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Notizie e
novità del trasporto pubblico in
città e provincia di Brescia
Bresciaoggi, 30 ottobre 2009
IL CONCORSO LETTERARIO. Premiate in cinque da Brescia Trasporti
«Parole in corsa», sui bus viaggia anche la letteratura
Per dare spazio alla fantasia di chi ogni giorno sale e scende dagli autobus
cittadini, Brescia Trasporti ha indetto il concorso letterario «Parole in
Corsa». I cittadini sono stati invitati ad elaborare una short story a tema
libero e i racconti pervenuti sono stati giudicati da una commissione interna
che, ieri, ha premiato i cinque racconti giudicati più meritevoli. Il primo
vincitore bresciano avrà la possibilità di partecipare alla selezione nazionale
in programma per gennaio 2010. «Si tratta della seconda edizione del concorso e
siamo felici che la maggior parte dei racconti sia stata scritta da giovani
studenti universitari che ogni giorno si muovono grazie ai trasporti pubblici
della città» ha spiegato il presidente Andrea Gervasi. Per il quinto e il quarto
premio, rispettivamente assegnati alla ventitreenne Benedetta Salvi con le sue
«Sfumature di viaggio» e alla sedicenne Cinzia Perini con «Un sempre nel mai»,
Brescia Trasporti ha regalato due abbonamenti semestrali per l’intera linea di
trasporti urbani. La medaglia di bronzo è andata alla diciannovenne Chiara Cò,
autrice del racconto «Senza Colpa» e vincitrice di un abbonamento annuale del
valore di 250 euro, mentre il secondo premio è stato assegnato a Beatrice
Flocchini e al suo «Sogno» aggiudicandosi due abbonamenti annuali alla rete di
Brescia Trasporti.
Sul gradino più alto del podio è salita invece Graziella
Abbiatico con la short story «L’amore mio non aspetta che spunti la luna»,
vincitrice di un week end nella città delle premiazioni nazionali e di due
abbonamenti annuali agli autobus cittadini. Tutti i racconti premiati entreranno
in una pubblicazione. E. BEN.
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Il Brescia 27 ottobre 2009
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Giornale di Brescia 26 ottobre 2009
«Prima tutta la città Poi, forse, l’estensione»
Fa discutere l’ipotesi di prolungare la metropolitana verso
Sarezzo-Inzino e Rezzato. La Loggia: «Brescia innanzitutto»
«Nord sud, ovest, est e forse quel che cerco neanche c’è...» cantavano qualche
anno fa gli 883. Oggi il ritornello che riguarda la metropolitana di Brescia
tocca i termini del suo completamento o meglio, a seconda delle prospettive,
delle eventuali estensioni lungo le varie direttrici. Già, perché mentre la
Loggia accarezza l’ipotesi di estendere la tratta da Lamarmora alla Fiera di
Brixia Expo, nel frattempo i Pgt in provincia contemplano l’ipotesi - o la
suggestione - di un allungamento delle tratte a nord, verso Sarezzo o Inzino e
ad est verso Rezzato.
Più di una suggestione
«Qualcosa di più di una
suggestione, direi. Un panorama tutto in divenire, ma che si pone all’orizzonte
come un punto di arrivo da non sottovalutare», sottolinea l’assessore al
Traffico e alla Mobilità di Brescia, Nicola Orto. Intanto Brescia affila le armi
e partecipa ad un bando del Ministero delle Infrastrutture che mette a
disposizione 150 milioni di euro. Una frazione di questi potrebbe coprire
l’estensione del tracciato verso la Fiera. «Si tratta di un’opera in due
tranche, la prima che da Lamarmora arriva ai Magazzini Generali e la seconda che
dai magazzini si spinge sino a Brixia Expo», spiegano dall’Assessorato. In
sostanza va deciso come procedere, anche in vista dei costi. «Se il primo tratto
è da costruirsi in tunnel con un costo di circa 100 milioni di euro, per il
secondo verso la Fiera le valutazioni sono ancora da esperire.
I convogli in
via Orzinuovi
Tra le ipotesi c’è di far correre la metropolitana in
superficie lungo la mezzeria di via Orzinuovi», spiega Orto. Nell’ipotesi
verrebbe sfruttata la larghezza della carreggiata per collocare al centro la
massicciata dei binari. «Sempre e solo ipotesi, ma percorribili pensando al
modello a cui guardiamo per la metropolitana cittadina, ovvero una rete che
copra le aree a sud, ovest, nord e est della città. Non dimentichiamoci che tra
le aree dei Magazzini Generali e il Comparto Milano, l’estensione a ovest, ossia
alla Fiera, darebbe eccellenti risultati in ordine ai servizi» continuano
dall’Assessorato.
La filosofia per la Loggia resta dunque quella del
completamento della rete, piuttosto che quella dell’estensione, «il tutto
nell’ottica di un piano integrato di trasporto pubblico che tenga conto anche
delle necessarie sinergie con la Provincia». Tutto considerando che in realtà la
Loggia non ha puntato solo alla progettazione e alla costruzione della tratta
cittadina del metrò. Per ora Stato e Regione Lombardia hanno concorso al
finanziamento esclusivamente del tratto Prealpino-S. Eufemia, non finanziano i
progetti, pur presentati, dell’estensione della metropolitana dalla stazione di
Lamarmora alla Fiera e dell’estensione in Val Trompia.
Il progetto
preliminare verso Inzino fu predisposto da Asm e Brescia Mobilità (per 32
chilometri complessivi e con un investimento allora di 690 miliardi di lire) e
trasmesso a Stato e Regione il 15 settembre del 2001. L’opera non è stata
ammessa al finanziamento. I costi dovrebbero quindi essere coperti per il 60%
dallo Stato, per il quind 15% dalla Regione e per il resto dagli enti locali. Ma
comunque il Ptcp (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), all’articolo
114, «recepisce il progetto della metropolitana di Brescia e della estensione in
Val Trompia» e «propone di effettuare lo studio di fattibilità dell’ulteriore
estensione fino a Rezzato e ai Tormini».
Roberto Manieri
Lumezzane: sì al metrò ma ci serve l’autostrada
LUMEZZANE«La metropolitana è un’opera importante che permetterà di
fare arrivare la città a livelli europei» ricorda Silverio Vivenzi, primo
cittadino di Lumezzane. Per il sindaco della cittadina valgobbina «è auspicabile
l’arrivo della metropolitana in Valtrompia, per diversi motivi. In primo luogo
per alleviare il traffico della Triumplina, intasata come sempre. Penso subito,
per esempio al vantaggio per i giovani studenti che si recano in città.
Togliendo i pullman avremmo la fluidificazione del collegamento con la città e
le importanti arterie stradali». Secondo Vivenzi si «favorirebbe il flusso verso
la città delle persone che vanno a lavorare, o si recano negli uffici pubblici
cittadini o ancora per raggiungere gli impianti sportivi e naturalmente per fare
shopping. Pratica questo a cui il lumezzanese non rinuncia comunque neppure con
un forte traffico veicolare e le conseguenti code».
A giudizio del primo
cittadino deve essere però chiaro che la metropolitana «non può e non deve
rappresentare un’alternativa all’autostrada, su cui i lumezzanesi e
l’Amministrazione puntano ancora».
La preoccupazione maggiore è quella di
trovare uno spazio in grado di fare da parcheggio ai veicoli di coloro che
vorrebbero prendere il futuro metrò: «il punto di raccolta è fondamentale -
ricorda Vivenzi -. Dobbiamo infatti pensare che la nuova struttura possa
arrivare al massimo a Sarezzo o proseguire per Gardone, ma difficilmente possa
arrivare a Lumezzane». Il primo cittadino non esclude comunque la possibilità di
studiare e verificare una possibile soluzione che permetta anche a Lumezzane,
magari all’inizio salendo da Sarezzo, di avere un punto di partenza e termine
della nuova struttura.a. sen.
Rezzato: non vogliamo essere un parcheggio
REZZATO«Non vogliamo diventare una sorta di Cascina Gobba
bresciana. Già, Rezzato non ci sta a diventare solo un terminale della
metropolitana ed a mettere a disposizione un’ampia area per un parcheggio
scambiatore». Parola di Enrico Danesi, primo cittadino di Rezzato, che non
nasconde la contrarietà ad un ipotesi di solo arrivo del metro sul suo
territorio. «Il progetto iniziale parlava di Brescia-Tormini: in questo caso non
saremmo terminale ed i disagi verrebbero meno. Diversamente abbiamo la certezza
che le aree a sud della ferrovia diverrebbero enormi parcheggi meta di
pendolari».
