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Notizie e
novità del trasporto pubblico in
città e provincia di Brescia
Bresciaoggi 30 marzo 2010
IN VIA SAN DONINO. Il vescovo di Brescia ha officiato una messa nella sede
di Brescia Trasporti, con alcuni autobus a delimitare lo spazio della
celebrazione
«Pasqua del tranviere», Monari guarda al lavoro
Manuel Venturi
«Chi ha un impiego stabile pensi a chi si trova in difficoltà»
«Bisogna sempre ricordare la dignità del lavoro umano: esso dona ricchezza alla
persona e permette la crescita del tessuto delle relazioni sociali»: monsignor
Luciano Monari, vescovo di Brescia, ha aperto così la messa per l’ormai consueto
appuntamento con la «Pasqua del Tranviere», celebrata ieri pomeriggio al
deposito di Brescia Trasporti, in via San Donino 30. Per l’occasione, l’enorme
rimessaggio è stato trasformato in una chiesa: cinque automezzi sono stati
disposti in modo da formare una «navata», abbellita da piccoli arbusti in fiore.
Inoltre, uno degli autobus è stato messo a disposizione per le
confessioni.
Il presidente di Brescia Trasporti, Andrea Gervasi, ha voluto
ringraziare il vescovo Monari, «da sempre attento al mondo del lavoro, tema che
occupa un posto speciale nel suo cuore, come dimostra il continuo sostegno che
dona a chi sta vivendo momenti di difficoltà». Lo stesso monsignor Monari, prima
di officiare la funzione religiosa - accompagnata dai canti del coro «Erica» di
Paitone - ha sottolineato «la difficoltà di questo momento storico, in cui il
problema del lavoro è una delle questioni principali. Chi ha la fortuna di avere
un impiego stabile deve pensare a chi è in difficoltà».
In merito alla
solidarietà, monsignor Monari ha ricordato il 50° anniversario della
costituzione del Gruppo Avis all’interno di Brescia Trasporti, simbolo della
vocazione alla solidarietà presente tra i lavoratori dell’azienda. Un’alleanza,
quella tra l’associazione dei donatori di sangue e l’azienda di trasporti della
città, sancita dalla pubblicità dell’Avis su uno dei mezzi, che ieri è stato
utilizzato come «sacrestia» alle spalle dell’altare. Oltre a quello del lavoro,
era presente il tema dell’ambiente - di cui si sono occupati più volte sia papa
Benedetto XVI sia il vescovo Monari -: gli autobus presenti erano tutti
alimentati a metano.
L’ORARIO PASQUALE. In occasione della chiusura delle
scuole per le vacanze del periodo pasquale, il servizio di trasporto in città
sarà ridotto, per via della minor richiesta. In pratica, sarà svolto un servizio
con frequenze ridotte simile al servizio estivo.
L’orario pasquale sarà in
vigore il primo aprile, il 2, il 3 e il 6. Domenica 4, giorno di Pasqua, il
normale servizio festivo sarà interrotto alle 12.30, ora dell’ultimo passaggio
in centro; lunedì 5, giorno di Pasquetta, orario normale festivo. Alle paline di
fermata, dove previsto, saranno esposti i nuovi orari.
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Giornale di Brescia 26 marzo 2010
Metrobus, alla scoperta del «cervello» del sistema
Al deposito di Buffalora la sala operativa, dove tutto è gestito,
ma pure circuito, lavaggio, officine e «track test» su cui in estate si
proverà il treno
Otto ettari di area, a Est di via Serenissima, terra di Buffalora. Una distesa
di 12 capannoni dominati da un edificio verde e grigio, sulla sommità del quale
c'è il cuore del Metrobus. O meglio, la testa, la sala da cui l'intero impianto
è gestito e monitorato. «Il salotto buono del metrò» scherza l'ing. Andrea
Cozzani, di Ansaldo Sts. Avvolto da un dedalo di binari di 5 km, destinato ad
essere la prima parte funzionante dell'intero metrò, visto che proprio da qui si
dovrà governare il sistema fin dai primi collaudi in linea, cioè con i convogli
in viaggio lungo il tratto più a sud del tracciato, previsti per il 2011.
Dal
lavaggio all'officina, tutto «da solo»
Ma già prima, da qui muoverà i suoi
primi passi, lungo il «track test», il convoglio numero uno che al deposito già
alberga dalla scorsa estate, sottoposto in officina a una serie di interventi di
verifica e allestimento. E sempre da qui, rigorosamente in automatico,
partiranno ogni giorno i convogli quando la metropolitana sarà in esercizio, per
farvi ritorno da soli a notte. Dall'alto, il mastodontico circuito, completato
per il 72%, spiegano i vertici di Ati Metrobus, pare un plastico ferroviario per
giganti. All'ingresso domina il complesso verde e grigio, con una passerella
sospesa che scavalca un tratto di strada, a collegare l'edificio in cui si trova
la sala operativa ad un secondo in cui sono ubicati uffici e un auditorium,
destinato ad accogliere incontri e convegni («anche internazionali visto che
Brescia sarà un modello» dicono i vertici dell'Ati). Più a nord c'è il binario
dal quale i treni approderanno all'area del deposito, giungendo dal viadotto, e
in automatico imboccheranno il primo tratto del circuito. Con una curva di 180
gradi, i convogli circumnavigheranno il capannone (indicato sulla mappa come
«Service Vehicles») che ospita i locomotori diesel necessari alla movimentazione
dei treni nei tratti di circuito non elettrificati e all'eventuale recupero di
convogli in avaria, per fare poi il loro ingresso nell'edificio dove a sera
saranno puliti manualmente al loro interno («Cleaning»). Da lì avanzeranno al
lavaggio automatico («Washing»), non dissimile da quelli per i bus, per tornare
poi con una curva più ampia al deposito vero e proprio (Parking Building). Tutto
coperto, diversamente dal caso-modello di Copenaghen. In alternativa, entreranno
in officina («Workshop»), dove quattro binari conducono ad altrettante «fosse»
lunghe 40 metri, scendendo nelle quali i tecnici possono lavorare al
«sottocassa» dei treni: motori e carrelli, pattini di alimentazione e impianti
assortiti. Ma al di sopra di queste enormi «buche» da meccanici, ci sono anche
passerelle (dette «imperiali») che permettono di lavorare anche sui tetti dei
treni. Nell'officina non ci si limiterà a quella ordinaria. Anche perché altri
binari paralleli a questi quattro - due sempre impegnati da altrettanti treni,
per gli interventi giornalieri di routine - consentono lavorazioni più
impegnative. Come quello dotato di impianto di sollevamento a scomparsa, che
alzando dai binari attraverso speciali zanche un intero convoglio, consente lo
smontaggio di carrelli e motori, da avviare in revisione, o la tornitura
periodica delle ruote, «indispensabile - spiega il construction manager di Ati,
l'ing. Danilo Torre di Ansaldo Sts - per evitare rumorosità e consumo anomalo
dei binari sulla linea, decisamente più difficili da sostituire». Per accedere a
officina e deposito, i treni passeranno attraverso «aree filtro», tratti di
binari cioè non corredati dalla «terza rotaia», quella in lega d'alluminio che
alimenta elettricamente i treni attraverso uno speciale pattino: lì infatti i
convogli cesseranno di muoversi in automatico, verranno «agganciati» da speciali
locomotori e condotti da questi attraverso le porte carraie d'accesso ai vari
padiglioni tecnici. «Per ragioni di sicurezza - spiegano gli addetti ai lavori -
tutte le aree elettrificate sono rigorosamente separate dal resto». E proprio in
questi giorni sono in corso le prime prove di «elettrificazione», ossia di
immissione di corrente sul circuito, lungo i 420 km di cavi stesi da ottobre
2008 ad oggi. Più a Sud c'è il «track test»: il binario di prova lungo il quale
in estate sarà collaudato il primo treno. Simulazione di fermata compresa.
Il metrò visto dalla «sala dei bottoni»
A governarlo, come pure tutti e
18 i convogli che a regime si inseguiranno sui 13,7 km del metrò, saranno il
supervisore e i quattro addetti - nelle ore di «calma» riducibili nel numero -
presenti nella stanza dei bottoni. La centrale operativa (il Pco, «posto
centrale operativo») che è il cervello del sistema. Una sala in cui tre distinte
postazioni (con funzioni alternabili, per garantire il massimo controllo)
permettono di monitorare i convogli («potenzialmente molti più dei 18 previsti»,
con transiti fino ad ogni tre minuti) lungo le tre tratte in cui è ripartito il
tracciato del metrò, e tutte le stazioni. Grandi pannelli neri ripropongono
l'intero tracciato nelle due direzioni, con tanto di scambi per l'inversione dei
convogli a inizio e fine percorso, ma anche in punti intermedi, in vista, ad
esempio del potenziamento del servizio su singoli tronconi. Luce verde indica
binario libero, un rettangolo rosso raffigura la posizione del treno. Altri
segnali permettono di verificare il funzionamento del sistema, compreso quello
delle porte di banchina, che devono aprirsi solo all'arrivo del treno per
consentire salita e discesa. Completa il quadro la sfilza di monitor delle
telecamere di sicurezza installate nelle stazioni (si veda il box a
fianco).
Gianluca Gallinari
Sicurezza, 21 monitor per 600 telecamere
A rubare lo sguardo, quando si accede al Posto centrale operativo, è una
«parete» di 21 monitor, che inquadrano altrettanti scorci del tratto più a Sud
del metrò, a rotazione, come la stazione Sant'Eufemia, la più vicina.
Ma a
regime, ciclicamente, vi compariranno le riprese delle circa 600 telecamere che
saranno installate tra le 17 stazioni e il deposito. «Zoommabili» all'occorrenza
e tutte registrate e conservate per almeno sette giorni.
