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Notizie e
novità del trasporto pubblico in
città e provincia di Brescia
Brescia
27 giugno 2011
PROPOSTA
PER L'ORARIO INVERNALE 2011 - 2012
Uno
sforzo per ripristinare il numero di corse eliminate dall'orario
invernale dello scorso anno (2010-2011).

Da
settembre 2010 e poi anche da fine gennaio 2011 gli orari invernali sia
feriali che del sabato, per alcune linee, hanno
subito significative riduzioni con punte fino a - 8%
- 9 %.
La
riduzione attuata è giunta in un periodo di tagli al
trasporto
pubblico locale, da febbraio però il costo del biglietti e
abbonamenti a Brescia è aumentato (biglitto ordinario + 20
%).
E'
pur vero che era
ormai anni che il
costo del biglietto era fermo ad 1 € ma ad oggi, dopo
l'aumento di
febbraio, non si sono percepiti interventi migliorativi in ambito del
trasporto pubblico a Brescia, fatto salvo la sostituzione di un buon
numero di vecchie pensiline con nuove e più moderne.
Tplbrescia
propone uno sforzo per riportare il numero di
corse alla situazione antecedente la riduzione al fine di
riportare la frequenza sulle
linee più penalizzate (3, 9, 12, 15 e 17) ad un livello
più accettabile.
Questo
sforzo dovrebbe essere inserito in un più ampio contesto di
interventi di preparazione all'avvio della metropolitana,
un investimento per limitare (o forse anche annullare) la continua
perdita del numero di passeggeri in attesa della completa
riorganizzazione del 2013.
Il
ripristino del numero di corse con il nuovo orario invernale 2011-2012
potrebbe rientrare a pieno titolo nelle iniziative da far conoscere
alla città congiuntamente ai primi passi della campagna di
comunicazione previsti con la settimana europea della
mobilità
sostenibile di settembre.
Buon
Lavoro
TAGLI DEL NUMERO DI CORSE SULL'ORARIO INVERNALE 2010 - 2011 (raffronto
2009 - 2010)
PROPOSTA DI RIPRISTINO
DEL NUMERO DI CORSE SULL'ORARIO INVERNALE 2011 - 2012
(raffronto 2010 - 2011)
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Giornale di Brescia 29 giugno 2011
Addizionale Irpef più «pesante» per le famiglie
Il maggior gettito dai redditi bassi
I dati dell’«osservatorio» Caf-Acli
L'addizionale comunale sull'Irpef introdotta da Palazzo Loggia -
così come molte altre Amministrazioni comunali hanno già
fatto o si preparano a fare - non avrà alcun occhio di riguardo
per le famiglie. E, mancando di progressività, in proporzione
«peserà» di più sulle fasce di reddito
più basse.
Il
dato emerge dalla fotografia delle dichiarazioni dei redditi dei
bresciani scattata dal Caf-Acli, che ogni anno cura in città
oltre diecimila modelli 730 (l'11% dei 730 presentati dai residenti nel
capoluogo). Le cifre sono riportate nella tabella qui a fianco.
Cinque
le fasce di reddito individuate, per ognuna delle quali sono indicati
un reddito medio e quanto dovuto per l'addizionale dello 0,20%. Il
primo dato che emerge è il gettito complessivo stimato in oltre
463mila euro, una cifra che se proiettata sul totale dei contribuenti
cittadini ci dice che di fatto 5 dei 6 milioni che il Comune si aspetta
arriveranno proprio da chi compila il 730. Quindi sostanzialmente da
dipendenti e pensionati.
Per
di più, mentre l'Irpef prevede aliquote progressive in ragione
del reddito denunciato, se il Comune non introduce alcun tetto di
«no tax area» l'addizionale comunale si applica
indifferentemente anche alle fasce più basse. «Questo
significa - spiega Michele Dell'Aglio, responsabile del servizio Caf
delle Acli - che proprio le due fasce di reddito più basse da
sole garantiranno oltre il 54% del gettito atteso da chi compila il
730».
Inoltre
proprio la mancanza di progressività (prevista ad esempio nel
caso dell'addizionale Irpef regionale) fa sì che l'addizionale
Irpef comunale sia identica tanto per le famiglie numerose quanto per i
single. E così una famiglia con padre, madre e figlio la quale
con tre stipendi denuncia un imponibile di 73mila euro potrà
contare sull'applicazione di una aliquota Irpef del 22,36% mentre lo
stesso reddito denunciato da un single vedrà l'applicazione di
una aliquota superiore, pari al 33,71%. Sarà invece identica nei
due casi l'addizionale comunale, che verso la famiglia non avrà
quell'occhio di riguardo previsto dall'Irpef vera e propria.
E
per introdurre una «no tax area»? «Secondo le nostre
simulazioni - spiega Dell'Aglio - bisognerebbe distribuire la
previsione di incasso della prima fascia sulle altre quattro».m.
l.
Immagine tratta dall'album
fotografico di Brescia Mobilità su Flickr

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Giornale di Brescia 29 giugno 2011
Convogli metrò in ritardo: il Pd interroga
Con
un occhio al calendario il Pd interroga l'Amministrazione comunale sui
tempi di consegna dei convogli metrobus. Le indicazioni date
dall'assessore Labolani in consiglio nel febbraio 2010
«annunciavano l'arrivo del decimo convoglio entro febbraio 2011 -
specifica il consigliere Federico Manzoni - in realtà, alla fine
di marzo di quest'anno, dei dieci treni pattuiti con Ansaldo se ne
contavano soltanto quattro». Secondo questi dati il rispetto del
termine contrattuale che entro novembre prevede la consegna dell'ultimo
convoglio «risulta impraticabile e il ritardo immotivato dal
momento che Brescia Mobilità non ha voluto rispondere alle
ragioni che hanno portato Ansaldo al mancato rispetto dei tempi
annunciati». Ma cio che «più preoccupa è che
Brescia Mobilità si trovi priva di armi nel censurare il ritardo
di Ansaldo», considerato l'«accordo tombale sulle riserve
prima della conclusione dei lavori» che «preclude
l'applicazione di nuove penali a carico dell'appaltatore».
Immagine tratta dall'album
fotografico di Brescia Mobilità su Flickr
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Bresciaoggi 29 giugno 2011
L'ATTACCO.
I treni arrivano con il contagocce e il consigliere Federico Manzoni fa
il punto dopo la firma dell'accordo sulle riserve di impresa
Il Pd: «Brescia Mobilità disarmata con l'Ati»
«Da marzo i convogli nel deposito di S. Eufemia avrebbero dovuto essere dieci, ma sono solo sei»
I
treni della metropolitana continuano ad arrivare con il contagocce. Da
marzo nel deposito di Sant'Eufemia/Buffalora dovevano essercene dieci,
invece ce ne sono solo sei. E il consigliere del Pd Federico Manzoni
parla di una Brescia Mobilità «disarmata» nei
confronti di Ati Metrobus, dopo la firma dell'accordo
«tombale» sulle riserve d'impresa.
Manzoni
sottolinea soprattutto che Brescia Mobilità «non ha inteso
rispondere sulle tempistiche a suo tempo stabilite e annunciate».
Ma da piazzetta San Padre Pio si limitano a far sapere che il
consigliere ha già ottenuto una risposta nel Consiglio comunale
di lunedì. E che «se non è soddisfatto può
esplicitare maggiormente le sue richieste».