Sullo sfondo c’è spazio anche per qualche commento legato alla
politica di trasporto pubblico che va ben oltre al solo tema della
metropolitana. «La nostra Stazione ferroviaria è da una ventina di anni solo
scalo merci. Prima era anche scalo passeggeri. Col treno ci mettavamo tre minuti
ad arrivare in città. Nonostante le nostre richieste non ci hanno più inserito
come fermata. La metropolitana futura avrebbe una stazione limitrofa alla nostra
attuale stazione ferroviaria, dunque è gioco forza pensare quale destinazione
potrebbero avere i terreni oltre la linea ferroviaria rispetto all’abitato».
Da Rezzato giunge quindi un sì parziale alla metropolitana: sì per
l’infrastruttura ed il suo passaggio e quindi il contenuto di modernità del
servizio, no ad essere terminale sul territorio e ospite di un mega parcheggio
per pendolari. La stessa logica per cui Rezzato bocciava lo stadio a
Castenedolo: «la nostra stazione sarebbe stata la meta di una serie di comitive
che avrebbero sconvolto la quiete del paese. Dunque facciamo volentieri a meno
di portarci a casa disturbi e difficoltà, mentre ad altri vanno i vantaggi»
chiosa Danesi.ro. ma.
IL SINDACO DI LUMEZZANE
«Siamo favorevoli all’ipotesi di estensione della metropolitana verso nord e che
tocchi Sarezzo, il tutto nell’ottica di poter eliminare i pullman dalla
triumplina. Tuttavia per noi resta strategica la costruzione dell’autostrada
della Val Trompia».
IL SINDACO DI REZZATO
«Ci va bene che la metropolitana arrivi sono a Rezzato, ma non vogliano
diventare il terminale in cui strutturare il parcheggio scambiatore che accoglie
tutto il bacino di veicoli del Garda. Piuttosto varrebbe la pena di ripristinare
la fermata ferroviaria, così che in tre minuti saremmo comunque in città».
L’ASSESSORE AL TRAFFICO
«L’ipotesi dell’estensione del metrò è più di un’idea. Tuttavia prima va
completata la copertura delle zone di forte utenza potenziale della città. In
provincia, poi, i costi difficilmente saranno coperti dallo Stato con una
legge-obiettivo».
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Giornale di Brescia 25 ottobre 2009
Disabili in autobus: agibili 3 fermate su 10
In arrivo dal Comune la mappa cittadina del trasporto
«accessibile»
Via Crocifissa di Rosa è una delle strade «messe meglio», mentre la lente
d’ingrandimento sarà puntata ben presto e «con tutta probabilità» in zona
stazione ferroviaria. Perché prendere l’autobus in città non è sempre così
semplice come dovrebbe. Anzi. Tra mezzi sprovvisti di pedana - e per questo
inaccessibili - cartelli stradali che impediscono il passaggio di carrozzelle e
passeggini e marciapiedi alti oltremodo, sono ancora troppi i «muri» che
ostacolano i diversamente abili nella quotidianità, specie sul tema «trasporto
pubblico».
Parte da qui, dalla semplice «constatazione della realtà», lo
studio sullo stato dell’arte delle fermate degli autobus di linea cittadini, un
cammino - coordinato dalla delegata dal sindaco alle Barriere architettoniche,
la consigliera comunale Mariachiara Fornasari (Pdl), grazie pure alla
collaborazione dell’assessorato alla Mobilità e traffico gestito da Nicola Orto
- intrapreso la scorsa primavera e che, dopo mesi di lavoro e confronto con la
«Consulta per la vita sociale», vede all’orizzonte i primi risultati.
Una
mappa per saperne di più
Un censimento preciso, fermata dopo fermata, con
tanto di caratteristiche specifiche (con o senza pensilina, con o senza
segnaletica orizzontale appropriata e via dicendo) per poter orientare ed
orientarsi innanzitutto; e poi una scaletta delle priorità, con quelle che
potrebbero chiamarsi le «zone rosse», dove cioè le carenze sono rilevanti e gli
interventi devono perciò essere effettuati con una certa tempestività, come nel
caso degli stalli dislocati in prossimità di uffici pubblici, ospedali, scuole e
stazioni varie (treno, ma anche trasporto extraurbano).
Di qui è nata l’idea
della realizzazione di una vera e propria mappa del trasporto cittadino, in
grado di «guidare» gli utenti disabili nella scelta del percorso più adatto per
raggiungere una destinazione. Una prima bozza è già stata redatta: sulla cartina
sono riportati i percorsi e le rispettive fermate delle diverse linee urbane;
accanto ad ogni tappa giudicata come «idonea» spunta poi una sorta di
contrassegno, ad indicare ai diversamente abili che l’area in questione è
effettivamente attrezzata in tutto e per tutto. Dove per «tutto» si intende
pedana, scivolo e nessuna barriera architettonica fuori luogo (niente cestini in
mezzo al marciapiede e nessun palo inopportuno). «L’idea - spiegano Fornasari e
Orto - è di apporre un contrassegno ben visibili anche in loco, a fianco ad ogni
fermata in modo che chi arriva sa di trovarsi in zona attrezzata». Per questo
sono stati già predisposti a bilancio 150mila euro, mentre altri 100mila saranno
destinati ai segnalatori acustici indispensabili per l’accompagnamento pedonale.
Già, perché «le fermate - ricorda la delegata - devono anche essere
raggiungibili in sicurezza».
«Promossi» 327 stalli su 1.158
L’analisi è
stata «puntuale, serrata, precisa e corredata da documentazione fotografica»
chiarisce il tecnico del Settore. Secondo il censimento condotto, le fermate
totali snodate lungo il tragitto che le diverse linee urbane percorrono ogni
giorno raggiungono quota 1.158. Di queste, 327 - spalmate grosso modo su tutta
la città - sono state catalogate come «idonee» per la fruizione da parte degli
utenti disabili. In pratica, quasi 3 fermate su dieci, il che corrisponde al
28,2% del totale.
«In realtà - precisano dall’Assessorato di via Marconi -
potremmo arrivare rapidamente a 438 stalli attrezzati con interventi minimi e a
basso costo», come il semplice spostamento di un cestino della spazzatura. In
altri casi, però - ovvero la maggior parte - va modificata l’intera piattaforma
del marciapiede. Ma quanto costa, preventivi alla mano, «ammodernare» una
fermata bus? La risposta è presto data: tra i 10, cifra minima, e i 20mila euro.
E qual è, guardando ai fatti, il traguardo stabilito dall’Amministrazione
comunale? Arrivare prima al 40 poi al 50% di tappe promosse, poiché «salvo casi
specifici, che gli utenti hanno modo di segnalarci anche grazie al sito internet
del Comune, dove c’è uno spazio riservato alle barriere architettoniche, non
serve arrivare al 100%. Ogni quartiere della città può essere infatti servito a
sufficienza con un corretto dislocamento del 50% di fermate predisposte»
confermano Mariachiara Fornasari e Nicola Orto.
Resta però un ultimo ostacolo
ben più arduo da combattere: quello dei parcheggi selvaggi: «Spesso - sottolinea
la consigliera - gli stalli sono attrezzati, ma l’autobus non riesce ad
accostarsi al marciapiede per via dei veicoli in sosta», come accade con una
certa frequenza in via Vittorio Emanuele II. «Per questo si coinvolgerà anche
l’Assessorato alla sicurezza, affinché in questi casi si applichi d’ora in poi
tolleranza zero». Certo le «strade negate» restano molte, ma intanto una
«piccola grande innovazione sta per arrivare».
