Notizie e
novità del trasporto pubblico in
città e provincia di Brescia
Il Brescia 29 marzo 2009
Metro, servizi concentrati
«Intermodalità». È questa la parola d'ordine
su cui si lavora per agevolare la mobilità dei bresciani. Vale a
dire offrire agli utenti diverse opzioni con le quali muoversi, in
città e provincia.
In vista
dell'entrata in funzione della metropolitana (l'asse portante della
mobilità cittadina), la Loggia sta lavorando alla sistemazione
in superficie delle stazioni. Un lavoro che coinvolge più
settori, dall' Urbanistica ai Lavori Pubblici.
Per quel che riguarda
l'assessorato al Traffico la sfida è creare una «concentrazione di servizi» in
ogni stazione. In concreto ciò vuol dire facilitare l'acceso alle fermate e
realizzarvi parcheggi scambiatori; creare centri di interscambio
ferro-gomma (ovvero far confluire gli autobus, urbani ed e extraurbani, in
alcune stazioni, tendenzialmente agli estremi del tracciato del metrobus); far
trovare ai passeggeri alternative all'auto privata, quali il car sharing, il car
pooling, il taxi o una postazione di Bici Mia
Giornale di Brescia 28 marzo 2009
Quando i treni navigavano sul Sebino
Dieci anni fa veniva soppresso il servizio merci combinato
ferrovia-navigazione, ultimo esempio del genere in Europa Dalle chiatte al
trasbordo sulla Palazzolo-Paratico grazie ai pontili mobili di Rivatica. Oggi la
storia in un libro e video

LAGO D’ISEO È stato l’ultimo esempio di servizio combinato «ferrovia +
navigazione» in Europa. Un sistema di trasporto merci che ha fatto la storia sul
lago d’Iseo, fosse solo per il secolo d’attività. Vagoni ferroviari caricati su
chiatte in ferro (ancor prima in legno), trainate da lenti rimorchiatori da un
capo all’altro del Sebino, fino al trasbordo dei carri sulla ferrovia
Paratico-Palazzolo, attraverso i pontili mobili di Rivatica: una rivoluzione,
fin dai primi del Novecento, nell’economia e nei commerci del lago.
Oggi, a
dieci anni esatti dalla soppressione (era il marzo del 1999), di quel servizio
rimane davvero poco, o nulla. In realtà a far rivivere quell’epoca ci pensano un
video ed il volume «Un binario lungo l’Oglio» (seconda edizione) realizzati
dall’associazione «Ferrovia del Basso Sebino» che, dal 1994, gestisce la strada
ferrata Palazzolo-Capriolo-Paratico con finalità turistiche. Nella stazione di
Paratico è poi allestita una mostra fotografica - visitabile durante la stagione
di servizio del «Trenoblu» - che ripercorre un po’ la storia di quei binari, la
quale inevitabilmente s’intreccia con l’ingegnoso sistema di trasporto
«acqua-ferro» (informazioni www.ferrovieturistiche.it). Non a caso, è stato
proprio quel servizio «ferrovia + navigazione», collegato alla produzione delle
acciaierie di Lovere, a «salvare» la linea che corre all’interno del parco
dell’Oglio, etichettata come «ramo secco» sul finire degli anni Sessanta. Già,
perché nel giugno del 1966 le Ferrovie dello Stato soppressero il servizio
passeggeri, mantenendo però attiva la tratta per il solo traffico merci in
regime di tradotta. Dal 1994 al 1999, poi, il merci si è alternato al servizio
festivo-estivo, con finalità turistiche, garantito con vecchie littorine a
trazione diesel.
L’imbarcadero di Rivatica
Oggi sull’imbarcadero di
Rivatica è calato il sipario, decretando l’archiviazione di un gran pezzo di
storia dei trasporti sul Sebino. L’area, ceduta dopo un lungo iter burocratico
dalle Ferrovie al Comune di Paratico, ospita il costruendo parco urbano,
progettato nell’ottica di un rilancio turistico ed ambientale dell’intera zona a
lago. I fasci di binari (ad eccezione del primo che lambisce il lago) sono stati
interrati, smantellato il passaggio a livello sulla provinciale che da Paratico
conduce a Sarnico, smontata la pesa in darsena e tutte le strutture a terra
utilizzate per le manovre di carico-scarico dei vagoni ed il loro instradamento
sulla linea. Destinate alla demolizione poi le chiatte in ferro mentre per i due
pontili mobili si prospetta il recupero, quale ultima testimonianza di un’epoca
dei trasporti e di un servizio che ha permesso lo sviluppo commerciale del basso
lago tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. In realtà quei
vecchi ed arrugginiti pontili in ferro possono essere ritenuti reperti di
archeologia industriale. «Tagliate» quindi le rotaie che dalla stazione di
Paratico/Sarnico conducevano alla darsena, è stato di fatto cancellato lo sbocco
a lago di questa ferrovia costruita tra il 1875 e il ’76 proprio per trasportare
le merci dal bacino sebino alle fabbriche palazzolesi e alla pianura bresciana e
bergamasca.
Integrazione lago-ferrovia
Ma come funzionava quel sistema
integrato «lago-ferrovia»? Prendiamo l’esempio di anni fa delle acciaierie di
Lovere in cui entrava rottame ed uscivano assali e sale ferroviarie, destinate
al mercato di mezza Europa. Le merci venivano caricate con carri ponti e gru su
vagoni poi imbarcati, attraverso pontili mobili (in movimento proprio per
«vincere» i diversi livelli del lago durante tutto l’anno), su chiatte in ferro
lunghe fino a 50 metri su cui, al centro, erano saldate le rotaie. Le chiatte, a
gruppi di quattro, sei, otto, venivano ancorate fra loro dopo essere state
caricate mentre al centro si posizionava un rimorchiatore (alimentato a nafta...
storici l’«Adamello» e il «Trento») che le trascinava dall’alto lago sino alla
darsena di Paratico. Un viaggio di oltre tre ore prima di raggiungere
l’imbarcadero di Rivatica dove, grazie ad un lavoro di ancoraggio e manovra
delle chiatte, una ad una, effettuato con la sola forza delle braccia, di alcuni
argani elettrici e soprattutto dell’esperienza di quei marinai-ferrovieri, i
vagoni - sempre attraverso un pontile mobile - venivano instradati sulla
Palazzolo-Paratico. A trascinarli dalle chiatte alla terraferma ci pensava, con
mille manovre rese possibili attraverso scambi e fasci di binari, un locomotore
diesel (in passato una vaporiera). In realtà tra il locomotore e i vagoni merci
da scaricare o caricare venivano frapposti i «carri scudo», per evitare che il
locomotore pesasse sul pontile mobile e soprattutto per vincere i dislivelli fra
il lago e il piano ferroviario. Stesse manovre, al contrario, per il lungo
viaggio di ritorno, verso Lovere.
Con questo sistema, soprattutto nella prima
metà del Novecento, sono stati trasportati sul Sebino non solo prodotti della
siderurgia ma anche legname, collettame e soprattutto pietra calcarea estratta
dalle cave di Costa Volpino, Lovere, Tavernola Bergamasca e Pilzone destinate al
cementificio di Palazzolo. Non a caso, fu proprio l’Officina delle calci e dei
cementi a sollecitare, fin dalla metà dell’Ottocento, la costruzione della
ferrovia Palazzolo-Paratico per garantirsi un approvvigionamento di materia
prima più celere e quantitativamente superiore.
Il sistema di trasporti sul
Sebino
Ma la storia del servizio «ferrovia + navigazione» non è altro che un
tassello del più articolato sistema di trasporti sul Sebino, iniziato a
svilupparsi già nel 1840 con l’apertura dei primi opifici sulle sponde lacustri.
Le prime quattro chiatte (in realtà erano pontoni in ferro) per il trasporto dei
carri merci risalgono al 1906: di proprietà della Società Anonima Giovanni
Andrea Gregoriani (che a Lovere aveva impiantato una fabbrica di ruote ed assali
ferroviaria e tranviari) erano lunghe 35 metri e larghe 6,5 metri e potevano
trasportare sino a quattro vagoni ciascuna. Per il loro traino la società
bergamasca aveva firmato un accordo con la Società di Navigazione. Ed è proprio
di quei mesi l’installazione di due pontili nella darsena di Lovere ed a
Paratico, quest’ultimo collegato alla ferrovia. Inizia qui l’avventura del
sistema combinato «ferrovia-navigazione» che assume grande importanza fino alla
seconda guerra mondiale, tanto che nel 1915 la Snft (che gestisce la ferrovia
Brescia-Iseo-Edolo) costruisce un pontile a Pisogne ed inizia, con chiatte in
legno, il servizio merci che collega gli stabilimenti di Lovere, Castro e Riva
di Solto con la strada ferrata.
A cavallo degli anni Venti sono una
quindicina le chiatte che entrano in servizio (capaci di trasportare da due a
cinque carri ferroviari), lunghe fino a 48 metri e si moltiplicano anche i
rimorchiatori. Il boom si registra con l’arrivo nel 1930 dell’Ilva, colosso
della siderurgia, che già nel 1952 rappresenta da sola l’85% del traffico merci
sul lago d’Iseo. Il servizio «ferro-acqua» prosegue poi, tra alti e bassi, fino
al 1996, ma la pietra tombale viene posata nel 1999.
Marco Bonari
STORICHE «ARTERIE»
LA FERROVIA
La Palazzolo-Paratico è stata inaugurata il 31
agosto 1876. Lunga circa dieci chilometri, è stata costruita per trasportare le
merci dal basso Sebino alle fabbriche di Palazzolo e poi, grazie alla linea
Brescia-Rovato-Palazzolo-Bergamo-Lecco, in altre zone del Nord Italia. Il
servizio passeggeri è stato soppresso nel giugno del 1966; negli anni Settanta
demolita la stazione di Capriolo; nel 1986 sostituito l’armamento (traversine e
rotaie) dell’intera linea e sistemati i ponti sulla roggia Fusia; nel 1994 -
dopo alcune esperienze iniziate nel 1991 - parte il servizio passeggeri
festivo-estivo a scopi turistici con l’associazione Fbs; negli anni Novanta
sistemazione ed elettrificazione dei principali passaggi a livello, nel 1999
soppresso il servizio merci in regime di tradotta; negli anni Duemila cessione
al Comune di Paratico dell’imbarcadero di Rivatica e di aree della stazione di
Paratico/Sarnico; nel 2006 sistemazione dell’armamento lungo i primi 5
chilometri della tratta per i treni turistici.
LA ROGGIA
La Fusia è stata
scavata nel XIV° secolo non solo per scopi irrigui quanto per facilitare i
trasporti tra il basso lago e i paesi della pianura, a partire da Palazzolo fino
a Chiari e Rovato. La Fusia corre parallela all’Oglio fino a Palazzolo ed alla
ferrovia e per secoli ha rappresentato uno delle principali arterie di
comunicazione e di trasporto delle merci.
Barconi sulla Fusia per trasportare calcare dal lago al cementificio di
Palazzolo
PALAZZOLO Prima della costruzione della strada ferrata Palazzolo-Paratico nel
1876 e del sistema di trasporto combinato «ferrovia + navigazione» con le
chiatte dei primi del Novecento, i trasporti tra il lago e le pianura, con
particolare riferimento alle fabbriche palazzolesi, sono garantiti dai barconi
in navigazione sulla roggia Fusia.