Ancor
più di un anno fa, quando erano arrivate le prime avvisaglie di
taluni ritardi, i consiglieri comunali del Pd avevano formalmente
interrogato la Loggia per chiedere conto dei tempi di consegna da parte
di Ansaldo dei convogli della metropolitana, sottolinea Manzoni, prima
di ricordare che sulla scorta delle indicazioni fornite da Brescia
Mobilità, l'assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani durante
il consiglio del 26 febbraio 2010 aveva informato che il decimo treno
sarebbe arrivato, come da contratto, entro la fine di febbraio del 2011.
La
medesima tempistica era sostanzialmente (non febbraio, ma marzo)
confermata dalla stessa Brescia Mobilità nell'autunno scorso sul
periodico aziendale Aquattro.
«In
realtà, alla fine di marzo di quest'anno, dei dieci convogli
pattuiti Ansaldo ne aveva consegnati soltanto quattro e ad oggi sono
solo sei - precisa il consigliere Manzoni -. Questo è il
contenuto della risposta che Labolani ha fornito nel Consiglio comunale
di lunedì scorso a una nuova interrogazione dei consiglieri
comunali Pd». Di conseguenza, «appare evidente che
nonostante le rassicurazioni di Brescia Mobilità risulta sempre
più impraticabile il rispetto del termine contrattuale che
prevede che entro novembre di quest'anno giunga a Brescia il
diciottesimo e ultimo convoglio del metrobus. Un ritardo che appare
anche immotivato - sottolinea Manzoni - dal momento che Brescia
Mobilità non ha inteso rispondere in ordine alle ragioni che
hanno portato Ansaldo al mancato rispetto delle tempistiche a suo tempo
prestabilite e annunciate».
PER
IL CONSIGLIERE del Pd la spiegazione c'è, e pure preoccupante.
È che Brescia Mobilità si trova «priva di armi nel
censurare il ritardo di Ansaldo, dal momento che la scelta di aver
stipulato con l'Ati Ansaldo-Astaldi un accordo tombale sulle riserve
prima della conclusione dei lavori preclude l'applicazione di nuove
penali a carico dell'appaltatore, che in questo caso sarebbero
estremamente fondate».
Questo
fatto, secondo Manzoni, «dimostra una volta di più il
carattere improvvido, inopportuno, e anzi potenzialmente foriero di
danni, insito nella scelta di aver chiuso anticipatamente un accordo
tombale sulle riserve». MI.VA |
Giornale di Brescia 29 giugno 2011
LOMBARDI (SEL)
Una grande petizione da mandare in Loggia
n«Una grande petizione popolare contro l'addizionale
Irpef». Una iniziativa che coinvolga «tutto il
centrosinistra» e «tutte le forze politiche, sociali,
sindacali ed associative che hanno manifestato in questi giorni la loro
contrarietà».
A proporla è Mirko Lombardi, coordinatore cittadino di Sinistra
ecologia libertà: «Troviamoci urgentemente per dar vita ad
un comitato unitario largo per iniziare la raccolta di firme nei
prossimi mesi. L'obiettivo è raccogliere decine di migliaia di
firme contro la nuova tassa della Giunta Paroli/Rolfi che ancora una
volta colpisce i lavoratori e i pensionati e tutti i cittadini in
difficoltà».
«Così - conclude Lombardi - si potrà riaprire la
partita in Consiglio comunale e costruire una proposta politica
alternativa di bilancio. Così, dal basso, si definisce anche il
nuovo centrosinistra per le elezioni comunali del 2013».
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Giornale di Brescia 28 giugno 2011
Consiglio comunale, disco verde all'addizionale del malcontento
L’imposta
riceve il sì della sola maggioranza che ha respinto la proposta
della Castelletti di una «no tax area» per le fasce deboli
La
Lega l'ha definita «la tassa-Corsini», il Pdl
«l'imposta-Metrobus», il Pd «la manovra di un governo
incapace». Fatto sta che da quest'anno, per la prima volta, i
bresciani dovranno pagare l'addizionale Irpef. A sancirlo è
stato ieri un Consiglio comunale infuocato e allo stesso tempo
tormentato. Infuocato perché nel botta e risposta incalzante -
che ha portato l'aula al voto solo a notte inoltrata - a finire sul
banco degli imputati sono state, insieme all'opera metropolitana, tutte
le operazioni «chiave» della Giunta Paroli (dalla Sede
Unica che le opposizioni bocciano con forza al parcheggio sotto il
Castello in cui la compagine di maggioranza vede un «investimento
per la città», passando per il ruolo di Brescia in A2A).
Tormentato perché - seppur velatamente e quasi più nei
corridoi che nel contesto istituzionale - gli snodi e i timori di
risvolti politici netti che una nuova tassa potrà comportare in
vista della corsa per «Loggia 2013» non hanno mancato di
suscitare più di qualche «mal di pancia». E allora
alla «suspence» creata da Laura Castelletti - che ha tenuto
in sospeso il suo «no» all'operazione fino all'ultimo
minuto, dopo che la Giunta ha respinto al mittente l'idea di una
«no tax area» per le famiglie con reddito fino ai 18mila
euro - e all'uscita dall'aula di Luigi Recupero (Gruppo Misto), si
è aggiunto il discorso malinconico del capogruppo Pdl, Achille
Farina. Che non ha nascosto il rammarico di una scelta
«certamente impopolare ma purtroppo necessaria» e che ha
tenuto a ribadire «l'impellenza di affrontare seriamente il
capitolo relativo al ruolo di Brescia in A2A, società su cui
vanno rotti dei tabù che non sono più
salvaguardabili». All'interno quindi di un clima rovente - in cui
il Pd si è mostrato tanto netto quanto combattivo e in cui i
pidiellini non sono riusciti a nascondere la fatica nel premere un
pulsante verde che, in fondo, non volevano schiacciare - resta
l'incognita Lega. «Questa manovra - ha detto il capogruppo del
Carroccio, Nicola Gallizioli - serve per abbassare il costo del
biglietto da 1,90 euro a 1,20 euro e consentirà di stilare un
piano economico solido per il futuro». Posizione, questa, che se
da un lato sostiene appieno la linea dettata dal sindaco Paroli e
dall'assessore Di Mezza, dall'altro risulta quasi stonata con quegli
slogan che da sempre caratterizzano i seguaci del Senatùr. A
partire da quel «basta tasse per i cittadini» che il
capogruppo dei democratici Emilio Del Bono insieme al collega Fabio
Capra hanno evocato a più riprese, specie «in un momento
in cui la crisi non si ferma e morde sempre più le
famiglie». Che il nodo Metrobus possa servire a distogliere
l'attenzione dalle ricadute (5,4 milioni di euro di minori
trasferimenti per Brescia secondo i dati Anci) del Federalismo
municipale?
«L'operazione
addizionale è stata legata al Metrobus per nascondere
l'incapacità di governo della Giunta Paroli - ha tuonato a
più riprese un Pd agguerrito -. Perché a coprire i costi
dell'opera bastavano politiche virtuose, a partire dal recupero di
ulteriori fondi da Stato e Regione fino all'eliminazione delle opere
inutili come l'acquisto di Omb o la Sede unica degli uffici
comunali». Tutte accuse, queste, che l'assessore Di Mezza ha
respinto al mittente. Perché, dice, «la città non
merita di essere presa in giro».
Nuri Fatolahzadeh
Paroli: «Solo così salviamo la metropolitana»
Il sindaco: «Tassa vincolata all’opera, l’unica alternativa erano i tagli ai servizi»
«Oggi,
con questa delibera, il Consiglio comunale salva la
metropolitana». Perché «grazie ad una sola
operazione, di cui tutto il merito va all'assessore Di Mezza, si
riusciranno ad ottenere tre risultati centrali per il bene della
città». A parlare e a spiegare così ai bresciani
una scelta «scomoda e faticosa ma necessaria e doverosa per senso
di responsabilità» è il sindaco Paroli. Il
riferimento corre «alla garanzia di riuscire ad ultimare il
Metrobus nei tempi previsti», perché diversamente ogni
anno di ritardo comporterebbe «ulteriori 13 milioni di euro di
spesa»; alla «ridefinizione di un piano
economico-finanziario attendibile e non aleatorio come quello
presentato dalla passata Amministrazione che ha avviato un'opera che la
città non poteva permettersi»; al «rischio evitato
di affrontare un arbitrato insostenibile».