Nuri Fatolahzadeh

IN TRE MOSSE
IL PROGETTO
«Ci piacerebbe avere una fermata del pulmino diversa - annuncia l’assessore Orto
- più illuminata, molto visibile e, soprattutto, riconoscibile. Non ha senso
avere uno stallo diverso dall’altro, ci vuole più omogeneità e maggiore
sicurezza»
SOS AUTO
Uno dei problemi rimasti irrisolti e, anzi, in netto aumento è la questione dei
parcheggi selvaggi, come nel caso di via Vittorio Emanuele: «D’ora in poi -
annuncia il Comune - ci sarà tolleranza zero»
IL SERVIZIO ACCABUS
Attivato da Brescia Trasporti e dall’Assessorato ai servizi sociali, il servizio
Accabus riservato ai disabili funziona nei giorni feriali dalle 7.30 alle 21.15
e va prenotato per telefono entro le 14 del giorno che precede il trasporto
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Bresciaoggi, 25 ottobre 2009
IL PERSONAGGIO. L’ex presidente di Bresciatrasporti si gode la pensione. Ma
ha ancora qualche cosa da dire...
Schiffer: «Paroli stia attento è in gioco il futuro della
città»
Mimmo Varone
Secondo il manager di Ivrea da 30 anni a Brescia, «ci si sta
preparando male al Metrobus» E si corre il rischio di un flop
È uscito di scena la primavera scorsa e si gode le
vacanze da pensionato. Tuttavia Giorgio Schiffer, piemontese di Ivrea, è a
Brescia da 30 anni e la città gli è rimasta nel cuore. Oggi la vede afflitta
dalla «influenza anestetizzante delle abitudini» di proustiana memoria, priva di
un senso critico che sembra aver smarrito, e «senza nessuna intenzione di
polemizzare con la nuova Amministrazione della Loggia», torna a tutto campo
sullo stato delle cose bresciane. Non per il gusto di elencare magagne, ma quasi
per avvertire i suoi concittadini che rischiano di giocarsi il futuro.
Ha
lasciato da presidente di Bresciatrasporti. La sua carriera «pubblica» in città
risale al 1980, quando entra in Asm e per 20 anni è prima direttore del
personale e dell’organizzazione, poi di trasporti e parcheggi. Oggi, dopo una
lunga estate frapposta al suo ultimo incarico, ripercorre la sua esperienza, e
trova che non sempre il presente sia migliore del passato. Soprattutto che la
città si stia preparando male alla metropolitana, con il rischio di un flop
proprio da non augurarsi.
IN LINEA DI PRINCIPIO Schiffer riconosce che le
scelte della Giunta Paroli sono coerenti con il programma elettorale. O quasi. I
Consigli di amministrazione delle società controllate dal Comune, per dirne una,
nonostante le promesse restano pletorici e dispendiosi. L’altro giorno il
capogruppo della Lega Nord Nicola Gallizioli è tornato sull’argomento per
sollecitare la Giunta ad attuare il programma. E accade a un anno e mezzo dal
cambio della guardia.
Eppure, «ci sarebbero le possibilità di snellire».
Bresciatrasporti e Sintesi sono società partecipate interamente da Brescia
Mobilità. «Tutte le funzioni relative a personale, acquisti e amministrazione
sono in capo a questa - ricorda Schiffer -, sono regolate da un contratto di
servizio. C’erano e ci sono le condizioni per trasformarle in Srl con
amministratore unico e senza collegi sindacali. Sarebbero molto più snelle e
farebbero risparmiare 300 mila euro l’anno».
PER RESTARE ALLA SUA esperienza,
pensa alle condizioni in cui ha lasciato il trasporto pubblico cittadino, e
«dubito che dal 2010 le performance del passato possano essere mantenute -
sottolinea -, le Lam prevedevano una quota di chilometri su corsie riservate per
rendere i bus più puntuali e veloci con investimenti già messi in cantiere. Ma
questo non è più avvenuto, le corsie riservate si sono ridotte del 30 per cento
e Brescia si allinea alla media italiana, che è la metà di quella
europea».
Questione di scelte politiche. «L’Amministrazione Paroli non solo
non ha confermato - annota Schiffer –, ma coerente con il disegno con cui ha
vinto le elezioni ha privilegiato il trasporto privato a danno del pubblico, che
difficilmente potrà mantenere un incremento del 4 per cento all’anno». Insomma,
«hanno fatto scelte contrarie a quelle europee, che vedono le corsie riservate
in aumento e persino sulla famosa Promenade dès Anglais di Nizza si farà passare
il tram».
E se guarda al metrò prossimo venturo, perplessità e pessimismo
diventano persino più marcati. Schiffer non vede la città prepararsi bene alla
metropolitana. La progettazione degli spazi intorno alle stazioni è decisiva per
dare al nuovo mezzo di trasporto un appeal «intrinseco». Ma se è così, «è
necessario che il Comune e Brescia Mobilità presentino ai cittadini dei progetti
che possano essere discussi e se il caso modificati, perché stiamo parlando di
un’opera che potrebbe cambiare il modo di vita di migliaia di persone per molti
decenni».
Schiffer si appella all’esperienza di chi ha fatto queste opere
prima di noi e oggi le gestisce con successo. «A Copenaghen hanno fatto così -
sottolinea -, il metrò arriva quasi dentro i grandi magazzini, e funziona». Qui,
invece, la mobilitazione dei cittadini per piazzale Vivanti insegna. E poi, «per
sfruttare appieno le potenzialità della metropolitana bisogna fin d’ora favorire
forme di mobilità alternativa a quelle attuali, anche con grandi progetti di
comunicazione circa i vantaggi del futuro asse di forza della mobilità
cittadina».
E su questo aspetto «non ci siamo - dice l’ex presidente di
Bresciatrasporti -, il metrobus continua a essere un corpo estraneo, e le azioni
messe in campo nell’ultimo anno non vanno affatto nella direzione di preparare i
cittadini al suo utilizzo». Sarà pur vero che c’è un programma elettorale votato
dalla maggioranza, ma «continuando così l’impatto con il nuovo mezzo di
trasporto potrebbe essere molto meno positivo di quanto previsto». E poi, «non
c’era anche un impegno dell’assessore alla Mobilità a dar conto degli interventi
sperimentali sulle Ztl dopo un anno?».
IL «NON CI SIAMO» VALE pure per le
politiche tariffarie. La delibera votata dal Consiglio comunale nel 2001 -
ricorda - prevedeva all’inizio del servizio con la metropolitana tariffe molto
superiori alle attuali, con un incremento annuale previsto nel contratto di
servizio stipulato con Bresciatrasporti nel 2003. Ma «ciò non è avvenuto -
sottolinea Schiffer -, le tariffe bresciane sono ferme da sei anni e il non
adeguamento rischia di provocare un buco di almeno 10 milioni di euro all’anno
nei conti della società che gestirà il trasporto cittadino a partire dal
2013».
E ancora, la Giunta vuole spostare tutta la città amministrativa agli
ex Magazzini generali. E a parte il vivacizzare il centro, Schiffer sottolinea
che «il metrò è stato concepito come un asse di forza su cui grava la vita di
mezza città, se gli uffici pubblici si decentrano uno dei punti di forza salta».
E non si parli di «sfioccamento» verso la Fiera, perché «primo, passa distante
da via Dalmazia e poi bene che vada non si vedrà prima di 5 o 6
anni».
D’altronde, un altro segno della inadeguata preparazione al metrò,
Schiffer lo vede pure nel progetto del parcheggio automatico sotto la galleria
Tito Speri. Un’opera «inutile, anzi dannosa in previsione del metrobus, anche
perché i lavori finirebbero dopo il 2013«. Di più, «i parcheggi automatizzati
sono piccoli e di tipo pertinenziale - ricorda -, studiati per chi ritira l’auto
al mattino e la riporta alla sera. Usati a rotazione rischiano di costringere
gli utenti ad aspettare ore prima di ritirare l’auto, soprattutto se da 700
posti come si vorrebbe a Brescia».
SENZA CONTARE CHE «costerebbe non meno di
30 milioni di euro, e sarebbe un investimento senza ritorno economico, al
contrario di tutti gli altri realizzati fin qui da Asm e Brescia Mobilità». E
senza contare che da quelle parti c’è già Fossa Bagni «ancora sottoutilizzato e
a pochi metri dalla fermata del metrobus che avrà frequenze di tre minuti e
potrà portare migliaia di persone a nord, a sud e a est molto più velocemente di
qualsiasi auto privata».
Brescia portata dalla corrente, e ora scalciante per
il ruolo di secondo piano in A2A. «Il problema della subalternità a Milano non
era da sollevare e vivere in modo così drammatico - osserva -, la convivenza
armonica è assolutamente indispensabile in vista dell’Expo 2015».