Si tratta di grosse «zattere» in legno che
salgono e scendono lungo questo canale artificiale - scavato nel XIV° secolo -
grazie a colpi di remi e talvolta alla forza di buoi che trainano i natanti
camminando lungo le sponde. La Fusia - i cui lavori di scavo iniziano nel 1347
grazie all’interessamento del conte Oldofredi di Iseo ed alla concessione di
molte terre da parte della famiglia nobile Lantieri de Paratico - nasce
dall’Oglio, alla periferia di Paratico (a sud, oggi, del ponte che porta in
terra orobica e della foresta dei tassodi), di fronte alla località Fosio di
Sarnico. Per secoli questo canale, coi suoi barconi, garantisce il trasporto
delle merci dal Sebino a Palazzolo, fino al rione delle Calci, da dove proviene
la maggior parte dei barcaioli.
Ma la Fusia assume particolare importanza a
metà Ottocento: nel 1854 infatti la società francese Lamarque et Lutreck,
incaricata di costruire il viadotto ferroviario sull’Oglio (inaugurato poi nel
1857), impianta nelle vicinanze del cantiere e della Fusia alcune fornaci a
fuoco continuo in grado di fornire tutta la calce necessaria all’opera;
l’attività viene presto ceduta alla società bergamasca «Calci e cementi».
La
materia prima viene estratta da cave di pietra calcarea sul Sebino e trasportata
a Palazzolo con barconi proprio lungo la Fusia, almeno sino al 1876, anno
d’entrata in esercizio della ferrovia che sale a Paratico.
Prima del 1880
quindi l’officina delle calci e dei cementi di Palazzolo archivia il trasporto
via Fusia optando per la ferrovia che, grazie ad un raccordo nei pressi della
stazione palazzolese, garantisce l’ingresso diretto allo stabilimento. In
sostanza la materia prima viene ancora trasportata con barconi sino alla darsena
di Rivatica dove, grazie ad alcune rampe in pietra (ancor oggi visibili) il
materiale viene scaricato dai natanti e stoccato su vagoni ferroviari.
Poi si
passa all’utilizzo dei carri direttamente sulle chiatte. Ma nel 1932
l’Italcementi abbandona anche il trasporto su rotaia, affidandosi alle
teleferiche Paratico (località Tengattini)-Capriolo e Capriolo-Palazzolo, con
una portata di quattro tonnellate all’ora.m. bon.
Il Brescia 21/03/2009
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Giornale di Brescia 17 marzo 2009

LA CITTÀ CHE CAMBIA
Metrò, i binari entrano in stazione
Procedono i lavori nelle stazioni della metropolitana e mentre si vanno
definendo gli spazi di accesso e di servizio ai convogli, in superficie le aree
interessate dai lavori vengono reinterrate, lasciando spazio a quelle che
saranno le opere complementari di qualificazioni ad oggi ancora da decidersi.
Intanto lungo il tunnel costruito a trincea si stanno realizzando le
impermeabilizzazioni e le tamponature laterali che concluderanno le fasi di
opere murarie dell’imponente intervento. Nella tratta che dalla Poliambulanza
arriva a Deposito si sono già posati i binari ed è quindi stata completata la
massicciata ferroviaria. Il tutto in attesa dell’arrivo dei primi treni,
previsto per giugno, che avvieranno la fase di collaudo dinamico.

Le stazioni realizzate attendono solo i binari
Sono in fase
avanzata i lavori all’interno delle singole fermate A Sant’Eufemia posate le
strade ferrate in attesa del collaudo treni
Un rumore sordo accoglie il visitatore. La sensazione, camminando
lungo la massicciata a lato del marciapiede della stazione ormai definita, è
quella data dall’approssimarsi di un convoglio. Tra un dejavu con l’impianto
milanese (quello a noi più vicino...) e la ventata di novità nel vedere la
stazione quasi ultimata, ti soccorrono i tecnici, spiegando che il rumore è
creato in realtà da un cassero «autovibrante» in azione. La suggestione però
resta forte. Sostenuta per l’appunto, dal vedere come, o quanto, sia già
avanzato lo stato di costruzione della stazione sotto piazzale Kossuth.
In
superficie scavi già chiusi
Già, sotto, dato che in superficie le opere sono
talmente avanzate che in settimana si dovrebbe giungere all’interramento di
tutta la struttura. Resteranno come testimoni i soli corpi dei lucernari. Prese
d’aria e di luce a testimonianza di un mondo sotterraneo. Di un percorso ipogeo
tracciato dalla volontà degli uomini e dalla tecnologia.
Come accaduto in
altri tratti (come davanti all’area delle piscine, per esempio) del passaggio
della metropolitana non resteranno tracce, nemmeno nell’asfalto. Qui saranno le
tante vituperate «opere complementari» del metrò ad agire sulla trasformazione
urbanistica del quartiere. Il destino a cui accenna l’Amministrazione descrive
uno spazio verde a cui farebbe da fronte l’edificazione di un immobile. Tutte
linee e profili tracciati sul piano delle idee, a cui a breve dovrebbero seguire
delle linee progettuali generali di interpretazione. «Delle linee guida che
definiscano il volere dell’Amministrazione tenendo conto delle trasformazioni
sociali e non solo urbanistiche indotte dall’avvio del servizio di trasporto
pubblico del metrò», come sostiene l’assessore in Loggia, Mario Labolani.
Passeggiando lungo il percorso
Ma intanto lascia perplesso percorrere il
lungo tratto di tunnel che dal piazzale conduce a metà di via Triumplina, dietro
il cimitero. Una linea diretta nella profondità della terra per un tracciato che
ripercorso in superficie si snoda per vari meandri a dimostrare l’immediatezza
del metrò. Un nuovo modo di percorrere la città, di abbattere le distanze e
avvicinare i quartieri. In pochi minuti, a piedi, arrivi dove con l’auto ci
metti almeno un quarto d’ora. La mente viaggia veloce e i confini come le
distanze cambiano. Intanto leggi il progredire degli interventi. Dell’agire dei
tecnici e delle macchine.
Nella tratta in galleria scavata a trincea si sta
impermeabilizzando tutta la struttura creando nuove finiture sulle pareti. «La
costruzione è stata avviata per fasi. Prima le ruspe hanno scavato le trincee
laterali in cui, una volta armato con l’acciaio si è gettato il cemento, quindi
abbiamo posato le armature per i solettoni di copertura del tunnel. Allora le
ruspe hanno svuotato il camerone che si è creato e così per centinaia di metri e
chilometri, alla fine» come spiega l’ing. Luca Marcucci di Brescia
Mobilità.
Sullo sfondo restano i lavori, imponenti, che lasciano ultimato un
tunnel che si snoda completo dalla Trimplina all’ospedale, dove la talpa scaverà
l’ultimo segmento di collegamento prima della sua estrazione. «Un lavoro
imminente, ormai» spiegano i tecnici di Astaldi, capofila dell’Ati che si è
aggiudicata i lavori.
Barriere contro le infiltrazioni
Intanto sulle
pareti interne vengono posati i manti di impermeabilizzazione: guaine plastiche
e di catrame su cui vengono poi gettati muri di cemento che il quasi nostro
«cassero autovibrante» compone a finitura del tunnel. Il famoso rombo del treno
diventa un vibrare che assesta gli amalgami, consolida gli inerti e toglie le
gassificazioni. «Lo faremo per tutto il percorso sino all’ospedale, poi il
tunnel sarà finito e le betoniere non dovranno più entrare nella galleria.
Allora poseremo i binari con la rotaia centrale elettrificata che alimenterà i
convogli del metrò» spiega Marcucci.
La stazione si mostra intanto nella sua
imponenza: a sette, otto metri nel sottosuolo evidenzia le ampie scale di
accesso con la rampa per far scorrere le biciclette dei futuri viaggiatori.
Mancano i rivestimenti, ma le geometrie e le architetture sono già definite,
palpabili e apprezzabili. Mancano gli impianti, ma all’occhio allenato non
sfugge come nell’arco di poco, molti chilometri di cavi governeranno la linfa
vitale che animerà i motori elettrici e gli inverter di servizio. Questione di
poco. E a ripensarci, viene da chiedersi, chi l’avrebbe mai detto...
Cecilia
Bertolazzi
Roberto Manieri
Dal sottosuolo l’affresco del futuro cittadino
Per dare uno sguardo al futuro di Brescia, bisogna scendere sotto
terra. Dove una volta si scavava per trovare i resti della città antica, adesso
si cercano le forme del metrò ed il corpo delle stazioni che dal 2013
accoglieranno i passeggeri bresciani. Dal viaggio sotterraneo in piazzale
Kossuth e via Cefalonia si torna con un affresco di futuro in mente. Ed è una
visione che intriga e stupisce.
Piazzale Kossuth è uno scrigno. Nell’area
sono evidenti i segni del cantiere: le attrezzature, la rifinitura
dell’impermeabilizzazione, le baracche bianche che ospitano la regia dei lavori.
Il piazzale, comunque, è pronto per essere consegnato al Comune perché abbiano
inizio le opere complementari per la stazione. Strade di accesso, parcheggi a
raso e in struttura, fondamentali per attrarre il maggior numero di
passeggeri.
Quando si scende dalla rampa che conduce sette metri sotto terra,
sembra di entrare in un altro mondo. La stazione è talmente definita nella sua
struttura di base che quando poggiamo i piedi sulla banchina di attesa, sembra
di sentire il rumore di un treno in avvicinamento. Come se fossimo a Milano o in
qualsiasi altra città metropolitana, ci allontaniamo istintivamente dal limite
di una striscia gialla che ancora non c’è. Niente paura: è solo il riverbero del
suono dei lavori effettuati più a nord in trincea. Oltre alle rotaie, alla
stazione mancano gli impianti e gli allestimenti. Proprio sul suo look
definitivo si sta giocando una partita importante, i pannelli modulari che la
ricopriranno, saranno infatti gli stessi per ogni fermata. Il colore e lo stile
delle stazioni, costituirà dunque, il marchio definitivo del metrobus. Per
questo Brescia Mobilità sta prendendosi tutto il tempo necessario per completare
lo studio: «È quasi più difficile che scavare sotto terra» commenta qualcuno. Se
piazzale Kossuth stupisce, via Cefalonia impressiona.
Dal livello della sede
stradale si vede la rampa di scale che scende di circa 20 metri prima di
raggiungere l’atrio di smistamento dei passeggeri. Da qui due ascensori o due
scale mobili porteranno alle banchine a seconda della direzione scelta. Il
cantiere è in fermento, una ventina di operai vi lavora a tempo pieno per
completare la struttura che avrà l’aspetto di un open space. Dalla banchina di
attesa, infatti, si guarderà in alto fino all’ingresso della stazione, l’occhio
si perde nei 20 metri di altezza in cui mancano ancora le pareti laterali e la
copertura. «Forse Brescia non è abbastanza orgogliosa dell’opera che sta
realizzando» commenta uno dei tecnici. Toccando con mano lo sforzo realizzativo
del metrobus forse bisogna dargli ragione. Anche se, quando gli scavi ed i
cantieri lasceranno il posto alle stazioni e ai treni, sarà difficile rimanere
indifferenti.
Emanuele Galesi
Deposito, cittadella da 80mila mq
Il «cervello» del sistema metrò si trova in prossimità di via
Buffalora
Forse è per il sole che illumina ogni dettaglio e per il vento che allarga
l’orizzonte, ma il deposito del metrobus che si vede dalla stazione capolinea di
S. Eufemia appare come un’area sconfinata. E in effetti lo è. Collocato in
prossimità di via Buffalora, su una superficie di 80mila metri quadri, l’intero
corpo del deposito è un nuovo quartiere che sta nascendo a Brescia.
