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Notizie e novità del trasporto pubblico in città e provincia di Brescia

Il Brescia 29 marzo 2009


Metro, servizi concentrati
«Intermodalità». È questa la parola d'ordine su cui si lavora per agevolare la mobilità dei bresciani. Vale a dire offrire agli utenti diverse opzioni con le quali muoversi, in città e provincia.
In vista dell'entrata in funzione della metropolitana (l'asse portante della mobilità cittadina�), la Loggia sta lavorando alla sistemazione in superficie delle stazioni. Un lavoro che coinvolge più settori, dall' Urbanistica ai Lavori Pubblici.
Per quel che riguarda l'assessorato al Traffico la sfida è creare una «concentrazione di servizi» in ogni stazione. In concreto ciò vuol dire facilitare l'acceso alle fermate e realizzarvi parcheggi scambiatori; creare centri di interscambio ferro-gomma (ovvero far confluire gli autobus, urbani ed e extraurbani, in alcune stazioni, tendenzialmente agli estremi del tracciato del metrobus); far trovare ai passeggeri alternative all'auto privata, quali il car sharing, il car pooling, il taxi o una postazione di Bici Mia


Giornale di Brescia 28 marzo 2009

Quando i treni navigavano sul Sebino  
Dieci anni fa veniva soppresso il servizio merci combinato ferrovia-navigazione, ultimo esempio del genere in Europa Dalle chiatte al trasbordo sulla Palazzolo-Paratico grazie ai pontili mobili di Rivatica. Oggi la storia in un libro e video



LAGO D’ISEO È stato l’ultimo esempio di servizio combinato «ferrovia + navigazione» in Europa. Un sistema di trasporto merci che ha fatto la storia sul lago d’Iseo, fosse solo per il secolo d’attività. Vagoni ferroviari caricati su chiatte in ferro (ancor prima in legno), trainate da lenti rimorchiatori da un capo all’altro del Sebino, fino al trasbordo dei carri sulla ferrovia Paratico-Palazzolo, attraverso i pontili mobili di Rivatica: una rivoluzione, fin dai primi del Novecento, nell’economia e nei commerci del lago.
Oggi, a dieci anni esatti dalla soppressione (era il marzo del 1999), di quel servizio rimane davvero poco, o nulla. In realtà a far rivivere quell’epoca ci pensano un video ed il volume «Un binario lungo l’Oglio» (seconda edizione) realizzati dall’associazione «Ferrovia del Basso Sebino» che, dal 1994, gestisce la strada ferrata Palazzolo-Capriolo-Paratico con finalità turistiche. Nella stazione di Paratico è poi allestita una mostra fotografica - visitabile durante la stagione di servizio del «Trenoblu» - che ripercorre un po’ la storia di quei binari, la quale inevitabilmente s’intreccia con l’ingegnoso sistema di trasporto «acqua-ferro» (informazioni www.ferrovieturistiche.it). Non a caso, è stato proprio quel servizio «ferrovia + navigazione», collegato alla produzione delle acciaierie di Lovere, a «salvare» la linea che corre all’interno del parco dell’Oglio, etichettata come «ramo secco» sul finire degli anni Sessanta. Già, perché nel giugno del 1966 le Ferrovie dello Stato soppressero il servizio passeggeri, mantenendo però attiva la tratta per il solo traffico merci in regime di tradotta. Dal 1994 al 1999, poi, il merci si è alternato al servizio festivo-estivo, con finalità turistiche, garantito con vecchie littorine a trazione diesel.
L’imbarcadero di Rivatica
Oggi sull’imbarcadero di Rivatica è calato il sipario, decretando l’archiviazione di un gran pezzo di storia dei trasporti sul Sebino. L’area, ceduta dopo un lungo iter burocratico dalle Ferrovie al Comune di Paratico, ospita il costruendo parco urbano, progettato nell’ottica di un rilancio turistico ed ambientale dell’intera zona a lago. I fasci di binari (ad eccezione del primo che lambisce il lago) sono stati interrati, smantellato il passaggio a livello sulla provinciale che da Paratico conduce a Sarnico, smontata la pesa in darsena e tutte le strutture a terra utilizzate per le manovre di carico-scarico dei vagoni ed il loro instradamento sulla linea. Destinate alla demolizione poi le chiatte in ferro mentre per i due pontili mobili si prospetta il recupero, quale ultima testimonianza di un’epoca dei trasporti e di un servizio che ha permesso lo sviluppo commerciale del basso lago tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. In realtà quei vecchi ed arrugginiti pontili in ferro possono essere ritenuti reperti di archeologia industriale. «Tagliate» quindi le rotaie che dalla stazione di Paratico/Sarnico conducevano alla darsena, è stato di fatto cancellato lo sbocco a lago di questa ferrovia costruita tra il 1875 e il ’76 proprio per trasportare le merci dal bacino sebino alle fabbriche palazzolesi e alla pianura bresciana e bergamasca.
Integrazione lago-ferrovia
Ma come funzionava quel sistema integrato «lago-ferrovia»? Prendiamo l’esempio di anni fa delle acciaierie di Lovere in cui entrava rottame ed uscivano assali e sale ferroviarie, destinate al mercato di mezza Europa. Le merci venivano caricate con carri ponti e gru su vagoni poi imbarcati, attraverso pontili mobili (in movimento proprio per «vincere» i diversi livelli del lago durante tutto l’anno), su chiatte in ferro lunghe fino a 50 metri su cui, al centro, erano saldate le rotaie. Le chiatte, a gruppi di quattro, sei, otto, venivano ancorate fra loro dopo essere state caricate mentre al centro si posizionava un rimorchiatore (alimentato a nafta... storici l’«Adamello» e il «Trento») che le trascinava dall’alto lago sino alla darsena di Paratico. Un viaggio di oltre tre ore prima di raggiungere l’imbarcadero di Rivatica dove, grazie ad un lavoro di ancoraggio e manovra delle chiatte, una ad una, effettuato con la sola forza delle braccia, di alcuni argani elettrici e soprattutto dell’esperienza di quei marinai-ferrovieri, i vagoni - sempre attraverso un pontile mobile - venivano instradati sulla Palazzolo-Paratico. A trascinarli dalle chiatte alla terraferma ci pensava, con mille manovre rese possibili attraverso scambi e fasci di binari, un locomotore diesel (in passato una vaporiera). In realtà tra il locomotore e i vagoni merci da scaricare o caricare venivano frapposti i «carri scudo», per evitare che il locomotore pesasse sul pontile mobile e soprattutto per vincere i dislivelli fra il lago e il piano ferroviario. Stesse manovre, al contrario, per il lungo viaggio di ritorno, verso Lovere.
Con questo sistema, soprattutto nella prima metà del Novecento, sono stati trasportati sul Sebino non solo prodotti della siderurgia ma anche legname, collettame e soprattutto pietra calcarea estratta dalle cave di Costa Volpino, Lovere, Tavernola Bergamasca e Pilzone destinate al cementificio di Palazzolo. Non a caso, fu proprio l’Officina delle calci e dei cementi a sollecitare, fin dalla metà dell’Ottocento, la costruzione della ferrovia Palazzolo-Paratico per garantirsi un approvvigionamento di materia prima più celere e quantitativamente superiore.
Il sistema di trasporti sul Sebino
Ma la storia del servizio «ferrovia + navigazione» non è altro che un tassello del più articolato sistema di trasporti sul Sebino, iniziato a svilupparsi già nel 1840 con l’apertura dei primi opifici sulle sponde lacustri. Le prime quattro chiatte (in realtà erano pontoni in ferro) per il trasporto dei carri merci risalgono al 1906: di proprietà della Società Anonima Giovanni Andrea Gregoriani (che a Lovere aveva impiantato una fabbrica di ruote ed assali ferroviaria e tranviari) erano lunghe 35 metri e larghe 6,5 metri e potevano trasportare sino a quattro vagoni ciascuna. Per il loro traino la società bergamasca aveva firmato un accordo con la Società di Navigazione. Ed è proprio di quei mesi l’installazione di due pontili nella darsena di Lovere ed a Paratico, quest’ultimo collegato alla ferrovia. Inizia qui l’avventura del sistema combinato «ferrovia-navigazione» che assume grande importanza fino alla seconda guerra mondiale, tanto che nel 1915 la Snft (che gestisce la ferrovia Brescia-Iseo-Edolo) costruisce un pontile a Pisogne ed inizia, con chiatte in legno, il servizio merci che collega gli stabilimenti di Lovere, Castro e Riva di Solto con la strada ferrata.
A cavallo degli anni Venti sono una quindicina le chiatte che entrano in servizio (capaci di trasportare da due a cinque carri ferroviari), lunghe fino a 48 metri e si moltiplicano anche i rimorchiatori. Il boom si registra con l’arrivo nel 1930 dell’Ilva, colosso della siderurgia, che già nel 1952 rappresenta da sola l’85% del traffico merci sul lago d’Iseo. Il servizio «ferro-acqua» prosegue poi, tra alti e bassi, fino al 1996, ma la pietra tombale viene posata nel 1999.
Marco Bonari

STORICHE «ARTERIE»  
LA FERROVIA
La Palazzolo-Paratico è stata inaugurata il 31 agosto 1876. Lunga circa dieci chilometri, è stata costruita per trasportare le merci dal basso Sebino alle fabbriche di Palazzolo e poi, grazie alla linea Brescia-Rovato-Palazzolo-Bergamo-Lecco, in altre zone del Nord Italia. Il servizio passeggeri è stato soppresso nel giugno del 1966; negli anni Settanta demolita la stazione di Capriolo; nel 1986 sostituito l’armamento (traversine e rotaie) dell’intera linea e sistemati i ponti sulla roggia Fusia; nel 1994 - dopo alcune esperienze iniziate nel 1991 - parte il servizio passeggeri festivo-estivo a scopi turistici con l’associazione Fbs; negli anni Novanta sistemazione ed elettrificazione dei principali passaggi a livello, nel 1999 soppresso il servizio merci in regime di tradotta; negli anni Duemila cessione al Comune di Paratico dell’imbarcadero di Rivatica e di aree della stazione di Paratico/Sarnico; nel 2006 sistemazione dell’armamento lungo i primi 5 chilometri della tratta per i treni turistici.
LA ROGGIA
La Fusia è stata scavata nel XIV° secolo non solo per scopi irrigui quanto per facilitare i trasporti tra il basso lago e i paesi della pianura, a partire da Palazzolo fino a Chiari e Rovato. La Fusia corre parallela all’Oglio fino a Palazzolo ed alla ferrovia e per secoli ha rappresentato uno delle principali arterie di comunicazione e di trasporto delle merci.


