia cercherà di reperire negli altri propri depositi gli altri tre bus in attesa che vengono riparati quelli danneggiati.
Per cercare di evitare il ripetersi di simili incursioni, per il deposito di Isorella verrà intensificata la vigilanza specialmente notturna).
L’assalto teppistico sta facendo molto discutere nella zona e la violenza con la quale è stato condotto desta non poche preoccupazioni: i circa 40mila euro di danni parlano da sé.g. s.

PARTIRE.... MA PER DOVE? 

L'irruzione nel Deposito Saia Trasporti di Isorella. Alcune considerazioni e proposte per una riflessione
(dal sito www.trasportibrescia.it)
Giornale di Brescia, 04/01/2009

Isorella Vandali al deposito  
Danneggiati gravemente cinque pullman della Saia: vetri rotti, cruscotti distrutti, autoradio asportate. Trasporti in pericolo per l’inizio delle scuole

ISORELLA Vandali ladri in azione, l’altra notte, ai danni del deposito all’aperto della società di trasporti «Saia», situato ai margini dell’abitato di Isorella, in via per Gottolengo. I teppisti, ad ora imprecisata, dopo aver scavalcato la recinzione, si sono scatenati contro cinque pullman della Saia che erano parcheggiati sotto la pensilina, utilizzati per le linee Isorella-Brescia, Isorella-Montichiari e Isorella Carpenedolo-Asola (la seconda e la terza linea sono attive solamente quando sono aperte le scuole).
A colpi di piccone
A tre autobus sono stati rotti i cruscotti e i quadri comando automatici per la partenza; ai tre mezzi sono anche state asportate le autoradio. Utilizzando probabilmente un grosso piccone o forse un altro pesante oggetto di ferro, i teppisti hanno sfondato tutti i vetri dei finestrini laterali dei pullman e sono fuggiti senza lasciare tracce. L’incursione è stata scoperta solo alle 5.45 di ieri mattina dal primo autista arrivato al deposito per prelevare uno dei due pullman usati per le linee giornaliere Isorella-Brescia. Il dipendente dell’azienda di trasporti ha subito chiamato al telefono un collega con il quale si è poi recato a prendere due pullman efficienti, che si trovavano nel deposito di Fiesse, in modo di poter garantire fin da subito il servizio di trasporto.
Subito dopo sono stati chiamati i carabinieri della stazione di Isorella, prontamente intervenuti sul posto per verificare quello che era successo. Secondo una prima stima, i danni si aggirano sui 35-40mila euro. I cinque bus danneggiati ancora ieri in mattinata sono stati portati in un’autofficina di Montirone.
Non mancano i precedenti
Ora il problema più immediato, e più complicato dato che molti fornitori sono ancora in ferie fino a martedì, sarà reperire sul mercato i cristalli da sostituire per rendere funzionanti tutti i cinque mezzi per la ripresa delle lezioni di mercoledì 7 gennaio, quando la «flotta» della Saia dovrà essere al completo per poter accogliere le centinaia di studenti che ne usufruiscono. Tra l’altro alcune settimane fa gli stessi studenti erano stati accusati dagli stessi autisti di qualche intemperanza di troppo, dovuta invece, secondo gli stessi passeggeri, alla sproporzione tra clientela e automezzi a disposizione. Insomma, una linea abbastanza tormentata .
In merito al gesto vandalico, l’autista e membro delle Rsu Saia Trasporti, Rino Bellini, ha detto: «Non è la prima volta che nel deposito di Isorella si verificano atti di vandalismo: tempo fa è stato rubato il gasolio ed in seguito a quel furto è stato poi messo in sicurezza il posto dove il carburante viene custodito. La nuova incursione non ha certo l’aspetto e le proporzioni di un semplice atto di bullismo. Non abbiamo sospetti su chi possa essere stato, ma l’episodio ci fa pensare ad un possibile collegamento con altri atti di vandalismo avvenuti nelle scorse settimane sugli autobus, nonostante gli sforzi dell’azienda di intensificare i controlli. Perché il deposito dei bus venga reso davvero sicuro, occorrerà però che anche da parte delle autorità la vigilanza, specialmente notturna, sia più assidua». g. s.