Uno strumento
fondamentale per la sicurezza, che si assocerà al sistema di interfono con cui
gli utenti in tutte le stazioni, ma anche a bordo dei vari convogli, potranno
mettersi in contatto col Pco e dialogare con l'operatore. In caso di chiamata
sui monitor, verrà automaticamente visualizzata l'inquadratura della telecamera
più vicina. E in stazione, come a bordo, a corredare l'attività degli operatori
del Pco ci saranno due squadre di «steward», una dedicata alla sicurezza e una
al traffico. Se il numero di questi ultimi deve ancora essere definito, secondo
le indicazioni di Ati, gli stewart assieme ai tecnici che saranno al lavoro nel
deposito e agli operatori del Pco saranno complessivamente circa 150
persone.
Allo stato, nella centrale operativa è già prevista l'adozione di
una connessione audio con le centrali di Vigili del fuoco e 118. Allo stato,
invece, non è immaginata la fruibilità diretta delle riprese delle telecamere di
sicurezza dalle centrali operative delle forze dell'ordine cittadine, che in
caso di necessità potranno tuttavia visionare le registrazioni digitali come per
qualunque altra rete di videosorveglianza. E in ogni caso, gli operatori e il
supervisore del Pco potranno, all'occorrenza, contattare Polizia e Carabinieri
via telefono monitorando al contempo sui monitor eventuali episodi da
segnalare.gal.
Sui binari da Copenaghen a Riad
Il viaggio della regina danese, il sogno del
re d'Arabia, i primi addetti bresciani
In principio fu Copenaghen, con Margherita II, regina di Danimarca, che sedeva
nel posto d'onore al viaggio inaugurale della metropolitana. Ora c'è Brescia. E
poi? Poi Milano, Roma, Salonicco, Taipei a Taiwan e Riad in Arabia Saudita, che
è iniziata dopo Brescia, ma sarà inaugurata prima, perché il re arabo ha fretta.
Il treno automatico senza conducente, scelto per il metrobus cittadino,
piace. E guadagna una commessa dopo l'altra, come spiegano Andrea Cozzani e
Danilo Torre di Ansaldo Sts: «Abbiamo in fase di realizzazione la linea 5 della
MM, la metropolitana milanese, di cui un primo tratto, da Bignami a Zara, sarà
aperto nell'ottobre del 2011 (arriverà fino a Garibaldi nel 2012); la linea C
della metropolitana di Roma (25 chilometri, 30 stazioni, primo tratto pronto nel
2011), la metropolitana di Salonicco, in Grecia (10 chilometri, 13 stazioni; Un
anno fa Ansaldo Breda e Ansaldo Sts si sono aggiudicati la commessa per
l'impianto di Taipei; ma la storia più affascinante resta quella della
metropolitana di Riad, in Arabia.
Qui le due società hanno firmato un
contratto da 218 milioni di euro, per realizzare il sistema metropolitano
automatico dell'Università femminile «Princess Noura Bint Abdulrahman». Sarà
tutta in viadotto, senza gallerie; sarà costruita da soli operai maschi e
utilizzata da sole studentesse femmine; e sarà costruita in 24, massimo 27 mesi.
Pare infatti che un membro della famiglia reale dell'Arabia Saudita, dopo un
sogno che profetizzava la sua morte, abbia imposto di anticipare
l'inaugurazione. E così nel cantiere si sono affrettati i tempi: tutto deve
essere pronto per il 2011.
Copenaghen, Riad, in mezzo Brescia. E alla regia
della rete bresciana, il «cervello» di Buffalora; anch'esso internazionale: Se i
«capi» sono Cozzani e Torre, entrambi genovesi e viaggiatori, nella sala
controllo c'è un australiano che ha vissuto negli Usa, Nick Pope, un catanese
trapiantato a Brescia, Salvatore Giuffrida, 22 anni, e un bresciano doc, Andrea
Uberti, 23 anni, perito aeronautico, che definisce «allettante» l'esperienza del
Metrobus. E lo capiamo. sam
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Giornale di Brescia 25 marzo 2010
Destinazione sicurezza con «Bus to disco» e «Bus to basket»
Lograto:
nei fine settimana parte un pullman carico di ragazzi
Il sabato sera si
balla, la domenica si segue la pallacanestro
LOGRATO Un bus chiamato serenità, un bus che trasporta allegria e sicurezza.
Parte una volta al mese dalla piazza di Lograto, sviluppando la «doppietta» nel
fine settimana: sabato sera destinazione discoteca, domenica pomeriggio al
palasport.
Per i ragazzi è uno strumento che surroga l'automobile, che li
porta dove vogliono, che serve anche come «riscaldamento» negli incontri
interpersonali. Per i genitori è una sensazione di tranquillità, che li fa
sentire al riparo da dubbi o angosce. «Orizzonte comune» è il gruppo che si è
plasmato all'interno del tavolo delle politiche giovanili in un paese che come
tanti deve dare risposte al bisogno d'evasione dei giovani d'oggi. Anche nel
fine settimana del 13 e 14 marzo c'è stata una proposta particolarmente gradita,
capace di smuovere un'ottantina di persone: sabato sera in discoteca, al
«Mazoom, Le Plaisir», domenica pomeriggio al PalaSanFilippo per Centrale del
Latte-Jesolosandonà. Per tutti i gusti.
Motori sempre accesi
L'iniziativa,
denominata semplicemente «Bus to disco», era al terzo appuntamento dopo quello
di inizio dicembre con il trasferimento al «River club» di Soncino e quello di
fine febbraio quando ci fu l'andata e ritorno al «Fura» di Lonato. Il numero di
partecipanti è andato sempre crescendo: 49 la prima volta, 53 la seconda, 55
sabato scorso. Ai quali vanno aggiunti i 20 appassionati che il giorno
successivo hanno chiesto di poter replicare il servizio anche per la partita di
basket.
«Il bilancio è più che positivo - ci racconta Giuseppe Reali, uno
degli organizzatori -. Avevamo iniziato quasi per gioco, anche se quando si
parla di sicurezza sulle strade è un gioco molto serio; ci ritroviamo a fare i
conti con un piccolo fenomeno che prossimamente sarebbe bello riuscire ad
estendere anche a paesi limitrofi. Mettere uno o più bus a disposizione per
trascorrere alcune ore di puro divertimento in assoluta serenità era un'idea che
avevamo da tempo. Non pensiamo di aver scoperto l'acqua calda, ma spesso nella
semplicità sta la straordinarietà delle cose».
Al fianco di Giuseppe ci sono
Francesca e Matteo Tomasoni, Simona Gandellini e l'«anima cestistica» Marco
Mezzapelle. Con il supporto fondamentale dell'amministrazione comunale: «Il
sindaco Alberto Mezzana (Pdl-Lega) ha seguito e appoggiato da subito questa
nostra iniziativa. Quando si tratta di sicurezza stradale non esiste colore
politico. Alle ultime elezioni - continua Reali - mi ero presentato in un'altra
lista rispetto a quella che ha vinto, ma la collaborazione è stata
totale».
La due giorni ha avuto inizio sabato alle 23.30, ritrovo nella
piazza delle scuole medie di Lograto. Gli organizzatori - che nei giorni
precedenti avevano lasciato per il paese volantini di «Bus to disco e bus to
basket, per tutti i ragazzi maggiorenni che vogliono passare una serata e un
pomeriggio in compagnia all'insegna del divertimento» - verificano gli ultimi
accordi con l'autista. I ragazzi arrivano alla spicciolata. Uno dopo l'altro.
Tutti con abbigliamento sobrio, qualche ragazza «osa» con minigonne e decoltè
all'insegna del buon gusto.
Sicuri è meglio
Fausto, 18 anni, è entusiasta:
«Non ho ancora la patente e dover chiedere ogni volta un passaggio, con i miei
genitori in apprensione, non è bello. Così invece parto praticamente da casa
mia, arrivo nelle più belle disco della provincia e in più ne approfitto anche
per fare qualche nuova conoscenza. Arrivare a destinazione avendo già approciato
con una ragazza... semplifica la serata». Rudy è nuovo: «Mi ha invitato un amico
che proprio oggi festeggia il compleanno. Non sapevo esistesse una proposta
simile. Molto bella. In strada, soprattutto il sabato sera, la prudenza non è
mai troppa». In meno di un'ora si arriva a destinazione. Dentro fila tutto
liscio, nessun ragazzo accusa malori. Alle 3.45 si riparte. Sul bus c'è chi
chiede di ascoltare ancora musica, chi si appisola. Alle 4.30 si arriva al
piazzale delle scuole medie di Lograto e ad attendere i partecipanti ci sono
panini, brioche e bibite. Tutti a nanna. Il giorno dopo alle 17 si ricomincia.
Stessa partenza, arrivo al San Filippo per assistere alla sofferta ma comunque
vittoriosa gara della Centrale del Latte con Jesolo. Perché Lograto, che ha dato
i natali a Pietro Aradori (stella dell'Angelico Biella e della Nazionale) è
anche paese di basket. Uno sport che va vissuto in compagnia e in sicurezza.
Come i sabato sera in disco.
Cristiano Tognoli
Soldi ben spesi: bastano 10 euro e si arriva alla meta tranquilli
LOGRATO«Orizzonte comune» ha deciso di affidarsi alla ditta di trasporti
«Cormorano Snc di Bersini» per portare i ragazzi nei luoghi di divertimento
preferiti.
La spesa è di 10 euro a testa. Un «ticket» che può essere
sostenuto anche da ragazzi giovani.
«Da un paio d'anni - racconta l'autista
Dino Bersini di Trenzano - abbiamo notato che è nata l'esigenza di questo nuovo
tipo di trasporto. Mi pare sia una bella abitudine quella che hanno preso i
ragazzi. Viaggiare così consente a loro di potersi divertire, senza esagerare
sia ben chiaro, in libertà quando sono in discoteca e poi di poter rientrare
nelle loro case senza paura di addormentarsi nel viaggio di ritorno.
Per me e
i miei colleghi è gratificante anche sul piano umano. È ovviamente una fonte di
guadagno, ma allo stesso tempo un intervento sociale. Mi metto nei panni dei
genitori e immagino che in loro ci sia un po' di preoccupazione con tutto quello
che accade purtroppo di solito il sabato sera.
La speranza è che questo
nostro servizio possa servire anche per ridurre drasticamente le stragi
stradali».