Barconi sulla Fusia per trasportare calcare dal lago al cementificio di Palazzolo 
PALAZZOLO Prima della costruzione della strada ferrata Palazzolo-Paratico nel 1876 e del sistema di trasporto combinato «ferrovia + navigazione» con le chiatte dei primi del Novecento, i trasporti tra il lago e le pianura, con particolare riferimento alle fabbriche palazzolesi, sono garantiti dai barconi in navigazione sulla roggia Fusia.
Si tratta di grosse «zattere» in legno che salgono e scendono lungo questo canale artificiale - scavato nel XIV° secolo - grazie a colpi di remi e talvolta alla forza di buoi che trainano i natanti camminando lungo le sponde. La Fusia - i cui lavori di scavo iniziano nel 1347 grazie all’interessamento del conte Oldofredi di Iseo ed alla concessione di molte terre da parte della famiglia nobile Lantieri de Paratico - nasce dall’Oglio, alla periferia di Paratico (a sud, oggi, del ponte che porta in terra orobica e della foresta dei tassodi), di fronte alla località Fosio di Sarnico. Per secoli questo canale, coi suoi barconi, garantisce il trasporto delle merci dal Sebino a Palazzolo, fino al rione delle Calci, da dove proviene la maggior parte dei barcaioli.
Ma la Fusia assume particolare importanza a metà Ottocento: nel 1854 infatti la società francese Lamarque et Lutreck, incaricata di costruire il viadotto ferroviario sull’Oglio (inaugurato poi nel 1857), impianta nelle vicinanze del cantiere e della Fusia alcune fornaci a fuoco continuo in grado di fornire tutta la calce necessaria all’opera; l’attività viene presto ceduta alla società bergamasca «Calci e cementi».
La materia prima viene estratta da cave di pietra calcarea sul Sebino e trasportata a Palazzolo con barconi proprio lungo la Fusia, almeno sino al 1876, anno d’entrata in esercizio della ferrovia che sale a Paratico.
Prima del 1880 quindi l’officina delle calci e dei cementi di Palazzolo archivia il trasporto via Fusia optando per la ferrovia che, grazie ad un raccordo nei pressi della stazione palazzolese, garantisce l’ingresso diretto allo stabilimento. In sostanza la materia prima viene ancora trasportata con barconi sino alla darsena di Rivatica dove, grazie ad alcune rampe in pietra (ancor oggi visibili) il materiale viene scaricato dai natanti e stoccato su vagoni ferroviari.
Poi si passa all’utilizzo dei carri direttamente sulle chiatte. Ma nel 1932 l’Italcementi abbandona anche il trasporto su rotaia, affidandosi alle teleferiche Paratico (località Tengattini)-Capriolo e Capriolo-Palazzolo, con una portata di quattro tonnellate all’ora.m. bon.

Il Brescia 21/03/2009
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Giornale di Brescia 17 marzo 2009


LA CITTÀ CHE CAMBIA 
Metrò, i binari entrano in stazione
Procedono i lavori nelle stazioni della metropolitana e mentre si vanno definendo gli spazi di accesso e di servizio ai convogli, in superficie le aree interessate dai lavori vengono reinterrate, lasciando spazio a quelle che saranno le opere complementari di qualificazioni ad oggi ancora da decidersi.
Intanto lungo il tunnel costruito a trincea si stanno realizzando le impermeabilizzazioni e le tamponature laterali che concluderanno le fasi di opere murarie dell’imponente intervento. Nella tratta che dalla Poliambulanza arriva a Deposito si sono già posati i binari ed è quindi stata completata la massicciata ferroviaria. Il tutto in attesa dell’arrivo dei primi treni, previsto per giugno, che avvieranno la fase di collaudo dinamico.


Le stazioni realizzate attendono solo i binari
Sono in fase avanzata i lavori all’interno delle singole fermate A Sant’Eufemia posate le strade ferrate in attesa del collaudo treni 
Un rumore sordo accoglie il visitatore. La sensazione, camminando lungo la massicciata a lato del marciapiede della stazione ormai definita, è quella data dall’approssimarsi di un convoglio. Tra un dejavu con l’impianto milanese (quello a noi più vicino...) e la ventata di novità nel vedere la stazione quasi ultimata, ti soccorrono i tecnici, spiegando che il rumore è creato in realtà da un cassero «autovibrante» in azione. La suggestione però resta forte. Sostenuta per l’appunto, dal vedere come, o quanto, sia già avanzato lo stato di costruzione della stazione sotto piazzale Kossuth.
In superficie scavi già chiusi
Già, sotto, dato che in superficie le opere sono talmente avanzate che in settimana si dovrebbe giungere all’interramento di tutta la struttura. Resteranno come testimoni i soli corpi dei lucernari. Prese d’aria e di luce a testimonianza di un mondo sotterraneo. Di un percorso ipogeo tracciato dalla volontà degli uomini e dalla tecnologia.
Come accaduto in altri tratti (come davanti all’area delle piscine, per esempio) del passaggio della metropolitana non resteranno tracce, nemmeno nell’asfalto. Qui saranno le tante vituperate «opere complementari» del metrò ad agire sulla trasformazione urbanistica del quartiere. Il destino a cui accenna l’Amministrazione descrive uno spazio verde a cui farebbe da fronte l’edificazione di un immobile. Tutte linee e profili tracciati sul piano delle idee, a cui a breve dovrebbero seguire delle linee progettuali generali di interpretazione. «Delle linee guida che definiscano il volere dell’Amministrazione tenendo conto delle trasformazioni sociali e non solo urbanistiche indotte dall’avvio del servizio di trasporto pubblico del metrò», come sostiene l’assessore in Loggia, Mario Labolani.
Passeggiando lungo il percorso
Ma intanto lascia perplesso percorrere il lungo tratto di tunnel che dal piazzale conduce a metà di via Triumplina, dietro il cimitero. Una linea diretta nella profondità della terra per un tracciato che ripercorso in superficie si snoda per vari meandri a dimostrare l’immediatezza del metrò. Un nuovo modo di percorrere la città, di abbattere le distanze e avvicinare i quartieri. In pochi minuti, a piedi, arrivi dove con l’auto ci metti almeno un quarto d’ora. La mente viaggia veloce e i confini come le distanze cambiano. Intanto leggi il progredire degli interventi. Dell’agire dei tecnici e delle macchine.
Nella tratta in galleria scavata a trincea si sta impermeabilizzando tutta la struttura creando nuove finiture sulle pareti. «La costruzione è stata avviata per fasi. Prima le ruspe hanno scavato le trincee laterali in cui, una volta armato con l’acciaio si è gettato il cemento, quindi abbiamo posato le armature per i solettoni di copertura del tunnel. Allora le ruspe hanno svuotato il camerone che si è creato e così per centinaia di metri e chilometri, alla fine» come spiega l’ing. Luca Marcucci di Brescia Mobilità.
Sullo sfondo restano i lavori, imponenti, che lasciano ultimato un tunnel che si snoda completo dalla Trimplina all’ospedale, dove la talpa scaverà l’ultimo segmento di collegamento prima della sua estrazione. «Un lavoro imminente, ormai» spiegano i tecnici di Astaldi, capofila dell’Ati che si è aggiudicata i lavori.
Barriere contro le infiltrazioni
Intanto sulle pareti interne vengono posati i manti di impermeabilizzazione: guaine plastiche e di catrame su cui vengono poi gettati muri di cemento che il quasi nostro «cassero autovibrante» compone a finitura del tunnel. Il famoso rombo del treno diventa un vibrare che assesta gli amalgami, consolida gli inerti e toglie le gassificazioni. «Lo faremo per tutto il percorso sino all’ospedale, poi il tunnel sarà finito e le betoniere non dovranno più entrare nella galleria. Allora poseremo i binari con la rotaia centrale elettrificata che alimenterà i convogli del metrò» spiega Marcucci.
La stazione si mostra intanto nella sua imponenza: a sette, otto metri nel sottosuolo evidenzia le ampie scale di accesso con la rampa per far scorrere le biciclette dei futuri viaggiatori. Mancano i rivestimenti, ma le geometrie e le architetture sono già definite, palpabili e apprezzabili. Mancano gli impianti, ma all’occhio allenato non sfugge come nell’arco di poco, molti chilometri di cavi governeranno la linfa vitale che animerà i motori elettrici e gli inverter di servizio. Questione di poco. E a ripensarci, viene da chiedersi, chi l’avrebbe mai detto...
Cecilia Bertolazzi
Roberto Manieri



Dal sottosuolo l’affresco del futuro cittadino 
Per dare uno sguardo al futuro di Brescia, bisogna scendere sotto terra. Dove una volta si scavava per trovare i resti della città antica, adesso si cercano le forme del metrò ed il corpo delle stazioni che dal 2013 accoglieranno i passeggeri bresciani. Dal viaggio sotterraneo in piazzale Kossuth e via Cefalonia si torna con un affresco di futuro in mente. Ed è una visione che intriga e stupisce.
Piazzale Kossuth è uno scrigno. Nell’area sono evidenti i segni del cantiere: le attrezzature, la rifinitura dell’impermeabilizzazione, le baracche bianche che ospitano la regia dei lavori. Il piazzale, comunque, è pronto per essere consegnato al Comune perché abbiano inizio le opere complementari per la stazione. Strade di accesso, parcheggi a raso e in struttura, fondamentali per attrarre il maggior numero di passeggeri.
Quando si scende dalla rampa che conduce sette metri sotto terra, sembra di entrare in un altro mondo. La stazione è talmente definita nella sua struttura di base che quando poggiamo i piedi sulla banchina di attesa, sembra di sentire il rumore di un treno in avvicinamento. Come se fossimo a Milano o in qualsiasi altra città metropolitana, ci allontaniamo istintivamente dal limite di una striscia gialla che ancora non c’è. Niente paura: è solo il riverbero del suono dei lavori effettuati più a nord in trincea. Oltre alle rotaie, alla stazione mancano gli impianti e gli allestimenti. Proprio sul suo look definitivo si sta giocando una partita importante, i pannelli modulari che la ricopriranno, saranno infatti gli stessi per ogni fermata. Il colore e lo stile delle stazioni, costituirà dunque, il marchio definitivo del metrobus. Per questo Brescia Mobilità sta prendendosi tutto il tempo necessario per completare lo studio: «È quasi più difficile che scavare sotto terra» commenta qualcuno. Se piazzale Kossuth stupisce, via Cefalonia impressiona.
Dal livello della sede stradale si vede la rampa di scale che scende di circa 20 metri prima di raggiungere l’atrio di smistamento dei passeggeri. Da qui due ascensori o due scale mobili porteranno alle banchine a seconda della direzione scelta. Il cantiere è in fermento, una ventina di operai vi lavora a tempo pieno per completare la struttura che avrà l’aspetto di un open space. Dalla banchina di attesa, infatti, si guarderà in alto fino all’ingresso della stazione, l’occhio si perde nei 20 metri di altezza in cui mancano ancora le pareti laterali e la copertura. «Forse Brescia non è abbastanza orgogliosa dell’opera che sta realizzando» commenta uno dei tecnici. Toccando con mano lo sforzo realizzativo del metrobus forse bisogna dargli ragione. Anche se, quando gli scavi ed i cantieri lasceranno il posto alle stazioni e ai treni, sarà difficile rimanere indifferenti.
Emanuele Galesi