Ma qui
Schiffer recupera un po’ d’ottimismo. «L’avvocato Tarantini è un professionista
di valore, l’ingegner Cinquini è un manager esperto e sapranno sostenere con
successo le ragioni e i diritti di Brescia». Solo, «ritengo che Capra meritasse
un congedo più rispettoso per tutto quanto ha dato e fatto per Brescia -
aggiunge -; sono stato per anni suo collaboratore e so quanto vale e quanto sia
stimato non solo in Italia». Un rimedio, a ogni modo ci sarebbe. Paroli potrebbe
convincere il sindaco di Milano a «istituire una presidenza onoraria, e offrirla
a Capra». Sarebbe un segnale, almeno uno, contro quella «influenza
anestetizzante delle abitudini» che assopisce la critica e lascia nell’inganno
che tutto vada bene.
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Giornale di Brescia 23 ottobre 2009
Metrò, Concesio chiama Brescia
Per il sindaco Retali l’estensione verso la Valtrompia rappresenta
una tappa imprescindibile e pone vincoli a suo favore nel Pgt. Prignachi:
«Studiamo le ipotesi»
BRESCIA Nell’immaginario dei bresciani il tracciato della
metropolitana leggera punta a nord e ad est: verso la Valle Trompia e verso il
Benaco. Ma nei fatti, la bussola è per ora puntata solo ad ovest, alla volta del
Centro fiera Brixia Expo e del casello della A4. Una corsa verso il Polo
fieristico integrato, incastonato in una zona densamente abitata, che richiede 5
stazioni (Lamarmora, piscina di via Rodi, via Salgari, via Orzinuovi e
Fiera). Il tutto lo si legge in un progetto presentato da Comune e
Brescia Mobilità per un concorso bandito dal Ministero delle Infrastrutture, che
pone a disposizione 150 milioni.
Un progetto che potrebbe realisticamente
ricevere il finanziamento auspicato, ovvero 100 milioni, riferendosi ad un
elaborato «compiuto e dettagliato», come spiega il presidente di Brescia
Mobilità, Valerio Prignachi. «Il progetto dev’essere sviluppato dal punto di
vista della riqualificazione urbana», sottolinea, ricordando che «l’occasione
della metropolitana è l’occasione per ridisegnare l’area della città». E se in
questo senso il metrobus va considerato come «una parte certo qualificata, ma
integrante di un sistema di trasporto molto articolato», guardando oltre i
confini cittadini, viene spontaneo chiedersi perché, a questo punto, non si sia
ripresa la prima ipotesi di estensione, ovvero quella verso nord, cioè la Valle
Trompia.
Orfani dell’allungamento a Nord
Se la spada di Damocle della
decisione è legata alle novità dell’autostrada della Valtrompia,
l’Amministrazione comunale di Concesio ha varato un Pgt che inserisce delle aree
di vincolo per l’estensione del metrò. Un pallido segno in uno stagno
mortalmente immobile. «Il nostro atto è legato a delle intese delle precedenti
amministrazioni. Non nascondiamo che per noi c’era e c’è un interesse reale che
il progetto iniziale vada in porto», spiega il sindaco di Concesio, Stefano
Retali. Ed in effetti le domande del sindaco di Concesio non trovano facile
risposta: «Perché dal termine iniziale della Stocchetta si è passati all’attuale
ultima stazione sul territorio cittadino? Per un’infrastruttura che si voleva di
respiro provinciale, non era possibile dare il segnale forte dell’ingresso nel
portale della Val Trompia, ovvero l’attuale area Auchan di Concesio?».
Dall’ultima stazione cittadina all’area Auchan «ci sono, del resto, 800
metri di tratta. Ma ciò che in realtà manca sarebbe «la volontà politica di
creare un collegamento con un contesto che offre un bacino reale di 100mila
abitanti, nel quadro di un sistema integrato di trasporto, puntando alla
stazione prevista a San Vigilio e Villa Carcina, in un territorio di forte
conurbazione. Un segnale quindi molto forte».
Manca la volontà
politica?
Ma oltre alla volontà sarebbero venuti meno anche i finanziamenti:
«del capitolo di fondi se ne persa traccia nel tempo e le capacità finanziarie
di Concesio sono limitate - spiegano dal Comune - dunque da qui la necessità
dell’intervento di Provincia e Regione».
Mentre viene mostrata una bozza di
ipotesi di tracciato in galleria, parallelo allo scorrere della 345, resta la
certezza che dopo le ipotesi di massima ad oggi non c’è molto di concreto. «Solo
linee sulla carta, fermo il nostro convincimento che quest’opera sia strategica.
Insomma serve come l’autostrada. Entrambe risorse in cui crediamo» continua
Retali. Mentre quindi il presidente Prignachi sottolinea la necessità di «far
evolvere il progetto in lotti funzionali, anche ai fini dell’ottenere i
finanziamenti», dell’ipotesi della tratta Concesio-Inzino resta ad oggi una
forte suggestione. Intanto si sondano i possibili partner dell’iniziativa, tra
Stato, Regione, Provincia e Comuni. Tutto mentre si valuta nell’insieme la
coerenza del progetto, misurando le effettive disponibilità di bilancio.
Roberto Manieri
«L’ASPETTIAMO»
Da una linea sulla carta ad un preciso vincolo posto in essere nel Pgt lungo
tutto il tracciato. Così l’Amministrazione comunale di Concesio mantiene fede
agli impegni assunti dai precedenti amministratori, mentre il Sindaco Stefano
Retali (nella foto) afferma «la strategicità di un’opera che si pone al pari
dell’autostrada della Val Trompia». Ma intanto i fondi destinati all’opera
vengono a mancare. Resta la necessità di Concesio di essere inserito in un
quadro più generale di collegamento con la città, mentre nella Valle si legge un
bacino potenziale di almeno 100 mila possibili utenti. Da Brescia Mobilità non
si scartano le ipotesi, ma la cautela resta d’obbligo: «Valutiamo i progetti in
lotti funzionali anche in vista dei finanziamenti, non escludendo nessuna
partnership».
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Bresciaoggi 22 ottobre 2009
VIABILITÀ. Un servizio che durerà fino al 18 dicembre, ma potrebbe anche
continuare
Al cimitero con l’autobus
Via alle corse sperimentali
Daniele Bonetti
Da domani e per i prossimi nove venerdì doppio viaggio con partenza da via
F.lli Ugoni e anche da via della Chiesa
Due linee sperimentali per verificare la bontà di un servizio dal presente «a
tempore» che possa avere un futuro stabile. L'idea, nata da uno studio del
consigliere della circoscrizione Ovest Valerio Scaroni in collaborazione con
Brescia Trasporti, metterà in strada a partire da domani pomeriggio due linee di
bus urbani che avranno come destinazione il cimitero Vantiniano partendo
rispettivamente da via Ugoni e via Chiusure.
IL SERVIZIO RESTERÀ attivo ogni
venerdì fino al 18 dicembre con andata da via Della Chiesa alle 14 e ritorno da
Vantiniano alle 15.30 per una linea, partenza da via Ugoni alle 14.30 e ritorno
dal Vantiniano alle 16.10 per la seconda linea sperimentale. «Abbiamo percepito
che alcuni dei nostri cittadini - ha detto il presidente della Ovest Mattia
Margaroli - sentiva la necessità di un servizio di bus che potesse portarli al
cimitero. In particolare questo genere di richiesta ci è pervenuta dagli
anziani, una categoria della popolazione che riteniamo più bisognosa e
prioritaria. A questo punto, dopo averne parlato con Brescia Trasporti, abbiamo
deciso di procedere con questa sperimentazione per capire, soprattutto, che tipo
di riscontro possa avere dal punto di vista pratico. Se avremo dei riscontri
positivi questa sperimentazione potrebbe anche diventare una
realtà».