Quindi,
l'affondo politico, rivolto all'opposizione: «Votando contro
l'addizionale Irpef la minoranza vuole proporre alla città un
biglietto del metrò a 1,90 euro». Non solo. Secondo
Paroli, infatti, dire no all'imposta significa per i banchi di
opposizione «perdere la paternità dell'opera».
E
ancora: «La verità - ha ribadito il primo cittadino -
è che ciò che è stato scritto sul piano
finanziario del 2004 non sta in piedi. E che chi non ammette che quella
che ci siamo trovati a deliberare sia di fatto l'addizionale-Metrobus
nasconde la realtà». Accuse, queste, che non sono piaciute
al capogruppo del Pd, Emilio Del Bono. «La verità è
che questo passaggio segnerà non poco la città e
avrà ricadute pesantissime sulle prossime elezioni
amministrative, ricadute di cui questa maggioranza che si è
basata sull'improvvisazione sarà responsabile. Perché
l'addizionale non era inevitabile e non è figlia del
metrò, bensì di un cattivo governo della città,
che non è riuscito a mettere in campo politiche virtuose».
n. f.
Immagine tratta dall'album
fotografico di Brescia Mobilità su Flickr
Dal teorema firmato Di Mezza una nuova Brescia Mobilità
«Una manovra necessaria per coprire il buco del
metrò». Perché «a mancare all'appello sono
400 milioni di euro». Parte da qui l'assessore al Bilancio Fausto
Di Mezza per elaborare «il teorema» tanto discusso, lo
stesso che se da un lato si traduce con l'introduzione dell'addizionale
Irpef, dall'altro ha l'ambizione di «riordinare» i conti
legati alla sfida metropolitana e all'equilibrio finanziario di Brescia
Mobilità, su cui «non può più gravare
un'indebitamento tanto pesante».
Ma a cosa, esattamente, ha detto «sì» il Consiglio
comunale? Quale il meccanismo che da oggi in avanti si metterà
in moto? In primis il Comune si accollerà i 200 milioni di
indebitamento (le rate annuali da 13,2 milioni di euro sono previste
fino al 2036 ad un tasso del 4,34%). E per finanziarle viene introdotta
l'addizionale Irpef, nel 2011 allo 0,2% e dal 2012 allo 0,4%. Non solo.
Brescia Mobilità verrà scissa in due società: una
gestionale ed una patrimoniale, che avrà in capo reti e
infrastrutture. Quest'ultima nuova azienda verrà ricapitalizzata
con l'accollo da parte del Comune dei 200 milioni: 25 ricavati dalla
valorizzazione delle aree limitrofe alle stazioni (mossa che
sarà sancita nel futuro Pgt) e 35 milioni attraverso la cessione
dei parcheggi alla società di gestione. La società
patrimoniale affitterà poi alla gestione tutti gli impianti del
metrò.
In questo modo, 200 milioni dei 400 totali saranno di fatto pagati dal
Comune (grazie agli introiti dell'addizionale), altri 80 milioni
arriveranno dal Cipe e 25 milioni si ricaveranno dalla cessione delle
aree. A restare sono 95 milioni di euro, che la Loggia intende coprire
attraverso l'accensione di un nuovo mutuo in capo alla società
immobiliare (che vanterà un patrimonio superiore ai 500 milioni
di euro). Le rate di questo nuovo mutuo saranno pagate attraverso
l'affitto per tutti gli impianti che la società di gestione
pagherà alla patrimoniale annualmente. n. f.
BICICLETTE
Bazoli: «Quell'ordinanza è stata bocciata dalla città»
La polemica attorno all'ordinanza che sancisce il divieto di sosta
delle biciclette al di fuori dalle apposite rastrelliere in zona
Stazione e in corso Zanardelli-via X Giornate non ha mancato di fare
capolino in aula. A presentare l'interrogazione - la prima all'ordine
del giorno - sono stati il capogruppo Donatella Albini (Sel) e il
gruppo del Pd. «Sono stati i cittadini attraverso il bike-mob a
bocciare l'iniziativa della Giunta - ha incalzato Alfredo Bazoli -.
Perché questi provvedimenti vanno contro una mobilità
sostenibile che i bresciani vogliono con forza». Netta la replica
dell'assessore al Centro storico, Mario Labolani: «La stessa
ordinanza era stata firmata dall'ex sindaco di centrosinistra Paolo
Corsini ed è ingiusto e indecoroso per la città vedere
delle biciclette legate a pali e fioriere quando ci sono intere
rastrelliere vuote e una pensilina dedicata, il cui costo è di
soli 2,50 euro al mese». Quindi, i numeri, che raccontano di
1.898 spazi dedicati alle dueruote. Numeri, «decisamente
insufficienti - ribatte l'opposizione - specie se si considera che 500
sono i posti in Stazione e che i maggiorenni residenti sono circa
160mila». Quindi, l'affondo politico: «L'ordinanza di
centrosinistra prevedeva la rimozione delle biciclette abbandonate e
politiche simili possono essere adottate solo dopo scelte che
promuovono davvero la mobilità dolce».
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Bresciaoggi 27 giugno 2011
CONSIGLIO
COMUNALE. La «tassa di scopo» è arrivata in aula
dopo la delibera di Giunta. Dibattito serrato con l'opposizione e con
Recupero (del gruppo Misto) contrari
Loggia, sì all'addizionale Irpef. Ma è scontro
Eugenio Barboglio
Dibattito acceso sulla «paternità» del metrobus Il
sindaco: «Facciamo ciò che è giusto per la
città» Il Pd: «Recuperare le risorse da Stato e
Regione»
L'addizionale
Irpef ora è una realtà. Lo era già con la
deliberazione di Giunta, ma mancava la «formalità»
del consiglio, che ieri ha dato l'ok con il voto della maggioranza,
tranne Luigi Recupero del gruppo Misto che ha detto no, allineandosi
con Pd, Laura Castelletti e Idv e Albini della Sinistra.
Il
dibattito intorno ad una nuova tassa non poteva essere che acceso, come
del resto aveva cominciato ad essere in questi giorni, ben prima di
arrivare in aula. Sin dal nome: «tassa di scopo» era la
definizione dell'amministrazione, un «pretesto» quello
della minoranza. Si è sentito anche il più elaborato
«mutuo forzoso trentennale a tasso variabile» da altri
critici del balzello. Definizioni cui ieri se ne è aggiunta
un'altra coniata dal sindaco Paroli: «addizionale Corsini»
l'ha chiamata, dicendo allo stesso tempo di non volerla chiamare in
quel modo. Ma sottolineando marcatamente che se lo scopo della tassa
era di pagare i debiti legati alla gestione del metrobus, quei debiti
avevano un'origine precisa, anzi una precisa
«paternità», per usare un termine che è
ricorso molto nel consiglio di ieri, tanto da esserne quasi la bussola
semantica.
GIÀ
LA PATERNITÀ. Un appello ad assumersi fino in fondo appunto la
«paternità» lo ha lanciato il sindaco, provocando
l'opposizione: «L'opera sarebbe orfana - ha detto Paroli - se
fosse stata solo concepita ma non pagata fino in fondo dal
centrosinistra». Così, ha voluto inchiodare l'opposizione
alle sue responsabilità, invitandola ad andare sulle posizioni
della giunta «perchè - ha detto l'assessore Fausto Di
Mezza - l'addizionale è ineluttabile, non ha alternative».