Deposito, cittadella da 80mila mq  
Il «cervello» del sistema metrò si trova in prossimità di via Buffalora
Forse è per il sole che illumina ogni dettaglio e per il vento che allarga l’orizzonte, ma il deposito del metrobus che si vede dalla stazione capolinea di S. Eufemia appare come un’area sconfinata. E in effetti lo è. Collocato in prossimità di via Buffalora, su una superficie di 80mila metri quadri, l’intero corpo del deposito è un nuovo quartiere che sta nascendo a Brescia.
Una cittadella di 10 edifici e capannoni collegati da un corpo centrale di 15 metri di altezza: qui c’è il «cervello» che gestisce e governa tutto il sistema. Camminando sul viadotto che attraversa San Polo e Buffalora si giunge fino alla stazione che chiude il percorso della metro. Sotto i nostri piedi le rotaie sono già posate, un treno giallo della manutenzione scorre sui binari mentre il macchinario che trasporta distribuisce e stabilizza i «massi» che sostengono i binari. Metro dopo metro avanza anche la terza rotaia, quella che conduce la corrente elettrica necessaria per il funzionamento del metro. Il viadotto è l’unica parte del percorso in cui i treni possono già viaggiare. A breve è da qui che partiranno i test. Dalla stazione, rialzata di circa 6 metri dalla strada, c’è solo la struttura in acciaio che attende di essere completata dalle coperture laterali e dal tetto che coprirà banchina e binari. Lo spazio di attesa qui è al centro con le rotaie che scorrono ai lati. La scala centrale e l’ascensore che porteranno in basso conducono nel pieno della zona artigianale di via Buffalora. Questa stazione non è pensata come accesso ad un quartiere specifico, ma servirà come area di interscambio.
Qui si arriva in auto per prendere il treno e arrivare in città. Nelle previsioni dovrebbe sorgere un parcheggio scambiatore da 1.200 posti. Dopo la stazione, il viadotto si ricollega a terra e i binari compiono un’ampia curva prima di raggiungere il deposito vero e proprio. In linea di massima sarà possibile prevedere il prolungamento della linea verso Est nel territorio di Rezzato, l’uscita del metrobus dal territorio bresciano è però solo un’ipotesi.
Costituita da un corpo centrale alto 15 metri collegato ad altri 9 edifici e capannoni il deposito grigio e verde è una presenza imponente con la sua cupola da dove verrà diretto il treno. Nei 4 piani della zona uffici si vedono già i neon al soffitto, i lavori sono molto avanti. Dall’edificio centrale si raggiunge l’officina. Qui mancano operai e attrezzature, ma il macchinario che solleva i treni per la riparazione e le buche nelle quali si scende per lavorare le vetture sono pronte all’uso. Accanto c’è il capannone dedicato alla pulizia e alla sistemazione dei treni a fine corsa. Procedendo si entra nell’area di rimessaggio, il luogo cioè dove confluiscono e da dove partono i treni, 18 nel complesso. C’è anche la vettura ad ecodiesel che servirà a recuperare i mezzi bloccati per guasti sulla linea. A giugno dovrebbe arrivare il primo treno lungo 39 metri, le casse sono state fatte a Reggio Calabria, mentre l’allestimento sta avvenendo a Napoli. Da lì partirà probabilmente in tre viaggi separati, uno cioè per carrozza. Poi una volta a Brescia sarà tempo per i primi test. egg


BRESCIA-ISEO-EDOLO Consegnati i due nuovi treni PESA ATR 220


Foto Carlo Bonari - Link all'album

Foto Carlo Bonari - Link all'album
Giornale di Brescia, 12 marzo 2009
Trasporti Nuovi treni sulla Brescia-Edolo 
Dalla Polonia a Iseo ecco i «fratellini rossi»
Sono costati a Provincia e Regione otto milioni di euro Lunghi 55 metri, entreranno in funzione a partire da aprile

 
Uno dei due Atr220 acquistati dalle Ferrovienord
«parcheggiato» alla stazione di Iseo (foto Eden / Strada)


ISEO Sono le undici di un mattino caldo, lucido e azzurro quando Alberto Cavalli, presidente della Provincia di Brescia, appiccica con sicurezza l’adesivone con lo stemma dell’ente da lui presieduto sulla carrozza rossa nuova di pacca di uno dei due Atr220, sui binari della stazione di Iseo. Fabbricati in Polonia, i due mezzi sono stati comprati dalle Ferrovienord per conto della Regione Lombardia e della Provincia di Brescia, che hanno finanziato rispettivamente con 3 e 5 milioni l’acquisto delle due vetture. Entreranno in funzione ad aprile, al termine dei collaudi, delle ispezioni e dell’addestramento del personale.
«L’obiettivo - recita il comunicato della Provincia - è quello di estendere i servizi sulla linea S21 Brescia-Iseo-Edolo, al fine di completare il nuovo programma di esercizio introdotto il 15 giugno dell’anno scorso in forma ridotta, con una limitazione di alcune corse a Darfo proprio per la mancanza dei treni».
Basta autobus per raggiungere Breno
In sostanza, l’arrivo dei due nuovi «fratellini rossi» consentirà di fare arrivare fino a Breno tutti i treni da Brescia che fino ad ora si fermavano a Darfo; l’utente non dovrà quindi più utilizzare gli autobus sostitutivi. In più, adesso sarà possibile «rimpinguare» il pacchetto-corse del sabato, in base alle necessità e quindi alle richieste degli utenti.
Utenti che, stando alle cifre fornite da Ferrovienord, sembrano essere in aumento: dall’introduzione del nuovo orario integrato treni-bus (datato, come si diceva, 15 giugno 2008) l’utenza non sistematica (vale a dire i «non pendolari») è cresciuta del 17%, mentre gli abbonati sono saliti del 5 % rispetto all’anno precedente.
In arrivo altre otto locomotrici
Numeri incoraggianti, che giustificano i nuovi investimenti. Che peraltro non saranno gli ultimi: ai due Atr220 presentati ieri si aggiungeranno entro un paio di anni altri otto treni, che dovrebbero costare attorno ai venticinque milioni di euro, mentre - fanno sapere da Ferrovienord - si sono conclusi i lavori di rimessa a nuovo di altri dieci convogli, attualmente già in servizio.
«Grazie alla sinergia fra Provincia, Regione e Ferrovienord - spiega Giuseppe Biesuz, direttore generale del gruppo Fnm - è stato possibile portare avanti una strategia ben definita per la valorizzazione di questa linea ferroviaria. Questo programma di intenso rinnovamento del parco rotabili segue l’investimento di cento milioni per la messa in sicurezza della linea e ha lo scopo di valorizzare la ferrovia non soltanto per l’uso dei pendolari, ma anche per attrarre più turisti sul territorio circostante».
Non nasconde la propria soddisfazione nemmeno Alberto Cavalli, secondo il quale l’ammodernamento del servizio ferroviario sulla tratta Brescia-Iseo-Edolo non era più prorogabile: «Questi investimenti sono necessari: confidiamo che il miglioramento dei servizi porti sempre più persone a preferire il treno alla macchina. Il nostro slogan è: meno auto, più gente sui treni».
Tre carrozze e 154 posti a sedere
Ma come sono questi «fratellini rossi» che ringiovaniranno la «rosa» delle Ferrovienord? Ecco allora un po’ di dati per imparare a conoscerli. Prodotti dalla Pesa, un’azienda polacca specializzata, sono lunghi 55 metri e hanno una capacità di 154 posti a sedere; tre carrozze ciascuno, montano motori diesel tedeschi a trazione idraulica e a basso inquinamento (ambientale e acustico); dispongono di accessi facilitati per portatori di handicap. Le due locomotrici sono poi dotate di telecamere di videosorveglianza e aria condizionata. E non mancano nemmeno i posti-bici.

Carlos Passerini


L’assessore Prignachi e il ramo ovest 
ISEO «Questo sarà il ramo ovest del sistema metropolitano provinciale»: così parla Valerio Prignachi, assessore al Trasporto pubblico della provincia di Brescia. «Non abbiamo mai nascosto - prosegue - che il nostro obiettivo è quello di creare un grande sistema di trasporti che coinvolga tutto il territorio provinciale, coordinato ed efficiente, che consenta agli utenti di raggiungere qualunque località agevolmente e in breve tempo. Un po’ come succede in tutte le grandi città europee, dove i cittadini hanno la possibilità di muoversi attraverso il territorio esterno al centro urbano grazie all’utilizzo di mezzi pubblici. Ecco, noi crediamo fortemente a questo progetto, come dimostra anche l’impegno che stiamo mettendo nella riqualificazione del sistema ferroviario della linea Brescia-Iseo-Edolo».
Sul volto di Prignachi appare un sorriso grande così, quando parla dei due treni appeni arrivati: «Siamo molto orgogliosi di questi due... nuovi acquisti. Perché se da una parte ci consentono di fare un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda appunto il progetto della metropolitana provinciale nel suo insieme, dall’altra ci aiuteranno a... fare un passo in avanti verso la Valle, grazie all’allungamento della tratta fino a Breno. Per gli abitanti di quelle zone, ma anche per i turisti in vacanza in Valcamonica, sarà ora molto più facile muoversi».
Conclude l’assessore provinciale: «Vorrei poi sottolineare un aspetto: questi nuovi treni sono studiati per agevolare il più possibile la salita e la discesa dei portatori di handicap dal mezzo. Abbiamo insistito molto su questo punto: non possiamo che essere soddisfatti».c.p. 

Da giugno la carrozza dei sapori 
ISEO Si chiamerà «Treno dei sapori» e avrà una missione ben precisa: avvicinare i turisti alla Valcamonica, alla Franciacorta e al lago d’Iseo attraverso i sapori più tipici della gastronomia bresciana.
Il mezzo entrerà in servizio nel prossimo giugno, inizialmente nei giorni di sabato e domenica. La carrozza è stata realizzata in collaborazione tra la Provincia di Brescia (che ha contribuito a sviluppare il progetto) e le Ferrovienord (che cureranno l’allestimento e l’esercizio), che si avvarranno della grande esperienza degli istituti alberghieri di Darfo e Pontedilegno. I posti disponibili per ogni viaggio saranno quaranta.
«Si prevede - spiegano i responsabili del progetto - di mettere la carrozza in composizione ai treni regio-express del sabato e della domenica, negli orari più vicini al pranzo e alla cena, per promuovere a bordo il consumo dei piatti tipici della cucina bresciana. Il tutto sarà completato dall’offerta di viaggio attraverso una delle linee più belle di tutta la Lombardia, ricca di storia, di bellezze naturali e patrimoni culturali unici. La carrozza sarà allestita con un bancone bar, una cucina per la preparazione dei piatti, avrà tavoli e posti a sedere panoramici. Inoltre ci sarà un apposito angolo dotato di schermi video, sui quali verranno proiettati filmati sulle aree attraversate dal treno durante il viaggio».
L’ispirazione, per così dire, arriva dal treno Tirano-St Moritz delle Ferrovie Retiche, che svolge questa attività già da qualche tempo. L’investimento ammonta a 140mila euro e coinvolgerà i consorzi della Valcamonica, oltre a diverse altre associazioni del territorio.c. pass. 