DECISAMENTE convinto il presidente di Brescia Trasporti Andrea
Gervasi che annuncia anche come la sperimentazione, ovviamente, non preveda
tariffe agevolate o comunque diverse dalla normalità. «Se altri cittadini
usufruiscono del trasporto urbano pagando la normale corsa di 1 euro, anche in
questo caso la tariffa resterà ovviamente la stessa - ammette Gervasi - : in
questo modo potremo avere anche uno specchio fedele della reale esigenza dei
cittadini e magari, grazie a impressioni e consigli, migliorare un servizio che
già esiste. Nei giorni in cui i cimiteri saranno presi di mira per le festività,
in caso di necessità istituiremo delle corse supplementari per fare in modo che
tutti possano avere un servizio di uguale livello».
La sperimentazione,
proseguirà fino al 18 dicembre e praticamente interesserà buona parte delle
strade della Ovest. La «permanenza» del servizio, dipenderà appunto dalla
risposta che daranno i cittadini nei nove venerdì in cui il servizio sarà
funzionante.

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STORICO GETTONE AUTOFILIOVARIO DELL'AZIENDA
Servizi Municipalizzati di Brescia
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Giornale di Brescia 18 ottobre 2009
Il blocco del traffico rilancia il Lumebus
Dopo il provvedimento
regionale che stoppa i veicoli inquinanti, Giovanni Festa ripropone il progetto
per istituire un servizio di trasporto pubblico mediante navette. Il problema
del costo, 390mila euro
LUMEZZANE Il blocco del traffico previsto dalla Regione fa tornare di attualità
«Lumebus», il servizio di trasporto pubblico per la città progettato e
presentato in Comune nel gennaio 2007 da Giovanni Festa, ripreso recentemente
attraverso una lunga discussione su Facebook. Si tratta dell’unico studio per
ora attuato sulla possibilità di istituire un trasporto pubblico a navette con
piccoli pullman circolanti su due specie di anelli, raggiungendo anche le
frazioni isolate. Il servizio dovrebbe essere costituito da due pulmini,
denominati linea Blu e Rossa. La Sia ha già dato un assenso tecnico al progetto
Lumebus, ma occorre che Comune, Provincia e Regione trovino la copertura
economica: 390mila euro il costo preventivato.
«Costo - dice il promotore
dell’idea - è una parola da mettere in discussione. Non possiamo tenere conto
dei costi senza fare attenzione ai ricavi, traducibili in termini di risparmi
per famiglie e pensionati. Chiediamoci, per esempio, come verrebbe in parte
ridistribuita la spesa di tante persone; avremmo anziani liberi di muoversi in
paese e risparmi nelle famiglie che potrebbero essere dirottati in spesa per
istruzione ai figli. Oltre questo vi sarebbero ricavi morali e ambientali che
non hanno prezzo». Oltre a ciò, la Sia prevede di coprire il 25% del costo con
le tariffe, introitando 97.500 euro. «Nel trasporto pubblico - ricorda Festa -
le entrate da tariffe sono percentualmente stimate basse per diverse ragioni. Un
primo motivo è che nelle grandi città molti non pagano e il secondo è che in
zone pianeggianti le alternative al bus sono varie. Non credo di fare il mago se
dico che a Lumezzane il malcostume di non pagare il biglietto sarebbe
enormemente limitato e i mezzi alternativi assolutamente improponibili. Possiamo
quindi pensare che dalle tariffe si ricaverebbe almeno un 35%, cioè 136.000
euro».
Altre entrate, a giudizio del promotore di Lumebus, possono venire da
altre due parti. La prima da un ripensamento della spesa per il trasporto
interno degli scolari e altri soggetti. «A me risulta che il Comune spenda circa
210.000 euro l’anno; possiamo pensare che 80mila vengono impiegati per agevolare
gli abbonamenti personali agli alunni per le tratte scolastiche congrue con il
percorso Lumebus. Altri 80mila si possono ricavare da parchimetri (circa 80) da
dislocare sui parcheggi comunali più utilizzati con tariffe di 1 euro all’ora.
Il pagamento potrebbe essere richiesto solo dopo la prima mezz’ora di sosta e
solo dalle 8 alle 20. I parchimetri possono anche erogare il biglietto per il
bus. Una eventuale multa per chi non dovesse pagare il parcheggio non dovrebbe
essere più alta di 10 euro». Sulla carta si arriverebbe comunque ad avere
entrate ancora insufficienti per coprire l’intero costo; rimarrebbe
un’integrazione da Provincia e Regione per 94.000 euro.
In attesa che la
nuova Amministrazione si esprima sul progetto (bocciato dalla precedente per
mancanza di fondi), va ricordato che sono quasi 300 gli iscritti su Facebook che
lo condividono e chiedono almeno una sperimentazione di due anni.
Angelo
Seneci

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Il Brescia 12 ottobre 2009
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Giornale di Brescia 11 ottobre 2009
Nuovi volumi in arrivo lungo i siti del metrò
La strategia scelta dalla Loggia è «rivitalizzare le stazioni e
ripopolare» Al centro dei riflettori le zone di Kossuth, Europa e Sant’Eufemia
Nuovi volumi in arrivo alle porte delle stazioni del Metrobus.
Con la definizione ufficiale delle opere complementari, per alcuni quartieri è
alle porte un vero e proprio cambiamento. Non tanto dal punto di vista abitativo
quanto da quello commerciale. La riflessione, però, non tocca tutti i siti -
quelli in centro storico ne sono, ad esempio, esclusi - bensì, in particolare,
la zona di via Triumplina, viale Europa e piazzale Kossuth, quella di
Sant’Eufemia, così come pure Casazza e il Prealpino. Qui, stando alle linee
guida approvate, Brescia Mobilità - l’azienda incaricata di trasformare in
esecutivi i progetti preliminari del Comune - ha messo in conto la realizzazione
di ulteriori volumi rispetto a quelli pensati dalla scorsa Amministrazione. In
buona parte destinati a terziario e commerciale.
A Sant’Eufemia 2.500
mq di slp
L’avvento di spazi commerciali trasformerebbe insomma i siti
Metrobus in aree vitali e colme di attività. L’area della stazione Sant’Eufemia,
come quella di piazzale Kossuth, si estende lungo notevoli dimensioni (33.300
metri quadrati) e si trova fra la via Serenissima e via Magnolini, «in una
posizione ottimale per le connessioni viarie alla tangenziale Sud e al casello
dell’autostrada» (Brescia est), poco distanti. La stazione Sant’Eufemia è
l’ultima fermata della linea del Metrobus prima del deposito e si presta ad
essere una stazione d’interscambio. Proprio per questo, a quanto pare, il
progetto urbanistico prevede un grande isolato rettangolare di 72 metri per 138
cui, a fare da «contenitore», sarà una sorta di piazza di 6.800 mq. Vari i nuovi
spazi commerciali individuati all’interno della stessa, divisi in blocchi di
493, 760, 617 e 630 metri quadrati, per un totale di 2.500 mq di slp. Un
capitolo, quello dello spazio riservato al commerciale, che ha trovato forte
dissenso tra le file dell’opposizione, preoccupata, in sede di Commissione
urbanistica, dei tanti immobili a carico di Brescia Mobilità, specie quando gli
spazi già esistenti in centro storico «giacciono sfitti».
Piazzale Vivanti
«raddoppia»
Chiuso il dossier Serenissima, si apre il capitolo piazzale
Kossuth. Qui l’area è di 40.200 mq ed è compresa fra via Stadio a nord, viale
Europa ad est, via Vivanti a sud, via Bligny ad ovest: l’intervento è stato di
fatto esteso ben oltre il breve perimetro della stazione del Metrobus. Al centro
del nuovo isolato di via Vivanti troveranno spazio i due condomini gemelli,
ciascuno dei quali di 5mila metri quadrati. Edifici pensati per ospitare sì
residenziale ma, soprattutto, altre attività commerciali. Il che, stando agli
attuali valori di mercato, dovrebbe portare nelle casse della Loggia circa
10milioni di euro.
Stessa sorte toccherà alle zone di Casazza (dove la
trattativa è però ancora aperta per via di un contenzioso) e al Villaggio
Prealpino.
Nuri Fatolahzadeh

Metrobus: 17 opere ridisegnano Brescia
Varate le linee guida su viabilità, verde e spazi attorno alle
stazioni dei siti individuati
Ora non si parla più di «linee guida» ma di progetti veri e propri
e la sfida «metropolitana» compie un ulteriore passo avanti. Dopo le riunioni
tecniche che si sono susseguite con ritmo serrato nelle scorse settimane, le
cosiddette «opere complementari» del Metrobus - quelle cioè che vanno a
ridefinire tutti gli spazi a ridosso delle stazioni - sono ufficialmente state
licenziate.