Negli anni la ditta Bersini ha effettuato trasporti di ogni tipo:
scolastici, sportivi, turistici. Intere generazioni sono salite su quei pullman.
Giovani e vecchi, uomini e donne, anche intere famiglie hanno diviso sensazioni,
emozioni, fascini che solo certi paesaggi sanno suscitare.
Per alcuni ragazzi
di 18-20 anni l'emozione della discoteca, oppure di una manifestazione sportiva,
è spesso altamente appagante.
Viverla senza rischiare è fondamentale.c. t.
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Il Brescia 22 marzo 2010
La sfida. Prignachi a Strasburgo: "Dopo la metro, creeremo un distretto industriale per la mobilità sostenibile"
Brescia Mobilità pronta a realizzare bus “verdi”
Brescia
Mobilità è pronta a creare un distretto industriale per
la mobilità sostenibile. È quanto ha spiegato
giovedì scorso il presidente Valerio Prignachi alla 18esima
sessione plenaria del Congresso dei poteri locali e regionali del
Consiglio d'Europa, a Strasburgo. Il Congresso ha discusso di trasporto
intra-regionale come sfida per lo sviluppo sostenibile. Nel suo
intervento Prignachi ha sottolineato come Brescia Mobilità sia
impegnata «in uno dei progetti probabilmente più
importanti in Lombardia per quanto riguarda l'infrastrutturazione di
mobilità di eccellenza. Una metropolitana automatica con
un'estensione di 13 km,17 stazioni e parcheggi di interscambio.
Un'opera al servizio della città ma anche dell'area
extraurbana». Il presidente ha poi spiegato come dal punto di
vista aziendale il gruppo, che si occupa anche di servizi TPL e
parcheggi, stia immaginando un nuovo approccio alla politica dei
trasporti attraverso «un processo di investimenti che porti ad
aumentare e a qualificare il livello di servizio. Anche attraverso
aziende come la nostra» ha detto Prignachi «gli enti
regolatori (comuni capoluogo, province e regioni) si stanno
interrogando su come poter organizzare al meglio il sistema della
mobilità che non è mai rappresentato da un unico prodotto
(autobus, ferrovia, bike o car sharing) ma piuttosto da una rete
altamente integrata». Secondo Prignachi «occorre creare
occasioni nuove, processi industriali che consentano alle aziende di
essere autonome dal punto di vista finanziario». In questo senso
Brescia Mobilità ha «l'occasione di creare un distretto
industriale per la mobilità sostenibile. Noi che gestiamo
servizi e creiamo infrastrutture, ci candidiamo ad entrare nel processo
industriale per realizzare veicoli e attrezzature per una
mobilità sostenibile. Autobus elettrici ed ibridi in grado di
soddisfare le diverse esigenze di servizio». |
Giornale di Brescia 21 marzo 2010
E il Metrobus approda a Strasburgo
Prignachi al Congresso dei poteri locali del Consiglio Ue rilancia
il «Chilometro azzurro»
Il presidente di Brescia Mobilità Valerio Prignachi è stato invitato in qualità
di esperto a partecipare giovedì 18 marzo a Strasburgo, alla 18esima sessione
plenaria del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa.
Tema-chiave il trasporto intra-regionale come sfida per lo sviluppo sostenibile
e la coesione territoriale.
Nel suo intervento Prignachi ha sottolineato come
Brescia Mobilità sia impegnata «in uno dei progetti forse più importanti in
Lombardia per l'infrastrutturazione di mobilità di eccellenza. Una metropolitana
automatica di 13 km, con 17 stazioni e vari parcheggi di interscambio. Un'opera
al servizio della città ma anche dell'area extraurbana, in un contesto
territoriale come la Lombardia orientale che somma circa 3 milioni di abitanti e
il più alto tasso di motorizzazione di tutta Europa». Il presidente ha
sottolineato come dal punto di vista aziendale il gruppo, stia immaginando un
nuovo approccio alla politica dei trasporti attraverso «un processo di
investimenti che aumentino la qualità del servizio, per frequenza, accessibilità
e facilità di fruizione per l'utenza». «Anche attraverso aziende come la nostra
- ha detto Prignachi - gli enti regolatori si stanno interrogando su come poter
organizzare al meglio il sistema della mobilità che non è mai rappresentato da
un unico prodotto (bus, ferrovia, bike o car sharing) ma piuttosto da una rete
altamente integrata. Un sistema dove l'utente possa muoversi con estrema
facilità», con titolo di viaggio unico per mezzi di trasporto diversi, con alto
livello di intermodalità e un'accorta politica dei prezzi».
Secondo Prignachi
«occorre creare occasioni nuove, processi industriali che consentano alle
aziende di essere autonome dal punto di vista finanziario, auto sostenendo così
gli investimenti necessari». In questo senso Brescia Mobilità, dopo la
metropolitana leggera automatica (secondo esempio in Europa dopo Copenaghen),
dopo aver sviluppato una grande rete di bike sharing, ora ha «l'occasione di
creare un distretto industriale per la mobilità sostenibile». Quello che in una
recente intervista aveva suggestivamente battezzato «Chilometro azzurro»,
alludendo all'orobico Chilometro rosso. Un polo rispetto al quale,
l'acquisizione dell'Omb, costituirebbe un primo tassello.
«Noi stessi - ha
rimarcato il presidente di Brescia Mobilità - che gestiamo servizi e creiamo
infrastrutture, ci candidiamo ad entrare nel processo industriale per realizzare
veicoli e attrezzature per una mobilità sostenibile. Autobus elettrici ed ibridi
in grado di soddisfare le diverse esigenze di servizio». |
Giornale di Brescia 19 marzo 2010
Metrobus, il conto alla rovescia segna mille giorni al
via
Il presidente di Brescia Mobilità, Valerio Prignachi: «Tutto il
sistema
di trasporto pubblico dovrà essere integrato: ferro, gomma e metrò»
«Bisognerà mettere un conto alla rovescia, da
qualche parte… Un tabellone che dice: mancano tot giorni, tot ore, tot minuti…
al primo viaggio della metropolitana. Perché lo riconfermo, il Metrobus sarà
pronto entro il 31 dicembre 2012, e il primo viaggio sarà nel gennaio 2013».
Oggi il conto alla rovescia segnerebbe - ipotizzando il primo viaggio per il
1° gennaio - 1.017 giorni. Mille giorni al via, dunque. Un buon momento per fare
il punto sui lavori e sul significato di questa grande opera da 830 milioni di
euro. Circa 60 per ciascuno dei 13,7 km o 50 per ognuna delle 17 stazioni. Soldi
spesi bene? Valerio Prignachi, presidente di Brescia Mobilità, né e convinto.
Anche se pone una condizione. «Il Metrobus è una struttura di altissima qualità,
che pone Brescia all'eccellenza dei trasporti, ma che deve integrarsi con il
resto del sistema. L'ossatura sostanziale, condivisa col Comune, deve aprirsi a
un'area più vasta, a cui vanno offerti servizi di qualità, valutando il rapporto
costi benefici».
In altre parole: avere un Metrobus che va benissimo e il
resto dei trasporti che va malino non serve a niente. Dev'essere il sistema a
funzionare bene, nel suo complesso. Prignachi, 46 anni, già assessore
provinciale ai Trasporti, lo sa bene. Le sue parole-chiave, sono «integrazione»
e «comunicazione». «Il metrò cambierà la visione della città: l'impostazione è
quella di un sistema altamente integrato, che rende fluido il passaggio da una
modalità all'altra. Dialoga con l'extraurbano in gomma e col ferroviario.
Fornisce qualità diffusa in un contesto di regia, lo spirito della legge
regionale, purtroppo non approvata».
Biglietti con il telefonino
Insomma,
bisogna immaginare una città in cui si scende dal treno, si attendono tre
minuti, si sale sul Metrobus e si arriva in ospedale. Oppure in cui si arriva da
Nord con la bici che si porta in metro, si scende in centro e via sui pedali
(propri o magari quelli di BiciMia). O ancora in cui si lascia l'auto in uno dei
«parcheggi scambiatori» e si sale sul metrò. «Non si deve obbligare la gente a
prendere i mezzi pubblici, bisogna creare le condizioni perché la gente lo
scelga». E in questo, in effetti, la metro la sua parte la fa. Ma non è tutto:
«Lo sviluppo dev'essere nella mobilità ma anche nel dialogo con gli utenti».
Cioè? «Cioè, ad esempio, attraverso il programma comunitario Civitas, la Loggia
e Brescia Mobilità stanno sviluppando "Brescia Mobilità Channel", con la
possibilità di acquistare i biglietti sul telefonino, e di ricevere e scambiare
informazioni tramite cellulare».
Tutte premesse per integrare il sistema
trasportistico locale di cui il Metrobus si annuncia come ossatura portante.
Vale dunque la pena di ricordarne le caratteristiche. Funzionerà in automatico,
senza guidatore come a Copenaghen. I suoi convogli saranno come trenini elettici
guidati da un cervello centrale, localizzato nel deposito di Buffalora. Le
stazioni saranno 17, dal Prealpino a S. Eufemia (c'è già un progetto che prevede
altre 6 stazioni a Ovest verso la Fiera ma per quello bisogna trovare ancora i
soldi). I treni - uno è già arrivato, un secondo è in arrivo, i test inizieranno
in estate - saranno operativi dalle 5/6 di mattina fino alle 24, anche se su
questo «si sta ancora riflettendo». Le carrozze saranno tre per un totale di 72
posti a sedere fissi, più 20 sedili ribassati e due posti per carrozzelle, oltre
a spazi per le bici. I lavori, affidati all'associazione temporanea di imprese
composta da Ansaldo Sts, Ansaldo Breda e Astaldi, sono al 70%, secondo la stima
dei tecnici. Alcune stazioni sono quasi pronte, altre (è il caso dei due «nodi»
del centro di Vittoria e San Faustino) più indietro. Ma procedono speditamente,
sotto gli occhi dei molti curiosi.