Una
cittadella di 10 edifici e capannoni collegati da un corpo centrale di 15 metri
di altezza: qui c’è il «cervello» che gestisce e governa tutto il sistema.
Camminando sul viadotto che attraversa San Polo e Buffalora si giunge fino alla
stazione che chiude il percorso della metro. Sotto i nostri piedi le rotaie sono
già posate, un treno giallo della manutenzione scorre sui binari mentre il
macchinario che trasporta distribuisce e stabilizza i «massi» che sostengono i
binari. Metro dopo metro avanza anche la terza rotaia, quella che conduce la
corrente elettrica necessaria per il funzionamento del metro. Il viadotto è
l’unica parte del percorso in cui i treni possono già viaggiare. A breve è da
qui che partiranno i test. Dalla stazione, rialzata di circa 6 metri dalla
strada, c’è solo la struttura in acciaio che attende di essere completata dalle
coperture laterali e dal tetto che coprirà banchina e binari. Lo spazio di
attesa qui è al centro con le rotaie che scorrono ai lati. La scala centrale e
l’ascensore che porteranno in basso conducono nel pieno della zona artigianale
di via Buffalora. Questa stazione non è pensata come accesso ad un quartiere
specifico, ma servirà come area di interscambio.
Qui si arriva in auto per
prendere il treno e arrivare in città. Nelle previsioni dovrebbe sorgere un
parcheggio scambiatore da 1.200 posti. Dopo la stazione, il viadotto si
ricollega a terra e i binari compiono un’ampia curva prima di raggiungere il
deposito vero e proprio. In linea di massima sarà possibile prevedere il
prolungamento della linea verso Est nel territorio di Rezzato, l’uscita del
metrobus dal territorio bresciano è però solo un’ipotesi.
Costituita da un
corpo centrale alto 15 metri collegato ad altri 9 edifici e capannoni il
deposito grigio e verde è una presenza imponente con la sua cupola da dove verrà
diretto il treno. Nei 4 piani della zona uffici si vedono già i neon al
soffitto, i lavori sono molto avanti. Dall’edificio centrale si raggiunge
l’officina. Qui mancano operai e attrezzature, ma il macchinario che solleva i
treni per la riparazione e le buche nelle quali si scende per lavorare le
vetture sono pronte all’uso. Accanto c’è il capannone dedicato alla pulizia e
alla sistemazione dei treni a fine corsa. Procedendo si entra nell’area di
rimessaggio, il luogo cioè dove confluiscono e da dove partono i treni, 18 nel
complesso. C’è anche la vettura ad ecodiesel che servirà a recuperare i mezzi
bloccati per guasti sulla linea. A giugno dovrebbe arrivare il primo treno lungo
39 metri, le casse sono state fatte a Reggio Calabria, mentre l’allestimento sta
avvenendo a Napoli. Da lì partirà probabilmente in tre viaggi separati, uno cioè
per carrozza. Poi una volta a Brescia sarà tempo per i primi test. egg
 
BRESCIA-ISEO-EDOLO Consegnati i due nuovi treni PESA ATR 220

Foto Carlo Bonari - Link all'album |

Foto Carlo Bonari - Link all'album |
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Giornale di Brescia, 12 marzo 2009
Trasporti Nuovi treni sulla Brescia-Edolo
Dalla Polonia a Iseo ecco i «fratellini rossi»
Sono costati a
Provincia e Regione otto milioni di euro Lunghi 55 metri, entreranno in funzione
a partire da aprile
Uno dei due Atr220 acquistati dalle Ferrovienord
«parcheggiato» alla stazione di Iseo (foto Eden /
Strada)
ISEO Sono le undici di un mattino caldo, lucido e
azzurro quando Alberto Cavalli, presidente della Provincia di Brescia, appiccica
con sicurezza l’adesivone con lo stemma dell’ente da lui presieduto sulla
carrozza rossa nuova di pacca di uno dei due Atr220, sui binari della stazione
di Iseo. Fabbricati in Polonia, i due mezzi sono stati comprati dalle
Ferrovienord per conto della Regione Lombardia e della Provincia di Brescia, che
hanno finanziato rispettivamente con 3 e 5 milioni l’acquisto delle due vetture.
Entreranno in funzione ad aprile, al termine dei collaudi, delle ispezioni e
dell’addestramento del personale.
«L’obiettivo - recita il comunicato della
Provincia - è quello di estendere i servizi sulla linea S21 Brescia-Iseo-Edolo,
al fine di completare il nuovo programma di esercizio introdotto il 15 giugno
dell’anno scorso in forma ridotta, con una limitazione di alcune corse a Darfo
proprio per la mancanza dei treni».
Basta autobus per raggiungere
Breno
In sostanza, l’arrivo dei due nuovi «fratellini rossi» consentirà di
fare arrivare fino a Breno tutti i treni da Brescia che fino ad ora si fermavano
a Darfo; l’utente non dovrà quindi più utilizzare gli autobus sostitutivi. In
più, adesso sarà possibile «rimpinguare» il pacchetto-corse del sabato, in base
alle necessità e quindi alle richieste degli utenti.
Utenti che, stando alle
cifre fornite da Ferrovienord, sembrano essere in aumento: dall’introduzione del
nuovo orario integrato treni-bus (datato, come si diceva, 15 giugno 2008)
l’utenza non sistematica (vale a dire i «non pendolari») è cresciuta del 17%,
mentre gli abbonati sono saliti del 5 % rispetto all’anno precedente.
In
arrivo altre otto locomotrici
Numeri incoraggianti, che giustificano i nuovi
investimenti. Che peraltro non saranno gli ultimi: ai due Atr220 presentati ieri
si aggiungeranno entro un paio di anni altri otto treni, che dovrebbero costare
attorno ai venticinque milioni di euro, mentre - fanno sapere da Ferrovienord -
si sono conclusi i lavori di rimessa a nuovo di altri dieci convogli,
attualmente già in servizio.
«Grazie alla sinergia fra Provincia, Regione e
Ferrovienord - spiega Giuseppe Biesuz, direttore generale del gruppo Fnm - è
stato possibile portare avanti una strategia ben definita per la valorizzazione
di questa linea ferroviaria. Questo programma di intenso rinnovamento del parco
rotabili segue l’investimento di cento milioni per la messa in sicurezza della
linea e ha lo scopo di valorizzare la ferrovia non soltanto per l’uso dei
pendolari, ma anche per attrarre più turisti sul territorio circostante».
Non
nasconde la propria soddisfazione nemmeno Alberto Cavalli, secondo il quale
l’ammodernamento del servizio ferroviario sulla tratta Brescia-Iseo-Edolo non
era più prorogabile: «Questi investimenti sono necessari: confidiamo che il
miglioramento dei servizi porti sempre più persone a preferire il treno alla
macchina. Il nostro slogan è: meno auto, più gente sui treni».
Tre carrozze e
154 posti a sedere
Ma come sono questi «fratellini rossi» che
ringiovaniranno la «rosa» delle Ferrovienord? Ecco allora un po’ di dati per
imparare a conoscerli. Prodotti dalla Pesa, un’azienda polacca specializzata,
sono lunghi 55 metri e hanno una capacità di 154 posti a sedere; tre carrozze
ciascuno, montano motori diesel tedeschi a trazione idraulica e a basso
inquinamento (ambientale e acustico); dispongono di accessi facilitati per
portatori di handicap. Le due locomotrici sono poi dotate di telecamere di
videosorveglianza e aria condizionata. E non mancano nemmeno i
posti-bici.
Carlos Passerini
L’assessore Prignachi e il ramo ovest
ISEO «Questo sarà il ramo ovest del sistema metropolitano
provinciale»: così parla Valerio Prignachi, assessore al Trasporto pubblico
della provincia di Brescia. «Non abbiamo mai nascosto - prosegue - che il nostro
obiettivo è quello di creare un grande sistema di trasporti che coinvolga tutto
il territorio provinciale, coordinato ed efficiente, che consenta agli utenti di
raggiungere qualunque località agevolmente e in breve tempo. Un po’ come succede
in tutte le grandi città europee, dove i cittadini hanno la possibilità di
muoversi attraverso il territorio esterno al centro urbano grazie all’utilizzo
di mezzi pubblici. Ecco, noi crediamo fortemente a questo progetto, come
dimostra anche l’impegno che stiamo mettendo nella riqualificazione del sistema
ferroviario della linea Brescia-Iseo-Edolo».
Sul volto di Prignachi appare un
sorriso grande così, quando parla dei due treni appeni arrivati: «Siamo molto
orgogliosi di questi due... nuovi acquisti. Perché se da una parte ci consentono
di fare un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda appunto il progetto
della metropolitana provinciale nel suo insieme, dall’altra ci aiuteranno a...
fare un passo in avanti verso la Valle, grazie all’allungamento della tratta
fino a Breno. Per gli abitanti di quelle zone, ma anche per i turisti in vacanza
in Valcamonica, sarà ora molto più facile muoversi».
Conclude l’assessore
provinciale: «Vorrei poi sottolineare un aspetto: questi nuovi treni sono
studiati per agevolare il più possibile la salita e la discesa dei portatori di
handicap dal mezzo. Abbiamo insistito molto su questo punto: non possiamo che
essere soddisfatti».c.p.
Da giugno la carrozza dei sapori
ISEO Si chiamerà «Treno dei sapori» e avrà una missione ben
precisa: avvicinare i turisti alla Valcamonica, alla Franciacorta e al lago
d’Iseo attraverso i sapori più tipici della gastronomia bresciana.
Il mezzo
entrerà in servizio nel prossimo giugno, inizialmente nei giorni di sabato e
domenica. La carrozza è stata realizzata in collaborazione tra la Provincia di
Brescia (che ha contribuito a sviluppare il progetto) e le Ferrovienord (che
cureranno l’allestimento e l’esercizio), che si avvarranno della grande
esperienza degli istituti alberghieri di Darfo e Pontedilegno. I posti
disponibili per ogni viaggio saranno quaranta.
«Si prevede - spiegano i
responsabili del progetto - di mettere la carrozza in composizione ai treni
regio-express del sabato e della domenica, negli orari più vicini al pranzo e
alla cena, per promuovere a bordo il consumo dei piatti tipici della cucina
bresciana. Il tutto sarà completato dall’offerta di viaggio attraverso una delle
linee più belle di tutta la Lombardia, ricca di storia, di bellezze naturali e
patrimoni culturali unici. La carrozza sarà allestita con un bancone bar, una
cucina per la preparazione dei piatti, avrà tavoli e posti a sedere panoramici.
Inoltre ci sarà un apposito angolo dotato di schermi video, sui quali verranno
proiettati filmati sulle aree attraversate dal treno durante il
viaggio».
L’ispirazione, per così dire, arriva dal treno Tirano-St Moritz
delle Ferrovie Retiche, che svolge questa attività già da qualche tempo.
L’investimento ammonta a 140mila euro e coinvolgerà i consorzi della
Valcamonica, oltre a diverse altre associazioni del territorio.c.
pass.
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Giornale di Brescia 10 marzo 2009
Riaprono i cantieri Vittoria e San Faustino
Da ieri sono ripresi i lavori che Astaldi ha bloccato in novembre
Labolani: «Clima più sereno anche dopo le decisioni del Cipe»
Il 16 febbraio l’arrivo della «talpa» a destinazione, alla
stazione Ospedale. Venerdì scorso la comunicazione ufficiale dello stanziamento
di 80 milioni di euro da parte del Cipe. E ieri la ripresa dei lavori nei due
cantieri del centro storico, quelli per la costruzione delle stazioni San
Faustino e Vittoria, fermi da circa quattro mesi. Si rincorrono le buone notizie
sulla metropolitana leggera automatica di Brescia. Così, dopo un periodo non
facile a causa dei problemi sorti tra Brescia Mobilità e Astaldi - l’impresa di
Ati Metrobus che in novembre ha sospeso i lavori nei due cantieri, motivandola
con l’assenza di alcune autorizzazioni e contemporaneamente chiedendo
adeguamenti contrattuali a causa di extracosti per 366 milioni di euro - il 31
dicembre 2012, la data prevista per la consegna dell’opera, sembra più
vicino.