Giornale di Brescia 10 marzo 2009

Riaprono i cantieri Vittoria e San Faustino
Da ieri sono ripresi i lavori che Astaldi ha bloccato in novembre Labolani: «Clima più sereno anche dopo le decisioni del Cipe»
Il 16 febbraio l’arrivo della «talpa» a destinazione, alla stazione Ospedale. Venerdì scorso la comunicazione ufficiale dello stanziamento di 80 milioni di euro da parte del Cipe. E ieri la ripresa dei lavori nei due cantieri del centro storico, quelli per la costruzione delle stazioni San Faustino e Vittoria, fermi da circa quattro mesi. Si rincorrono le buone notizie sulla metropolitana leggera automatica di Brescia. Così, dopo un periodo non facile a causa dei problemi sorti tra Brescia Mobilità e Astaldi - l’impresa di Ati Metrobus che in novembre ha sospeso i lavori nei due cantieri, motivandola con l’assenza di alcune autorizzazioni e contemporaneamente chiedendo adeguamenti contrattuali a causa di extracosti per 366 milioni di euro - il 31 dicembre 2012, la data prevista per la consegna dell’opera, sembra più vicino.
Ottanta milioni e un clima più sereno
Che cosa è accaduto nel frattempo? Se Brescia Mobilità si limita a esprimere tramite un comunicato «soddisfazione, confidando che con i necessari impegni organizzativi l’Ati mantenga il crono-programma a suo tempo definito», Astaldi - per bocca del suo direttore a Brescia, Massimo Lodico - riferisce di «uno scambio di corrispondenza con il committente» a seguito del quale si è deciso di «non aggravare la situazione». Insomma non sarebbe intervenuto alcun ulteriore accordo formale tra le parti. Dal canto suo, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Mario Labolani, parla di «un clima che ultimamente si è rasserenato, anche grazie all’ottima conduzione della trattativa a Roma da parte del sindaco Adriano Paroli e dell’on. Stefano Saglia». Come dire che gli 80 milioni di euro stanziati dal Comitato interministeriale di programmazione economica - intesi come segnale concreto di attenzione governativa nei confronti di Brescia e della sua metropolitana - possono aver contribuito a ben disporre Astaldi, convincendo l’impresa a lasciare per ora da parte le difficoltà sollevate.
I lavori riprendono ma i nodi restano
Va infatti detto che la ripresa dei lavori nei cantieri delle stazioni San Faustino e Vittoria - coincisa con operazioni di pulizia e riorganizzazione - non elimina tutti i problemi. Così, da un lato Labolani spiega che «la questione degli extracosti sarà affrontata a tempo debito»; e, dall’altro, l’ingegner Lodico avverte che la «risoluzione del contenzioso» al riguardo è soltanto rimandata, così come «resta aperto il discorso delle autorizzazioni; e qualcosa succederà». Di conseguenza quella che per l’assessore è una constatazione - la rinnovata serenità del clima - è, nelle parole del rappresentante di Astaldi, «un auspicio».
Dai sindacati un respiro di sollievo
Tirano intanto un respiro di sollievo i sindacati dei lavoratori del metrobus - in tutto 500 persone circa -, che nei mesi scorsi hanno tenuto alto il livello di attenzione sulla vicenda, arrivando a sollecitare un apposito «tavolo» con Comune e Brescia Mobilità, istituito il 19 gennaio. «È una buona notizia rispetto alla quale c’era molta attesa - commenta Antonio Lazzaroni, segretario della Filca Cisl - perché è vero che, nonostante le difficoltà, i lavoratori del metrobus hanno sempre lavorato; ma anche che il rischio di uno stop complessivo c’era. Ora il lavoro continua in una condizione di normalità. Il che di questi tempi non è poco».
Francesca Sandrini


Quasi quattro mesi di stop 

Tutto comincia in novembre: prima tocca al cantiere San Faustino, poi al Vittoria. Chiusi. La decisione è di Astaldi, una delle imprese di Ati Metrobus. Quanto al motivo, Brescia Mobilità parla di «difficoltà di gestione nei rapporti con l’Ati sotto il profilo contrattuale», precisando subito che «questo non comporta alcun ritardo». Dall’impresa arrivano invece voci su mancate autorizzazioni da parte ministeriale e della Soprintendenza ai beni architettonici. Una tesi smentita dalla controparte, che la smonterà punto per punto in dicembre, con un’articolata presa di posizione nella quale richiamerà l’Ati al rispetto degli obblighi contrattuali e della città. Intanto emerge - e arriva anche in Consiglio comunale - il problema degli extracosti: oltre 300 milioni di euro, esibiti da Astaldi e definiti dal sindaco Paroli «strabilianti». Ma non è tutto. Proprio a fronte dei cantieri fermi, il Governo blocca il pagamento dello stato di avanzamento dei lavori per un totale di 18 milioni. I sindacati temono uno stop totale. In gennaio viene istituito un tavolo formato da organizzazioni sindacali, Comune e Brescia Mobilità. 



Quei «nodi» che restano da sciogliere 

Non tutti i problemi sono finiti con la ripresa dei lavori nei due cantieri del centro storico. Ci sono gli extracosti: 366 milioni di euro. E, secondo Astaldi, ci sono autorizzazioni che mancano. Ma Brescia Mobilità non ci sta. Se la prima questione - fa sapere l’Amministrazione comunale che comunque ribadisce una linea di prudente fermezza - sarà affrontata al momento opportuno, sulle autorizzazioni la società controllata dal Comune è già stata chiarissima nei mesi scorsi. Per cominciare, San Faustino attenderebbe soltanto un via libera della Soprintendenza sulle modalità di valorizzazione del ponte ottocentesco situato al primo livello della stazione, e «l’esecuzione della progettazione è compito dell’Ati stessa». Quanto alle autorizzazioni ministeriali per entrambe le stazioni, la precisazione riguarda il fatto che le varianti «si sono rese necessarie per errori di progettazione a carico dell’Ati stessa». Infine, l’assenso della Commissione Sicurezza «attiene a tutta la linea, non solo alle due stazioni, e potrà essere rilasciato solamente quando tutti gli elementi dell’intero progetto saranno perfezionati». 



Avanzamento dei lavori: opere al 60%  
È la fotografia scattata da Brescia Mobilità meno di una settimana fa

Sessanta per cento. A questa percentuale sono giunti i lavori della metropolitana leggera così come dichiarato dal sito www.metro.bs.it, vero e proprio «diario di bordo» della talpa, aggiornato a meno di una settimana fa. Se dunque, a livello generale, i lavori si sono lasciati alle spalle il fatidico giro di boa del 50%, ciascuna delle 17 stazioni - da Prealpino a Deposito - viaggia ad una velocità di avanzamento diversa. Vediamo quale.
La stazione che «viaggia di più» è quella Deposito trovandosi all’87% di lavori compiuti. La segue, anche se decisamente staccata, stazione Mompiano, oltre la metà dell’opera di sette punti percentuali. All’interno della stazione, spiegano i tecnici, sono state completate le impermeabilizzazioni delle solette e sono in corso i reinterri in superficie. È stata inoltre completata l’esecuzione delle murature che delimitano tutti i vari locali tecnici, presupposto alla posa degli impianti. In piazzale Kossuth è stato riaperto alla circolazione l’incrocio di via Boccacci. Ad essere oltre la metà dei lavori anche Stazione Volta (56%), Europa (55%), Poliambulanza (53%), Marconi, Lamarmora (entrambe al 52%). Non sono invece ancora a metà dell’opera le stazioni Prealpino (47%), Casazza (45%), S. Eufemia-Buffalora (44%), San Polo Parco (43%), Sanpolino (42%), FS (41%) e questo per una serie di problematiche tecniche anche legate alla necessità di permettere il passaggio dei convogli di servizio per lo scarico del terriccio scavato dalla talpa.
Sono invece ben più indietro le realizzazioni che riguardano le stazioni Vittoria (26%), i cui lavori sono ripresi proprio ieri, San Polo Cimabue (24%), Ospedale (18%) e, a chiudere, San Faustino (12%).
Ricordiamo che il percorso della metropolitana, in tutto poco più di 13 chilometri, si snoda per una parte in trincea - stazioni di Prealpino, Casazza, Mompiano, Europa e San Polo Cimabue-; in galleria - stazioni di Ospedale, Marconi, San Faustino, Vittoria, Fs, Brescia Due, Lamarmora, Volta. Per un chilometro e 700 metri la linea sarà a raso con le stazioni di Poliambulanza e San Polo Parco, stessa distanza per la linea in viadotto con le stazioni di Sanpolino, S. Eufemia-Buffalora e Deposito.
Intanto, mentre la talpa si appresta a scavare gli ultimi trecento metri di galleria prima della sua estrazione, collegando il tunnel sotto la città alla trincea che giunge da via Triumplina. Lungo i sei chilometri ormai completati di tunnel cittadino cominceranno in questi giorni i lavori per la posa dei binari della metropolitana. Si tratta di realizzare le solette (su tre livelli) sulla quali saranno collocati i binari che guideranno le vetture. Contemporaneamente, nella tratta in superficie da San Polo, saranno create le massicciate su cui saranno posati a breve i binari sino alla volta del deposito. Il tutto per poter permettere ad aprile 2010 di poter già far viaggiare sperimentalmente le prime vetture Il primo biglietto, nelle previsioni, verrà staccato il 31 dicembre 2012.
Un viaggio sulla nuova metropolitana potrebbe essere un buon modo di festeggiare il capodanno.c. ber.


«Opere di superficie carenti di strategia»  
Nella relazione prodotta dall’assessorato ai Lavori pubblici le ragioni della bocciatura dei progetti di Brescia Mobilità