E aggiungerà il capogruppo Pdl Achille Farina «Il piano
finanziario di Corsini non reggeva».
Di
alternative in verità il sindaco ne ha evocata qualcuna, per
dimostrare che erano tutte da bocciare, o almeno da subordinare:
«Per coprire il mutuo sulla gestione del metrò si poteva
far pagare il biglietto 1,90 euro come voleva il piano finanziario del
2004 di Corsini. Oppure si poteva vendere quello che il Comune ha di
più ricco: la quota di A2A». La seconda alternativa Paroli
l'ha esclusa, perchè «oggi vorrebbe dire svendere».
E della prima che ne ha fatto un discrimine: «In fondo è
per questo che siamo qui: per decidere - ha scandito - se vogliamo far
pagare a tutti la metropolitana, considerandola un bene comune, oppore,
rincarando il biglietto, farla pagare solo a chi la
userà». La sintesi del sindaco è che è
più giusto spalmarla su tutti i cittadini. Del resto, afferma,
«dobbiamo fare ciò che è giusto per la città
non ciò che è utile per noi», adombrando il rischio
per il tornaconto elettorale che la maggioranza avrebbe deciso di
correre, sapendo che una tassa non fa mai bene al consenso.
Ma
il centrosinistra non raccoglie la provocazione della
«paternità negata». Non ha dubbi che il metrobus
porti il marchio del centrosinstra. Ma votare per l'addizionale non
significa, per il Pd, assumersi una responsabilità che non crede
di avere, nè aiutare a sciogliere solo un nodo di bilancio, ma
«assecondare la politica della destra al governo». Quella
in Loggia e quella a Roma. Poichè per i democratici come per la
Sinistra e Idv legare Irpef e metrobus è
«pretestuoso». Serve a scaricare su un punto solo e sulla
vecchia amministrazione il risultato di «una politica di bilancio
completamente sbagliata». «Le difficoltà che ora
Paroli risolve con una tassa si devono a fattori nazionali e
locali» afferma Del Bono. Per il capogruppo Pd la giunta poteva
seguire un'altra strada, diversa da quella di mettere le mani nelle
tasche dei cittadini. «Perchè non si è intervenuto
per allentare il patto di stabilità interno? Brescia ha un
avanzo di amministrazione di cento milioni che sono 60 in mano di
quelli che ha lasciato il centrosinistra, ma sono comunque tanti. E
perchè non è stata fatta una politica di recupero delle
risorse che dovrebbero arrivare al metrò da Stato e Regione?
Perchè si è lasciato che per il metrobus bresciano il
contributo regionale fosse solo del 42% mentre per legge è il
60%? E perchè è stato chiuso l'accordo sulle riserve
così da giocarsi la possibilità di invocare le
panali?», sono le domande dell'opposizione. La tesi insomma
è: «Il piano del 2004 si reggeva sui finanziamenti statali
e regionali e solo nel caso peggiore si sarebbe arrivati all'euro e 90
per rientrare dai costi di gestione», ma la Giunta Paroli invece
di agire su quelle leve di finanziamento ha preferito la scorciatoia
dell'Irpef. Nè ha voluto rinunciare ai progetti come la sede
unica e il parcheggio sotto il castello «che gli avrebbero
permesso di risparmiare risorse destinandole al metrò».
PALLIATIVI
per il sindaco Paroli che fa i conti della spesa e spiega che «a
non fare il parcheggio o la sede unica si perdono opere importanti per
la città e che si pagano da sole» e non si risolve
strutturalmente il problema del debito. A dissociarsi dalla maggioranza
come annunciato è stato Recupero: «le tasse e le opere
pubbliche che si pagano con le tasse contraddicono la politica del
cantrodestra. Meglio sarebbe stato vendere A2A». Castelletti e
Albini hanno sottolineato che «associarlo a una tassa assimila
per i cittadini il metrobus ad una iattura». Bocciati gli
emendamenti proposti dall'opposizione volti a smorzare l'impatto
dell'aliquota sui redditi bassi, salvaguardando le fasce deboli.
Sel: «Subito una petizione popolare»
Contro
l'addizionale Irpef, «nuova, ingiusta e ingiustificata tassa
comuale voluta dalla Lega e dal Pdl», Sel propone una grande
petizione popolare. «La proponiamo a tutto il centrosinistra e a
tutte le forze politiche, sociali, sindacali e associative che hanno
già manifestato la loro contrarietà - sottolinea il
coordinatore cittadino Sel, Mirko Lombardi -. Proponiamo di trovarci
urgentemente per dar vita a un comitato unitario e iniziare la raccolta
di decine di migliaia di firme. Così si potrà riaprire la
partita in Consiglio. evitare che la tassa gravi per decenni sui
redditi dei bresciani e definire dal basso il nuovo centrosinistra per
le elezioni comunali del 2013». Già arrivate le adesioni
di Cigl e Pd.
INTERROGAZIONI. Multe e rimozioni delle due ruote tengono banco
E sul divieto per le bici è guerra dei numeri
Ritardo sulla consegna dei convogli del metrò Labolani tranquillizza: «Arriveranno in tempo»
Donatella
Albini di Sinistra Arcobaleno che legge l'interrogazione comincia col
chiedersi: «Ho visto tre vigili, dico tre, multare e rimuovere
una bici alla Stazione: mi domando se almeno il lucchetto tranciato
sarà poi ripagato a questi pericolosi criminali».
È
partità da quell'episodio per chiedere alla Giunta se sì
finirà per disincentivare l'uso della bici e se al degrado non
contribuisca più l'auto parcheggiata in corso Zanarlelli della
bici legata al palo. L'interrogato, l'assessore Labolani, si è
detto «sbalordito». Gli pare un fatto di decoro pubblico
indubitabile che la gente invece di legare la bici ai pali la metta
nelle rastrelliere. E aggiunge che l'ordinanza non è mica su
tutta la città ma in corso Zanardelli, X Giornate e zona
Stazione. «Dove avevo notato il degrado» afferma. Un minimo
di scontro sui numeri nasce: per l'assessore 1898 posti bici dovrebbero
bastare a far posteggiare comodamente, per Alfredo Bazoli del Pd, sono
pochi e c'è sproporzione con la popolazione della città.
BAZOLI
da un lato sostiene che in linea di principio potrebbe essere d'accordo
sul maggior decoro delle bici allineate negli appositi alloggi,
dall'altro ricorda che la priorità è quella di
incentivare l'uso delle due ruote e che il divieto va nella direzione
opposta. E cita, a testimonianza di come la pensi la città, il
successo avuto dalla manifestazione Bike Mod organizzara da Laura
Castelletti.
Altra
interrogazione ha riguardato il metrobus, ma non i suoi conti
bensì la tempistica dell'arrivo dei convogli. Federico Manzoni
del Pd osserva che secondo le tabelle di Brescia Mobilità a fine
febbraio dovevano esserne arrivati 10 degli undici della flotta al
completo, ma ne erano arrivati solo quattro. E vuol sapere le ragioni
del ritardo. Labolani lo tranquillizza ma non lo soddisfa.
«Ansaldo ha assicurato che non c'è nessuna problematica
dietro ai ritmi di consegna - dice l'assessore - E che comunque per la
fine dell'anno saranno a Brescia tutti e undici i convogli».
Manzoni ha replicato lamentando il fatto che accettando questi tempi di
consegna ci si priva dell'arma di poter contestare il ritardo
all'azienda.