Così, dove anni fa si scavava per fare riemergere le memorie
della Brixia che fu, adesso si possono scorgere le forme del metrò e,
soprattutto, si intravede più nitidamente il corpo delle stazioni che dal 2012
accoglieranno il via vai dei bresciani.
I progetti varati costituiscono
letteralmente i contorni dei siti metrobus. Le nuove opere pubbliche - nuove
perché ancora da realizzare, ma nuove anche perché frutto di quello che è stato
lo snodo centrale delle polemiche di qualche mese fa, ossia l’archiviazione, da
parte della Giunta Paroli, dei progetti commissionati dalla passata
Amministrazione, scelta in seno alla quale si è dato il via a una seconda fase
di studio da parte del Comune - si snodano lungo 17 aree cittadine, diversi
chilometri di strade, decine di migliaia di metri quadrati di spazi
pubblici.
Complessivamente si configurano insomma come il ridisegno
trasversale di un’importante porzione della città: l’esito delle trasformazioni
è infatti tale da mutare l’immagine urbana e la struttura funzionale di diversi
quartieri, rimettendo in gioco oltre che l’intero sistema dei trasporti pubblici
e, più in generale, della viabilità, anche il valore stesso delle aree e degli
immobili pensati lungo il tracciato Metrobus.
Il tutto creando nuove
necessità di sosta, nuove opportunità commerciali, nuove tendenze «indotte».
Questa dunque la ragione di una bocciatura del vecchio a favore di una
«rinnovata progettazione interdisciplinare» (come è stata definita dagli stessi
assessori competenti, Mario Labolani per i Lavori pubblici, Paola Vilardi per
l’Urbanistica, Nicola Orto per il Traffico): affinché cioè tutto potesse
prendere le mosse da un’illustrazione urbanistica strategica e ben
pianificata.
La stessa che sarebbe potuta nascere solo sulla scia del Piano
di governo del territorio (Pgt), propedeutico all’individuazione di obiettivi e
strategie coerenti con le opere pubbliche future, il contesto urbano esistente e
le trasformazioni previste.
La scadenza del 2012, d’altronde, si avvicina e
le opere legate al Metrobus definite complementari si dimostrano in realtà
sempre più fondamentali.nuri
Il futuro urbanistico passa attraverso la cruna di un ago
di Massimo Lanzini
I piani urbanistici - spiegano gli studiosi - hanno perso ormai
una buona fetta del potere di pianificazione che per decenni è stato loro
assegnato. E da loro ci si aspetta oggi che siano molto meno dirigistici ma
molto più capaci di dialogare con dinamiche sociali, politiche ed economiche in
continua evoluzione. Nondimeno, anche in queste condizioni, l’elaborazione di un
Pgt è il momento in cui una città prova a interrogarsi sul proprio futuro.
Il
quadro che oggi gli amministratori di Brescia hanno di fronte appare complesso e
talvolta contraddittorio. E ogni tentativo di pianificazione diventa rischio.
Così, ad esempio, al cospetto di una città che perde abitanti a favore
dell’hinterland (ne è testimonianza anche l’alta quota di invenduto oggi
presente sul territorio comunale) Palazzo Loggia prova invece la scommessa di
immaginare una ripresa demografica e una intensificazione urbanistica
soprattutto lungo l’asse del metrobus. Operazione non facile. Nemmeno da far
digerire a chi già abita in zona, come insegna la vicenda di piazzale
Vivanti.
Non solo: nei volumi (talvolta raddoppiati rispetto ai progetti
originari) che sorgeranno vicino alle stazioni cresce molto commerciale. Ma come
armonizzare i nuovi negozi e supermercati di piazzale Vivanti e Sant’Eufemia con
gli sforzi messi in atto per rallentare la scomparsa di negozi dal centro?
Ha
ragione l’assessore Paola Vilardi a chiamare tutta la città a partecipare alla
stesura del nuovo Pgt. Con la consapevolezza che oggi - in un tempo fatto di
crisi economica e di dubbi sui modelli di crescita - disegnare il futuro è un
po’ come cercar di passare per la cruna di un ago.
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Giornale di Brescia 6 ottobre 2009
Infrastrutture Lavori in corso
Metrò, Brescia chiede altre quattro stazioni
Presentato nell’ambito di un bando nazionale il progetto che
prolungherebbe il percorso da Lamarmora alla Fiera
La «talpa» potrebbe tornare a Brescia. Concluso il 16 febbraio scorso il cammino
sotterraneo che l’ha portata dalla stazione Volta della metropolitana leggera
automatica all’Ospedale, non è escluso che riprenda a scavare a partire da
Lamarmora in direzione ovest, verso la Fiera. Un progetto appena presentato da
Comune e Brescia Mobilità nell’ambito di un bando di concorso del Ministero
delle infrastrutture, che mette a disposizione circa 150 milioni di euro,
prevede infatti un’estensione del percorso del metrobus che trasformerebbe
l’attuale andamento «a L» - dalla stazione Prealpino a Sant’Eufemia-Buffalora -
in una sorta di «T rovesciata».
Tre chilometri e mezzo in più
Dalla
stazione Lamarmora alla Fiera, il piano contempla un itinerario di tre
chilometri e mezzo con cinque stazioni: Lamarmora, piscina di via Rodi, via
Salgari, via Orzinuovi e Fiera. E poiché quella di Lamarmora è una stazione
interrata, se il progetto ricevesse il finanziamento auspicato - pari a circa
cento milioni di euro - si renderebbe necessario un nuovo intervento sotterraneo
da parte della Tbm, quella Tunnel boring machine che i bresciani ormai conoscono
come talpa.
Quanto al resto del percorso, si vedrà: «Evidentemente il
progetto inviato a Roma è un progetto compiuto - spiega il presidente di Brescia
Mobilità, Valerio Prignachi - ma dobbiamo ancora definire se l’ulteriore tratta
del percorso della metropolitana sarà interamente interrata o meno». Dipenderà
anche dai finanziamenti che il metrobus bresciano riuscirà a ricevere, lascia
intendere Prignachi osservando che «il nostro fabbisogno è di circa cento
milioni di euro, a fronte di uno stanziamento ministeriale di 150 milioni per i
quali non siamo certo gli unici a concorrere...».
Anche perché non si tratta
soltanto di estendere il percorso del metrobus: «Il progetto dev’essere
sviluppato dal punto di vista della riqualificazione urbana», sottolinea il
presidente di Brescia Mobilità ricordando che «l’occasione della metropolitana è
l’occasione per ridisegnare l’area della città». E non è tutto. Se infatti
Prignachi non manca mai di ribadire che il metrobus va considerato come «una
parte certo altamente qualificata, ma integrante di un sistema di trasporto
molto articolato, che dialoga tanto con i mezzi pubblici quanto con quelli
privati», al tempo stesso guarda oltre i confini cittadini, riprendendo tra
l’altro la prima ipotesi di estensione del percorso della metropolitana, quella
che la vorrebbe far proseguire da nord. A questo riguardo, «tutto cambia alla
luce delle recenti novità relative all’autostrada della Valtrompia; e proprio da
qui stiamo partendo nell’imprescindibile confronto con l’Amministrazione
provinciale».
Per quel che invece concerne la seconda ipotesi di estensione
della quale si è già parlato, quella da Sant’Eufemia, il presidente di Brescia
Mobilità rammenta l’idea originaria di coinvolgere la direttrice verso
l’aeroporto, «ma ormai è superata, e sarebbe più utile che il percorso
proseguisse verso Rezzato». Si delinea così «uno scenario ancora da esplorare
con uno studio di fattibilità, anche economica, che comincerà nelle prossime
settimane».
Si apre una fase di confronto
Tornando alla possibile nuova
tratta compresa tra Lamarmora e la Fiera, Prignachi riferisce che alla società
di piazza San Padre Pio da Pietrelcina sono già arrivate le sollecitazioni di
cittadini riuniti in associazioni che hanno fatto presenti le loro esigenze: «Di
sicuro - promette - non ci sottrarremo al dibattito che ci aspettiamo si apra,
perché queste sono cose che si costruiscono insieme. Con l’Amministrazione
comunale come primo interlocutore».