Ottanta milioni e un clima più sereno
Che cosa è accaduto nel
frattempo? Se Brescia Mobilità si limita a esprimere tramite un comunicato
«soddisfazione, confidando che con i necessari impegni organizzativi l’Ati
mantenga il crono-programma a suo tempo definito», Astaldi - per bocca del suo
direttore a Brescia, Massimo Lodico - riferisce di «uno scambio di
corrispondenza con il committente» a seguito del quale si è deciso di «non
aggravare la situazione». Insomma non sarebbe intervenuto alcun ulteriore
accordo formale tra le parti. Dal canto suo, l’assessore ai Lavori pubblici del
Comune, Mario Labolani, parla di «un clima che ultimamente si è rasserenato,
anche grazie all’ottima conduzione della trattativa a Roma da parte del sindaco
Adriano Paroli e dell’on. Stefano Saglia». Come dire che gli 80 milioni di euro
stanziati dal Comitato interministeriale di programmazione economica - intesi
come segnale concreto di attenzione governativa nei confronti di Brescia e della
sua metropolitana - possono aver contribuito a ben disporre Astaldi, convincendo
l’impresa a lasciare per ora da parte le difficoltà sollevate.
I lavori
riprendono ma i nodi restano
Va infatti detto che la ripresa dei lavori nei
cantieri delle stazioni San Faustino e Vittoria - coincisa con operazioni di
pulizia e riorganizzazione - non elimina tutti i problemi. Così, da un lato
Labolani spiega che «la questione degli extracosti sarà affrontata a tempo
debito»; e, dall’altro, l’ingegner Lodico avverte che la «risoluzione del
contenzioso» al riguardo è soltanto rimandata, così come «resta aperto il
discorso delle autorizzazioni; e qualcosa succederà». Di conseguenza quella che
per l’assessore è una constatazione - la rinnovata serenità del clima - è, nelle
parole del rappresentante di Astaldi, «un auspicio».
Dai sindacati un respiro
di sollievo
Tirano intanto un respiro di sollievo i sindacati dei lavoratori
del metrobus - in tutto 500 persone circa -, che nei mesi scorsi hanno tenuto
alto il livello di attenzione sulla vicenda, arrivando a sollecitare un apposito
«tavolo» con Comune e Brescia Mobilità, istituito il 19 gennaio. «È una buona
notizia rispetto alla quale c’era molta attesa - commenta Antonio Lazzaroni,
segretario della Filca Cisl - perché è vero che, nonostante le difficoltà, i
lavoratori del metrobus hanno sempre lavorato; ma anche che il rischio di uno
stop complessivo c’era. Ora il lavoro continua in una condizione di normalità.
Il che di questi tempi non è poco».
Francesca Sandrini
Quasi quattro mesi di stop
Tutto comincia in novembre: prima tocca al cantiere San Faustino,
poi al Vittoria. Chiusi. La decisione è di Astaldi, una delle imprese di Ati
Metrobus. Quanto al motivo, Brescia Mobilità parla di «difficoltà di gestione
nei rapporti con l’Ati sotto il profilo contrattuale», precisando subito che
«questo non comporta alcun ritardo». Dall’impresa arrivano invece voci su
mancate autorizzazioni da parte ministeriale e della Soprintendenza ai beni
architettonici. Una tesi smentita dalla controparte, che la smonterà punto per
punto in dicembre, con un’articolata presa di posizione nella quale richiamerà
l’Ati al rispetto degli obblighi contrattuali e della città. Intanto emerge - e
arriva anche in Consiglio comunale - il problema degli extracosti: oltre 300
milioni di euro, esibiti da Astaldi e definiti dal sindaco Paroli
«strabilianti». Ma non è tutto. Proprio a fronte dei cantieri fermi, il Governo
blocca il pagamento dello stato di avanzamento dei lavori per un totale di 18
milioni. I sindacati temono uno stop totale. In gennaio viene istituito un
tavolo formato da organizzazioni sindacali, Comune e Brescia
Mobilità.
Quei «nodi» che restano da sciogliere
Non tutti i problemi sono finiti con la ripresa dei lavori nei due
cantieri del centro storico. Ci sono gli extracosti: 366 milioni di euro. E,
secondo Astaldi, ci sono autorizzazioni che mancano. Ma Brescia Mobilità non ci
sta. Se la prima questione - fa sapere l’Amministrazione comunale che comunque
ribadisce una linea di prudente fermezza - sarà affrontata al momento opportuno,
sulle autorizzazioni la società controllata dal Comune è già stata chiarissima
nei mesi scorsi. Per cominciare, San Faustino attenderebbe soltanto un via
libera della Soprintendenza sulle modalità di valorizzazione del ponte
ottocentesco situato al primo livello della stazione, e «l’esecuzione della
progettazione è compito dell’Ati stessa». Quanto alle autorizzazioni
ministeriali per entrambe le stazioni, la precisazione riguarda il fatto che le
varianti «si sono rese necessarie per errori di progettazione a carico dell’Ati
stessa». Infine, l’assenso della Commissione Sicurezza «attiene a tutta la
linea, non solo alle due stazioni, e potrà essere rilasciato solamente quando
tutti gli elementi dell’intero progetto saranno
perfezionati».
Avanzamento dei lavori: opere al 60%
È la fotografia scattata da Brescia Mobilità meno di una settimana
fa
Sessanta per cento. A questa percentuale sono giunti i lavori della
metropolitana leggera così come dichiarato dal sito www.metro.bs.it, vero e
proprio «diario di bordo» della talpa, aggiornato a meno di una settimana fa. Se
dunque, a livello generale, i lavori si sono lasciati alle spalle il fatidico
giro di boa del 50%, ciascuna delle 17 stazioni - da Prealpino a Deposito -
viaggia ad una velocità di avanzamento diversa. Vediamo quale.
La stazione
che «viaggia di più» è quella Deposito trovandosi all’87% di lavori compiuti. La
segue, anche se decisamente staccata, stazione Mompiano, oltre la metà
dell’opera di sette punti percentuali. All’interno della stazione, spiegano i
tecnici, sono state completate le impermeabilizzazioni delle solette e sono in
corso i reinterri in superficie. È stata inoltre completata l’esecuzione delle
murature che delimitano tutti i vari locali tecnici, presupposto alla
posa degli impianti. In piazzale Kossuth è stato riaperto alla circolazione
l’incrocio di via Boccacci. Ad essere oltre la metà dei lavori anche Stazione
Volta (56%), Europa (55%), Poliambulanza (53%), Marconi, Lamarmora (entrambe al
52%). Non sono invece ancora a metà dell’opera le stazioni Prealpino (47%),
Casazza (45%), S. Eufemia-Buffalora (44%), San Polo Parco (43%), Sanpolino
(42%), FS (41%) e questo per una serie di problematiche tecniche anche legate
alla necessità di permettere il passaggio dei convogli di servizio per lo
scarico del terriccio scavato dalla talpa.
Sono invece ben più indietro le
realizzazioni che riguardano le stazioni Vittoria (26%), i cui lavori sono
ripresi proprio ieri, San Polo Cimabue (24%), Ospedale (18%) e, a chiudere, San
Faustino (12%).
Ricordiamo che il percorso della metropolitana, in tutto poco
più di 13 chilometri, si snoda per una parte in trincea - stazioni di Prealpino,
Casazza, Mompiano, Europa e San Polo Cimabue-; in galleria - stazioni di
Ospedale, Marconi, San Faustino, Vittoria, Fs, Brescia Due, Lamarmora, Volta.
Per un chilometro e 700 metri la linea sarà a raso con le stazioni di
Poliambulanza e San Polo Parco, stessa distanza per la linea in viadotto con le
stazioni di Sanpolino, S. Eufemia-Buffalora e Deposito.
Intanto, mentre la
talpa si appresta a scavare gli ultimi trecento metri di galleria prima della
sua estrazione, collegando il tunnel sotto la città alla trincea che giunge da
via Triumplina. Lungo i sei chilometri ormai completati di tunnel cittadino
cominceranno in questi giorni i lavori per la posa dei binari della
metropolitana. Si tratta di realizzare le solette (su tre livelli) sulla quali
saranno collocati i binari che guideranno le vetture. Contemporaneamente, nella
tratta in superficie da San Polo, saranno create le massicciate su cui saranno
posati a breve i binari sino alla volta del deposito. Il tutto per poter
permettere ad aprile 2010 di poter già far viaggiare sperimentalmente le prime
vetture Il primo biglietto, nelle previsioni, verrà staccato il 31 dicembre
2012.
Un viaggio sulla nuova metropolitana potrebbe essere un buon modo di
festeggiare il capodanno.c. ber.
«Opere di superficie carenti di strategia»
Nella relazione prodotta dall’assessorato ai Lavori pubblici le
ragioni della bocciatura dei progetti di Brescia Mobilità
Tanto tuonò che piovve. La bufera che in queste settimane si è concentrata sul
tema delle opere complementari della metropolitana (proposte da Brescia Mobilità
secondo la chiave dettata dalla precedente amministrazione e poi «bocciate»
dalla Loggia), ha portato l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Labolani, a
produrre una relazione illustrativa delle motivazioni del perché i tre assessori
competenti sulla materia (Labolani come Lavori Pubblici, Nicola Orto per la
Mobilità e Traffico, Paola Vilardi all’Urbanistica) hanno di fatto portato alla
bocciatura delle ipotesi progettuali. Già, ipotesi di progetto e non progetti
veri e propri, che Labolani, nella lettera di accompagnamento alla relazione
redatta dai tecnici e rivolta ai consiglieri comunali, indica come «carenti di
inquadramento strategico e metodologico».
Una risposta alle opposizioni
Ma andiamo per ordine: dopo le istanze giunte dalle opposizioni a seguito
della pubblicazione dei progetti sul nostro giornale con le tavole redatte dagli
architetti Camilla Rossi e Tommaso Mettifogo per le aree di piazzale Kossuth e
Viale Europa, l’amministrazione Paroli giunge con questo atto, rivolto ai
consiglieri, a trattare ufficialmente e per la prima volta la materia delle
opere complementari al metrò. «Ritengo necessario e opportuno che le riflessioni
sullo stato dell’arte dei progetti relativi alle opere complementari del
Metrobus, sia preceduta da alcune analisi sulle modalità operative» sostiene
Labolani. La relazione evidenzia la complessità e l’articolazione degli
argomenti urbanistici, viari ed infrastrutturali, di verde pubblico e di
ripristino conservativo che l’elaborazione dei progetti di queste aree richiede.
«Complessità che peraltro, non emergono completamente e compiutamente nelle
elaborazioni fino ad oggi realizzate», sostiene Labolani. Da qui per la Loggia
una difficile lettura «di quanto già predisposto riconducibili all’innegabile
carenza di inquadramento strategico e metodologico dei progetti stessi». Secondo
gli assessori «la difficoltà del lavoro consiste nell’affrontare la necessità di
procedere ad una lettura dei dati e delle proposte in una prospettiva strategica
di medio e lungo periodo, fondamentale in un intervento come quello del
Metrobus, destinato a modificare la struttura urbanistica e funzionale della
città, con importanti ricadute economiche e sociali, anch’esse non
sufficientemente espresse dai progetti analizzati».