Il chilometro azzurro
«Questa è
un'opera pubblica degna della tradizione bresciana, che vede la partecipazione
di numerose aziende di eccellenza del nostro territorio (Metra e Lucchini su
tutte) e che ha nel Comune di Brescia un interlocutore fondamentale: finora
principalmente con gli Assessorati di lavori pubblici e urbanistica, in
prospettiva anche con quello della Mobilità e Traffico, con cui in realtà un
dialogo si è già avviato. Nel disegno della città, del resto, siamo al loro
servizio. L'unica mia preoccupazione è che le aree oggetto delle opere
complementari rispettino la facilità dell'interconnessione». «Chi si occupa di
trasporti non può puntare al profitto» conclude il presidente di Brescia
Mobilità «ma a garantire servizi di qualità al minor costo possibile. I
trasporti sono un sistema per cui la collettività è disposta a pagare
pochissimo, perché considerati non un fattore di sviluppo territoriale ma un
servizio sociale. In realtà non è così, i 10 centesimi in più o in meno del
biglietto pesano sull'efficienza, sulla sicurezza, sulla capillarità, sulla
frequenza cadenzata e rapida, tutti fattori di soddisfazione dell'utenza». Per
questo, se da un lato «non dobbiamo far spendere al Comune più di quanto
previsto dal contributo medio per i trasporti (investimenti a parte)»,
dall'altro la gestione della Mobilità può anche creare valore, ricchezza.
«L'operazione Omb va in questa direzione. Ma la stressa Brescia Mobilità ha
ormai una massa critica di competenze tali da fornire un valore aggiunto: stiamo
pensando a creare un ufficio studi di Brescia Mobilità in grado di fornire
servizi esterni sulla Mobilità sostenibile». E qui il presidente sfodera il suo
sogno nel cassetto: «Una sorta di chilometro azzurro, un distretto industriale
dei trasporti».
Così la mobilità diventa sostenibile non solo
ambientalmente, ma anche economicamente. Vedremo tra mille giorni.
Marco
Sampognaro

Le opere complementari e i costi
La funzione di cerniera delle prime, l'attesa degli 80 milioni del
Cipe per coprire i secondi
L'elemento di cerniera tra il metrò e la città saranno di certo stazioni e opere
complementari che di esse sono più che semplici cornici. Quanto alle prime,
progettate dall'ingegner Lamberto Cremonesi e dal suo staff (Studio Tecne),
l'ipotesi iniziale «è stata rivista - spiega il direttore generale di Brescia
Mobilità, Roberto Moreni, per rendere più confortevoli possibili le stazioni
stesse. Un criterio - quello di comodità e gradevolezza - che costituisce un
must tanto sui treni quanto nelle stazioni», al fine di rendere quanto
più appetibile per l'utenza il metrò. Di qui, ad esempio, la scelta della luce
diretta all'interno di quasi tutte le stazioni attraverso l'apertura di grandi
lucernari e quella dei materiali.
Non meno rilevante è l'aspetto esterno
delle stazioni e il loro inserimento nel contesto urbano, chiamato a rispondere
a criteri di funzionalità da un lato - creando ad esempio punti di contatto tra
i diversi mezzi di spostamento, dall'auto privata attraverso i parcheggi
scambiatori, ai bus e a Bicimia - e di gradevolezza architettonica dall'altro.
«Le stazioni - sintetizza il presidente di Brescia Mobilità, Valerio Prignachi -
devono essere percepibili e fruibili: per questo è fondamentale il lavoro in
atto ora. Di concerto con gli uffici comunali, stiamo lavorando alle linee guida
delle opere complementari alle stazioni per costruire condizioni di
sostenibilità in aree di qualità».
Ne è convinto l'assessore ai Lavori
pubblici, Mario Labolani che ricorda come anche su un piano finanziario la
partita entra in un momento chiave: «Stiamo per definire le linee di bilancio
della Loggia. Per questo stiamo procedendo alla rilettura di tutte le linee
guida delle opere complementari ultimate e avviate agli uffici comunali per i
progetti esecutivi. Dovremo infatti capire quale cifra esatta postare a bilancio
per esse». Un processo che lascia aperta però la possibilità di implementare e
affinare anche in futuro i servizi tanto in stazione, quanto nelle opere a
contorno: come i parcheggi scambiatori, che potranno essere realizzati solo in
parte e già utilizzabili alla prima corsa del Metrobus ed eventualmente
ingranditi a seconda delle esigenze. Ma alcune variazioni sono già state
introdotte: «Come l'adozione recente di ascensori da 16 posti interamente
trasparenti, per favorire la sicurezza nelle stazioni».
Rimane aperto, sempre
in ambito finanziario, il capitolo della vertenza tra Brescia Mobilità e Ati
Metrobus, cui si lega quello degli 80 milioni di euro promessi dal Cipe a
novembre. «L'ultimo Dpef - lo strumento triennale di pianificazione economica
del Governo, ndr - assegna al Metrobus 136 milioni di euro seppure
ancora non disponibili», comprensivi degli 80 sui quali, spiega Prignachi «c'è
un ok politico del Cipe. Fondi dovuti, rispetto ai quali sono stati preparati
una serie di atti amministrativi preliminari. Siamo qui ma siamo a Roma»
commenta il presidente che prospetta forse per dopo Pasqua la seduta del Cipe
che dovrebbe dare l'ultimo assenso all'assegnazione di tali fondi a Brescia
Mobilità. «Quando saranno stati assegnati ci siederemo al tavolo per chiarire
gli ultimi aspetti con Ati». E risolvere così la vertenza sui costi della
metropolitana lievitati nel corso dei lavori. «Certo i rapporti con l'impresa
dopo il primo ok del Cipe sono decisamente cambiati rispetto a un anno fa»
dichiara Moreni: «Lo conferma il fatto che ora gli operai sono al lavoro su
tutti i cantieri».
Gianluca Gallinari
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Il Brescia 18 marzo 2010
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Giornale di Brescia 16 marzo 2010
Un comitato tecnico anti-polveri sottili
Preparerà il materiale per il confronto al tavolo
«politico»
Intanto domenica è stata un'altra giornata di superi di Pm10
L'idea era stata enunciata - e realizzata nel corso di una riunione durata oltre
due ore - alla vigilia dell'ultimo blocco del traffico, quello del 28 febbraio:
un tavolo di lavoro permanente sul tema dell'inquinamento e del Pm10. Per
lavorare insieme - tutti i Comuni della cosiddetta «area critica» ma non
soltanto - al fine di prevenire l'emergenza attraverso un meccanismo
d'intervento semi-automatico che scatti in caso di esubero degli agenti
inquinanti nell'atmosfera. L'8 marzo, nel corso del nuovo, affollatissimo
incontro tenutosi a Palazzo Broletto, si è costituito lo strumento tecnico del
tavolo, un comitato del quale fanno parte Provincia, Comune di Brescia e Arpa
(Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) più altri otto Comuni:
Bovezzo, Castel Mella, Cellatica, Collebeato, Concesio, Gussago, San Zeno e
Villa Carcina. Obiettivo: preparare il materiale sul quale tutti gli altri
amministratori coinvolti dovranno confrontarsi per trovare soluzioni anti
smog.
Un'altra domenica di superi
Il tempo per lavorare prima che si
presenti la necessità di un nuovo intervento d'urgenza - come lo stop alle
automobili di un paio di settimane fa, alla fine accolto da 28 Comuni, seppur
con sfumature diverse nelle motivazioni - non manca. Passati i mesi di gennaio e
febbraio, infatti, la situazione dovrebbe migliorare. Perché è vero che anche
domenica scorsa superi di non poco conto sono stati registrati da tutte le
centraline per il rilevamento della qualità dell'aria: Broletto (95 microgrammi
per metro cubo, a fronte di un limite di 50), Villaggio Sereno (104), Sarezzo
(104), Rezzato (72), Darfo (84) e Odolo (57); ma è pure dimostrato che di solito
i mesi peggiori per quanto riguarda le polveri sottili (ma anche altri
inquinanti) sono i primi due e gli ultimi due dell'anno (mentre nella bella
stagione aumentano le concentrazioni di ozono).
Tutte le centraline oltre il
limite tranne Odolo
A ricordarlo proprio nell'occasione dell'incontro dell'8
marzo in Broletto è stato il dirigente dell'Arpa Sergio Resola con una relazione
che ha trattato lo stato delle cose ma anche le possibilità di
miglioramento.
Per quel che concerne il primo aspetto della questione, Resola
ha rammentato che, a poco più di due mesi dall'inizio dell'anno, Brescia ha già
esaurito il bonus di 35 giorni di esubero di Pm10 concesso dall'Unione Europea.
In particolare, in Broletto sono stati rilevati 43 superi in 63 giorni, al
Villaggio Sereno 42 in 64, a Sarezzo 37 in 62, a Rezzato 40 in 64 e a Darfo 47
in 62; ha fatto invece la centralina di Odolo, che ha registrato 28 esuberi in
64 giorni. Il dirigente dell'Arpa ha anche mostrato una serie di grafici
relativi all'andamento dell'inquinamento negli ultimi anni, dai quali emerge la
diminuzione - in media - di certi agenti inquinanti, quali ossido di carbonio e
benzene, a partire da fine anni Novanta-inizio Duemila, quando sono stati
introdotti motori più efficienti e carburanti desolforati. Ancora, è evidente -
sulla base di dati relativi al 2005 - la differenza tra le emissioni di polveri
sottili da parte di automobili pre-euro e di Euro 4. Basta quindi intervenire
sui veicoli? Non soltanto. Rimanendo nell'ambito del traffico, Resola ha
sottolineato per esempio che anche le gomme producono Pm10, risollevando
nell'aria polvere depositata sulla strada; bisogna allora agire anche sul
traffico, magari individuando aree ristrette sulle quali imporre una velocità
molto ridotta (perché è altresì dimostrato che i fattori di emissione si
riducono tra i 50 e i cento chilometri all'ora, mentre aumentano a velocità più
alte), oppure incentivando l'utilizzo della bicicletta, meglio ancora se
combinato con il trasporto pubblico locale.