Giornale di Brescia, 04/01/2009

Treni Binari dimenticati 

Edolo-Tirano: sogno ferroviario 
La stazione di Edolo, capolinea della storica ferrovia gestita da LeNord che da Brescia raggiunge<BR>il lago d’Iseo per poi salire lungo la Valcamonica (fotografie di Carlo Bonari)
La stazione di Edolo, capolinea della storica ferrovia gestita da LeNord che da Brescia raggiunge
il lago d’Iseo per poi salire lungo la Valcamonica (fotografie di Carlo Bonari)
La stazione della Ferrovia Retica a Tirano
La stazione della Ferrovia Retica a Tirano

EDOLO Grande lungimiranza, ma archiviata nel cassetto. Perché sulla carta è rimasto il progetto della ferrovia Edolo-Aprica-Tirano, quale tassello di collegamento con la strada ferrata della Valcamonica (Brescia-Iseo-Pisogne-Edolo), della Valtellina (Lecco-Sondrio-Tirano) e della svizzera Retica (Tirano-Poschiavo-Pontresina-St. Moritz). Una sorta di sistema di trasporti ferroviari d’inizio Novecento che avrebbe dovuto rappresentare la porta d’Europa e che avrebbe collegato la Bassa padana alle Alpi, attraversando verticalmente tutta la nostra provincia.
Il Comitato pro ferrovia elettrica
Un progetto di circuito tanto ambizioso quanto reale che affonda radici attorno al 1910, quando tra l’Alta Valcamonica, Edolo, Corteno, Aprica e Tirano s’allargava a macchia d’olio l’idea di costruire un collegamento ferroviario elettrico tra la terra dei Camuni e la Tellina. Non a caso, è del 1911 un memoriale spedito al Ministero dei lavori pubblici dei Comuni di Edolo e Tirano per questa ferrovia e dello stesso anno la costituzione del Comitato «Pro ferrovia elettrica Edolo-Aprica-Tirano», di cui era socio persino il Nobel per la medicina Camillo Golgi.
In realtà i progetti di una ferrovia a scartamento ridotto (un metro) tra Edolo e Tirano, del traforo del Mortirolo e del collegamento su rotaie tra l’alta Valcamonica e Trento, attraverso Malè, si sono spesso intrecciati nel secolo scorso, alimentando vigorosi dibattiti politici e tecnici e progetti finiti sui tavoli ministeriali, prima di una generale archiviazione (o dimenticatoio!) negli anni Novanta.
Fermento ai primi del Novecento
Nei primi anni del Novecento c’è grande fermento tra Edolo e l’Aprica per il progetto di una ferrovia elettrica che colleghi le due valli. Oltre alla costituzione di un Comitato, l’iter progettuale e burocratico sembra aver imboccato la strada giusta ancor prima del 1910, anche se ben presto tutto s’arena a Roma. Tra l’aprile del 1911 e l’ottobre del 1912 si svolgono tre importanti comizi, prima all’Aprica, poi a Edolo ed infine a Tirano, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto di «smuovere le acque». Il progetto non è comunque dei più semplici, anche perché occorre «vincere» quei 258 metri di dislivello tra Edolo (altitudine 699 metri) e Tirano (441 metri), ma forte sembra la necessità di creare un collegamento tra la strada ferrata della Valcamonica, della Valtellina (la Sondrio-Tirano è stata inaugurata pochi anni prima, nel 1902) e la Retica di recente apertura.
La ferrovia degli sciatori
Per decenni, complici anche le due guerre mondiali, il progetto delle rotaie nella valle di Corteno viene avvolto dal silenzio, per poi rispuntare a partire dagli anni Ottanta, quando s’inizia ad ipotizzare un collegamento ferroviario fra Trento, Pontedilegno, Edolo, Aprica, Tirano e la Svizzera, una sorta di ferrovia degli sciatori. La proposta di costruire una linea-raccordo di 92 chilometri, a scartamento ridotto, arriva nel 1988 dalla Camera di commercio di Sondrio, sulla scorta della felice esperienza nella vicina Confederazione elvetica. Il progetto - ripreso poi in vari convegni, tra cui quello degli ingegneri ferroviari italiani tenutosi a Milano nel marzo 1992 - prevede un collegamento diretto tra la ferrovia Retica, attraverso la stazione di Tirano e Edolo, attraversando il passo dell’Aprica (1.192 metri di altitudine) e da lì, oltre ad innestarsi sull’esistente linea che scende sul lago d’Iseo ed a Brescia, proseguire verso la Val di Sole (con una galleria per «vincere» il passo del Tonale, tra Vermiglio e Pontedilegno) fino ad Ossana, dove era già previsto il prolungamento di 16 chilometri della Trento-Malè, in funzione a scartamento ridotto. Il circuito avrebbe garantito un collegamento ferroviario tra Milano, Lecco, Sondrio e l’alta Engadina svizzera con Edolo, attraverso l’Aprica, e poi dall’alta Valcamonica al Tonale ed al Trentino. Da Brescia, dalla Franciacorta e dal Sebino, con la linea gestita all’epoca dalla Snft, sarebbe quindi stato garantito un collegamento con la Val di Sole, l’alta Valtellina ed i Grigioni.
Il traforo del Mortirolo
Ma negli stessi anni matura anche l’idea di realizzare il traforo del Mortirolo, per unire Valcamonica e Valtellina. Da una parte Edolo, dall’altra Tirano, o meglio Tovo. Una galleria per veicoli su gomma o per treni? O per entrambi? Interrogativi che si trascinano per anni, a fronte di un progetto preliminare particolarmente oneroso, su cui cala il silenzio nel 1994. Non senza prima intrecciarsi col progetto del traforo dello Spluga.
Marco Bonari 