Tanto tuonò che piovve. La bufera che in queste settimane si è concentrata sul tema delle opere complementari della metropolitana (proposte da Brescia Mobilità secondo la chiave dettata dalla precedente amministrazione e poi «bocciate» dalla Loggia), ha portato l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Labolani, a produrre una relazione illustrativa delle motivazioni del perché i tre assessori competenti sulla materia (Labolani come Lavori Pubblici, Nicola Orto per la Mobilità e Traffico, Paola Vilardi all’Urbanistica) hanno di fatto portato alla bocciatura delle ipotesi progettuali. Già, ipotesi di progetto e non progetti veri e propri, che Labolani, nella lettera di accompagnamento alla relazione redatta dai tecnici e rivolta ai consiglieri comunali, indica come «carenti di inquadramento strategico e metodologico».
Una risposta alle opposizioni
Ma andiamo per ordine: dopo le istanze giunte dalle opposizioni a seguito della pubblicazione dei progetti sul nostro giornale con le tavole redatte dagli architetti Camilla Rossi e Tommaso Mettifogo per le aree di piazzale Kossuth e Viale Europa, l’amministrazione Paroli giunge con questo atto, rivolto ai consiglieri, a trattare ufficialmente e per la prima volta la materia delle opere complementari al metrò. «Ritengo necessario e opportuno che le riflessioni sullo stato dell’arte dei progetti relativi alle opere complementari del Metrobus, sia preceduta da alcune analisi sulle modalità operative» sostiene Labolani. La relazione evidenzia la complessità e l’articolazione degli argomenti urbanistici, viari ed infrastrutturali, di verde pubblico e di ripristino conservativo che l’elaborazione dei progetti di queste aree richiede. «Complessità che peraltro, non emergono completamente e compiutamente nelle elaborazioni fino ad oggi realizzate», sostiene Labolani. Da qui per la Loggia una difficile lettura «di quanto già predisposto riconducibili all’innegabile carenza di inquadramento strategico e metodologico dei progetti stessi». Secondo gli assessori «la difficoltà del lavoro consiste nell’affrontare la necessità di procedere ad una lettura dei dati e delle proposte in una prospettiva strategica di medio e lungo periodo, fondamentale in un intervento come quello del Metrobus, destinato a modificare la struttura urbanistica e funzionale della città, con importanti ricadute economiche e sociali, anch’esse non sufficientemente espresse dai progetti analizzati».
«Le commissioni colmino le lacune»
Secondo gli assessori quindi «tutte queste lacune dovranno essere colmate dalle Commissioni competenti e dal gruppo di lavoro, già costituito, di tecnici degli assessorati competenti, che dovranno lavorare in stretta sinergia e nell’assoluto rispetto dei tempi non derogabili». Chiarissime dunque le motivazioni che hanno condotto all’abbandono delle soluzioni disegnate, così come appare altrettanto chiaro come la Loggia abbia inteso determinare con un certo piglio a chi tocca il compito di progettare le opere.
Intanto nella relazione da giorni annunciata da Mario Labolani in risposta alle richieste delle opposizioni (il tutto per 18 pagine di testo) si legge come «il contenuto degli elaborati del gennaio 2009 riprende sostanzialmente lo stesso contenuto del luglio 2008, aggiungendo solo alcune nuove simulazioni tridimensionali e consiste nelle ipotesi progettuali preliminari o in studi propedeutici relativi ad opere di diversa scala ed entità: sono trattati temi e campi molto diversi che vanno dalla composizione urbanistica, alla progettazione di infrastrutture stradali e parcheggi d’interscambio, nonché progetti di verde pubblico e di arredo urbano, di piazze e luoghi di sosta, includendo inoltre proposte nella materia del restauro e del ripristino conservativo (stazioni S. Faustino e Vittoria). Il primo aspetto da evidenziare è dunque la pluridisciplinarità delle materie trattate nelle proposte presentate», scrive l’estensore delle note, l’arch. Luigi Alessandri del Comune.
La difficile lettura degli obiettivi
Proseguendo si legge come «emerge in primis una certa difficoltà a leggere i progetti e ad interpretarne obiettivi, finalità ed iter progettuale, non essendo questi accompagnati da nessuna relazione illustrativa e da nessuna analisi descrittiva d’inquadramento».
Secondo il tecnico «la quantità delle aree interessate dalle ipotesi preliminari è assai rilevante e comprende una grande mole di nuove opere pubbliche (17 siti stazione, diversi km di strade, decine di migliaia di mq di spazi pubblici aperti, ecc) e complessivamente si configura come il ridisegno trasversale di una importante parte della città: l’esito delle trasformazioni è tale da mutare l’immagine urbana e la struttura funzionale di diversi quartieri, rimettendo in gioco oltre il sistema dei trasporti pubblici e della viabilità in generale, anche il valore delle aree e degli immobili lungo il tracciato Metrobus, creando nuove necessità di sosta, nuove opportunità commerciali e tendenze indotte di delocalizzazioni insediative residenziali».
Secondo i tecnici serve dunque «che i disegni dei progetti vengano corredati dall’illustrazione delle analisi urbanistiche e dell’iter pianificatorio propedeutico all’individuazione degli obiettivi e delle strategie, al fine di trovare la coerenza delle opere pubbliche nel quadro del contesto urbano e di capire i risultati attesi dalle trasformazioni delle aree». Insomma, una serie di decisioni anche dettate da indirizzi amministrativi. Quelli appunto in capo alla «nuova» amministrazione. Alla fine tutto torna al bandolo.
Roberto Manieri


Giornale di Brescia 9 marzo 2009
Una società per gestire i treni lombardi  
Per un reale miglioramento del servizio pubblico ecco la proposta che impegna Ferrovie ed Enti locali

Una società per gestire, con occhio attento alle esigenze locali, i treni in Lombardia, e risorse per finanziare il quadruplicamento della linea ferroviaria da Treviglio a Brescia: si avvia su questo binario la prospettiva di un reale miglioramento del trasporto pubblico «su ferro». Le due novità di questi giorni, che impegnano da un lato la Regione, le Ferrovie Nord Milano e Trenitalia, dall’altro il Governo, daranno frutti concreti solo nel giro di anni: nell’immediato restano purtroppo i quotidiani disagi dei pendolari in viaggio per lavoro e per studio verso Milano e da loro parte, con il supporto di Federconsumatori, l’iniziativa di chiedere, insieme al risarcimento per i danni subiti, anche un alt a quelle additate come scorrettezze.
L’accordo siglato al Pirellone
Una buona notizia per il futuro del trasporto locale è l’accordo, siglato al Pirellone il 3 marzo da Fs e Fnm, per la nascita di una società mista in cui confluiranno il dipartimento regionale lombardo di Trenitalia e la società per il trasporto dei passeggeri controllata dalla Regione. L’obiettivo è avvicinare le scelte e il controllo delle attività ai diretti fruitori del servizio; a questo passo d’avvio seguiranno le necessarie intese sul piano operativo. L’idea di procedere su questa strada era stata caldeggiata anche dai più diretti interessati nei giorni della disastrosa sperimentazione del nuovo orario invernale, che a metà dicembre aveva provocato una generale levata di scudi contro le strategie di Trenitalia, volte ad incentivare l’alta velocità e le comunicazioni sulle lunghe distanze ma poco attente alle molte migliaia di persone quotidianamente in viaggio su tragitti medio-brevi in condizioni poco idonee.
Un progetto «made in Brescia»
La disponibilità a farsi parte in causa, per un miglioramento del servizio attraverso un coinvolgimento societario, era stata manifestata nei mesi scorsi alla Regione sia dall’assessore provinciale ai Trasporti, Valerio Prignachi, sia dall’assessore comunale alla Viabilità, Nicola Orto, che hanno caldeggiato l’iniziativa. A una società bresciana, Axteria Strategy Consultants spa, è stato affidato il compito di elaborare l’ipotesi industriale della nuova realtà societaria per la gestione di treni lombardi a servizio locale. La Axteria, che ha sede in città in contrada di Santa Croce, fa parte del consorzio per l’innovazione tecnologica Inn. Tec., che ha come principali sostenitori l’Università Statale, la Provincia e la Camera di commercio. La bontà dell’idea è stata presto recepita anche altrove: le Regioni Emilia Romagna e Veneto hanno allo studio accordi analoghi con Trenitalia.
Battistrada per l’innovazione dei criteri gestionali, la Lombardia si trova però in posizione di retroguardia rispetto alle facilitazioni di viaggio per i pendolari in arrivo nel capoluogo regionale da località distanti come Brescia e Desenzano: nell’ordine, tra gennaio e febbraio, la Liguria, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto hanno provveduto a emanare tessere per l’accesso ai treni Eurostar, acquistabili in aggiunta agli abbonamenti con costi molto contenuti. L’assessore regionale Raffaele Cattaneo si era impegnato in tal senso, anche nell’ambito dell’accordo sottoscritto al tavolo per il Trasporto pubblico locale, il 28 novembre 2008. Per la mancata attivazione della promessa Carta Plus, l’associazione «In Orario» e Federconsumatori promuovono ora un’azione conciliativa nei confronti della Regione: perché provveda a emanare la Carta e perché risarcisca i maggiori oneri sopportati dai pendolari in questi mesi. Un’altra azione ha come controparte Trenitalia, accusata di aver semplicemente ribattezzato gli Intercity (ai quali si accede con i consueti titoli di viaggio come l’ordinaria Carta regionale di trasporto e come l’abbonamento Treno Milano) trasformandoli in costosi Eurostar City senza migliorare sostanzialmente il servizio. Una pratica di questo tipo è già stata sanzionata dall’Antitrust e a Trenitalia, con un’azione «inibitoria», si chiede di recedere immediatamente da questa via restituendo agli Eurostar City la denominazione Intercity.
Elisabetta Nicoli 


Brescia-Treviglio, da due a quattro binari  
Alta velocità e quadruplicamento della tratta fino alla nostra città fra i progetti finanziati dal Cipe

Via libera ai cantieri per l’alta velocità: figura questa voce nell’elenco delle opere che il Cipe - Comitato interministeriale per la programmazione economica - ha deciso di finanziare secondo criteri di priorità. La voce interessa direttamente i pendolari bresciani che auspicano da tempo un rafforzamento delle strutture per il frequente collegamento con Milano. Nella previsione di spesa di 2,75 miliardi per l’alta velocità, è espressamente indicata la tratta Brescia-Treviglio dell’asse ferroviario Milano-Verona, insieme ai lavori per la Milano-Genova e per la Firenze-Bologna. Implementare le strutture con il quadruplicamento della linea significa dar modo ai treni veloci di correre su binari distinti, evitando sorpassi e attese per i treni regionali.
Tra le lamentele ricorrenti da parte dei pendolari c’è proprio l’abituale frustrazione di restarsene fermi per molti minuti preziosi nel vuoto della campagna lombarda, per dare la precedenza all’Eurostar che ha accumulato qualche ritardo sulla tabella di marcia da Venezia in direzione del capoluogo lombardo. Il tracciato ha un ruolo molto importante nella rete delle comunicazioni nazionali e internazionali; al tempo stesso serve un’utenza sempre più numerosa nella dimensione locale: cresce la mobilità per ragioni di lavoro e di studio ed è auspicabile un sempre maggior utilizzo del treno per la salvaguardia dell’ambiente, soprattutto in una regione fortemente antropizzata qual è la Lombardia. A fronte di un aumento dei passeggeri non si è avuto in tempi recenti un adeguamento delle strutture: la richiesta di inserire nuove corse per evitare l’affollamento dei convogli nelle ore di punta del mattino e della sera trova generalmente un diniego da parte dei responsabili del servizio, che lo motivano con l’impossibilità di inserire ulteriori passaggi su strutture che sono già utilizzate fino al limite delle potenzialità. Di fatto, tra Milano e Treviglio il quadruplicamento della linea ora consente di deviare il traffico veloce sui nuovi binari, lasciando le vecchie rotaie al trasporto locale, per un più frequente e più celere passaggio di convogli. Una soluzione analoga si prospetta, anche se non a breve, fino a Brescia e successivamente anche fino a Verona. Si tratta di favorire il trasporto locale insieme all’alta velocità e di dare il giusto rilievo anche al trasporto delle merci, che merita di essere incentivato.
Il quadruplicamento della linea è da molto tempo allo studio, con il finanziamento l’ipotesi incomincia finalmente a prendere concretezza, ma l’esperienza vissuta per la realizzazione del primo tratto, da Milano a Treviglio, non induce ad essere troppo ottimisti circa i tempi di effettiva attuazione: sono stati necessari ben 27 anni per inaugurare quel tragitto perché una serie di nodi da sciogliere ha rallentato i lavori. Dalle imprese che falliscono alle richieste di modifica del tracciato, dalle opposizioni agli espropri alla realizzazione di sottopassaggi, molte sono le incognite che possono presentarsi in corso d’opera. I pendolari che oggi si lamentano per la precedenza che viene accordata agli Eurostar divenuti più numerosi con il nuovo orario invernale naturalmente sperano di poter sperimentare nel giro di qualche anno (e non di alcuni decenni) il buon esito dell’operazione approvata nei giorni scorsi dal Cipe. Perché i lavori possano avere inizio si dovranno predisporre i progetti e si dovrà quindi procedere con le gare d’appalto per i vari lotti.
L’esperienza degli anni scorsi lungo il tratto compreso tra Milano e Treviglio fa prevedere qualche inevitabile disagio, a cantieri aperti: i rallentamenti sono da mettere in conto, in vista di un servizio migliore per il futuro. Anche per la stazione di Brescia, nella nuova prospettiva che si apre con il quadruplicamento, i viaggiatori auspicano interventi migliorativi: per adeguarla ad un maggiore afflusso sarà necessario ripensare gli spazi di sosta e di parcheggio soprattutto nell’area sud lungo via Sostegno; per favorire il collegamento con la metropolitana sarà molto importante la predisposizione di parcheggi all’ingresso della città. e. n. 