Anche la legna bruciata
inquina
Poi ci sono le industrie, in Lombardia soprattutto le centrali
idroelettriche, rispetto alle quali c'è uno spazio d'intervento considerevole in
virtù di leggi recenti. E, ancora, l'Arpa evidenzia che anche la combustione
della legna in impianti domestici fa la sua parte nella produzione di polveri
sottili, risultando anzi - insieme al traffico veicolare - la principale fonte
di emissione di Pm10 primario. Un elemento quest'ultimo, commenta Corrado
Ghirardelli, assessore provinciale all'Innovazione e tecnologie, Trasporto
pubblico locale e Grandi strutture trasportistiche - che si è fatto promotore
del tavolo di lavoro permanente sul tema dell'inquinamento -, che non potrà
essere trascurato nella prospettiva di un allargamento del tavolo stesso ad
altri Comuni della Valcamonica oltre a quello di Darfo, che già aderisce in
quanto sede di una centralina.
Senza dimenticare che un ruolo determinante è
giocato della meteorologia: in Lombardia la produzione di emissioni pro-capite è
inferiore alla media dell'Europa; ma se le emissioni si valutano per unità di
superficie, il dato si ribalta in ragione della densità abitativa superiore
rispetto alla media europea, e «per colpa» del vento - preziosissimo per il
ricambio dell'aria -, la cui velocità a Milano è inferiore rispetto a quella
nella maggior parte delle altre città europee. f. sa.

I Comuni chiedono interventi strutturali
Ed il sindaco di Collebeato chiede che del nuovo organismo faccia
parte presto anche la Regione
Servono interventi strutturali e a lungo termine per arginare il problema
dell'inquinamento da polveri sottili e ottenere buoni risultati nella lotta agli
agenti inquinanti. Per i sindaci dei Comuni che faranno parte, con Provincia e
Arpa, del comitato tecnico prodotto dall'ultima riunione del tavolo permanente
sul tema dell'inquinamento e del Pm10 (nato dopo l'incontro convocato il 23
febbraio scorso, al Crystal Palace, dall'assessore provinciale ai Trasporti,
Corrado Ghirardelli, cui parteciparono le Amministrazioni comunali dell'area
critica bresciana e il Comune di Darfo Boario), questo è uno dei punti fermi da
cui partire per cercare di guarire, o perlomeno far migliorare, l'aria malata
che respiriamo. «Sono molto soddisfatta - commenta l'assessore all'Ecologia del
Comune di Gussago, Laura Negrini - perché l'assessore Ghirardelli ha accolto la
proposta che avevo avanzato proprio nel corso della riunione del tavolo
permanente. Noi porteremo il nostro contributo e il nostro parere nel confronto
sugli interventi da mettere in campo».
Il nodo-qualità dell'aria sarà dunque
affrontato dal comitato tecnico, in sinergia con il tavolo permanente. «Abbiamo
aderito perché facciamo parte dell'area critica - sottolinea il sindaco di
Castel Mella, Ettore Aliprandi - . In ogni caso sono indispensabili iniziative
strutturali, a cominciare da progetti per rendere il trasporto pubblico più
efficiente. Prendiamo ad esempio il caso dei Comuni dell'hinterland, che mi
riguarda più da vicino. Per questi Comuni si potrebbe studiare un collegamento
con la città più veloce, così come con la metropolitana. E poi c'è una questione
di carattere culturale. Ormai molti veicoli sono Euro 4 e 5 - prosegue il
sindaco di Castel Mella - per cui fare un blocco in cui queste auto possono
circolare non ha senso. Si penalizza soltanto chi, ad esempio, non può cambiare
la macchina».
Politici, tecnici ed esperti contribuiranno al comitato e al
tavolo con le loro proposte. «Bisogna fare prevenzione per non arrivare a
livelli di allarme - afferma Stefano De Carli, assessore alla Sicurezza e alla
Polizia locale del Comune di Villa Carcina che con il collega di Giunta,
Gianleone Gnali, titolare dell'Assessorato all'ecologia, ha partecipato alle
riunioni del tavolo permanente - e per questo sono indispensabili soluzioni
condivise con altri sindaci. Stiamo lavorando ad alcune proposte che
presenteremo, ma servono iniziative costanti nel tempo». Disco verde perciò per
le iniziative anti-smog dei Comuni, ma la Regione, afferma il sindaco di
Collebeato, Giovanni Marelli, «dovrebbe fare la sua parte. E purtroppo non la
sta facendo. Siamo scandalizzati - aggiunge - che di fronte a livelli di Pm10
così alti la Regione, che ha la competenza sulla materia, non sia intervenuta e
non intervenga in modo adeguato. Comunque i blocchi sporadici non servono, tanto
più che ci sono solitamente troppe deroghe. Invece il blocco dovrebbe valere per
tutti, tranne per i mezzi pubblici e quelli di emergenza e soccorso. Il tavolo e
il comitato servono appunto per elaborare piani di azione a lungo termine contro
l'inquinamento».
Nell'ultima riunione del tavolo permanente, ha ricordato il
sindaco di Bovezzo, Antonio Bazzani, «l'Arpa ha rammentato che l'inquinamento è
un problema di tutta la Pianura Padana. Una delle iniziative - ha proseguito -
potrebbe essere incentivare la sostituzione degli impianti di riscaldamento, che
contribuiscono, dice sempre l'Arpa, per il 29% all'inquinamento. Inoltre è
importante, come stiamo facendo anche a Bovezzo, incentivare l'utilizzo delle
energie alternative».
Paola Gregorio
Riflettori non solo sulla città, ma sull'intero
territorio
L'assessore Ghirardelli, promotore del tavolo di lavoro: tutti i
Comuni sono interessati al problema dello smog
«Sono stati i Comuni ad aderire liberamente al comitato tecnico, in base alle
loro esigenze e alle loro caratteristiche; e ognuno metterà a disposizione le
risorse umane che possiede». Corrado Ghirardelli, l'assessore della Provincia
che ha promosso il tavolo di lavoro permanente sull'inquinamento e sul Pm10,
spiega la genesi del comitato costituito come sostegno «tecnico» del tavolo
«politico», il cui prossimo appuntamento è fissato al 19 aprile.
«Ci siamo
detti - racconta - che per definire i temi sui quali confrontarsi c'era bisogno
di un lavoro tecnico prima che politico; e abbiamo chiesto a tutti i Comuni del
tavolo (quelli dell'area critica più Darfo) di dare eventualmente la loro
disponibilità a farne parte insieme alla Provincia, al Comune di Brescia e
all'Arpa». All'appello hanno risposto in otto (vedi articolo sotto). Che cosa
dovranno fare ora? «Dovranno preparare delle ipotesi di lavoro con l'obiettivo
di creare un protocollo che consenta ai Comuni di decidere in modo
semi-automatico (perché, com'è ovvio, l'ultima parola spetterà sempre ai
sindaci) come intervenire in caso di esuberi degli agenti inquinanti». La logica
è quella della prevenzione, anche se il blocco del traffico del 28 febbraio
scorso «è andato bene», commenta ancora l'assessore Ghirardelli». A proposito
dell'ultimo stop alle automobili, l'assessore ai Trasporti sottolinea anche
altro: «I cittadini hanno dimostrato grande senso di responsabilità su questo
tema». Ma non soltanto: «Probabilmente alla buona riuscita del blocco ha
contribuito anche il desiderio di tranquillità, la voglia - una volta tanto - di
camminare per le strade senza macchine».
Blocco-tavolo permanente-comitato
tecnico. Ma la sequenza non è finita: «Il ragionamento - conclude Ghirardelli -
andrà allargato perché l'intero territorio è interessato al problema».
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Riporto un interessante articolo di Simone Gragnani (Direttore editoriale clickmobility.it).
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La mobilità urbana è un tema strategico nazionale che richiede un grande sforzo finanziario ed una forte e coraggiosa determinazione da parte degli amministratori delle città nel portare avanti politiche integrate volte a favorire lo sviluppo del trasporto pubblico, puntando con decisione ai sistemi di trasporto rapido di massa. Solo così il TPL potrà riconquistare una maggior centralità quale strumento per la vitalità e la crescita delle città e, quindi, dell’intero sistema economico.
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Clicca sull'immagine sottostante per accedere all'articolo (pdf)
Considerazione
di tplbrescia.it in relazione alla situazione locale. La
metropolitana leggera in costruzione a Brescia rappresenta un primo
coraggioso ed importante sforzo che va proprio nella giusta direzione.
Con l'avvio della metropolitana di Brescia si dovranno necessariamente
seguire altri interventi affinché il nostro "metrobus" sia
completato in ambito urbano (estensione fino alla Fiera) e guardi anche
oltre i confini urbani integrandosi con gli altri sistemi di trasporto
gia esistenti (Brescia- Iseo-Edolo e S-link) ma anche con il
potenziamento dei servizi sulle linee ferroviarie in ambito provinciale
(sugli assi Brescia-Verona, Brescia-Milano/Bergamo, Brescia-Cremona,
Brescia-Parma) e con lo sviluppo di nuove linee tranviarie come ad
esempio la Brescia - Tormini.
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Bresciaoggi 09 marzo 2010
IN COMMISSIONE. In vista del Bilancio, mancano le risorse
Broletto in rosso «Taglieremo bus e pullman»
Eugenio Barboglio
L’assessore Ghiradelli: «Niente soldi per i contratti: si decida insieme
dove colpire». Da coprire 3,5 milioni
Conti
in rosso in Provincia e le ricadute si manifestano in più
direzioni. Quella dei trasporti è una di queste. Tanto che
l’assessore Corrado Ghirardelli non si concede giri di parole in
commissione: «Non ci sono soldi». E non parla dei grandi
progetti: la metropolitana provinciale, la tangenziale Est, il traforo
del Mortirolo; ma dell’ordinaria amministrazione: i contratti in
essere con le società di pullman che prestano servizio sul
terittorio provinciale, trasportando lavoratori e studenti.
La
situazione presentata da Ghiradelli è insomma parecchio grigia.