Da parte sua, l’assessore al Traffico e
Mobilità del Comune, Nicola Orto, attribuisce al progetto presentato al
Ministero delle infrastrutture - dopo essere stato approvato dalla Giunta
comunale e dal Consiglio di amministrazione di Brescia Mobilità - il significato
di un’iniziativa di «completamento dell’opera del metrobus, che raggiungerebbe
quartieri e punti d’interscambio molto importanti». E a sua volta richiama il
contesto nel quale anche l’estensione del percorso della metropolitana
eventualmente s’inserirà: «Se ne dovrà tener conto nell’ambito del Pgt e inoltre
tutte le modifiche andranno messe in relazione con un nuovo piano della
viabilità urbana, secondo quel piano strategico intermodale oggetto del patto
voluto dall’assessore regionale ai Trasporti, Raffaele Cattaneo».
Francesca
Sandrini

Prignachi: «Fatto il 70%: siamo nei tempi»
Ma a che punto sono i lavori della metropolitana leggera
automatica?
«Abbiamo fatto il 70% di quel che è progettato - risponde il
presidente di Brescia Mobilità Prignachi - per cui siamo dentro i tempi
previsti: l’opera dovrebbe proprio essere completata nel 2012».
La
percentuale dà conto di uno stato di avanzamento del quale i cittadini faticano
a rendersi conto. Prignachi ne è consapevole e proprio per questo motivo ha in
animo di intraprendere una campagna di comunicazione, o meglio un «progetto di
educazione all’uso del metrobus» affinché, «nei tre anni che ci separano dalla
partenza del primo treno, i bresciani possano prepararsi». A tal fine l’idea è
di utilizzare gli spazi dei cantieri come luoghi d’informazione.
Intanto,
com’è noto, è arrivato il primo treno: «Entro la fine dell’anno - annuncia il
presidente di Brescia Mobilità - dovrebbero arrivare anche gli altri convogli
per il collaudo. Stiamo però valutando in sede ministeriale se eseguire a
Brescia l’intera operazione oppure soltanto la fase finale».
Lo stesso tipo
di treni che percorreranno l’itinerario dalla stazione Prealpino a
Sant’Eufemia-Buffalora dovrebbe essere utilizzato sulla tratta oggetto della
richiesta di finanziamenti al Ministero delle
infrastrutture.
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Bresciaoggi 6 ottobre 2009
Scocca l'ora delle stazioni «Vittoria» e «San Faustino»
IN CENTRO STORICO. La macchina Tbm era passata oltre lasciando dietro
di sè la galleria. L'opera di demolizione partirà tra un paio di settimane
«Congelate» al passaggio della talpa per salvare la torre adesso saranno
costruite distruggendo il tunnel
Nei cantieri del Metrobus scocca l'ora delle stazioni «a pieno», e parte lo
«spettacolo» della demolizione del tunnel lasciato dalla «talpa». Sarà un
disfare il già fatto, ma si sapeva da quando è stata presa la decisione di
rinunciare alle due stazioni del centro storico a cielo aperto.
Vittoria e
San Faustino ora dovranno recuperare il tempo perduto per via dei ritrovamenti
archeologici.
Quando la macchina Tbm è passata, non ha potuto trovare in
nessuna delle due stazioni del centro la «scatola» vuota che le ha fatto da
palcoscenico dalla Volta all'Ospedale, ed è passata oltre lasciando dietro di sé
la galleria. Ora le «scatole», di poco più di 20 metri di lato, si stanno
scavando.
Sono più piccole, e non potranno contenere le banchine, che devono
essere lunghe almeno 40 metri per poter affiancare i treni in tutta la loro
lunghezza.
Il resto, vale a dire circa 23 metri, sarà ricavato allargando la
galleria su un lato della parte a cielo aperto. Dal diametro interno di 8,15
metri sarà portata a 13 metri, in modo da poter ospitare le due banchine
laterali.
ANCHE LA FORMA sarà modificata. La parte di stazione «in allargo»
non sarà perfettamente circolare come il resto della galleria, ma leggermente
schiacciata per evitare di darle un'altezza eccessiva e inutile. Tutto questo,
però, è ancora di là da venire.
Per ora, chi riesce a mettere gli occhi sul
fondo della stazione di San Faustino può vedere che il tratto di tunnel dentro
la buca è scomparso. È stato già demolito, e al suo posto si getterà il
solettone di fondo per i binari, come nelle altre stazioni.
Alla stazione
Vittoria, invece, si potrà ancora assistere allo spettacolo della demolizione.
Le ruspe sono arrivate a scavare per una ventina di metri, e hanno appena messo
in luce la calotta superiore della galleria.
L'OPERA DI DEMOLIZIONE partirà
tra un paio di settimane, il tempo necessario per testare i tiranti che dovranno
impedire ai diaframmi di cedere verso l'interno.
Sul lato di via Dante sono
già fatti, restano quelli verso piazza Vittoria. Ma si deve completare pure il
consolidamento del terreno ai lati dei 23 metri di galleria, che dev'essere
allargata. Il lavoro serve a impedire che, una volta demolita la parte di
galleria sotterranea, il terreno ceda.
E' un'operazione complessa. Al momento
si procede dall'interno del tunnel, dove sono state praticate alcune aperture
per consolidare il terreno circostante con iniezioni di cemento armato,
aggiuntive rispetto a quelle fatte dall'alto prima che la «talpa»
arrivasse.
E i conci, le grandi tessere di calcestruzzo che compongono il
tunnel, non saranno risparmiati.
I MARTELLI PNEUMATICI li ridurranno in
briciole, per essere portati via più agevolmente. D'altronde non sarebbero più
utilizzabili, e non esistono macchine in grado di poterli rimuovere, una volta
incastrati a pressione uno nell'altro.
È UN FARE E DISFARE, ma non poteva
essere altrimenti. Per mettere mano alla costruzione delle due stazioni, i
tecnici hanno dovuto attendere non solo che la Tbm finisse la sua opera, ma che
si smontassero i binari provvisori su cui faceva la spola il treno di servizio
alla macchina.
Dentro la galleria, adesso, si lavora al getto di riempimento
che costituirà la piattaforma sulla quale saranno posati i binari.
Ma questo
si fa per tratti. Nel tunnel è stata calata una betoniera, che viene alimentata
dall'alto. Al momento, ad esempio, il calcestruzzo è portato dalla stazione Fs,
e la betoniera fa il getto di riempimento dalla stazione Vittoria a ritroso
verso la stessa Fs.
C'è ancora da fare, nel centro storico, ma bisogna
ricordare che l'obiettivo finale resta l'entrata in esercizio del 31 dicembre
2012.
A Nord e Sud lavori quasi al «capolinea»
LO STATO
DELL'ARTE. È quasi in archivio la stagione delle opere civili. A scavo terminato
sono molto avanti la posa degli impianti, dei rivestimenti e delle coperture.
Queste tratte sono complete al 95 per cento Prignachi: «Le opere più
ingombranti sono alla fine»
Nelle stazioni lungo la
galleria profonda resta da fare ancora un 30 per cento circa, qualcosa di più
nelle due a nord, dove si è partiti più tardi e si è grosso modo a metà
dell'opera (resta da fare il 40 per cento a Marconi e il 56 a Ospedale). Più
indietro restano le stazioni del centro storico, con il 32 per cento di opere
eseguite a San Faustino e il 37 a Vittoria. Si scontano i ritardi causati dai
ritrovamenti archeologici.
TRATTA NORD. Sono state completate tutte le
lavorazioni strutturali alla galleria artificiale dal Prealpino fino al pozzo di
estrazione della «talpa» in prossimità dell'Ospedale. Nelle stazioni sono stati
montati pure i rivestimenti esterni in gres porcellanato, e in qualche caso si
procede alla posta degli impianti elettrici. In pratica si lavora solo ai pozzi
di intertratta, che serviranno da accesso ai Vigili del fuoco in caso di
emergenza.
Più nel dettaglio, a nord del Prealpino, allo svincolo con via
Montelungo, è stata ripristinata la strada con modifica della rotatoria
provvisoria.
Alla stazione capolinea è iniziata la posa degli impianti
elettrici. Nel tratto «sensibile» di via Triumplina il cantiere ha lasciato il
posto a un parcheggio, ed è stato riaperto l'incrocio tra le vie Casazza,
Triumplina e Castelli.