«Le commissioni colmino
le lacune»
Secondo gli assessori quindi «tutte queste lacune dovranno essere
colmate dalle Commissioni competenti e dal gruppo di lavoro, già costituito, di
tecnici degli assessorati competenti, che dovranno lavorare in stretta sinergia
e nell’assoluto rispetto dei tempi non derogabili». Chiarissime dunque le
motivazioni che hanno condotto all’abbandono delle soluzioni disegnate, così
come appare altrettanto chiaro come la Loggia abbia inteso determinare con un
certo piglio a chi tocca il compito di progettare le opere.
Intanto nella
relazione da giorni annunciata da Mario Labolani in risposta alle richieste
delle opposizioni (il tutto per 18 pagine di testo) si legge come «il contenuto
degli elaborati del gennaio 2009 riprende sostanzialmente lo stesso contenuto
del luglio 2008, aggiungendo solo alcune nuove simulazioni tridimensionali e
consiste nelle ipotesi progettuali preliminari o in studi propedeutici relativi
ad opere di diversa scala ed entità: sono trattati temi e campi molto diversi
che vanno dalla composizione urbanistica, alla progettazione di infrastrutture
stradali e parcheggi d’interscambio, nonché progetti di verde pubblico e di
arredo urbano, di piazze e luoghi di sosta, includendo inoltre proposte nella
materia del restauro e del ripristino conservativo (stazioni S. Faustino e
Vittoria). Il primo aspetto da evidenziare è dunque la pluridisciplinarità delle
materie trattate nelle proposte presentate», scrive l’estensore delle note,
l’arch. Luigi Alessandri del Comune.
La difficile lettura degli
obiettivi
Proseguendo si legge come «emerge in primis una certa difficoltà a
leggere i progetti e ad interpretarne obiettivi, finalità ed iter progettuale,
non essendo questi accompagnati da nessuna relazione illustrativa e da nessuna
analisi descrittiva d’inquadramento».
Secondo il tecnico «la quantità delle
aree interessate dalle ipotesi preliminari è assai rilevante e comprende una
grande mole di nuove opere pubbliche (17 siti stazione, diversi km di strade,
decine di migliaia di mq di spazi pubblici aperti, ecc) e complessivamente si
configura come il ridisegno trasversale di una importante parte della città:
l’esito delle trasformazioni è tale da mutare l’immagine urbana e la struttura
funzionale di diversi quartieri, rimettendo in gioco oltre il sistema dei
trasporti pubblici e della viabilità in generale, anche il valore delle aree e
degli immobili lungo il tracciato Metrobus, creando nuove necessità di sosta,
nuove opportunità commerciali e tendenze indotte di delocalizzazioni insediative
residenziali».
Secondo i tecnici serve dunque «che i disegni dei progetti
vengano corredati dall’illustrazione delle analisi urbanistiche e dell’iter
pianificatorio propedeutico all’individuazione degli obiettivi e delle
strategie, al fine di trovare la coerenza delle opere pubbliche nel quadro del
contesto urbano e di capire i risultati attesi dalle trasformazioni delle aree».
Insomma, una serie di decisioni anche dettate da indirizzi amministrativi.
Quelli appunto in capo alla «nuova» amministrazione. Alla fine tutto torna al
bandolo.
Roberto Manieri
Giornale di Brescia 9 marzo 2009
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Una società per gestire i treni lombardi
Per un reale miglioramento del servizio pubblico ecco la proposta
che impegna Ferrovie ed Enti locali |
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Una società per gestire, con occhio attento alle esigenze locali, i treni in
Lombardia, e risorse per finanziare il quadruplicamento della linea ferroviaria
da Treviglio a Brescia: si avvia su questo binario la prospettiva di un reale
miglioramento del trasporto pubblico «su ferro». Le due novità di questi giorni,
che impegnano da un lato la Regione, le Ferrovie Nord Milano e Trenitalia,
dall’altro il Governo, daranno frutti concreti solo nel giro di anni:
nell’immediato restano purtroppo i quotidiani disagi dei pendolari in viaggio
per lavoro e per studio verso Milano e da loro parte, con il supporto di
Federconsumatori, l’iniziativa di chiedere, insieme al risarcimento per i danni
subiti, anche un alt a quelle additate come scorrettezze.
L’accordo siglato
al Pirellone
Una buona notizia per il futuro del trasporto locale è
l’accordo, siglato al Pirellone il 3 marzo da Fs e Fnm, per la nascita di una
società mista in cui confluiranno il dipartimento regionale lombardo di
Trenitalia e la società per il trasporto dei passeggeri controllata dalla
Regione. L’obiettivo è avvicinare le scelte e il controllo delle attività ai
diretti fruitori del servizio; a questo passo d’avvio seguiranno le necessarie
intese sul piano operativo. L’idea di procedere su questa strada era stata
caldeggiata anche dai più diretti interessati nei giorni della disastrosa
sperimentazione del nuovo orario invernale, che a metà dicembre aveva provocato
una generale levata di scudi contro le strategie di Trenitalia, volte ad
incentivare l’alta velocità e le comunicazioni sulle lunghe distanze ma poco
attente alle molte migliaia di persone quotidianamente in viaggio su tragitti
medio-brevi in condizioni poco idonee.
Un progetto «made in Brescia»
La
disponibilità a farsi parte in causa, per un miglioramento del servizio
attraverso un coinvolgimento societario, era stata manifestata nei mesi scorsi
alla Regione sia dall’assessore provinciale ai Trasporti, Valerio Prignachi, sia
dall’assessore comunale alla Viabilità, Nicola Orto, che hanno caldeggiato
l’iniziativa. A una società bresciana, Axteria Strategy Consultants spa, è stato
affidato il compito di elaborare l’ipotesi industriale della nuova realtà
societaria per la gestione di treni lombardi a servizio locale. La Axteria, che
ha sede in città in contrada di Santa Croce, fa parte del consorzio per
l’innovazione tecnologica Inn. Tec., che ha come principali sostenitori
l’Università Statale, la Provincia e la Camera di commercio. La bontà dell’idea
è stata presto recepita anche altrove: le Regioni Emilia Romagna e Veneto hanno
allo studio accordi analoghi con Trenitalia.
Battistrada per l’innovazione
dei criteri gestionali, la Lombardia si trova però in posizione di retroguardia
rispetto alle facilitazioni di viaggio per i pendolari in arrivo nel capoluogo
regionale da località distanti come Brescia e Desenzano: nell’ordine, tra
gennaio e febbraio, la Liguria, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto hanno
provveduto a emanare tessere per l’accesso ai treni Eurostar, acquistabili in
aggiunta agli abbonamenti con costi molto contenuti. L’assessore regionale
Raffaele Cattaneo si era impegnato in tal senso, anche nell’ambito dell’accordo
sottoscritto al tavolo per il Trasporto pubblico locale, il 28 novembre 2008.
Per la mancata attivazione della promessa Carta Plus, l’associazione «In Orario»
e Federconsumatori promuovono ora un’azione conciliativa nei confronti della
Regione: perché provveda a emanare la Carta e perché risarcisca i maggiori oneri
sopportati dai pendolari in questi mesi. Un’altra azione ha come controparte
Trenitalia, accusata di aver semplicemente ribattezzato gli Intercity (ai quali
si accede con i consueti titoli di viaggio come l’ordinaria Carta regionale di
trasporto e come l’abbonamento Treno Milano) trasformandoli in costosi Eurostar
City senza migliorare sostanzialmente il servizio. Una pratica di questo tipo è
già stata sanzionata dall’Antitrust e a Trenitalia, con un’azione «inibitoria»,
si chiede di recedere immediatamente da questa via restituendo agli Eurostar
City la denominazione Intercity.
Elisabetta Nicoli
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Brescia-Treviglio, da due a quattro binari
Alta velocità e quadruplicamento della tratta fino alla nostra
città fra i progetti finanziati dal Cipe |
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Via libera ai cantieri per l’alta velocità: figura questa voce nell’elenco delle
opere che il Cipe - Comitato interministeriale per la programmazione economica -
ha deciso di finanziare secondo criteri di priorità. La voce interessa
direttamente i pendolari bresciani che auspicano da tempo un rafforzamento delle
strutture per il frequente collegamento con Milano. Nella previsione di spesa di
2,75 miliardi per l’alta velocità, è espressamente indicata la tratta
Brescia-Treviglio dell’asse ferroviario Milano-Verona, insieme ai lavori per la
Milano-Genova e per la Firenze-Bologna. Implementare le strutture con il
quadruplicamento della linea significa dar modo ai treni veloci di correre su
binari distinti, evitando sorpassi e attese per i treni regionali.
Tra le
lamentele ricorrenti da parte dei pendolari c’è proprio l’abituale frustrazione
di restarsene fermi per molti minuti preziosi nel vuoto della campagna lombarda,
per dare la precedenza all’Eurostar che ha accumulato qualche ritardo sulla
tabella di marcia da Venezia in direzione del capoluogo lombardo. Il tracciato
ha un ruolo molto importante nella rete delle comunicazioni nazionali e
internazionali; al tempo stesso serve un’utenza sempre più numerosa nella
dimensione locale: cresce la mobilità per ragioni di lavoro e di studio ed è
auspicabile un sempre maggior utilizzo del treno per la salvaguardia
dell’ambiente, soprattutto in una regione fortemente antropizzata qual è la
Lombardia. A fronte di un aumento dei passeggeri non si è avuto in tempi recenti
un adeguamento delle strutture: la richiesta di inserire nuove corse per evitare
l’affollamento dei convogli nelle ore di punta del mattino e della sera trova
generalmente un diniego da parte dei responsabili del servizio, che lo motivano
con l’impossibilità di inserire ulteriori passaggi su strutture che sono già
utilizzate fino al limite delle potenzialità. Di fatto, tra Milano e Treviglio
il quadruplicamento della linea ora consente di deviare il traffico veloce sui
nuovi binari, lasciando le vecchie rotaie al trasporto locale, per un più
frequente e più celere passaggio di convogli. Una soluzione analoga si
prospetta, anche se non a breve, fino a Brescia e successivamente anche fino a
Verona. Si tratta di favorire il trasporto locale insieme all’alta velocità e di
dare il giusto rilievo anche al trasporto delle merci, che merita di essere
incentivato.
Il quadruplicamento della linea è da molto tempo allo studio,
con il finanziamento l’ipotesi incomincia finalmente a prendere concretezza, ma
l’esperienza vissuta per la realizzazione del primo tratto, da Milano a
Treviglio, non induce ad essere troppo ottimisti circa i tempi di effettiva
attuazione: sono stati necessari ben 27 anni per inaugurare quel tragitto perché
una serie di nodi da sciogliere ha rallentato i lavori. Dalle imprese che
falliscono alle richieste di modifica del tracciato, dalle opposizioni agli
espropri alla realizzazione di sottopassaggi, molte sono le incognite che
possono presentarsi in corso d’opera. I pendolari che oggi si lamentano per la
precedenza che viene accordata agli Eurostar divenuti più numerosi con il nuovo
orario invernale naturalmente sperano di poter sperimentare nel giro di qualche
anno (e non di alcuni decenni) il buon esito dell’operazione approvata nei
giorni scorsi dal Cipe. Perché i lavori possano avere inizio si dovranno
predisporre i progetti e si dovrà quindi procedere con le gare d’appalto per i
vari lotti.