È su di essa va fatta - ha sottolineato - una riflessione
collettiva in vista dell’approvazione del bilancio che
impegnerà il Consiglio provinciale il prossimo mese. Per lui non
si può arrivare in aula senza aver chiara una premessa: «O
si trovano i soldi per pagare il trasporto pubblico o si deve tutti
insieme stabilire quali tratte tagliare». Che è già
quello che è successo con la tratta Brescia-Milano tagliata per
mancanza di risorse.
L’auspicio
di Ghirardelli è che se si dovesse arrivare a tanto però,
sul dove far cadere la scure ci sia la più ampia convergenza.
Che insomma al tavolo si sieda anche la minoranza, che però
è molto perplessa. Anzi, di più. Diego Peli, capogruppo
del Partito Democratico ha sostanzialmente respinto la mano tesa:
«Assumetevi la vostra responsabilità», ha affermato.
QUALI
SONO LE CIFRE? La Provincia si trova a dover sborsare intanto 3,5
milioni di euro per la copertura delle spese che la Regione non arriva
a rimborsare. Dei 27,5 circa di euro che rappresentano il costo del
trasporto pubblico nel Bresciano (tranne la Valcamonica che è
direttamente in carico alla Regione), il Pirellone ne dà 24
milioni. Una cifra destinata ai cosiddetti servizi minimi, che
rappresentano lo standard di percorrenze. In realtà i pullman
del trasporto provinciale hanno percorso 455mila chilometri di
aggiuntivi, e questa differenza è invece a carico del Broletto.
Inoltre vanno aggiunti 620mila euro che lo stesso Broletto deve al
Pirellone per il 2009, e che rientrano nel sistema dei costi che
è un po’ più complesso della ripartizione di
massima tra servizi minimi e aggiuntivi. Negli anni scorsi la Regione
copriva sostanzialmente tutti questi costi - ha fatto notare Ghiradelli
- mentre ora non più.
Di
qui l’esposizione e il conseguente rischio di non riuscire ad
onorare i contratti in essere: «La priorità». Per il
resto allo stato dell’arte non sembrano esserci molti margini:
«Ma c’è un piano dei trasporti e dicendo che le
risorse sono scarse non voglio dire che non si farà
nulla». Appunto questo piano è stato accusato da Donatella
Montini (Pd) di troppa ambizione, rispetto alle reali
possibilità dell’ente. Un piano che non avrebbe tenuto nel
dovuto conto l’inevitabile prospettiva di austerity che era alle
porte e che il nuovo presidente Molgora ha infatti immediatamente
abbracciato.
Insomma,
sarebbe ineludibile il piccolo cabotaggio. I grandi progetti debbono
attendere. Eppure molti commissari (Arrighini) hanno evocato il
progetto della metropolitana estesa alla Valtrompia e a Montichiari. E
si è accennato all’utilizzo dei sedimi ferroviari delle
linee per Iseo e per Parma e Cremona in una prospettiva di rete
integrata. «La situazione che ho ereditato è questa che ho
esposto - ha ribadito Ghiradelli».
Aspetterà
la metropolitana: «La Provincia si è impegnata
finanziariamente per soccorrere la Loggia nelle spese per il metrobus
comunale. Va concluso quello, solo dopo riprenderemo il tema delle
tratte provinciali». Qualche spiraglio più concreto per il
traforo del Mortirolo: «Penso intanto ad un protocollo di intesa
con Sondrio».
IN
CONCLUSIONE Ghirardelli ha ricordato che il quadro dei trasporti si
chiarirà quando verrà approvata la legge ferma in
Regione. E auspicato la formazione di un consorzio tra Comune,
Provincia di Brescia, Mantova, Cremona ecc per affrontare i nodi del
trasporto.

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Un anno con i Citelis
Lo scorso 2 marzo i Citelis Irisbus da 18 m hanno compiuto un anno di esercizio nella nostra città.
Sono
utilizzati prevalentemente sulla linea più trafficata della rete
urbana, la linea 1, anche se durante le ore di punta capita di vederli
impegnati anche su altre linee.
Fra tre anni i citelis da 18 m non saranno neanche a metà della loro vita ed è molto probabile che, con l'avvio della metropolitana,
la linea 1 sparisca o comunque il suo attuale percorso (che
ricalca quello del metrobus) subisca una profonda trasformazione.
Quale
sarà il loro futuro ? Con la riorganizzazione della rete di
superficie ci saranno linee sulle quali potranno svolgere il loro
servizio ? Saranno utilizzati solo nelle ore di punta e come scorta per
il servizio sostitutivo in caso di fermi (imprevisti o previsti) della
metropolitana ? Una serie di interrogativi che dovranno trovare una
risposta entro il 2013.
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Da
venerdì 5 marzo è attiva la nuova stazione Bicimia
situata in via Dalmazia davanti al palazzo della Regione Lombardia,
inoltre sono stati incrementate da 22 a 30 le colonnine presso la
stazione ferroviaria. In totale le stazioni Bicimia in città
sono 25.
Leggi il comunicato di Brescia Mobilità |
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Come anticipato da tplbrescia.it lo scorso ottobre
ecco ulteriori dettagli sul progetto di utilizzo della CRS come card
contactless per caricare i titoli di viaggio della rete di tpl
Bresciaoggi 05 marzo 2010
TRASPORTI. La città si candida a sperimentare la Carta regionale: il
software sulle macchinette è già stato installato
Sul bus con la tessera sanitaria
Mimmo Varone
Il progetto definitivo elaborato dai tecnici di Regione e Comune L’assessore
Orto: «Ci portiamo avanti in prospettiva-metrò»
Brescia anticipa i tempi del biglietto unico integrato. E a breve si andrà in
bus, pullman e treno con la tessera sanitaria. La città si candida a
sperimentare la Carta regionale del trasporti (Crt), che poi è sempre la Carta
regionale dei servizi (Crs): tutti l’abbiamo in tasca da tempo e la utilizziamo
non solo come tessera sanitaria, ma anche come codice fiscale e carta nazionale
dei servizi. Brescia Trasporti ha già installato sui bus la tecnologia
necessaria per leggere la Crs anche in funzione di Crt e ora attende solo il via
libera (nonché i finanziamenti) del Pirellone per partire con la
sperimentazione.
L’annuncio viene dall’assessore alla Mobilità Nicola Orto,
che nei giorni scorsi ha candidato la città a far da battistrada in Lombardia.
Intanto, i tecnici della Regione e quelli dell’assessorato di via Marconi -
spiega - hanno già elaborato il progetto definitivo e verificato la
compatibilità dei sistemi dal punto di vista tecnologico. Le cose sono
avanti,insomma, e non ci sono impedimenti di sorta.
La Crt è già stata
progettata dalla Regione Lombardia, ma non è stata ancora sperimentata. Si
comincerà ad usare a Brescia, e utilizzerà un sistema contactless che permetterà
di «timbrare» il biglietto senza inserirla nelle macchinette, ma semplicemente
avvicinandola. È una tecnologia già a disposizione dell’azienda di via San
Donino - aggiunge l’assessore - e ciò fa della nostra città la candidata ideale
alla sperimentazione. Non solo. Il biglietto unico integrato sarà indispensabile
con l’entrata in esercizio della metropolitana dal 31 dicembre 2012. E la
candidatura è stata avanzata pure in vista di quella data. «Sarebbe assurdo -
dice Orto - usare biglietti diversi per il bus e il metrò, quando i due sistemi
saranno integrati in un’unica rete di trasporto».
A LASCIARE ancora nel vago
la data di avvio, a quanto si capisce, è solo la tornata elettorale alle porte.
Con la stessa card i bresciani per primi potranno utilizzare bus urbani ed
extraurbani, tram, metrò, treni suburbani, regionali e interregionali, battelli
del lago d’Iseo. «Sarà uno strumento utile per consentire ai cittadini dei avere
una semplificazione nella bigliettazione - dice Orto - e la possibilità di
anticipare quel che Brescia e provincia attueranno in termini di integrazione
tariffaria e tecnologica». «Già stiamo lavorando ad un accordo con Brescia
Trasporti - continua - per permettere ai pendolari che usufruiscono delle
ferrovie Trenitalia di viaggiare con un unico titolo di viaggio integrato».
Devono arrivare solo i finanziamenti già stanziati dalla Regione per la
sperimentazione del nuovo sistema.
LA CRS, DUNQUE, diventa ancora più
versatile di quello che è. D’altronde, anche i servizi in rete collegati alla
card sono in costante aumento «e ciò consentirà di avere un unico strumento per
i trasporti e per tutti i servizi che richiedono autenticazione - ricorda
l’assessore -, con una sola login e password da memorizzare». Già adesso, con il
lettore di smart card consente di scegliere il medico di base, richiedere
certificati al proprio Comune e la Dote scuola alla Regione, pagare le
contravvenzioni e il bollo dell’auto. Ma la card regionale non solo faciliterà
l’accesso ai servizi e renderà la vita più semplice ai viaggiatori:
l’innovazione andrà anche a vantaggio del trasporto pubblico, «permetterà di
incrementare il numero dei passeggeri - dice Orto -, quindi di ridurre le
emissioni inquinanti e contribuire a rendere più pulita l’aria della città». Il
che sarà un bene per tutti. E in Loggia si resta solo in attesa del via libera
dal Pirellone.

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Giornale di Brescia 04 marzo 2010
Montirone Un bus in attesa di fermata
L'opposizione incalza e lancia il sospetto che la linea per
Brescia non farà mai sosta in paese
MONTIRONE Un tram che si chiama desiderio? Ovvero: ma il pullman arancio n. 14,
quello collega la città con Borgosatollo, arriverà per davvero a Montirone, come
tutti auspicano oramai da tanto tempo? Le opinioni, in proposito, divergono
assai. Infatti, se il sindaco Francesco Lazzaroni ci aveva anticipato che
l'autolinea avrebbe continuato la sua corsa fino a Montirone, l'opposizione
sostiene che quanto affermato dal primo cittadino non corrisponde a verità. Non
a caso, Serafina Bandera e i suoi consiglieri hanno presentato
un'interrogazione, con tanto di richiesta di chiarimenti nel prossimo Consiglio
comunale.