Orto: «Pronto ad attivarmi per un fondo pro-pendolari» 
«Se la problematica relativa alla Carta regionale di trasporto non vedrà risoluzione mi attiverò ulteriormente e personalmente al fine di attuare il fondo per ovviare in parte ai disagi arrecati ai pendolari». L’ha promesso agli utenti delle ferrovie l’assessore comunale a Mobilità e traffico Nicola Orto, dopo aver portato nella riunione di giunta del 9 febbraio la descrizione dei disagi provocati con l’introduzione del nuovo orario invernale: in particolare con il declassamento dei due treni «storici» di collegamento diretto per Milano e da Milano nelle ore di punta del mattino e della sera. L’aumento delle fermate lungo il tragitto ha notevolmente aumentato i tempi di percorrenza e la promessa di consentire l’accesso agli Eurostar con una Carta Plus è rimasta lettera morta. L’assessore aveva verificato di persona le condizioni di viaggio dei pendolari e attraverso la distribuzione di un questionario aveva raccolto risposte eloquenti: il 73 per cento degli interpellati aveva giudicato «assolutamente inadeguato» lo stato delle carrozze; il 68 per cento aveva segnalato abituali ritardi, il 55 per cento si era lamentato per il costo degli abbonamenti. Il quadro di questa realtà che interpella gli amministratori locali è stato presentato alla Giunta comunale, che ha preso atto della proposta di istituire un fondo per consentire ai pendolari di servirsi degli Eurostar senza eccessivi esborsi, nell’attesa di «iniziative regionali». Nei confronti della Regione l’assessore Orto è intervenuto in un momento successivo, con una lettera indirizzata all’assessore Cattaneo. La Carta Plus, nonostante le ripetute richieste e sollecitazioni dei pendolari, resta nel campo degli auspici e la promessa dell’assessore Orto - osservano i rappresentanti dell’associazione In Orario - potrebbe adesso trovare attuazione anche in forme diverse dalla diretta elargizione di un beneficio economico: ad esempio con la concessione del parcheggio gratuito per un certo periodo di tempo, o con una tessera di circolazione gratuita sui mezzi pubblici cittadini per chi si abbona all’Eurostar.



Giornale di Brescia 7 marzo 2009
La crisi Le infrastrutture

Il Cipe stanzia miliardi di euro per Brescia  

Soldi a Tav, metro, BreBeMi e Valtrompia Saglia: «Dalle carte ora si passa ai cantieri»

BRESCIA «Finalmente il tempo delle carte è finito. Ora si possono aprire i cantieri di molte opere che sono fondamentali anche per Brescia». Il presidente della Commissione lavoro di Montecitorio, il bresciano Stefano Saglia esulta dopo l’ufficializzazione dello stanziamento dei fondi da parte del Cipe al termine della riunione di ieri mattina. Si perché dopo l’ultima «battaglia» vinta per gli 80 milioni di euro per la metropolitana di Brescia, ora si guarda con maggiore fiducia al futuro. La nostra provincia ha fatto in qualche modo la parte del leone in una complessa partita, da 17,4 miliardi, in cui si è puntato a investire fondi per le più importanti infrastrutture italiane viste come volano per l’economia in un difficile momento di crisi. Dal tratto della Tav Treviglio-Brescia, al via libera per BreBeMi e raccordo autostradale della Valtrompia, per concludere appunto con il tema caldo degli ultimi giorni, ovvero i soldi per il metro in costruzione in città. Sono queste i capitoli su cui il Cipe ha voluto investire soldi, considerandoli nevralgici per lo sviluppo infrastrutturale del Paese.
La metropolitana di Brescia
Quella del metro è stata in ordine di tempo l’ultima richiesta avanzata da Brescia direttamente al ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, che martedì scorso ha incontrato Stefano Saglia e il sindaco Adriano Paroli. La richiesta bresciana è stata per 80 milioni di euro per sbloccare i cantieri e far ripartire l’opera. Alla fine il Cipe ha approvato una voce per l’«adeguamento sistemi metropolitani di Parma, Brescia e Bologna», inserite nel contesto di un capitolo più ampio quello delle «Reti di trasporto metropolitano». L’ammontare complessivo è di 1,510 miliardi; nello specifico, poi, a Parma andranno 15 milioni di euro, a Bologna 55 milioni; mentre per Brescia sarebbero confermati gli 80 milioni richiesti con addirittura la possibilità di aggiungere ulteriori soldi qualora fosse necessario. Il dato preciso si saprà solo nei prossimi giorni, ma il risultato ottenuto già soddisfa molto il sindaco Adriano Paroli. A margine del Consiglio comunale il primo cittadino di Brescia non ha nascosto la sua soddisfazione: «Evidentemente siamo riusciti ad intervenire nei tempi giusti con l’incontro di martedì. L’attenzione che il ministro ha dimostrato per la nostra città, al di là della cifra stanziata che analizzeremo quando avremo dati certi, testimonia il ruolo strategico di Brescia nel contesto nazionale».
L’Alta velocità
Un’altra buona notizia per il nostro territorio è legata al tratto della Tav tra Treviglio e Brescia. Ci sono volute ben due riunioni del Cipe (quella di ieri e quella del 18 dicembre 2008) per sbloccare definitivamente gli oltre due miliardi di euro destinati a questa tratta ferroviaria, ma finalmente è tutto nero su bianco. Per altro già a dicembre Matteoli durante un workshop a Verona aveva sottolineato come la tratta della Tav fosse nevralgica e fosse solo questione di tempo. «Gli oltre due miliardi di euro per la tratta Treviglio-Brescia sono già disponibili e i cantieri possono essere aperti appena il Cipe prenderà una decisione definitiva - aveva dichiarato Matteoli». Per altro già si sa che nel 2009 verranno previsti nel Dpef i soldi destinati alla Tav per la tratta Brescia-Verona e per gli studi di fattibilità del collegamento tra la città scaligera e Padova.
BreBeMi e Valtrompia
Il Cipe, infine, ha dato il via libera sia alla BreBeMi sia al raccordo autostradale per la Valtrompia. Va detto che non sono stati stanziati fondi pubblici, ma le opere entrano comunque nella partita infrastrutturale perché si tratta di opere private ma in cui lo Stato delibera una concessione per l’utilizzo delle aree. Per quanto riguarda la direttissima Brescia-Bergamo-Milano, secondo l’onorevole Saglia i cantieri sanno aperti il prima possibile: «Ormai nulla osta all’inizio dei lavori che potranno partire prima dell’estate». Diverso invece il discorso per l’autostrada della Valtrompia che nonostante il via libera del Cipe deve fare i conti con un contenzioso a livello europeo, sollevato dal Commissario alla Concorrenza che contesta alla società Serenissima spa la regolarità della gara d’appalto.
Ma anche su questo aspetto Saglia è stato ottimista: «Il ministro Matteoli la settimana prossima incontrerà a Bruxelles il Commissario Neelie Kroes per risolvere la controversia».
Carlo Muzzi 


Giornale di Brescia 5 marzo 2009

VERNICE EUROPEA. Nella città sede del Parlamento, lo stand allestito dalla Provincia catalizza l’attenzione degli oltre trecento rappresentanti degli Stati membri

Brescia, così cambierà il sistema dei trasporti

Mimmo Varone
Strasburgo (Francia)
Cinque progetti della Provincia stanno per cambiare il sistema bresciano dei trasporti. Sono nati dalle relazioni che il Broletto ha stretto all’interno del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa con l’assessore Valerio Prignachi, e sono stati protagonisti della 16esima sessione plenaria del Congresso stesso, riunita da martedì a oggi a Strasburgo.
Uno stand allestito dalla Provincia al Palazzo d’Europa ha catalizzato l’attenzione dei 318 rappresentanti di Comuni, Province e Regioni dei 47 Stati membri. Lo hanno visitato pure il presidente dell’assemblea, il maltese Jan Micalle, e soprattutto il vice del Comitato delle regioni del Consiglio d’Europa Herwig van Staa, già sindaco di Innsbruck e governatore del Tirolo.
Van Staa è ora presidente del Parlamento tirolese e membro del Comitato di lavoro regioni alpine, che mette insieme Tirolo, Lombardia, Trentino Alto Adige, Baviera e i cantoni svizzeri San Gallo, Ticino e Grigioni, con l’obiettivo di integrare i trasporti attraverso le Alpi. Anche da qui nasceranno nuovi progetti per Brescia.
Intanto, il territorio provinciale avrà la metropolitana integrata da pullman di facile accessibilità da fermate sicure, assistiti da un sistema di Infomobility che localizza i bus e dà informazioni in tempo reale. Il tutto grazie alla banda larga wireless «più estesa d’Europa» già realizzata dal Broletto.
Oggi Bassa e Valli hanno accesso veloce a Internet, e dappertutto oltre alla videosorveglianza e all’accesso ai servizi delle pubbliche amministrazioni, si possono montare sui pullman sistemi che dialogano con la centrale, permettono agli utenti di conoscere i tempi d’attesa tramite Sms e di acquistare i biglietti con il cellulare.
MA LA BANDA LARGA apre pure a una efficace integrazione fra trasporto ferroviario locale e su gomma. Le cose marciano insieme. Dal 4 aprile prossimo faranno la comparsa alla stazione delle Ferrovie e alle due stazioni dei pullman cittadine i primi tre totem telematici (più altri due installati da società private), che da subito offriranno informazioni su linee e orari. È il primo passo.
L’assessore Prignachi da Strasburgo spiega che da qui a fine anno 60 fermate di Valtrompia, Valsabbia e Bassa saranno attrezzate con totem di vario tipo. Permetteranno ai viaggiatori di interagire in modalità touch screen o con il cellulare, in base a una complessa tecnologia Gps e Gprs. Le 60 fermate dovranno rendere ottimale l’accessibilità ed eliminare le barriere architettoniche. Verranno realizzate in materiale trasparente per garantire la visibilità dalla strada, e ben illuminate. Saranno localizzate nei luoghi di maggiore attrazione e in continuità dei percorsi pedonali.
Sono parte integrante di progetti da diversi milioni di euro. Ma il percorso seguito e le relazioni internazionali «ci hanno consentito di accedere alle provvigioni Ue - dice Prignachi -; in tema di trasporti abbiamo puntato all’integrazione fra diverse modalità e all’applicazione dell’informatica, ed è stata la scelta vincente».
Anche la presentazione di questi giorni al Congresso dei poteri locali, dove l’assessore fin dal 2001 è nella delegazione italiana in rappresentanza di Comuni e Province, «ha consentito di raccogliere sollecitazioni e conferme». Il presidente Alberto Cavalli sottolinea che la visita a Strasburgo «rappresenta espressione di gratitudine verso l’Ue e rende noto come abbiamo sviluppato le attività in questi anni». E se l’investimento sulle strade ha permesso di rendere più sicura la vita, «non potremo ottenere risultati adeguati se non moltiplichiamo le occasioni di trasporto collettivo».