L’esperienza degli anni scorsi lungo il tratto compreso tra
Milano e Treviglio fa prevedere qualche inevitabile disagio, a cantieri aperti:
i rallentamenti sono da mettere in conto, in vista di un servizio migliore per
il futuro. Anche per la stazione di Brescia, nella nuova prospettiva che si apre
con il quadruplicamento, i viaggiatori auspicano interventi migliorativi: per
adeguarla ad un maggiore afflusso sarà necessario ripensare gli spazi di sosta e
di parcheggio soprattutto nell’area sud lungo via Sostegno; per favorire il
collegamento con la metropolitana sarà molto importante la predisposizione di
parcheggi all’ingresso della città. e. n.
Orto: «Pronto ad attivarmi per un fondo pro-pendolari»
«Se la problematica relativa alla Carta regionale di trasporto non
vedrà risoluzione mi attiverò ulteriormente e personalmente al fine di attuare
il fondo per ovviare in parte ai disagi arrecati ai pendolari». L’ha promesso
agli utenti delle ferrovie l’assessore comunale a Mobilità e traffico Nicola
Orto, dopo aver portato nella riunione di giunta del 9 febbraio la descrizione
dei disagi provocati con l’introduzione del nuovo orario invernale: in
particolare con il declassamento dei due treni «storici» di collegamento diretto
per Milano e da Milano nelle ore di punta del mattino e della sera. L’aumento
delle fermate lungo il tragitto ha notevolmente aumentato i tempi di percorrenza
e la promessa di consentire l’accesso agli Eurostar con una Carta Plus è rimasta
lettera morta. L’assessore aveva verificato di persona le condizioni di viaggio
dei pendolari e attraverso la distribuzione di un questionario aveva raccolto
risposte eloquenti: il 73 per cento degli interpellati aveva giudicato
«assolutamente inadeguato» lo stato delle carrozze; il 68 per cento aveva
segnalato abituali ritardi, il 55 per cento si era lamentato per il costo degli
abbonamenti. Il quadro di questa realtà che interpella gli amministratori locali
è stato presentato alla Giunta comunale, che ha preso atto della proposta di
istituire un fondo per consentire ai pendolari di servirsi degli Eurostar senza
eccessivi esborsi, nell’attesa di «iniziative regionali». Nei confronti della
Regione l’assessore Orto è intervenuto in un momento successivo, con una lettera
indirizzata all’assessore Cattaneo. La Carta Plus, nonostante le ripetute
richieste e sollecitazioni dei pendolari, resta nel campo degli auspici e la
promessa dell’assessore Orto - osservano i rappresentanti dell’associazione In
Orario - potrebbe adesso trovare attuazione anche in forme diverse dalla diretta
elargizione di un beneficio economico: ad esempio con la concessione del
parcheggio gratuito per un certo periodo di tempo, o con una tessera di
circolazione gratuita sui mezzi pubblici cittadini per chi si abbona
all’Eurostar.
Giornale di Brescia 7 marzo 2009
La crisi Le infrastrutture
Il Cipe stanzia miliardi di euro per Brescia
Soldi a Tav, metro, BreBeMi e Valtrompia Saglia: «Dalle carte ora
si passa ai cantieri»
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BRESCIA «Finalmente il tempo delle carte è finito. Ora si possono aprire i
cantieri di molte opere che sono fondamentali anche per Brescia». Il presidente
della Commissione lavoro di Montecitorio, il bresciano Stefano Saglia esulta
dopo l’ufficializzazione dello stanziamento dei fondi da parte del Cipe al
termine della riunione di ieri mattina. Si perché dopo l’ultima «battaglia»
vinta per gli 80 milioni di euro per la metropolitana di Brescia, ora si guarda
con maggiore fiducia al futuro. La nostra provincia ha fatto in qualche modo la
parte del leone in una complessa partita, da 17,4 miliardi, in cui si è puntato
a investire fondi per le più importanti infrastrutture italiane viste come
volano per l’economia in un difficile momento di crisi. Dal tratto della Tav
Treviglio-Brescia, al via libera per BreBeMi e raccordo autostradale della
Valtrompia, per concludere appunto con il tema caldo degli ultimi giorni, ovvero
i soldi per il metro in costruzione in città. Sono queste i capitoli su cui il
Cipe ha voluto investire soldi, considerandoli nevralgici per lo sviluppo
infrastrutturale del Paese.
La metropolitana di Brescia
Quella del metro è
stata in ordine di tempo l’ultima richiesta avanzata da Brescia direttamente al
ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, che martedì scorso ha incontrato
Stefano Saglia e il sindaco Adriano Paroli. La richiesta bresciana è stata per
80 milioni di euro per sbloccare i cantieri e far ripartire l’opera. Alla fine
il Cipe ha approvato una voce per l’«adeguamento sistemi metropolitani di Parma,
Brescia e Bologna», inserite nel contesto di un capitolo più ampio quello delle
«Reti di trasporto metropolitano». L’ammontare complessivo è di 1,510 miliardi;
nello specifico, poi, a Parma andranno 15 milioni di euro, a Bologna 55 milioni;
mentre per Brescia sarebbero confermati gli 80 milioni richiesti con addirittura
la possibilità di aggiungere ulteriori soldi qualora fosse necessario. Il dato
preciso si saprà solo nei prossimi giorni, ma il risultato ottenuto già soddisfa
molto il sindaco Adriano Paroli. A margine del Consiglio comunale il primo
cittadino di Brescia non ha nascosto la sua soddisfazione: «Evidentemente siamo
riusciti ad intervenire nei tempi giusti con l’incontro di martedì. L’attenzione
che il ministro ha dimostrato per la nostra città, al di là della cifra
stanziata che analizzeremo quando avremo dati certi, testimonia il ruolo
strategico di Brescia nel contesto nazionale».
L’Alta velocità
Un’altra
buona notizia per il nostro territorio è legata al tratto della Tav tra
Treviglio e Brescia. Ci sono volute ben due riunioni del Cipe (quella di ieri e
quella del 18 dicembre 2008) per sbloccare definitivamente gli oltre due
miliardi di euro destinati a questa tratta ferroviaria, ma finalmente è tutto
nero su bianco. Per altro già a dicembre Matteoli durante un workshop a Verona
aveva sottolineato come la tratta della Tav fosse nevralgica e fosse solo
questione di tempo. «Gli oltre due miliardi di euro per la tratta
Treviglio-Brescia sono già disponibili e i cantieri possono essere aperti appena
il Cipe prenderà una decisione definitiva - aveva dichiarato Matteoli». Per
altro già si sa che nel 2009 verranno previsti nel Dpef i soldi destinati alla
Tav per la tratta Brescia-Verona e per gli studi di fattibilità del collegamento
tra la città scaligera e Padova.
BreBeMi e Valtrompia
Il Cipe, infine, ha
dato il via libera sia alla BreBeMi sia al raccordo autostradale per la
Valtrompia. Va detto che non sono stati stanziati fondi pubblici, ma le opere
entrano comunque nella partita infrastrutturale perché si tratta di opere
private ma in cui lo Stato delibera una concessione per l’utilizzo delle aree.
Per quanto riguarda la direttissima Brescia-Bergamo-Milano, secondo l’onorevole
Saglia i cantieri sanno aperti il prima possibile: «Ormai nulla osta all’inizio
dei lavori che potranno partire prima dell’estate». Diverso invece il discorso
per l’autostrada della Valtrompia che nonostante il via libera del Cipe deve
fare i conti con un contenzioso a livello europeo, sollevato dal Commissario
alla Concorrenza che contesta alla società Serenissima spa la regolarità della
gara d’appalto.
Ma anche su questo aspetto Saglia è stato ottimista: «Il
ministro Matteoli la settimana prossima incontrerà a Bruxelles il Commissario
Neelie Kroes per risolvere la controversia».
Carlo Muzzi
Giornale di Brescia 5 marzo 2009
VERNICE EUROPEA. Nella città sede del Parlamento, lo stand
allestito dalla Provincia catalizza l’attenzione degli oltre trecento
rappresentanti degli Stati membri
Brescia, così cambierà il sistema dei trasporti
Mimmo Varone
Strasburgo (Francia)
Cinque progetti della Provincia stanno
per cambiare il sistema bresciano dei trasporti. Sono nati dalle relazioni che
il Broletto ha stretto all’interno del Congresso dei poteri locali e regionali
del Consiglio d’Europa con l’assessore Valerio Prignachi, e sono stati
protagonisti della 16esima sessione plenaria del Congresso stesso, riunita da
martedì a oggi a Strasburgo.
Uno stand allestito dalla Provincia al Palazzo
d’Europa ha catalizzato l’attenzione dei 318 rappresentanti di Comuni, Province
e Regioni dei 47 Stati membri. Lo hanno visitato pure il presidente
dell’assemblea, il maltese Jan Micalle, e soprattutto il vice del Comitato delle
regioni del Consiglio d’Europa Herwig van Staa, già sindaco di Innsbruck e
governatore del Tirolo.
Van Staa è ora presidente del Parlamento tirolese e
membro del Comitato di lavoro regioni alpine, che mette insieme Tirolo,
Lombardia, Trentino Alto Adige, Baviera e i cantoni svizzeri San Gallo, Ticino e
Grigioni, con l’obiettivo di integrare i trasporti attraverso le Alpi. Anche da
qui nasceranno nuovi progetti per Brescia.
Intanto, il territorio provinciale
avrà la metropolitana integrata da pullman di facile accessibilità da fermate
sicure, assistiti da un sistema di Infomobility che localizza i bus e dà
informazioni in tempo reale. Il tutto grazie alla banda larga wireless «più
estesa d’Europa» già realizzata dal Broletto.
Oggi Bassa e Valli hanno
accesso veloce a Internet, e dappertutto oltre alla videosorveglianza e
all’accesso ai servizi delle pubbliche amministrazioni, si possono montare sui
pullman sistemi che dialogano con la centrale, permettono agli utenti di
conoscere i tempi d’attesa tramite Sms e di acquistare i biglietti con il
cellulare.
MA LA BANDA LARGA apre pure a una efficace integrazione fra
trasporto ferroviario locale e su gomma. Le cose marciano insieme. Dal 4 aprile
prossimo faranno la comparsa alla stazione delle Ferrovie e alle due stazioni
dei pullman cittadine i primi tre totem telematici (più altri due installati da
società private), che da subito offriranno informazioni su linee e orari. È il
primo passo.
L’assessore Prignachi da Strasburgo spiega che da qui a fine
anno 60 fermate di Valtrompia, Valsabbia e Bassa saranno attrezzate con totem di
vario tipo. Permetteranno ai viaggiatori di interagire in modalità touch screen
o con il cellulare, in base a una complessa tecnologia Gps e Gprs. Le 60 fermate
dovranno rendere ottimale l’accessibilità ed eliminare le barriere
architettoniche. Verranno realizzate in materiale trasparente per garantire la
visibilità dalla strada, e ben illuminate. Saranno localizzate nei luoghi di
maggiore attrazione e in continuità dei percorsi pedonali.
Sono parte
integrante di progetti da diversi milioni di euro. Ma il percorso seguito e le
relazioni internazionali «ci hanno consentito di accedere alle provvigioni Ue -
dice Prignachi -; in tema di trasporti abbiamo puntato all’integrazione fra
diverse modalità e all’applicazione dell’informatica, ed è stata la scelta
vincente».
Anche la presentazione di questi giorni al Congresso dei poteri
locali, dove l’assessore fin dal 2001 è nella delegazione italiana in
rappresentanza di Comuni e Province, «ha consentito di raccogliere
sollecitazioni e conferme». Il presidente Alberto Cavalli sottolinea che la
visita a Strasburgo «rappresenta espressione di gratitudine verso l’Ue e rende
noto come abbiamo sviluppato le attività in questi anni». E se l’investimento
sulle strade ha permesso di rendere più sicura la vita, «non potremo ottenere
risultati adeguati se non moltiplichiamo le occasioni di trasporto
collettivo».