«Abbiamo appreso dal Giornale di Brescia la notizia di un'imminente
estensione dell'autolinea urbana n. 14 fino a Montirone - scrivono i consiglieri
di minoranza -. Premettiamo che, qualora venisse confermata, la notizia sarebbe
molto positiva per l'intera cittadinanza. Però, quando abbiamo cercato di avere
maggiori informazioni sull'inizio del servizio, sul numero delle corse
giornaliere, sul costo eccetera, abbiamo appreso che in Comune erano state
protocollate 3 note (una di Brescia Mobilità, la seconda della Provincia di
Brescia, la terza di Trasporti Brescia Sud) che smentivano l'inizio di tale
servizio». Chiediamo pertanto «di fare chiarezza sulla questione e di dare
maggiori informazioni ai consiglieri comunali e a tutti i cittadini montironesi,
così da sollevare tutti dal dubbio (citiamo testualmente la nota protocollata 11
febbraio 2010) «che tale annuncio sia stato dato in stile promozionale e che
tale informazione sia frutto di semplice supposizione piuttosto che abbia dei
fondati presupposti».
«Le tre note di cui sopra inducono anche a pensare che
sulla questione sia completamente mancato il collegamento necessario e
obbligatorio tra Comune, Provincia, gestore del servizio Tpl extraurbano
provinciale e Brescia Mobilità: condizione essenziale e prioritaria per la
realizzazione del servizio stesso».
Mentre Francesco Lazzaroni assicura che
«con tanto di documenti alla mano, daremo tutte indicazioni e i chiarimenti nel
prossimo Consiglio comunale, così come espressamente chiesto dalla minoranza»,
il capogruppo Serafina Bandera commenta: «Perché dare informazioni scorrette e
contraddittorie alla cittadinanza su una questione così importante? Perché tanta
superficialità? Riteniamo che su una questione delicata e importante come questa
gli amministratori di Montirone farebbero bene a portare a casa risultati e non
parole». gaf
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Bresciaoggi 01 marzo 2010
LO STOP ALLE AUTO. Decretato dalla Loggia e dai primi cittadini di
altri ventisette Comuni della provincia
Traffico scarso, navette vuote stavolta il blocco è riuscito
Mimmo Varone
Sette pattuglie al mattino e sei al pomeriggio per controllare il
rispetto dell’ordinanza Poche multe rispetto a gennaio
Stavolta è riuscito. Il blocco delle auto decretato dalla Loggia e dai sindaci
di altri 27 comuni (più Pisogne che aveva solo invitato i suoi cittadini a non
usare l’auto) ha tenuto i bresciani a casa. E chi è uscito non ha trasgredito le
regole. Sarà stato per la mancanza di iniziative pubbliche in centro storico,
per la giornata un po’ grigia, o per cos’altro, ma il traffico è stato scarso e
le navette hanno girato vuote.
Gli agenti della polizia locale si sono
piazzati nei punti strategici della viabilità cittadina per far rispettare
l’ordinanza del sindaco Adriano Paroli. Sette pattuglie al mattino e sei al
pomeriggio - spiega il comandante Roberto Novelli - hanno controllato 417
vetture, qualcuna meno del 31 gennaio, ma stavolta sono riusciti a comminare
soltanto 54 multe. Niente rispetto alle 215 dell’altra volta, quando la metà dei
controllati ha dovuto pagare i 78 euro previsti.
In un paio d’ore, dalle
13.30 una pattuglia in viale Venezia ha fermato una trentina di veicoli,
scegliendo quelli più datati. Ma non ha potuto dare una sola multa. Anche una
pattuglia dei Carabinieri in servizio di routine poco distante non ha trovato
trasgressori.
Un ruolo importante nel tenere i bresciani in casa l’ha
giocato di certo il blocco esteso a tutta l’area critica, che imponeva di
superare i Comuni dell’hinterland (e le pattuglie che i vari municipi avevano
sguinzagliato sulle strade) per arrivare in città. Ma altrettanto certo è che la
consapevolezza della pericolosità delle polveri sottili si fa strada, e spinge a
tenere l’auto in garage pure chi non sarebbe obbligato.
SE IERI FOSSERO
circolate tutte le Euro 4, le Euro 5, le auto a benzina e Gpl, le strade
cittadine non sarebbero state così deserte. Ieri il traffico del 31 gennaio si è
visto solo intorno alle 17, quando mancava poco più di un’ora alla fine del
blocco.
E che i bresciani siano rimasti a casa (o si siano diretti fuori
città) è dimostrato pure dai passeggeri sui bus, davvero pochi. In ciascuno dei
quattro parcheggi (Ortomercato, area Spettacoli viaggianti, Rondinelle di
Roncadelle e Conforama di Castelmella) si è fermata qualche decina di auto.
Brescia Trasporti fa sapere - ma non poteva essere altrimenti - che le navette
hanno viaggiato vuote, al massimo con due o tre passeggeri a bordo. Le cifre dei
trasportati sono tanto basse che l’azienda di via San Donino nemmeno
quantifica.
Le cose non sono andate diversamente per la navetta Saia dal
parcheggio Duferdufin di San Zeno Naviglio. Qualche passeggero in più si è visto
piuttosto sul resto della rete. Nel pomeriggio la linea 13 viaggiava piena alla
volta di Gussago, e ha fatto bene pure la 17. I pochi venuti in città, insomma,
hanno usato il bus. Allo spettacolo pomeridiano del Teatro Sociale c’erano 350
spettatori, e dalla biglietteria fanno sapere che «qualcuno non è venuto a causa
del blocco». Ma la domenica pomeriggio - aggiungono - gli abbonati sono quasi
tutti anziani, ed è andata bene ugualmente perché loro il bus lo prendono
d’abitudine. Poca gente fino alle 18 c’era pure alla Nave di Harlock per
l’Harrison Day. Ma qualche minuto dopo, a blocco concluso, una marea di persone
si è riversata a San Polo per il concerto organizzato dai Beatlesiani d’Italia.
I COMMENTI. Amministrazione comunale soddisfatta, anche gli ambentalisti si
rallegrano
«Se i bresciani rispettano lo stop c’è soltanto da essere
contenti»
Anche se il Comitato per la salute e la salvaguardia del centro polemizza
per le troppe deroghe
Continuano a ripetere che lo stop domenicale alle auto ha poca efficacia sulle
polveri fini, ma se i bresciani lo rispettano sono contenti. Gli assessori
all’Ambiente (Paola Vilardi) e alla Mobilità (Nicola Orto) sottolineano il
carattere «educativo» del provvedimento ed esprimono soddisfazione per i modo in
cui è stato accolto. E il Comitato per la salute e la salvaguardia del centro
storico annota con piacere che l’adesione è andata «ben oltre le tante deroghe
che l’Amministrazione ha concesso».
Vilardi dice di aver visto «pochissime
auto» in giro nel suo quartiere, e «se è così dappertutto la gente ha capito che
non è terribile fare a meno dell’auto per qualche ora». E pensa all’8 marzo,
quando i sindaci dell’area critica torneranno a riunirsi. Promette che ci andrà
con un pacchetto di proposte definite e spera che dall’incontro «possano
emergere altre iniziative da prendere congiuntamente, magari anche con i dieci
sindaci della Valcamonica che in autonomia hanno partecipato al
blocco».
Anche per Orto i bresciani «hanno dato un grande segnale di
responsabilità». Una domenica di stop alle auto «non risolve il problema
dell’inquinamento - precisa -, ma con questa iniziativa l’Amministrazione vuole
abituare i cittadini alla mobilità sostenibile, pur tenendo conto che il
traffico non è la causa più importante degli alti livelli di Pm10».
MA DARIO
BALOTTA, esperto di mobilità di Legambiente, dice «basta ai pannicelli» e invoca
«un piano organico dei trasporti e un'authority per ridurre congestione del
traffico e Pm10». Il Comitato del centro storico rivolge un «grazie sincero» a
quanti «hanno fatto respirare la città più sofferente d’Italia». Tuttavia
polemizza con la Loggia per le tante deroghe concesse. Potevano circolare Euro 4
ed Euro 5, veicoli a metano e Gpl, quando «è risaputo che la causa principale
della produzione di inquinanti non è solo la combustione, ma in particolare per
le Pm10 è determinante la frantumazione in particelle dei pneumatici, il consumo
dell’asfalto, il sistema frenante». Ma stavolta, appunto, i bresciani sono stati
giudiziosi.MI.VA.
LE PROTESTE. Molti cittadini lamentano l’eccesso di deroghe: «Avvantaggiato
chi ha potuto cambiare veicolo»
«Utile? No, è stato simbolico»
Elisabetta Bentivoglio
E c’è chi pensa che si dovrebbero fermare non tanto le automobili quanto
l’attività di certe aziende dalle emissioni inquinanti
Dover rinunciare alla comodità dell’automobile per spostarsi da una parte
all’altra della città ha innervosito molti bresciani, specialmente quanti
consideravano il blocco un’inutile perdita di tempo. E a pensarla così erano in
molti. Diciamo la maggior parte.
Il cielo plumbeo e il blocco del traffico
hanno contribuito a rendere ancora più grigia la domenica dei bresciani, che con
tutta probabilità hanno preferito restare a casa piuttosto di subire i disagi
del «No Traffic Day». Ma se la maggior parte dei cittadini ha preferito restare
a casa al calduccio, qualcuno ne ha approfittato per godersi la città e fare una
bella passeggiata in centro.
È il caso di Italo Ferreni, 51 anni, residente a
Borgosatollo, che ieri si è goduto una passeggiata in centro storico in
compagnia della moglie. «Il blocco delle automobili serve a ben poco. I problemi
da affrontare sono altri: nelle vicinanze di casa mia ci sono due aziende e
l’inceneritore di A2A - ha lamentato Ferreni -. L’unico merito del blocco è la
possibilità di girare in centro senza dover respirare i fumi dei gas di scarico
delle automobili, nonché il messaggio educativo che viene lanciato in favore
dell’ambiente e della salute pubblica».