105 chilometri di binari da Brescia all’Alta Valle 

EDOLO L’idea di costruire una ferrovia che colleghi Brescia al lago d’Iseo e poi alla Valcamonica affonda radici già attorno al 1870, in quegli anni in cui, per necessità commerciali ed economiche, proliferano progetti per reti di comunicazioni interprovinciali. In particolare il 22 marzo 1872 ben 72 comuni della Valcamonica, Sebino, Franciacorta, Bassa bresciana e Alto Cremonese sottoscrivono una petizione al Ministero dei lavori pubblici per sollecitare la costruzione della ferrovia Treviglio-Coccaglio, giustificandola con la necessità poi di realizzare due tronchi ferroviari ad essa connessa: uno a nord (la Coccaglio-Iseo) ed uno a sud (la Coccaglio-Orzinuovi-Soncino-Soresina), garantendo quindi collegamenti tra la Valcamonica, la Bassa bresciana ed il Cremonese.
Nel 1874 inizia la progettazione della Brescia-Iseo, che subisce un impulso nel 1879 ed i primi cantieri aprono nel 1882. La Brescia-Iseo (24 chilometri di lunghezza, costruita dalla Società per le ferrovie dell’Alta Italia) viene aperta il 21 giugno 1885 passando in gestione alla Rete Adriatica, mentre nel 1888 viene completato il collegamento tra la stazione ed il porto di Iseo.
Nel 1905, con il passaggio di gestione della linea dalla Rete Adriatica alla Snft (Società nazionale delle ferrovie e tramvie), subisce un’accelerata il progetto di prolungare la strada ferrata fino alla Valle per garantire i trasporti merci sino ad allora dirottati via lago e poi sulla ferrovia Paratico-Palazzolo. Il primo lotto, ossia da Iseo a Pisogne, è inaugurato l’8 luglio 1907, il 1° gennaio 1908 il secondo sino a Breno ed il terzo, cioè fino a Edolo, il 4 luglio 1909.
In quegli anni sono ultimati anche i rami franciacortini (la Bornato-Rovato e la Bornato-Paderno nel 1911) e la Rovato-Soncino-Cremona, sempre gestiti dalla Snft che quindi garantisce un collegamento dall’alta Valcamonica (con capolinea Edolo) sino al Cremonese, attraversando verticalmente tutta la provincia bresciana. m.b. 