TRA
LE ALTRE interpellanze, quella di Toffoli del Pdl ha chiesto conto
della mancanza di un'area ecologica nella zona nord della città.
Un problema per i cittadini che devono smaltire certe tipologie di
rifiuti. L'assessore Paola Vilardi ha risposto che c'è
effettivamente questa necessità ma che presto sarà
colmata: «A provvedere sarà la Ori Martin nella zona dello
stabilimento». E.B.
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Giornale di Brescia 27 giugno 2011
Loggia: l'imposta serve a coprire il buco del metrò
La Giunta fissa un'aliquota dello 0,20
Nel 2012 il raddoppio da 13,4 milioni
Una tassa salva-Metrobus che serve ad anestetizzare quei 200 milioni di
«buco» che Brescia Mobilità non avrebbe potuto
sostenere. Perché «da nessuna parte sono stati appostati i
fondi necessari per completare la realizzazione dell'opera». La
maggioranza in Loggia spiega così le ragioni dell'introduzione
dell'addizionale Irpef, che nel capoluogo arriva per la prima volta.
Oggi, in Consiglio, la delibera già licenziata da sindaco e
assessori, farà capolino nell'aula consigliare, ultima fermata
prima di diventare «immediatamente eseguibile».
Ma come funzionerà? Il piano approntato dall'assessore al
Bilancio, Fausto Di Mezza, e dal direttore generale Alessandro Triboldi
- insieme al Settore ragioneria al lavoro da mesi sul piano economico
legato alla metropolitana leggera - prevede per quest'anno un'aliquota
fissata allo 0,2%, la stessa che garantirà alle casse comunali
un introito di 6 milioni di euro circa. A partire dal 2012, poi, si
passerà al vero e proprio raddoppio: un'aliquota allo 0,4%
dovrebbe cioè garantire un incasso di 13,4 milioni di euro,
cifra che corrisponde esattamente alla rata che Cassa Depositi e
Prestiti deve pagare fino al 2036.
E a chi alza i toni e accusa che l'arrivo dell'imposta serve in
realtà a chiudere un bilancio tentennante, Di Mezza risponde
senza mezzi termini. «Il bilancio del Comune di Brescia è
a posto e non saremmo stati costretti ad introdurre l'addizionale se il
piano finanziario della metropolitana leggera non avesse fatto acqua da
tutte le parti». Di qui, i numeri del piano economico stilato e
votato nel 2004: «I presupposti erano completamente sbagliati,
perché il costo del biglietto era fissato a 1,90 a fronte di 50
milioni di passeggeri previsti». In particolare, il dito è
puntato proprio sul prezzo del ticket: «1,90 è una cifra
impossibile, perché la legge regionale lo impedisce oggi e lo
vietava già nel 2004».
Quindi, l'affondo: «Chi vota contro l'addizionale Irpef vuole un
biglietto a 1,90 euro e non si potrà poi più assumere
alcuna paternità sull'opera. Le menzogne che il Centrosinistra
racconta sono una manovra goffa e mal riuscita di chi non ha il
coraggio e l'onestà di chiedere scusa alla città per
l'indebitamento e il buco economico che ha creato sulle spalle dei
bresciani».
Nuri Fatolahzadeh
Il Pd: tassa inutile
Basta una politica meno sprecona
L’opposizione punta a eliminare
Omb, parcheggio Castello, Sede unica
«Una tassa che si poteva evitare eliminando tutte le spese
inutili che la Giunta Paroli sta portando avanti e che alla
città non interessano», come la Sede unica («da cui
si possono risparmiare ben 21 milioni di euro»), l'archivio
comunale (10 milioni), il parcheggio sotto il Castello (23 milioni di
euro) e il Contratto di quartiere («per l'abbattimento della
Tintoretto il Comune spende ben 20 milioni di euro»).
Perché «l'imposta non è collegata al
metrò». A parlare è il capogruppo del Pd in Loggia,
Emilio Del Bono, che propone così alla maggioranza - in vista
della votazione ultima per l'arrivo dell'addizionale Irpef - un
«piano b» per evitare di provvedere con la tassazione.
Questo perché secondo i democratici «l'addizionale non
è connessa in alcun modo al metrò - affonda Del Bono, che
solo venerdì ha scelto di rompere il silenzio dei democratici,
che oggi voteranno contro la delibera firmata Di Mezza - ma è
frutto e responsabilità della stessa Giunta Paroli, che sta
letteralmente divorando la città».
Insomma, secondo il capogruppo e il presidente della Commissione
Bilancio, Fabio Capra, «l'alternativa alla tassa c'è ed
è quella di sospendere le grandi opere inutili, dalle quali si
riuscirebbero a risparmiare 150 milioni di euro fermando
l'indebitamento di Brescia Mobilità». Il quadro dipinto
dal Pd in Loggia è però più ampio e parte da una
visione complessiva di governo, su cui le scelte romane giocano un
ruolo di prim'ordine. «È bene ricordare che il Patto di
stabilità e i tagli imposti agli enti locali hanno una
paternità: da un lato infatti lo Stato è fuori controllo
e sperpera il denaro pubblico, penalizzando i Comuni virtuosi,
dall'altro il Federalismo decantato dalla Lega non ha fatto che
aggravare la situazione». Quindi, il nodo del costo del
biglietto. «Il piano finanziario del 2004 era coerente, lo hanno
ribadito anche i tecnici di Brescia Mobilità che sono gli stessi
che lo firmarono. È chiaro che dal 2008 in avanti dovevano
essere messe in atto scelte politiche virtuose. E se oggi Brescia
è in queste condizioni non è che colpa di questa
maggioranza, che si caratterizza per improvvisazione e
dilettantismo». Il riferimento corre all'annunciato prolungamento
verso la Fiera, «progetto che il Cipe ha già
rigettato». n. f.
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Bresciaoggi 26 giugno 2011
LA
CITTÀ CHE CAMBIA. I commercianti, quasi all'unanimità,
condividono le scelte della giunta e i baristi pensano già che
si possa allargare il loro plateatico
Corso Mameli pedonale per non morire
Mimmo Varone
Fra i commercianti della via è quasi un plebiscito di giudizi
favorevoli L'unica preoccupazione è per i problemi legati allo
scarico merci
Forse
servirà, la pedonalizzazione. Forse corso Mameli è
all'ultimo stadio del degrado e neanche la cura da cavallo potrà
qualcosa. Per i commercianti della storica via è comunque
questione secondaria. Intanto si pedonalizzi, poi si vedrà. Pare
che tutti sognassero da tempo il corso senz'auto. Quasi non c'è
voce contraria tra la Pallata e via Paitone, in tutto il tratto che
dall'estate sarà chiuso al traffico a motore (e forse anche alle
bici), il giorno dopo l'annuncio del provvedimento. Unica
perplessità è il carico e scarico merci. Su ciò
tanti vogliono veder chiaro, soprattutto Luisa Belleri del negozio
Liolà.
«La
chiedo da vent'anni e finalmente qualcuno ha deciso», dice
Giorgio Milani dal suo negozio di tessuti poco più su della
Pallata. E si spinge fino a immaginare corso Garibaldi
«totalmente aperto al traffico» con uscita su via Pace e
Cairoli. «È una via che si presta molto a essere
pedonalizzata - sottolinea -, e con l'accesso vicino attirerebbe nuovi
investitori». A due passi, pure il fotografo Sergio Lussignoli
dà il suo placet, «stupito che lo faccia questa
amministrazione di centrodestra».
In ogni caso, «pedonalizzare va bene - dice -, ma devono lasciare il passaggio alle bici».