DI TUTT’ALTRO parere Eleonora Biena,
33 anni, :«Rinunciare all’automobile non mi pesa per niente e aiuta sia
l’ambiente, sia la forma fisica. Purtroppo un blocco automobilistico organizzato
in questo modo è poco organico, perché lascia circolare troppe categorie di
veicoli. Bisognerebbe attuarlo con più serietà».
La lamentela più comune tra
gli intervistati da «Bresciaoggi» sembra essere proprio la possibilità di
circolare concessa ai veicoli Euro4 ed Euro5, oltre che a numerose categorie di
lavoratori. La pensa così Cesare Busi, arrivato in viale Venezia in sella al
proprio cavallo e in compagnia di un amico. «Il blocco potrebbe anche servire se
fatto in modo corretto, ma con tutte queste deroghe è inutile. Sono venuto a
cavallo per dare il mio contributo alla mobilità alternativa, quella che fa
ancora risuonare gli zoccoli di un equino tra le vie del centro senza
preoccuparsi di parcheggi o precedenze», ha commentato Cesare mentre cercava di
tenere a bada la sua giovane puledra.
Chi il blocco non voleva nemmeno
sentirlo nominare è Giovanna Alberti, 43 anni:«Sono arrabbiatissima. Mi tocca
parcheggiare a cinque chilometri dal centro e prendere l’autobus quando ci sono
un sacco di veicoli che possono circolare tranquillamente. Questo è il blocco
dei benestanti: se negli ultimi tre anni hai avuto i soldi per cambiare
l’automobile circoli, altrimenti devi restare a casa o subisci disagi come me».
Dello stesso parere Andrea Pedretti, 27 anni: «Circolano più automobili oggi
rispetto alle domeniche ordinarie. Se almeno questo blocco riuscisse ad
abbassare la concentrazione di polveri sottili, avrebbe un senso fermarsi ma
visto che così non è, a cosa serve mettere in difficoltà i cittadini? E
scommettiamo che sindaco e assessori sono muniti di permesso per circolare?».
LE PROPOSTE ALTERNATIVE. Diverse opinioni sulla stessa linea
«Servono autobus frequenti e con tariffe più basse»
Qualcuno propone di fermare gli automezzi pesanti incentivando il trasporto
su rotaia rispetto alla gomma
Il blocco delle auto private ha raccolto pareri favorevoli (pochi) e contrari
(molti), ma di certo ha stimolato nei bresciani pensieri alternativi per
abbassare il livello delle polveri sottili e vivere più serenamente la propria
quotidianità.
Quasi unanime il consiglio di chi al blocco preferirebbe un
utilizzo più massiccio dei mezzi pubblici ecologici. Eleonora Biena
«abbasserebbe i prezzi dei biglietti dell’autobus, così da creare un’alternativa
fattibile all’uso dell’automobile», mentre Elena Glisenti, 38 anni, propone una
modifica agli orari dei trasporti pubblici «perchè è inutile incentivare il loro
utilizzo, se per raggiungere la città dalla prima periferia ci vuole più di
un’ora. Inoltre sarebbe opportuno che i Comuni rimborsassero parte del biglietto
a chi utilizza quotidianamente il bus».
Per Angelo Torri, 49 anni, «non si
dovrebbero fermare le automobili, ma i mezzi pesanti che ogni giorno invadono le
nostre strade e inquinano pesantemente l’aria cittadina. L’alternativa potrebbe
essere il passaggio graduale dal trasporto su gomma a quello su rotaia». Per
Arturo Giustini, 37 anni, «sarebbe buona cosa mettere a norma i riscaldamenti
delle abitazioni e degli uffici, magari proprio ampliando la rete del
teleriscaldamento». Anche Francesca Sammartano, 28 anni, punterebbe sulla
regolazione dei termostati, specie quelli degli uffici.«Entrando in un ufficio
pubblico spesso le temperature sono tropicali - ha lamentato Francesca -.
Sarebbe utile incentivare l’uso delle biciclette ove possibile, anche se in
questo senso un’alternativa è già stata fornita da BiciMia».
SE NON SI
TROVANO soluzioni alternative al blocco del traffico, si può sempre fare un
passo indietro e ripensare alla circolazione a targhe alterne. È ciò che ha
affermato Salvatore Vassallo, 31 anni: «Se, come avveniva una decina d’anni fa,
si tornasse alle targhe alterne infrasettimanali, molti cittadini prenderebbero
maggior coscienza del problema inquinamento. Inoltre si potrebbe incentivare il
finanziamento per l’acquisto di auto a Gpl».
Chi proprio non vede alternative
valide al blocco del traffico, pur considerandolo inutile, è Mauro Pedroni, 54
anni: «La pianura padana è una delle zone più inquinate d’Italia, basta cliccare
sul satellite per capire di cosa si parli. Il blocco è solo un modo simbolico
per prendere coscienza del problema inquinamento. Spero che arrivi la pioggia a
diminuire le Pm10». Per Daniela Fumagalli, 39 anni «bisognerebbe incentivare gli
acquisti a chilometri zero ed evitare di sprecare soldi e tempo per trasportare
merce da una parte all’altra del Paese. Così facendo si migliorerebbero non solo
la qualità dell’aria, ma anche il prezzo del prodotto finale e l’economia
locale».E. BEN.
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Giornale di Brescia 01 marzo 2010

«Grande blocco» sì, ma ridimensionato
Costretti a piedi in pochi
utilizzano gli autobus delle linee urbane e commentano: «Servono misure più
efficaci». In tutto 26 multe
«Uno stop alle auto di otto ore? Serve a poco. Sono necessari interventi
continuativi».
È questa l'opinione diffusa di chi, ieri pomeriggio, ha
rispettato il blocco stabilito dal Comune e ha scelto di muoversi utilizzando i
mezzi del trasporto pubblico urbano. Una misura adottata da un ristretto numero
di cittadini, a onor del vero. Nella domenica del «grande blocco» le automobili
in circolazione sono state in effetti leggermente meno rispetto ad una qualsiasi
domenica invernale, ma gli esclusi dallo stop grazie alle deroghe non si sono
certo astenuti dal mettersi al volante.
Sul bus anziani e stranieri
Poco
utilizzati sono stati gli autobus messi a disposizione da Brescia Trasporti
sulle tratte Ospedale-Ortomercato, fino a Roncadelle o Castel Mella, più
utilizzati i mezzi di trasporto che collegano quotidianamente le zone
periferiche della città tra loro e al centro storico. Con una prevalenza di
utenti rappresentata però da anziani e persone straniere. Qualcuno ha lasciato
la propria auto nel parcheggio «scambiatore» dell'Ortomercato in quanto
proveniente da fuori città e diretto in centro o in stazione. È il caso del
signor Vittorio, bergamasco ma abbonato alla stagione teatrale bresciana, o di
Giuliana, studentessa che frequenta l'Università di Padova. Se per il primo il
blocco del traffico è stato deciso con «fini più politici che ecologici», la
seconda ritiene che «le persone dovrebbero essere sensibilizzate sul problema
inquinamento in maniera totalizzante e quotidiana. Nei centri storici dovrebbe
essere sempre vietata la circolazione alle automobili e il Comune dovrebbe
proporre un servizio più efficiente. Un blocco di otto ore crea solo disagio,
non permette ai cittadini di capire la reale portata del problema e ad
interiorizzarlo».
«Il blocco? Meglio durante la settimana»
Anche Giovanna
e Solideo, residenti a Chioggia e in città per visitare la mostra «Inca»,
prenotata da tempo, suggeriscono «soluzioni diverse». «Sarebbe meglio bloccare
le auto durante la settimana rafforzando il servizio pubblico - fa loro eco il
signor Piermichele -. Le auto in circolazione oggi sono più delle scorse
domeniche». «L'aria che si respira in città è diversa rispetto a quella di Siena
o Arezzo - prosegue il giovane Andrea, a Brescia per lavoro ma residente in
Toscana -. Provate a passare a piedi sotto la galleria Tito
Speri...».
«Servono interventi più organici»
Avvezza a prendere il bus è
invece la signora Caterina, che tra una commissione e l'altra è salita ieri su
ben cinque diverse linee. «Io non ho la patente - ammette -. I miei figli invece
hanno affrontato il blocco restandosene a casa». «Fan» del trasporto pubblico
sono anche Yaroslava, che ci racconta come usufruisca «quotidianamente della
linea 2 per motivi di lavoro» e come trovi «il servizio molto comodo», e Wessi,
che dà il suo «ok al blocco», suggerendo però misure più frequenti. Lo stesso
dice Massimo, professione autista di bus. «Mi aspettavo una maggiore affluenza
oggi su questa linea - rivela -. Il cuore della città dovrebbe essere preservato
dalle automobili tutte le domeniche. È necessario intervenire in modo più
organico e soprattutto sulla mentalità della gente».
«Tante auto in giro,
comunque»
Un'opinione, insomma, diffusa. Confermata anche dal signor Renzo e
dal signor Vincenzo, entrambi residenti in periferia, ieri in città per una
passeggiata. «Pensavamo di vedere meno automobili in circolazione - spiegano -.
Uno stop di una giornata è inutile. E poi non avrebbero dovuto esserci deroghe,
o tutti o nessuno». Contrario alle deroghe concesse dal Comune è anche il
Comitato per la salute, la rinascita e la salvaguardia del centro storico. «È
risaputo che l'obiettivo primario dell'iniziativa è stato prevalentemente di
natura educativa - scrivono in un comunicato -. La causa principale della
produzione di elementi inquinanti non è però solo la combustione degli
idrocarburi ma, in particolare per quanto riguarda la produzione di Pm10, è
determinante la frantumazione in particelle degli pneumatici, il consumo
dell'asfalto, il sistema frenante di ogni singola vettura». Indipendentemente
dall'attualità del blocco, è certo che i cittadini l'abbiano rispettato. Le
pattuglie della Polizia locale hanno controllato 158 vetture e elevato solo 26
verbali.
Chiara Corti

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