Bresciaoggi, 5 marzo 2009
LE NOVITÀ. Sulla linea delle Nord otto convogli per
sostituire i dieci attualmente in esercizio. E non è l’unica
innovazione
Brescia-Edolo, nuovi treni
Bus,
interscambio allo studio
Arrivano i nuovi treni sulla Brescia-Iseo-Edolo. E dal 4 aprile i passeggeri
potranno metterci i piedi. Se i pullman controllati da tecnologia satellitare
saranno realtà entro l’anno, i convogli ferroviari anticipano. Martedì scorso
sono arrivati a Iseo dalla Polonia i primi due. Ciascuno è composto di tre
carrozze, e insieme hanno richiesto un investimento di 8 milioni di euro. Tempo
di collaudarli (devono percorrere 5 mila chilometri), e di allestirli, ed
entreranno in esercizio.
Il progetto della cosiddetta «metropolitana
provinciale», tuttavia, è solo ai primi passi, e richiederà tempi lunghi. Le
linee 201 per la Valtrompia, 201 per la Valsabbia - e poi anche la 203 per
Orzinuovi - sono pronte a inaugurare i totem telematici alle fermate e il
dialogo con i cellulari. Saranno una sorta di «metropolitana su gomma»,
integrata con quella che dovrà svilupparsi sui binari per Cremona e Parma, sul
modello di quanto accade già sulla Brescia-Iseo-Edolo.
L’IDEA È SVILUPPARE un
sistema di convogli cadenzati, con frequenze sempre più rapide (fino a un quarto
d’ora) man mano che ci si avvicina all’area metropolitana. E sulle ferrovie per
Parma e Cremona, che interessano anche i convogli Trenitalia, l’operazione non
sarà semplice e gli investimenti neanche.
Sulla Brescia - Edolo de Le Nord,
invece, altri 8 nuovi convogli (per una spesa di 25 milioni) sono previsti a
breve per sostituire i 10 vecchi attualmente in esercizio. Né si tratta di soli
treni. Il progetto dell’assessore ai Trasporti Valerio Prignachi prevede la
creazione di stazioni di interscambio con pullman e auto lungo la linea a
Castegnato (già pronta), Capodiponte, Breno, Iseo e Pisogne. In ciascuna di esse
si incroceranno i treni in arrivo da entrambe le direzioni per facilitare
l’interscambio con i bus.
La stessa logica governerà la riqualificazione
delle tratte verso Parma e Cremona, fino alla riorganizzazione completa del
sistema ferroviario locale. Intanto scatterà l’integrazione tariffaria.
Alla
fine, wireless e mezzi di trasporto convergeranno sull’obiettivo di un sistema
di trasporti efficiente e di facile accesso. «Andrà a tutto vantaggio dello
sviluppo sostenibile e del diritto alla mobilità - sottolinea Prignachi -, darà
un contributo a decongestionare la città e a ridurre l’inquinamento». MI.VA.
Giornale di Brescia 5 marzo 2009
Metro, Brescia chiede 80 milioni
Il sindaco Paroli e l’on. Saglia incontrano il ministro delle
Infrastrutture Matteoli: «A breve, attraverso il Cipe, il Governo sbloccherà
fondi per numerose opere»
Brescia bussa alle porte del Ministero delle Infrastrutture per chiedere nuovi
fondi per il metrobus. Una richiesta che non cade nel vuoto, anzi. Il ministro
Altero Matteoli rassicura e promette «un finanziamento
significativo».
L’incontro a Roma e l’incognita Cipe
La «confidenza»
emerge dall’incontro che si è tenuto l’altro giorno a Roma in piazzale Porta
Pia, quartier generale del Ministero delle infrastrutture, dove il sindaco
Adriano Paroli e Stefano Saglia (Popolo della libertà), presidente della
Commissione lavoro della Camera, hanno potuto riferire al ministro molte delle
questioni bresciane, su tutte quella legata al destino del metrobus.
Il
titolare delle Infrastrutture ha voluto conoscere nel dettaglio lo stato di
avanzamento dei lavori ed il cronoprogramma, apprezzando l’impegno con il quale
il Comune di Brescia e Brescia Mobilità stanno promuovendo l’opera.
«La
richiesta che facciamo - riferisce il primo cittadino - è di 80 milioni di euro,
anche se a decidere sarà il Cipe. Detto questo siamo convinti di poter
rispettare i tempi previsti anche grazie alla collaborazione con il
Ministero».
«La richiesta è questa - conferma Saglia - certo in conto
dobbiamo mettere eventuali sforbiciate, vedremo prossimamente, meglio non
sbilanciarsi troppo».
«Il Governo sbloccherà, a breve, attraverso il Cipe
(Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr) numerose
opere» - conferma il ministro Matteoli. In questo passaggio si potrebbe aprire
un varco anche per l’adeguamento lavori della metropolitana leggera di
Brescia.
«Per uscire dalla crisi bisogna sbloccare i cantieri - ha aggiunto
ancora Saglia -. Per questo seguiamo con attenzione i lavori pubblici che hanno
forti ricadute occupazionali. Speriamo in questo modo anche di aver rassicurato
i lavoratori bresciani impegnati nella realizzazione della
metropolitana».
Paroli e Saglia, prima di congedarsi, hanno poi invitato
Matteoli a Brescia. Il ministro potrebbe fare visita alla città a fine
maggio.
Una «manna» per i cantieri
La «manna» che a breve potrebbe piovere
sui cantieri bresciani potrebbe dare quella spinta e quella fiducia che
ultimamente si stanno affievolendo. A dicembre infatti si parlava di «lavori a
rischio di chiusura». Varie le motivazioni: dalle autorizzazioni ferme ai costi
lievitati», tanto i sindacati chiesero ed ottennero un confronto con
l’azienda.
Per quanto riguarda i costi il totale è pari a 790 milioni per la
realizzazione del metrobus, secondo un documento di Brescia Mobilità datato
giugno 2008.
Costi, come precisa lo stesso documento, comprensivi di due anni
di esercizio e sette di manutenzione, coperti da Stato, Regione, Comune, Brescia
Mobilità oltre che da un mutuo. Le cosiddette «riserve» presentate da Astaldi
ammontano a 328 milioni di euro.
Cecilia Bertolazzi
Bresciaoggi, 2 marzo 2009
Molti visitatori al cantiere evento Ospedale
Clicca sulle immagini per ingrandirle
IL METROBUS. Tremila persone hanno sfruttato l’ultima
occasione per vedere da vicino la grande macchina che ha costruito un tunnel di
5,5 chilometri sotto la città
Addìo alla talpa, ha scavato Brescia
di Mimmo Varone
Tremila bresciani ieri hanno detto addio alla «talpa». Il «cantiere aperto»
alla stazione Ospedale, che chiude la tratta della metropolitana in galleria
profonda, ha replicato il successo dell’esordio alla Volta, e ha chiuso il
cerchio. E ora che si possono tirar le somme, salgono a 13 mila i bresciani che
hanno conosciuto di persona la grande macchina Tbm protagonista della
costruzione della metropolitana leggera. Sabato c’è stata grande affluenza.
Ieri, per l’ultimo giorno, è stata ressa. Gli addetti di Brescia Mobilità solo
in mattinata stimavano mille persone o giù di lì. Giovani coppie, anziani con
nipotini al seguito, intere famigliole hanno dato l’ultimo saluto alla Tunnel
Boring Machine ormai da tutti familiarmente chiamata «talpa».
«Abbiamo aperto
con il metrò il carattere chiuso dei bresciani - commenta Jacqueline Clidassoux,
francese da molti anni in città, da ex insegnante del Gambara -. E’ una macchina
meravigliosa e spero che nel corso dela giornata tanti vengano a vederla invece
di andare a sciare, gli scettici devono capire che ha posto le basi per
l’evoluzione della città».
Scettico di sicuro non è Giambattista Gironi,
arrivato con la famiglia al completo per conservare il ricordo di un’opera
irripetibile. «E’ affascinante pensare che viaggia sotto terra e faccia un
lavoro che in passato doveva richiedere enormi costi umani - dice -. Avevo visto
tanti filmati su macchine simili, ma verificare sul posto ha quasi
dell’incredibile». Sono solo due delle voci entusiaste.
La «talpa» è
diventata quasi il simbolo del futuro metrò. Ora che ha quasi compiuto la sua
opera e si appresta a lasciare la città per continuare a scavare altrove, forse
a Milano, coagula gli entusiasmi di chi già si immagina sui treni nel ventre di
Brescia, e anche le perplessità degli oppositori. Ma mette pure di fronte
all’opera compiuta, e in qualche modo manda tutti d’accordo.
Sul fondo
dell’ultima stazione profonda appare come un «gigante» addormentato. Le esigenze
della manutenzione lasciano scoperta una parte del suo scudo frontale e
permettono di farsi un’idea della complessità tecnologica che nasconde dentro il
grande cilindro di acciaio. Molti vorrebbero vederla più da vicino, ma scendere
nei 20 metri di profondità della «scatola» della stazione non è da tutti.
I
BAMBINI vorrebbero vederla all’opera. Gli adulti scattano foto. La
consapevolezza che non ci saranno altre occasioni spinge a divorare lo
spettacolo con gli occhi per fissarlo nella memoria. La «talpa» fra una decina
di giorni riaccenderà i suoi potenti motori idraulici per l’ultima volta. Ha
lasciato dietro di sé cinque chilometri e mezzo di galleria a perfetta tenuta
stagna. Le sono rimasti da percorrere solo i 198 metri, fino al pozzo di
estrazione già pronto più a nord, all’incrocio tra viale Europa e via Schivardi.
Lì verrà smontata e portata via. Entro giugno, anche l’ultimo pezzo lascerà
Brescia e chiuderà una fase decisiva del grande cantiere del metrò.
Ma prima
che vada via tutti voglio almeno capire come funziona. Giancarlo Cancarini aveva
avuto la fortuna di assistere all’arrivo, 15 giorni fa, e ora scruta il
tabellone che ne riporta lo schema. «Per fortuna abbiamo avuto
un’amministrazione coraggiosa - dice -: anche se non ho le stesse idee politiche
dell’ex sindaco Corsini sono stato sempre favorevole alla metropolitana, perché
le grandi opere restano e ne beneficeranno i nostri figli». E poi, «Brescia deve
essere sempre all’avanguardia, come lo è stata con il teleriscaldamento»,
aggiunge insieme all’amico Renato Guarneri.
Di opinione opposta è Marta: «Se
la metropolitana non la facevano era meglio», dice. Ma ormai c’è, e lei quasi
accetta gli entusiasmi del consorte Alessandro che parla di «tecnologia
spettacolare». Un po’ come Giovanni Scalini, contento di aver messo gli occhi su
quella macchina che per sempre assocerà al metrò. Se ne ricorderanno pure Milena
e Matteo, terza elementare lei, seconda media lui, venuti per la seconda volta
con mamma e papà dopo la prima visita alla Volta. «Quando va avanti gira e
scorre», dice Matteo per far capire che sa tutto, lui. E già pensa a quando farà
il primo giro sui treni.