Lo
stato di salute della via sta a cuore a tutti, e pure il tabaccaio
Armando Scalia approva la chiusura, «se è fatta per far
cambiare l'immagine molto degradata di una via multietnica tranne che
italiana». Il tasto immigrati è di quelli che scottano, e
da Paoletti, negozio di cappelli, dubitano che bloccare auto e scooter
sortisca degli effetti. «La gente non passa di qua per paura -
dice la signora Marinella -, che ci siano o meno le auto».
Comunque, nessuna contrarietà pregiudiziale. Con Jessica
Gaffurini, giovane commessa di Moda Italiana, la pedonalizzazione torna
benvenuta. «Chi entra nel negozio è a piedi - osserva -,
le auto non servono e vietarle è cosa buona». A guardarla
come una manna, però, sono i baristi. E Vittorio Soni, bar Il
Topolino, già pensa di approfittare dello sconto del 50 per
cento sull'ampliamento del plateatico. D'altronde, «sono qui da
cinque anni - confessa - e dall'inizio sostengo che questa parte della
città sta bene pedonalizzata».
ANCORA
più entusiasta è Giuseppe Avigo di Pizza Corner.
«Da 12 anni aspettiamo questo momento - confessa -, il
provvedimento farà benissimo al centro e renderà
più vivibile la città». Pure lui trova
interessantissimo lo sconto sul plateatico. E in ogni caso
«questa è una delle cose migliori che abbia fatto la
Giunta Paroli - sostiene -. In questa via ci saranno tanti tavoli
fuori, la gente si fermerà di più e tutto sarà
più vivace». Ad Avigo sembrerà un paradosso,
tuttavia da Teart Tendaggi, lì vicino, temono proprio quei
tavoli. «Se dovrà passare qualche mezzo di soccorso ci
saranno problemi», dicono. Ma la preoccupazione vera è che
a quei tavoli vadano a sedersi soprattutto gli immigrati sfaccendati. E
poi, «non sappiamo se sarà utile chiudere al traffico una
via ormai fatta di nulla - aggiungono -, certo è che i problemi
del commercio sono altri e tutto fa credere che sia solo fumo negli
occhi».
È
un'opinione che sottoscriverebbe solo il pakistano Saqab Hayat, che da
marzo ha aperto un negozio di scarpe. «Pedonalizzare è
male - dice in uno stentato italiano -, anche in macchina la gente
guarda». Ma lui trova che «tutto il centro non è
più quello di una volta». Al contrario, «magari
questa via migliora - dice il cinese Huali Textre dal suo negozio bazar
-, forse è meglio perchè la strada è stretta e la
gente andrà più tranquila». È bene pure per
l'ottantenne Giuseppe Lilloni, in procinto di passare la mano alla
nipote Beatrice Zanotti. «Tutte le città del mondo hanno
zone pedonali - dice - così scompare l'anomalia tutta
brescianai».
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Bresciaoggi 25 giugno 2011
L'ANNUNCIO.
Il programma dettagliato deve essere ancora definito ma durante
l'estate si aprirà e completerà l'intervento nel cuore della città
Centro storico, via alla pedonalizzazione
Mimmo Varone
Paroli: «Sarà un intervento vero con chiusura a qualsiasi tipo di
veicolo a motore» Rolfi: «Per corso Zanardelli studieremo un percorso
condiviso con i commercianti»
Non
erano solo annunci. Il centrodestra pedonalizza una parte importante
della città storica, con il proposito di completare l'opera quando ci
sarà il parcheggio sotto il Castello. «Facciamo come Renzi a Firenze -
dice il sindaco Adriano Paroli, che rivendica di aver restituito ai
bresciani un centro - aperto e permeabile». La prima fase della
pedonalizzazione riguarderà piazza Paolo VI, corso Mameli e piazza
Loggia. Con l'avvio della metropolitana si penserà anche a corso
Zanardelli. Da questa estate, invece, gli esercizi pubblici oltre al 20
per cento di sconto sul plateatico già accordato, avranno un ulteriore
sconto del 50 per cento se vorranno estenderlo. E in accordo con
Brescia Mobilità, parcheggiare in Fossa Bagni dalle 7 alle 2 del
mattino non costerà un centesimo, neanche l'euro che si paga adesso.
L'ANNUNCIO
è stato dato ieri nella consueta conferenza stampa post Giunta dal
sindaco, dal vice (nonché assessore alla Mobilità) Fabio Rolfi e
dall'assessore Mario Labolani che ha delega al centro storico, presente
il presidente della circoscrizione Flavio Bonardi. La data non è ancora
fissata nel dettaglio, ma è ormai certo che la prima fase scatterà nel
pieno dell'estate e in tempi differenziati. «Ci lavoriamo da parecchie
settimane – dice Rolfi – e ora siamo pronti per avviare la
sperimentazione». Certo è pure che sarà vera pedonalizzazione, con
accesso vietato a qualsiasi veicolo a motore.
La
Giunta ha deciso ieri, ma ci sono ancora tre passaggi da fare. La
delibera dovrà passare in commissione comunale, nel consiglio della
Centro e infine dovrà essere presentata alla città con una campagna
pubblicitaria che – assicura Labolani – sarà «capillare e volta a
spiegare cosa accadrà via per via». Con l'apertura a tempo delle Ztl e
i pannelli segnalatori ai varchi «abbiamo cancellato la percezione di
un centro chiuso e blindato – dice Paroli -, ora passiamo alla
pedonalizzazione del cuore cittadino per renderlo luogo d'incontro in
accordo con artigiani, commercianti, terziario e residenti che insieme
devono mantenerlo vivo».
Durante
l'estate verrà chiuso al traffico corso Mameli dalla Pallata (dove si
alzerà il pilomat già esistente) fino a via Paitone, con accesso
consentito nelle vie laterali. Per piazza Paolo VI la cosa sarà più
complicata. Nella prima fase estiva verranno chiusi al traffico i
quadranti centrale e sud, mentre il nord sarà riservato ai soli
residenti a compensazione dei posti persi. Chi abita in piazzetta
Paganora potrà accedere da via X Giornate e via Trieste, dove verrà
rimossa la catena.
I
POSTI AUTO a ridosso del Broletto saranno destinati alle forze
dell'ordine in ottemperanza a un'ordinanza ministeriale. Un pilomat
verrà installato all'ingresso del cortile del Broletto stesso per
regolamentare la sosta all'interno in via definitiva. La fase due
scatterà a fine anno, quando diventeranno agibili i 70 posti auto del
primo piano del parcheggio di piazza Vittoria. Questi verranno
riservati ai residenti e anche il quadrante nord verrà chiuso. Per
piazza Loggia ci vorrà ancora qualche mese. Ma resta fermo che fino al
primo gennaio 2013, quando l'entrata in esercizio della metropolitana
rivoluzionerà pure il trasporto pubblico di superficie, la piazza
resterà aperta ai bus. Per adesso l'idea è di creare una sorta di
bypass dietro la Loggia, per corsetto Sant'Agata e via XXIV Maggio -
spiega Rolfi -, ma prima di procedere bisognerà rivedere la sosta lungo
i lati ovest e sud del palazzo comunale. È allo studio una fascia
oraria molto limitata per i mezzi di carico/scarico merci.
NEL
PROGRAMMA c'è anche corso Zanardelli, ma per ora è un obiettivo senza
data. «Vogliamo arrivarci insieme ai commercianti e immaginando
sperimentazioni in particolari periodi dell'anno», dice Rolfi. Un pò
come si sta facendo in piazzale Arnaldo dove per Labolani i risultati
sono «molto positivi». Tanto che con l'apertura del nuovo parcheggio
nella ex Fossa «potremo pensare a un progetto globale – conferma – per
il piazzale e per piazza Tebaldo Brusato».