Dall’impegno di Camillo Golgi al successo della Retica 

EDOLO Nel 1911, tra i sostenitori eccellenti della ferrovia Edolo-Aprica-Tirano c’era anche Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina nel 1906 e già senatore (nominato dal Re Umberto I° nel giugno 1900 per alti meriti scientifici). Personaggio di «spessore» dunque che si adoperò fattivamente - nonostante poi il risultato finale - tanto a Roma quanto nella sua terra natale per portare avanti la costruzione della nuova strada ferrata, come per altro testimoniano gli importanti documenti storici pubblicati nel libro di Antonio Stefanini, dal titolo «Camillo Golgi - il Nobel nato tra i monti» edito nel 2006 dalla Compagnia della stampa - Massetti Rodella editori di Roccafranca.
I comizi di protesta in Valle
Ed è proprio in questo testo che si ricordano i tre comizi organizzati tra il 1911 ed il 1912 prima all’Aprica, poi a Edolo (in cui era presente anche Golgi) ed infine a Tirano «per agitare la popolazione e smuovere una situazione ferrovia che si andava facendo pericolosamente stagnante». Comizi di protesta contro i ritardi del Governo, ma ancor prima contro i tentennamenti del ministro Ettore Sacchi, a fronte di un progetto che già nel 1910, sul fronte tecnico e burocratico, sembrava in una fase molto avanzata.
Il naufragio del progetto
Ma tutto rimase sulla carta, compreso l’appassionato tentativo di creare una «rete ferroviaria diffusa», per poter garantire uno sviluppo a quelle zone montane e, nel caso della ferrovia Edolo-Tirano, alla Valle di Corteno e all’Aprica, già all’epoca apprezzata stazione di soggiorno estivo. Forte probabilmente il tentativo dei promotori della ferrovia di seguire le orme dei «colleghi» svizzeri che già nel 1910 avevano aperto quella strada ferrata che, inerpicandosi fin oltre i 2.200 metri di altitudine (il passo del Bernina), collegava la Valtellina all’alta Engadina e da lì, attraverso la fitta ragnatela di ferrovie elvetiche, il lago di Costanza, in Germania.
La ferrovia turistica del Bernina
Oggi la ferrovia del Bernina (gestita dalla Retica), ossia la Tirano-St. Moritz - dopo un passato travagliato, iniziato proprio in quegli anni in cui nasceva il comitato pro ferrovia Edolo-Tirano - è una delle più interessanti linee a vocazione turistica del mondo. Tanto che pochi mesi fa ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dell’Unesco, quale patrimonio mondiale da salvaguardare. Oggi circa l’80% dei passeggeri del «Bernina Express» sono turisti, che percorrono la linea dai panorami mozzafiato soprattutto nella stagione estiva ed invernale, per raggiungere per lo più la valle di Poschiavo, il Bernina, l’altopiano di Pontresina e St. Moritz. Una ferrovia a scartamento ridotto questa che oggi, al di là del traffico merci (legname, carburanti, alimentari, collettame), vive sul turismo, anche attraverso una rete di servizi ben sviluppata e ormai consolidata tanto da «attirare» anche appassionati di treni da tutto il mondo.
Anche l’associazione «Ferrovie turistiche italiane», con sede a Palazzolo sull’Oglio, sulla scorta di una fattiva collaborazione con la Ferrovia Retica, promuove itinerari turistici lungo questa linea. m. bon. 

Un secolo fa nasceva il trenino del Bernina  
Da St. Moritz, Pontresina e Poschiavo fino a Tirano, per collegarsi alla rete ferroviaria italiana
Il trenino rosso del Bernina nella piazza del Santuario di Tirano
Il trenino rosso del Bernina nella piazza del Santuario di Tirano
EDOLOIl 5 luglio 1910, praticamente un secolo fa, entra in funzione la ferrovia del Bernina, ossia la Tirano-Poschiavo-Pontresina-St Moritz, i cui lavori iniziano nel maggio del 1906. Il progetto di costruire una strada ferrata elettrificata a scartamento ridotto (1 metro) risale però al 1899 quando, il 22 dicembre, la società inglese General Water Power Limited ottiene la concessione dal governo svizzero, ma la spinta decisiva arriva nel 1902, anno in cui viene inaugurata la linea Sondrio-Tirano, poi collegata attraverso il «nodo» di Lecco a Milano. Ciò significa per la ferrovia del Bernina un collegamento - indiretto - attraverso Tirano con la rete ferroviaria italiana.
Nel 1905 viene organizzato anche un referendum nei principali paesi elvetici interessati dal progetto della nuova strada ferrata per sondare il gradimento dei cittadini. Il voto favorevole della maggioranza dei residenti spinge la società proponente, nell’inverno del 1905, a chiedere ed ottenere l’approvazione del progetto definitivo al Governo di Berna.
Nel 1942, dopo anni di crisi, la Ferrovia del Bernina entra a far parte della Ferrovia Retica ed a partire dagli anni Settanta inizia la valorizzazione turistica di questa linea che nel 2008 ottiene il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’Unesco.
Lunga 61 chilometri, la ferrovia del Bernina, su cui circola il più noto «trenino rosso», nasce a Tirano, in Valtellina, ad una ventina di chilometri scarsi dall’Aprica, per raggiungere St. Moritz (a 1.775 metri di altitudine, nell’alta Engadina) dopo aver oltrepassato il lago di Poschiavo nell’omonima valle, il passo del Bernina (a 2.256 metri) su cui s’affacciano il Piz Bernina (4.049 metri) e il Piz Palù (3.905 metri) ed il lago Bianco e infine Pontresina, dove parte anche la linea per Chur. bon