Anche più in giù, fino alla stazione Europa, la
galleria è stata ricoperta con il ripristino della massicciata stradale, e sono
stati quindi riaperti i passaggi di via Valotti, Una hotel, Cedisu.
STAZIONI
PROFONDE. All'Ospedale e alla Marconi sottobanchine e solai dell'atrio basso
sono pronti, e si procede al rivestimento delle pareti interne e alla
realizzazione della parete inclinata per i locali tecnici. A San Faustino si
completa lo scavo fino a 30 metri di profondità e si è quasi pronti a
impermeabilizzare il fondo. Alla Vittoria con lo scavo si è arrivati a quota
meno 20, e si realizzano i locali tecnici sotto via Verdi. Anche alla stazione
Fs banchine e atrio basso sono pronti e sono in corso di posa le contropareti
interne. Brescia 2, Lamarmora e Volta sono più avanti, e si lavora alle
coperture. Quanto ai pozzi d'intertratta, risultano completati quelli tra
Ospedale-Marconi e Marconi-San Faustino. Il cantiere di via Capriolo (che tiene
chiusa la strada) è parecchio più indietro e sta deviando i sottoservizi che
intralciano. Tra Vittoria e Fs (in via Vittorio Emanuele) si completano le
iniezioni di consolidamento per il cunicolo che collegherà il pozzo alla
galleria. I diaframmi del pozzo tra Fs e Brescia 2 sono pronti, e tra questa e
Lamarmora si eseguono le iniezioni di consolidamento. Nell'ultimo, tra Lamarmora
e Volta, si finiscono le strutture interne.
TRATTA SUD. Sono pronti il tratto
di transizione tra la galleria naturale e la stazione Poliambulanza, dove le
strutture interne sono fatte e si sta montando la copertura metallica proprio
come a San Polo parco. A San Polo Cimabue, invece, prosegue la costruzione dei
muri interni ai locali tecnici. A Sanpolino e Sant'Eufemia, poi, completate le
coperture si stanno posando i pavimenti in pietra al piano terra e si realizzano
gli impianti in tutti e tre i piani. Quanto alla linea, tra la Poliambulanza e
Sanpolino si sta posando l'armamento ferroviario, già completato nell'ultimo
tratto fino a Sant'Eufemia, sul quale si sta sistemando la terza rotaia di
alimentazione dei treni. «I lavori più ingombranti - spiega il presidente
Valerio Prignachi - sono ormai alla fine».MI.VA.

Chiesti i fondi: il metrò arriverà a Brixia Expo
IL
PROLUNGAMENTO. Il Comune e Brescia Mobilità hanno autorizzato il sindaco e il
presidente della società per ottenere i finanziamenti dal ministero
Da
Brescia la domanda di cento milioni il massimo per ora consentito dal bando E
rispunta il progetto di arrivare a Concesio
Brescia. La metropolitana di Brescia compie il primo passo per il
prolungamento alla Fiera. Nei giorni scorsi la Giunta della Loggia ha
autorizzato il sindaco ad apporre la sua firma sotto la richiesta di
finanziamento necessario per prolungare la linea da Lamarmora fino a Brixia
Expo. Contestualmente il Consiglio di amministrazione di Brescia Mobilità ha
dato analoga autorizzazione al presidente Valerio Prignachi. E una lettera
sottoscritta da entrambi è partita alla volta del ministero dei Lavori
pubblici.
Prignachi sa bene che si tratta di un «primissimo passo». Ma come
sempre «l'importante è cominciare - dice -, è come se avessimo voluto piazzare
una prima bandierina lungo un percorso che sarà lungo». La richiesta di
finanziamenti si affida a un bando del Ministero che - riconosce il presidente
di Brescia Mobilità - non è sufficientemente finanziato.
IL BANDO dispone di
un budget di 150 milioni di euro, e chiede di presentare lotti funzionali non
superiori a 100 milioni. La richiesta avanzata da Brescia punta alla cifra
massima, e che arrivi per davvero tutta non sta scritto da nessuna parte, almeno
per ora. Secondo il progetto di prolungamento presentato a Roma, «i 100 milioni
potrebbero anche bastare - dice Prignachi -, ma forse ne serviranno di
più».
Come accade per la linea dal Prealpino a Sant'Eufemia, il metrò deve
essere inserito nel tessuto urbano - ricorda -, deve interconnettersi con i
servizi di superficie e la richiesta inviata è solo il primo passo». Un passo
importante, tuttavia. «Ora ci sono due delibere e una domanda protocollata al
Ministero - dice Prignachi -, servono a segnalare a Roma la volontà di
realizzare il progetto di sviluppo della nostra metropolitana».
IL PROGETTO
in forma diversa è sulla carta fin dagli studi preliminari e di fattibilità del
1986-07 (che prevedevano addirittura due linee, una
Sant'Eufemia-Lamarmora-Casazza e una Sant'Eufemia-XX Settembre-Violino). Per
arrivare all'ultima soluzione del prolungamento alla Fiera bisogna aspettare il
13 novembre 2006, quando al Consiglio comunale viene proposto un progetto di
massima con un tracciato di 3.4 chilometri dalla stazione di Lamarmora alla zona
Fiera, con quattro stazioni intermedie chiamate provvisoriamente Rodi, Salgari,
Orzinuovi 1 e Orzinuovi 2.
Quel progetto, tuttavia, è rimasto solo sulla
carta. Per questione di soldi il prolungamento che aggancia l'Expo e Chiesanuova
è stato messo in stand-by, ma non accantonato. Anzi, proprio in previsione
dell'estensione, a Lamarmora è stata predisposta una biforcazione in direzione
ovest. E che ora si voglia far sul serio starebbero a dirlo anche i progetti di
trasformazione della zona di via Dalmazia. Qui, da un lato è prevista la grande
urbanizzazione nell'area degli ex Magazzini generali in cui dovrebbe trovar
posto la sede unica degli uffici comunali, dall'altro si sono poste le basi per
il grande centro intermodale alla Piccola velocità. Per questo, nel '96-97, a
seguito dell'annullamento della gara precedente per intervenute modifiche
societarie dei due consorzi rimasti, la doppia linea viene accantonata e redatto
un nuovo progetto preliminare di metropolitana leggera automatica con prima
tratta funzionale Sant'Eufemia-Concesio.
Nei primi anni Duemila, poi, pure
questo progetto viene adeguato sulla base dei risultati della Via (Valutazione
d'impatto ambientale) e si riduce al Prealpino. Comune, Regione Lombardia (che
conferma il finanziamento di 72 milioni di euro), ministero delle Infrastrutture
(finanziamento di 244 milioni unificando i due precedenti provvedimenti Cipe) lo
approvano e si stipula il contratto con l'Ati vincitrice della nuova gara. Così
il prolungamento è finito in lista d'attesa, come d'altronde il tratto dal
Prealpino a Concesio. Ora il primo esce dal limbo, e se le intenzioni di
Prignachi (e della Giunta Paroli) resteranno ferme, prima o poi toccherà al
prolungamento nord. MI. VA.

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PRESI D'ASSALTO I BUS NAVETTA GRATUITI PER LA NOTTE BIANCA
Anche
in questa occasione sono stato in centro per la Notte Bianca, anche
questa volta il centro storico è stato invaso da migliaia di
persone per partecipare alle molte iniziative artistiche e culturali
offerte.
Ho visto le navette stipate di passeggeri trasportati dai parcheggi fino in centro e viceversa.
Io
ho lasciato l'auto al Freccia Rossa e sono salito sulla Navetta P
Freccia Rossa > Centro > P Castellini. Il minibus è
arrivato al Freccia Rossa dopo una ventina di minuti di attesa, contro i
dodici indicati alla fermata, probabilmente a causa del traffico intenso
lungo il ring e controring. Il minibus si è rapidamente
riempito e quando è partito già c'erano persone in attesa della navetta successiva.
Anche al ritorno ho visto molte persone che chiedevano indicazioni agli autisti su come tornare verso i parcheggi.
Ritengo che il servizio di trasporto intermodale P+BUS appositamente
istituito per l'occasione sia stato veramente utile, comodo e
apprezzato dai molti visitatori.
Ottimo, bene così !
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