«Il
metrò sarà decisivo per la pedonalizzazione definitiva – sottolinea
Paroli – e per dare la necessaria risposta anche alla mobilità privata
serviranno i 600 posti del parcheggio sotto il Castello, che in 30 anni
al massimo ammortizzerà i 23 milioni. Allora potremo destinare ai
residenti tutto l'autosilo di piazza Vittoria e completare la
pedonalizzazione». Nella stessa riunione la Giunta ha deliberato lo
stanziamento di 85 mila euro per il sostegno alle gestanti in
difficoltà economiche. «Cerca di evitare gli aborti» dice il sindaco.
L'assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione, per parte sua,
sottolinea che Brescia è «l'unica città in Italia ad adottare un
provvedimento che attua in concreto il principio della tutela della
vita previsto dallo Statuto comunale». Il provvedimento non è nuovo, e
ha ispirato il progetto Nasco adottato dalla Regione Lombardia. È in
vigore già dall'anno scorso e per Maione «ha salvato molte vite umane».
Come sempre viene attuato in collaborazione con i volontari del «Centro
di aiuto alla vita», che provvedono all'acquisto di generi di prima
necessità, agli aiuti economici e all'uso di strutture.

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Giornale di Brescia 25 giugno 2011
Duomo e Mameli pedonalizzati entro l'estate
Paroli: centro permeabile e vivibile
Rolfi: un intervento studiato con la città
Pedonalizzazione
del centro storico ai blocchi di partenza. E ad avviare la
sperimentazione saranno una parte di piazza Duomo e corso Mameli, che
entro l'estate potranno essere attraversati solo a piedi. Poi, entro la
fine di dicembre, scatterà la «fase due», che
punterà la lente sul lato nord di piazza Paolo VI, ma anche su
piazza Loggia e corso Zanardelli, luoghi che meritano «un'analisi
e una riflessione metodologica più approfondita, che passa
attraverso il confronto degli operatori e dei residenti». Ad
annunciarlo sono stati il sindaco Paroli, il vice e assessore al
Traffico Fabio Rolfi e il collega titolare del Centro storico Mario
Labolani nell'ormai tradizionale appuntamento post-Giunta.
«Si
tratta di un lavoro che ci vede impegnati da diversi mesi e che
sarà costruito su più tappe, proprio perché
l'obiettivo cardine resta la vivibilità del centro
storico» spiega Rolfi. Ma cosa cambierà in pratica? Per
quanto riguarda piazza Duomo, a scendere in campo saranno le fioriere
mobili automatiche, che avranno il compito di chiudere al traffico il
lato sud. A queste, si affianca il riordino della sosta residenti,
mentre i posteggi a ridosso del Broletto saranno riservati in toto alle
Forze dell'Ordine. «Questo ci permette di tutelare attraverso
un'ordinanza i siti sensibili e di vigilare l'accesso al cortile
interno» puntualizza il vicesindaco, che annuncia poi il secondo
step: «Per quanto riguarda le auto che oggi trovano posto nel
quadrato nord della piazza, il discorso si sposta a dicembre».
Data, questa, che coincide con l'ultimazione dei lavori in corso al
primo piano del parcheggio di piazza Vittoria. «Una volta pronto
- puntualizza la Giunta - i residenti che normalmente lasciano l'auto
di fronte al Broletto potranno posteggiare nello spazio in struttura e
allora le auto spariranno del tutto dalla piazza». Il transito in
corso Mameli verrà invece vietato a partire dall'incrocio tra
via Pace e via Paitone attraverso un semplice pilomat, da sempre
presente all'altezza della Pallata ma «mai utilizzato». I
residenti potranno comunque accedere percorrendo le vie laterali,
mentre ai commercianti è riservato un bonus. «Gli
operatori che vogliono estendere il proprio plateatico riceveranno
un'ulteriore agevolazione del 50%, che va ad aggiungersi a quella
già attuata del 20%, un lavoro studiato insieme all'assessore al
Marketing urbano Margaroli». E per incentivare la movida, per
tutti i fine settimana, dalle 19 alle 2, la sosta nel parcheggio in
struttura di piazza Vittoria sarà gratuita.
Infine,
la «rivoluzione d'inverno», quella che riguarderà
piazza Loggia (dove sarà consentito il solo passaggio dei mezzi
pubblici) e corso Zanardelli. «L'obiettivo è sperimentare
e pianificare questi spazi per i soli pedoni, ma sarà un
percorso che si costruirà insieme a chi vive e lavora in centro
storico - conclude Paroli -. Perché resta fondamentale la
permeabilità del nucleo antico: ad essere pedonalizzate e
restituite in toto ai bresciani devono essere infatti le zone cuore, le
stesse che stiamo valorizzando e che vogliamo siano sfruttate e vissute
in tutto e per tutto dalla città. Un'operazione che
troverà la sua chiave di volta con il via al parcheggio sotto il
Castello».
Nuri Fatolahzadeh
PIAZZA PAOLO VI
Due
i momenti per la pedonalizzazione di piazza Duomo: entro l’estate
si svuoterà il lato sud, mentre a fine anno - quando saranno
ultimati i lavori nel parcheggio di piazza Vittoria, toccherà
alla zona nord.
CARICO SCARICO
In
largo Formentone saranno aggiunti posteggi riservati al carico scarico:
in questo modo i mezzi commerciali, che potranno accedere al centro in
precise fasce orarie, non attraverseranno piazza Loggia.
LE AGEVOLAZIONI
I
commerciant iche sceglieranno di ampliare il proprio plateatico
potranno usufruire diunoscontodel 50%, che va ad aggiungersi a quello
già in atto (-20%).
Negli ufficisono già arrivate le prime richieste.
SOSTA GRATIS
Per
incentivare sempre più la movida nel nucleo antico e agevolare i
commercianti, il parcheggio in struttura di piazza Vittoria
resterà gratis nel weekend a partire dalle 19 e fino alle 2 del
mattino.
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Giornale di Brescia 25 giugno 2011
Il piano delle Trenord per un turismo su rotaia
Allo studio pacchetti viaggio, anche per famiglie, per Montecampione, Borno, Ponte di Legno e Tonale
Il
turismo diretto verso la Valle Camonica sale in treno. Dalla pianura
della Franciacorta ai ghiacciai dell'Adamello, con la linea ferroviaria
Brescia-Iseo-Edolo gestita da Trenord, si potranno raggiungere
destinazioni turistiche ricche d'attrattiva, quali stazioni sciistiche,
termali, monumenti storici e artistici, il parco delle incisioni
rupestri, alla scoperta «slow» di luoghi e paesaggi.
Appositi
pacchetti, anche per famiglie, verso Monte Campione (treno più
bus nella stagione invernale; treno più bike d'estate), Borno,
Ponte di Legno e Tonale consentiranno un viaggio panoramico e veloce,
senza code e intoppi, sui nuovi treni appena inaugurati (ben 8 per un
investimento di 25 milioni di euro).
Lo
stesso per le cure termali a Boario, dove da qualche giorno, Trenord ha
inserito una nuova fermata. Un altro settore che si sta sviluppando
notevolmente è il cicloturismo. Sempre più biker
raggiungono le vette della Valle Camonica per un'escursione sulla due
ruote. Già ora si può sfruttare l'opzione del viaggio in
treno con la bici. Tra poco verranno varate apposite offerte per
soggiorni all'insegna dello sport.