Alessandra e Francesco Baronio sono anche più
piccoli. Lei fa la seconda elementare, lui la quinta. E nonna Pia deve
inseguirli per il cantiere mentre le chiedono continue spiegazioni. «E’ grande e
anche gigante», commenta Francesco tra le braccia dei genitori Laura e Fabio
Bontempi. Sono di Nuvolento e di fronte a quello spettacolo «impressionante»
cominciano a pensare che nel tunnel scavato dalla «talpa», prima o poi ci
passeranno anche loro. E’ una macchina che apre al futuro. E la festa sa di
ottimismo.
Giornale di Brescia 02/03/2009
Ferrovie dimenticate? Rilancio turistico
Successo per l’edizione bresciana della Giornata nazionale che ha
coinvolto l’associazione Fti e LeNord «Schienenbus» in viaggio sulla
Iseo-Rovato. Mostra fotografica sul «Trenoblu» in stazione a Paratico
La riapertura del ramo Bornato-Rovato, il rilancio turistico della ferrovia
Brescia-Iseo-Edolo e l’avventura del «Trenoblu» lungo la Palazzolo-Paratico
ripercorsa tra fotografie, libri e opuscoli, vecchi documenti e cimeli. Attorno
allo «Schienenbus», la storica automotrice diesel che ieri ha corso lungo la
Iseo-Rovato e poi fino a Pisogne, e alla stazione di Paratico/Sarnico
trasformata nelle scorse ore in una mostra-museo, si è snodata l’edizione
bresciana della Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, giunta quest’anno
alla seconda edizione.
È stato un successo su entrambi i fronti, anche
grazie all’organizzazione delle Ferrovie turistiche italiane, con sede a
Palazzolo, ed alla collaborazione delle Ferrovie Nord. A Paratico i volontari
della «Ferrovia del basso Sebino», oltre a presentare la sedicesima stagione di
servizio (che partirà il 1° maggio) lungo i dieci chilometri di strada ferrata
che affondano radici all’interno del Parco dell’Oglio, hanno ripercorso la
storia del Trenoblu e della tratta inaugurata nel 1876 con un’esposizione di
fotografie, documenti e oggetti recuperati, in parte, nella vecchia stazione.
Occasione questa per dimostrare come un «ramo secco» (chiuso al traffico
passeggeri nel 1966 e al merci nel 1999) possa, grazie alla collaborazione con
Trenitalai e Rfi, rinascere con un ruolo turistico.
Sulla linea gestita da
LeNord invece lo «Schienenbus» ha tenuto banco. Prima scendendo fino a Rovato,
attraverso il «nodo» di Bornato e poi salendo fino a Sale Marasino e Pisogne.
«Successo enorme, anche grazie alla grande disponibilità delle Ferrovie Nord -
commenta Silvio Cinquini, presidente di Fti -, per accontentare tutti i
viaggiatori (oltre 600) abbiamo aggiunto delle corse con lo Schienenbus».
Obiettivo dimostrare la vocazione turistica di questa linea utilizzando
materiale rotabile storico e riaccendere nuovamente i riflettori sulla
Iseo-Bornato-Rovato, chiusa al traffico passeggeri nel 1975. Anzi, anche ieri
Legambiente Franciacorta e Basso Sebino hanno rilanciato, attraverso un
comunicato di Dario Balotta e Silvio Parzanini, la necessità e l’opportunità
della riapertura della Iseo-Rovato con un servizio regolare che alleggerirebbe
il traffico veicolare in gran parte della Franciacorta.
Successo andato a
segno quindi per la Giornata. «È una grande occasione. Perché la giornata
nazionale delle ferrovie dimenticate cade in un momento difficile per il Paese -
spiega Albano Marcarini, presidente di Co.Mo.Do. (Confederazione per la Mobilità
Dolce, promotrice italiana della Giornata) -; ma è proprio su queste risorse
nascoste che bisogna puntare per avviare nuovi processi di sviluppo, più
compatibili, più sostenibili, più vicini all’ambiente, al paesaggio, alla
natura». Non a caso, l’attenzione di Co.Mo.Do. e di altre associazioni (quali
Fti) è fissata attorno a tre «speranze», ossia «piccole ferrovie ancora attive
che chiedono un rilancio, ferrovie abbandonate che vorrebbero rivedere un treno,
ferrovie definitivamente smantellate che possono diventare utili piste
ciclo-pedonali». m. bon.
Bresciaoggi, 1 marzo 2009
METROPOLITANA. Pensionati, giovani coppie, nonni e nipoti
alla futura stazione del Civile, per vedere la macchina che ha scavato
sottoterra. Oggi l’ultima possibilità
Tutti in
coda per la «talpa» a cielo aperto
di Mimmo Varone
«Strabiliante» e «impressionante» sono le esclamazioni che la «talpa» strappa
a quanti si affacciano sulla buca della stazione Ospedale. Anziani venuti dai
paesi vicini, giovani coppie, nonni con i nipotini, intere famigliole... Per
tutta la giornata è stato un pellegrinaggio ininterrotto alla grande macchina
che ha scavato la galleria del metrò nel ventre della città. E oggi si replica.
È l’ultima occasione per vedere la «talpa», prima che torni nel terreno per
raggiungere il pozzo di estrazione 200 metri più avanti, dove sarà
smontata.
Sarà perché il saluto sa di addio, ma molti vogliono conoscerla a
fondo. E i tecnici di Brescia Mobilità sono costretti a spiegazioni infinite. Si
fa la spola tra il video che manda a ripetizione i dettagli tecnici, i grandi
tabelloni che illustrano la sezione, il bordo della buca dentro la quale è
adagiata dal vivo, con una parte dello scudo frontale messo allo scoperto per la
manutenzione.
Molti vorrebbero scendere nel fondo della stazione per vedere
la talpa da vicino. Altri già aspettano che il metrò entri in funzione. E per
qualcuno salirci sarà un’autentica novità. È il caso di Mario Peotta di Mazzano:
«Spero di vivere a sufficienza per provare una nuova emozione - dice -: in tutta
la vita non sono mai salito su una metropolitana».
«È una cosa che non vedrò
mai più - gli fa eco Ernesta Scalvini, 76 anni -, se dovessero tornare i nostri
genitori chissà cosa direbbero». E poi, con una nota di patriottismo, «non sarà
tutta opera dei tedeschi - aggiunge -, ci sarà anche qualcosa di italiano».
Gianmario Gregorini, ingegnere, confessa che era preoccupato quando la «talpa»
passava sotto corsetto Sant’Agata e via San Faustino, ma «non è successo niente
e anche per questo sono stato curioso di vederla». Che per lui significa
conoscerla nei dettagli.
«È IMPRESSIONANTE vederla», si lascia scappare
Andrea Gallarotti. È un giovane di 19 anni, matricola di Ingegneria civile, e da
appassionato di trasporti confessa che segue la macchina da quando è partita
dalla Volta. «Mi ha incuriosito il progetto di questo modo innovativo di scavare
i tunnel - dice -, e l’ho seguito costantemente sul Web fin dall’inizio».
È
la prima volta pure per Giampaolo Filippini, 66 anni, docente al Moretto. In
questo caso è lui a chiedere spiegazioni. Ci tiene a sapere quando la
metropolitana sarà pronta, che investimento ha richiesto, quanto costerà il
biglietto. Da ciclista poi vuole capire se potrà salirci con la bici. E... «è
una bella opera di ingegneria», esclama.
È difficile staccare Piero Cantoni e
Mario Anali dal tabellone che illustra la «talpa» in tutta la sua lunghezza.
Erano già stati a vederla a Lamarmora, ma «non potevamo lasciarla andar via
senza un’ultima occhiata», dicono. Anche perché «è bello sapere - aggiunge
Cantoni -, ho visto come scavavano la galleria a Stoccolma con il metodo
tradizionale, ma questa è tutta un’altra cosa».
Angelo Zubani si fa spiegare
quasi tutto dal nipotino Carlo: «Non me l’ha spiegata nessuno - gli dice -, l’ho
vista nei disegni e l’ho studiata da solo». E ha appena cinque anni. Francesco
Scotuzzi e Giovanni Trivella, 74 anni ciascuno, sono arrivati da Villa Carcina
armati di macchina fotografica. «Ormai possiamo appassionarci solo di macchine»,
scherza l’uno. «Con la tecnologia fanno meraviglie, e di operai seri ce ne sono
ancora», fa l’altro. E insieme immortalano il «mostro», appisolato al sole
dentro la grande buca.
Bresciaoggi, 1 marzo 2009
La «12» a Sanpolino
Lam, bus snodati al
via
Da oggi, primo marzo, scatta il nuovo orario invernale dei bus urbani. E
porta in regalo il prolungamento della linea 12 fino a Sanpolino. Da stamattina
si potrà raggiungere anche la parte nord del nuovo quartiere, superando la
barriera dei lavori della metropolitana. E sempre da oggi, ad anticipare il
riassetto delle linee che passano per il centro, entrano in servizio sulla Lam 1
(che cambia il capolinea sud) i 20 nuovi bus snodati da 18 metri e 156
posti.
I VENTI BUS di ultima generazione e alimentazione a metano ne
sostituiscono 24 a gasolio ormai vecchi, «con minor impatto ambientale in
termini di emissioni» spiega un comunicato dell’assessorato ai Trasporti di
Nicola Orto. Il loro impiego permetterà 91 corse in meno al giorno sulla linea
1, con riduzione dei passaggi sul percorso più «critico» del centro (asse
Galleria-Mazzini-San Martino della Battaglia). E Orto pensa di utilizzare il
risparmio per «implementare altri servizi come l’Accabus e le corse a
chiamata».
Il nuovo orario garantirà comunque un aumento del servizio, con il
numero di posti che passa da 30.816 a 35.650. Il riassetto dell’orario peraltro
era necessario – sottolinea l’assessorato – per far fronte alla crescente
domanda che sulla linea 1 si manifesta con sovraffollamenti anche nelle ore non
di punta.
Ma aumenterà pure il confort, grazie al maggior numero di posti a
sedere, alla climatizzazione distribuita in modo uniforme sull’intero veicolo,
alle minori vibrazioni e rumorosità. Su ogni bus è previsto un impianto di 15
telecamere, e sono presenti attrezzature per il trasporto disabili. Se non
bastasse, i nuovi mezzi sono flessibili, capaci di districarsi nel traffico più
dei loro fratelli minori da 12 metri, e distribuiscono meglio il loro peso a
terra.
LA LAM 1, inoltre, cambia il capolinea di San Polo, e da via del
Verrocchio prosegue per via Masaccio fino allo slargo della fermata 805. Al
ritorno verso Mompiano fa le vie Bramante, Tiepolo, Gatti, Del Verrocchio e poi
il solito percorso. Viene modificata pure la corsa in partenza da Mompiano alle
22.02, che ora passa dal villaggio Montini per consentirne l’utilizzo ai
turnisti della Rsa “Villa della salute”. Dal capolinea di via Montedenno
prosegue come al solito fino a via Sorelle Agazzi, Boccacci, Montini (come la
15), poi Lama, ancora Montini, Boccacci, Europa. Quanto alla 12, da via Vannucci
continua per le vie Merisi, Manziana, Di Prata, Aldrighi, fino al nuovo
capolinea di via Rizzi angolo via Fiorentini, con nuove fermate in via di Prata
e Rizzi (angolo via degli Alpini e capolinea). Al ritorno verso Fiumicello
prende le vie Fiorentini, Merisi, Vannucci e poi il solito percorso. In questo
caso una fermata è prevista in via Merisi all’angolo di via Vannucci.
Una
novità pure sulla linea 7 dalla Stazione a via Branze e viceversa. Qui vengono
inserite tre corse in più per garantire un miglior servizio agli studenti
universitari. Ed è solo un anticipo di quel che sarà.
MI.VA.
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