Bresciaoggi, 5 marzo 2009

LE NOVITÀ. Sulla linea delle Nord otto convogli per sostituire i dieci attualmente in esercizio. E non è l’unica innovazione

Brescia-Edolo, nuovi treni
Bus, interscambio allo studio

Arrivano i nuovi treni sulla Brescia-Iseo-Edolo. E dal 4 aprile i passeggeri potranno metterci i piedi. Se i pullman controllati da tecnologia satellitare saranno realtà entro l’anno, i convogli ferroviari anticipano. Martedì scorso sono arrivati a Iseo dalla Polonia i primi due. Ciascuno è composto di tre carrozze, e insieme hanno richiesto un investimento di 8 milioni di euro. Tempo di collaudarli (devono percorrere 5 mila chilometri), e di allestirli, ed entreranno in esercizio.
Il progetto della cosiddetta «metropolitana provinciale», tuttavia, è solo ai primi passi, e richiederà tempi lunghi. Le linee 201 per la Valtrompia, 201 per la Valsabbia - e poi anche la 203 per Orzinuovi - sono pronte a inaugurare i totem telematici alle fermate e il dialogo con i cellulari. Saranno una sorta di «metropolitana su gomma», integrata con quella che dovrà svilupparsi sui binari per Cremona e Parma, sul modello di quanto accade già sulla Brescia-Iseo-Edolo.
L’IDEA È SVILUPPARE un sistema di convogli cadenzati, con frequenze sempre più rapide (fino a un quarto d’ora) man mano che ci si avvicina all’area metropolitana. E sulle ferrovie per Parma e Cremona, che interessano anche i convogli Trenitalia, l’operazione non sarà semplice e gli investimenti neanche.
Sulla Brescia - Edolo de Le Nord, invece, altri 8 nuovi convogli (per una spesa di 25 milioni) sono previsti a breve per sostituire i 10 vecchi attualmente in esercizio. Né si tratta di soli treni. Il progetto dell’assessore ai Trasporti Valerio Prignachi prevede la creazione di stazioni di interscambio con pullman e auto lungo la linea a Castegnato (già pronta), Capodiponte, Breno, Iseo e Pisogne. In ciascuna di esse si incroceranno i treni in arrivo da entrambe le direzioni per facilitare l’interscambio con i bus.
La stessa logica governerà la riqualificazione delle tratte verso Parma e Cremona, fino alla riorganizzazione completa del sistema ferroviario locale. Intanto scatterà l’integrazione tariffaria.
Alla fine, wireless e mezzi di trasporto convergeranno sull’obiettivo di un sistema di trasporti efficiente e di facile accesso. «Andrà a tutto vantaggio dello sviluppo sostenibile e del diritto alla mobilità - sottolinea Prignachi -, darà un contributo a decongestionare la città e a ridurre l’inquinamento». MI.VA.



Giornale di Brescia 5 marzo 2009
Metro, Brescia chiede 80 milioni  
Il sindaco Paroli e l’on. Saglia incontrano il ministro delle Infrastrutture Matteoli: «A breve, attraverso il Cipe, il Governo sbloccherà fondi per numerose opere»

Brescia bussa alle porte del Ministero delle Infrastrutture per chiedere nuovi fondi per il metrobus. Una richiesta che non cade nel vuoto, anzi. Il ministro Altero Matteoli rassicura e promette «un finanziamento significativo».
L’incontro a Roma e l’incognita Cipe
La «confidenza» emerge dall’incontro che si è tenuto l’altro giorno a Roma in piazzale Porta Pia, quartier generale del Ministero delle infrastrutture, dove il sindaco Adriano Paroli e Stefano Saglia (Popolo della libertà), presidente della Commissione lavoro della Camera, hanno potuto riferire al ministro molte delle questioni bresciane, su tutte quella legata al destino del metrobus.
Il titolare delle Infrastrutture ha voluto conoscere nel dettaglio lo stato di avanzamento dei lavori ed il cronoprogramma, apprezzando l’impegno con il quale il Comune di Brescia e Brescia Mobilità stanno promuovendo l’opera.
«La richiesta che facciamo - riferisce il primo cittadino - è di 80 milioni di euro, anche se a decidere sarà il Cipe. Detto questo siamo convinti di poter rispettare i tempi previsti anche grazie alla collaborazione con il Ministero».
«La richiesta è questa - conferma Saglia - certo in conto dobbiamo mettere eventuali sforbiciate, vedremo prossimamente, meglio non sbilanciarsi troppo».
«Il Governo sbloccherà, a breve, attraverso il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr) numerose opere» - conferma il ministro Matteoli. In questo passaggio si potrebbe aprire un varco anche per l’adeguamento lavori della metropolitana leggera di Brescia.
«Per uscire dalla crisi bisogna sbloccare i cantieri - ha aggiunto ancora Saglia -. Per questo seguiamo con attenzione i lavori pubblici che hanno forti ricadute occupazionali. Speriamo in questo modo anche di aver rassicurato i lavoratori bresciani impegnati nella realizzazione della metropolitana».
Paroli e Saglia, prima di congedarsi, hanno poi invitato Matteoli a Brescia. Il ministro potrebbe fare visita alla città a fine maggio.
Una «manna» per i cantieri
La «manna» che a breve potrebbe piovere sui cantieri bresciani potrebbe dare quella spinta e quella fiducia che ultimamente si stanno affievolendo. A dicembre infatti si parlava di «lavori a rischio di chiusura». Varie le motivazioni: dalle autorizzazioni ferme ai costi lievitati», tanto i sindacati chiesero ed ottennero un confronto con l’azienda.
Per quanto riguarda i costi il totale è pari a 790 milioni per la realizzazione del metrobus, secondo un documento di Brescia Mobilità datato giugno 2008.
Costi, come precisa lo stesso documento, comprensivi di due anni di esercizio e sette di manutenzione, coperti da Stato, Regione, Comune, Brescia Mobilità oltre che da un mutuo. Le cosiddette «riserve» presentate da Astaldi ammontano a 328 milioni di euro.
Cecilia Bertolazzi 


Bresciaoggi, 2 marzo 2009

Molti visitatori al cantiere evento Ospedale
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IL METROBUS. Tremila persone hanno sfruttato l’ultima occasione per vedere da vicino la grande macchina che ha costruito un tunnel di 5,5 chilometri sotto la città


Addìo alla talpa, ha scavato Brescia

di Mimmo Varone

Tremila bresciani ieri hanno detto addio alla «talpa». Il «cantiere aperto» alla stazione Ospedale, che chiude la tratta della metropolitana in galleria profonda, ha replicato il successo dell’esordio alla Volta, e ha chiuso il cerchio. E ora che si possono tirar le somme, salgono a 13 mila i bresciani che hanno conosciuto di persona la grande macchina Tbm protagonista della costruzione della metropolitana leggera. Sabato c’è stata grande affluenza. Ieri, per l’ultimo giorno, è stata ressa. Gli addetti di Brescia Mobilità solo in mattinata stimavano mille persone o giù di lì. Giovani coppie, anziani con nipotini al seguito, intere famigliole hanno dato l’ultimo saluto alla Tunnel Boring Machine ormai da tutti familiarmente chiamata «talpa».
«Abbiamo aperto con il metrò il carattere chiuso dei bresciani - commenta Jacqueline Clidassoux, francese da molti anni in città, da ex insegnante del Gambara -. E’ una macchina meravigliosa e spero che nel corso dela giornata tanti vengano a vederla invece di andare a sciare, gli scettici devono capire che ha posto le basi per l’evoluzione della città».
Scettico di sicuro non è Giambattista Gironi, arrivato con la famiglia al completo per conservare il ricordo di un’opera irripetibile. «E’ affascinante pensare che viaggia sotto terra e faccia un lavoro che in passato doveva richiedere enormi costi umani - dice -. Avevo visto tanti filmati su macchine simili, ma verificare sul posto ha quasi dell’incredibile». Sono solo due delle voci entusiaste.
La «talpa» è diventata quasi il simbolo del futuro metrò. Ora che ha quasi compiuto la sua opera e si appresta a lasciare la città per continuare a scavare altrove, forse a Milano, coagula gli entusiasmi di chi già si immagina sui treni nel ventre di Brescia, e anche le perplessità degli oppositori. Ma mette pure di fronte all’opera compiuta, e in qualche modo manda tutti d’accordo.
Sul fondo dell’ultima stazione profonda appare come un «gigante» addormentato. Le esigenze della manutenzione lasciano scoperta una parte del suo scudo frontale e permettono di farsi un’idea della complessità tecnologica che nasconde dentro il grande cilindro di acciaio. Molti vorrebbero vederla più da vicino, ma scendere nei 20 metri di profondità della «scatola» della stazione non è da tutti.
I BAMBINI vorrebbero vederla all’opera. Gli adulti scattano foto. La consapevolezza che non ci saranno altre occasioni spinge a divorare lo spettacolo con gli occhi per fissarlo nella memoria. La «talpa» fra una decina di giorni riaccenderà i suoi potenti motori idraulici per l’ultima volta. Ha lasciato dietro di sé cinque chilometri e mezzo di galleria a perfetta tenuta stagna. Le sono rimasti da percorrere solo i 198 metri, fino al pozzo di estrazione già pronto più a nord, all’incrocio tra viale Europa e via Schivardi. Lì verrà smontata e portata via. Entro giugno, anche l’ultimo pezzo lascerà Brescia e chiuderà una fase decisiva del grande cantiere del metrò.
Ma prima che vada via tutti voglio almeno capire come funziona. Giancarlo Cancarini aveva avuto la fortuna di assistere all’arrivo, 15 giorni fa, e ora scruta il tabellone che ne riporta lo schema. «Per fortuna abbiamo avuto un’amministrazione coraggiosa - dice -: anche se non ho le stesse idee politiche dell’ex sindaco Corsini sono stato sempre favorevole alla metropolitana, perché le grandi opere restano e ne beneficeranno i nostri figli». E poi, «Brescia deve essere sempre all’avanguardia, come lo è stata con il teleriscaldamento», aggiunge insieme all’amico Renato Guarneri.
Di opinione opposta è Marta: «Se la metropolitana non la facevano era meglio», dice. Ma ormai c’è, e lei quasi accetta gli entusiasmi del consorte Alessandro che parla di «tecnologia spettacolare». Un po’ come Giovanni Scalini, contento di aver messo gli occhi su quella macchina che per sempre assocerà al metrò. Se ne ricorderanno pure Milena e Matteo, terza elementare lei, seconda media lui, venuti per la seconda volta con mamma e papà dopo la prima visita alla Volta. «Quando va avanti gira e scorre», dice Matteo per far capire che sa tutto, lui. E già pensa a quando farà il primo giro sui treni.
Alessandra e Francesco Baronio sono anche più piccoli. Lei fa la seconda elementare, lui la quinta. E nonna Pia deve inseguirli per il cantiere mentre le chiedono continue spiegazioni. «E’ grande e anche gigante», commenta Francesco tra le braccia dei genitori Laura e Fabio Bontempi. Sono di Nuvolento e di fronte a quello spettacolo «impressionante» cominciano a pensare che nel tunnel scavato dalla «talpa», prima o poi ci passeranno anche loro. E’ una macchina che apre al futuro. E la festa sa di ottimismo.


Giornale di Brescia 02/03/2009

Ferrovie dimenticate? Rilancio turistico  
Successo per l’edizione bresciana della Giornata nazionale che ha coinvolto l’associazione Fti e LeNord «Schienenbus» in viaggio sulla Iseo-Rovato. Mostra fotografica sul «Trenoblu» in stazione a Paratico
La riapertura del ramo Bornato-Rovato, il rilancio turistico della ferrovia Brescia-Iseo-Edolo e l’avventura del «Trenoblu» lungo la Palazzolo-Paratico ripercorsa tra fotografie, libri e opuscoli, vecchi documenti e cimeli. Attorno allo «Schienenbus», la storica automotrice diesel che ieri ha corso lungo la Iseo-Rovato e poi fino a Pisogne, e alla stazione di Paratico/Sarnico trasformata nelle scorse ore in una mostra-museo, si è snodata l’edizione bresciana della Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, giunta quest’anno alla seconda edizione.
È stato un successo su entrambi i fronti, anche grazie all’organizzazione delle Ferrovie turistiche italiane, con sede a Palazzolo, ed alla collaborazione delle Ferrovie Nord. A Paratico i volontari della «Ferrovia del basso Sebino», oltre a presentare la sedicesima stagione di servizio (che partirà il 1° maggio) lungo i dieci chilometri di strada ferrata che affondano radici all’interno del Parco dell’Oglio, hanno ripercorso la storia del Trenoblu e della tratta inaugurata nel 1876 con un’esposizione di fotografie, documenti e oggetti recuperati, in parte, nella vecchia stazione. Occasione questa per dimostrare come un «ramo secco» (chiuso al traffico passeggeri nel 1966 e al merci nel 1999) possa, grazie alla collaborazione con Trenitalai e Rfi, rinascere con un ruolo turistico.
Sulla linea gestita da LeNord invece lo «Schienenbus» ha tenuto banco. Prima scendendo fino a Rovato, attraverso il «nodo» di Bornato e poi salendo fino a Sale Marasino e Pisogne. «Successo enorme, anche grazie alla grande disponibilità delle Ferrovie Nord - commenta Silvio Cinquini, presidente di Fti -, per accontentare tutti i viaggiatori (oltre 600) abbiamo aggiunto delle corse con lo Schienenbus». Obiettivo dimostrare la vocazione turistica di questa linea utilizzando materiale rotabile storico e riaccendere nuovamente i riflettori sulla Iseo-Bornato-Rovato, chiusa al traffico passeggeri nel 1975. Anzi, anche ieri Legambiente Franciacorta e Basso Sebino hanno rilanciato, attraverso un comunicato di Dario Balotta e Silvio Parzanini, la necessità e l’opportunità della riapertura della Iseo-Rovato con un servizio regolare che alleggerirebbe il traffico veicolare in gran parte della Franciacorta.
Successo andato a segno quindi per la Giornata. «È una grande occasione. Perché la giornata nazionale delle ferrovie dimenticate cade in un momento difficile per il Paese - spiega Albano Marcarini, presidente di Co.Mo.Do. (Confederazione per la Mobilità Dolce, promotrice italiana della Giornata) -; ma è proprio su queste risorse nascoste che bisogna puntare per avviare nuovi processi di sviluppo, più compatibili, più sostenibili, più vicini all’ambiente, al paesaggio, alla natura». Non a caso, l’attenzione di Co.Mo.Do. e di altre associazioni (quali Fti) è fissata attorno a tre «speranze», ossia «piccole ferrovie ancora attive che chiedono un rilancio, ferrovie abbandonate che vorrebbero rivedere un treno, ferrovie definitivamente smantellate che possono diventare utili piste ciclo-pedonali». m. bon. 


Bresciaoggi, 1 marzo 2009
METROPOLITANA. Pensionati, giovani coppie, nonni e nipoti alla futura stazione del Civile, per vedere la macchina che ha scavato sottoterra. Oggi l’ultima possibilità


Tutti in coda per la «talpa» a cielo aperto

di Mimmo Varone

«Strabiliante» e «impressionante» sono le esclamazioni che la «talpa» strappa a quanti si affacciano sulla buca della stazione Ospedale. Anziani venuti dai paesi vicini, giovani coppie, nonni con i nipotini, intere famigliole... Per tutta la giornata è stato un pellegrinaggio ininterrotto alla grande macchina che ha scavato la galleria del metrò nel ventre della città. E oggi si replica. È l’ultima occasione per vedere la «talpa», prima che torni nel terreno per raggiungere il pozzo di estrazione 200 metri più avanti, dove sarà smontata.
Sarà perché il saluto sa di addio, ma molti vogliono conoscerla a fondo. E i tecnici di Brescia Mobilità sono costretti a spiegazioni infinite. Si fa la spola tra il video che manda a ripetizione i dettagli tecnici, i grandi tabelloni che illustrano la sezione, il bordo della buca dentro la quale è adagiata dal vivo, con una parte dello scudo frontale messo allo scoperto per la manutenzione.
Molti vorrebbero scendere nel fondo della stazione per vedere la talpa da vicino. Altri già aspettano che il metrò entri in funzione. E per qualcuno salirci sarà un’autentica novità. È il caso di Mario Peotta di Mazzano: «Spero di vivere a sufficienza per provare una nuova emozione - dice -: in tutta la vita non sono mai salito su una metropolitana».
«È una cosa che non vedrò mai più - gli fa eco Ernesta Scalvini, 76 anni -, se dovessero tornare i nostri genitori chissà cosa direbbero». E poi, con una nota di patriottismo, «non sarà tutta opera dei tedeschi - aggiunge -, ci sarà anche qualcosa di italiano». Gianmario Gregorini, ingegnere, confessa che era preoccupato quando la «talpa» passava sotto corsetto Sant’Agata e via San Faustino, ma «non è successo niente e anche per questo sono stato curioso di vederla». Che per lui significa conoscerla nei dettagli.
«È IMPRESSIONANTE vederla», si lascia scappare Andrea Gallarotti. È un giovane di 19 anni, matricola di Ingegneria civile, e da appassionato di trasporti confessa che segue la macchina da quando è partita dalla Volta. «Mi ha incuriosito il progetto di questo modo innovativo di scavare i tunnel - dice -, e l’ho seguito costantemente sul Web fin dall’inizio».
È la prima volta pure per Giampaolo Filippini, 66 anni, docente al Moretto. In questo caso è lui a chiedere spiegazioni. Ci tiene a sapere quando la metropolitana sarà pronta, che investimento ha richiesto, quanto costerà il biglietto. Da ciclista poi vuole capire se potrà salirci con la bici. E... «è una bella opera di ingegneria», esclama.
È difficile staccare Piero Cantoni e Mario Anali dal tabellone che illustra la «talpa» in tutta la sua lunghezza. Erano già stati a vederla a Lamarmora, ma «non potevamo lasciarla andar via senza un’ultima occhiata», dicono. Anche perché «è bello sapere - aggiunge Cantoni -, ho visto come scavavano la galleria a Stoccolma con il metodo tradizionale, ma questa è tutta un’altra cosa».
Angelo Zubani si fa spiegare quasi tutto dal nipotino Carlo: «Non me l’ha spiegata nessuno - gli dice -, l’ho vista nei disegni e l’ho studiata da solo». E ha appena cinque anni. Francesco Scotuzzi e Giovanni Trivella, 74 anni ciascuno, sono arrivati da Villa Carcina armati di macchina fotografica. «Ormai possiamo appassionarci solo di macchine», scherza l’uno. «Con la tecnologia fanno meraviglie, e di operai seri ce ne sono ancora», fa l’altro. E insieme immortalano il «mostro», appisolato al sole dentro la grande buca.



Bresciaoggi, 1 marzo 2009

La «12» a Sanpolino
Lam, bus snodati al via

Da oggi, primo marzo, scatta il nuovo orario invernale dei bus urbani. E porta in regalo il prolungamento della linea 12 fino a Sanpolino. Da stamattina si potrà raggiungere anche la parte nord del nuovo quartiere, superando la barriera dei lavori della metropolitana. E sempre da oggi, ad anticipare il riassetto delle linee che passano per il centro, entrano in servizio sulla Lam 1 (che cambia il capolinea sud) i 20 nuovi bus snodati da 18 metri e 156 posti.
I VENTI BUS di ultima generazione e alimentazione a metano ne sostituiscono 24 a gasolio ormai vecchi, «con minor impatto ambientale in termini di emissioni» spiega un comunicato dell’assessorato ai Trasporti di Nicola Orto. Il loro impiego permetterà 91 corse in meno al giorno sulla linea 1, con riduzione dei passaggi sul percorso più «critico» del centro (asse Galleria-Mazzini-San Martino della Battaglia). E Orto pensa di utilizzare il risparmio per «implementare altri servizi come l’Accabus e le corse a chiamata».
Il nuovo orario garantirà comunque un aumento del servizio, con il numero di posti che passa da 30.816 a 35.650. Il riassetto dell’orario peraltro era necessario – sottolinea l’assessorato – per far fronte alla crescente domanda che sulla linea 1 si manifesta con sovraffollamenti anche nelle ore non di punta.
Ma aumenterà pure il confort, grazie al maggior numero di posti a sedere, alla climatizzazione distribuita in modo uniforme sull’intero veicolo, alle minori vibrazioni e rumorosità. Su ogni bus è previsto un impianto di 15 telecamere, e sono presenti attrezzature per il trasporto disabili. Se non bastasse, i nuovi mezzi sono flessibili, capaci di districarsi nel traffico più dei loro fratelli minori da 12 metri, e distribuiscono meglio il loro peso a terra.
LA LAM 1, inoltre, cambia il capolinea di San Polo, e da via del Verrocchio prosegue per via Masaccio fino allo slargo della fermata 805. Al ritorno verso Mompiano fa le vie Bramante, Tiepolo, Gatti, Del Verrocchio e poi il solito percorso. Viene modificata pure la corsa in partenza da Mompiano alle 22.02, che ora passa dal villaggio Montini per consentirne l’utilizzo ai turnisti della Rsa “Villa della salute”. Dal capolinea di via Montedenno prosegue come al solito fino a via Sorelle Agazzi, Boccacci, Montini (come la 15), poi Lama, ancora Montini, Boccacci, Europa. Quanto alla 12, da via Vannucci continua per le vie Merisi, Manziana, Di Prata, Aldrighi, fino al nuovo capolinea di via Rizzi angolo via Fiorentini, con nuove fermate in via di Prata e Rizzi (angolo via degli Alpini e capolinea). Al ritorno verso Fiumicello prende le vie Fiorentini, Merisi, Vannucci e poi il solito percorso. In questo caso una fermata è prevista in via Merisi all’angolo di via Vannucci.
Una novità pure sulla linea 7 dalla Stazione a via Branze e viceversa. Qui vengono inserite tre corse in più per garantire un miglior servizio agli studenti universitari. Ed è solo un anticipo di quel che sarà. MI.VA.