Alle
scuole e alle comitive saranno invece indirizzati i viaggi studio alle
incisioni rupestri, abbinati alla straordinaria offerta enogastronomica
della Franciacorta e del Sebino. Insomma, un'azione convinta di
valorizzazione turistica di un territorio bresciano ricco di
potenzialità, promossa da Trenord e dalla Provincia di Brescia.
In questi termini è stato firmato in Broletto il protocollo
d'intesa della partnership progettuale e operativa che si
tradurrà in un rilancio della linea - interessata in questi anni
da notevoli sforzi di miglioramento infrastrutturale - che collega
Brescia alle Alpi. I pacchetti turistici verranno definiti con i
soggetti territoriali e promossi in tempi stretti.
«Costruiremo
proposte ad hoc per le caratteristiche del territorio - ha osservato
l'amministratore delegato di Trenord, Giuseppe Biesuz - oggi trova
corpo l'idea di studiare, con la Provincia, un nuovo modo di utilizzo
del treno. Visto anche dal punto di vista ambientale. È,
infatti, il mezzo di trasporto meno inquinante e più rispettoso
della natura che attraversa».
Su
questo tratto, Trenord ha investito molto: sono 63 i treni giornalieri,
che trasportano 6.500 passeggeri; 98 i passaggi a livello protetti, 57
quelli eliminati. «La linea è puntuale negli orari - ha
spiegato Biesuz - e nostra convinzione rimane lo sviluppo del segmento
turistico per il quale siamo disposti ad impegnare molte risorse».
«Con
questo accordo - ha aggiunto l'assessore provinciale al Turismo, Silvia
Razzi - teniamo fede al nostro compito di programmazione e
valorizzazione delle iniziative messe in campo dai diversi soggetti
operanti sul territorio. La Valle Camonica ha con questo una grande
opportunità. La ferrovia diventa un elemento di congiunzione e
il treno mezzo privilegiato di mobilità turistica, ma anche per
i camuni che hanno sofferto proprio sul fronte della
viabilità».
La
riconversione turistica della Brescia-Iseo-Edolo potrà implicare
anche l'ottimizzazione del servizio pendolari. Un vantaggio per coloro
che, ogni giorno, devono percorrere tratti dei 120 chilometri che
separano la Bassa dall'Alta Valle.
Fotografia di Carlo Bonari (link all'album di Carlo Bonari su
Flickr)
Fotografia di Carlo Bonari (link all'album di Carlo Bonari su
Flickr)

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Bresciaoggi 25 giugno 2011
IL PROGETTO. Illustrato il protocollo d'intesa tra Provincia e Trenord, costituita anche una cabina di regia
Turismo «dolce», Valcamonica e Sebino puntano sul treno
Magda Biglia
Allo studio pacchetti promozionali per favorire gli spostamenti in
ferrovia; coinvolte le principali località turistiche e gli Iat
di Darfo, Edolo e Ponte
Un
protocollo d'intesa tra Provincia e Trenord srl si propone di
rilanciare il turismo su ferrovia in Franciacorta, Sebino, Valle
Camonica. È stato firmato ieri in Broletto dall'assessore
competente Silvia Razzi e dall'ad della società ferroviaria che
gestisce la linea Brescia-Iseo-Edolo Giuseppe Biesuz. Prevede una
partnership progettuale e operativa per la creazione di pacchetti
specifici che valorizzino le offerte del territorio, dallo sci
invernale, alle terme, al lago, all'enogastronomia.
«VOGLIAMO
da un lato incentivare l'uso del treno per evitare le lunghe code, per
tutelare l'ambiente e l'aria, dall'altro dare occasioni di business per
gli operatori» ha dichiarato l'assessore. A disposizione ci sono
le tre Iat di Darfo, Edolo, Ponte di Legno, pronte alla promozione
assolutamente necessaria perché l'iniziativa decolli e il
più velocemente possibile. Ieri, accanto alla Razzi, c'erano i
due consiglieri camuni Ruggero Marchione e Giuseppe Donina sostenitori
dell'operazione, per abituare i residenti all'uso del treno e per
attirare appassionati delle bellezze lacustri e montane.
Una
cabina di regia si occuperà di raccogliere i suggerimenti e le
esigenze locali; ne farà parte un esperto, Mario Malossini,
definito da Biesuz «colui che ha inventato l'immagine del
Trentino».
Si
approfondiranno programmi legati alle piste di Montecampione, di Borno
e del Tonale, alle terme di Boario, ai percorsi ciclabili del lago e
delle colline, alle cantine e alle strade dei vini, ai parchi, alle
pievi e alle incisioni rupestri. Si studieranno combinazioni e
occasioni di prezzo. «Il treno costa dieci volte meno dell'auto,
anche per gruppi famigliari a cui potranno essere destinati sconti
particolari» promette l'ad.
«ABBIAMO
MESSO in sicurezza 98 passaggi a livello, 57 sono stati eliminati.
Entro settembre saranno otto i nuovi treni per un investimento da 25
milioni, il primo è già sui binari, con ampie vetrate
panoramiche predisposte ad hoc. Alla fine dell'anno entrerà in
funzione il sistema automatico di condotta del mezzo. La percentuale di
puntualità, ritardi non oltre i 5 minuti, è del 97% su
tutti i convogli regionali della Lombardia di cui siamo gestore
unico».
Trenord,
nata lo scorso maggio fra Trenitalia e Le Nord, si muove in una zona
con 42 linee regionali da 180 milioni di passeggeri l'anno. Secondo le
parole di Biesuz, guarda alla specializzazione in campo turistico, per
cui considera strateigica la collaborazione col Broletto, e si prepara
alla grande occasione dell'Expo 2015. Ha un fatturato di 750 milioni e
4mila addetti, 2250 convogli quotidiani. Sulla Brescia-Edolo passano 63
treni al giorno, con 6500 passeggeri al giorno, un milione e mezzo
all'anno.
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Giornale di Brescia 25 giugno 2011
Addizionale Irpef, esplode la polemica
Il Pd: noi abbiamo abolito l’Ici, loro mettono un’imposta che si può evitare eliminando gli sprechi
Corsini: Giunta di incapaci. La Loggia: l’ex sindaco si scusi con i bresciani, questa è la tassa-Metrobus
n«Una
tassa che si poteva evitare eliminando tutte le spese inutili che la
Giunta Paroli sta portando avanti e che alla città non
interessano, come la Sede unica, l'archivio comunale e il parcheggio
sotto il Castello, perché l'imposta non è collegata al
metrò» sferza il capogruppo del Pd, Emilio Del Bono. Cui
fa eco l'ex sindaco della città, on. Paolo Corsini: «Se
fosse per questa Amministrazione Brescia sarebbe alla bancarotta,
perché oltre ad essere inconcludenti vogliono pure la pappa
pronta». Tagliente la replica che arriva qualche ora più
tardi da Palazzo Loggia per voce dell'assessore al Bilancio, Fausto Di
Mezza, e del sindaco Paroli: «Questa è
l'addizionale-Metrobus ed è giusto che i cittadini lo sappiano,
Corsini chieda scusa ai bresciani e il Pd la smetta di raccontare
bugie».
È
ancora scontro netto a colpi di stilettate - dentro e fuori i confini
di maggioranza - sull'introduzione dell'addizionale Irpef in
città (un provvedimento che vede la sua ultima fermata nel
Consiglio comunale di lunedì, prima di diventare operativo). Sul
banco degli imputati, l'opera metropolitana e il piano finanziario
2004. «L'addizionale non è connessa al metrò -
affonda Del Bono, che rompe così il silenzio del Pd sul tema -
ma è frutto e responsabilità della Giunta Paroli, che sta
divorando la città. Perché l'alternativa alla tassa
c'è ed è quella di sospendere le grandi opere inutili,
dalle quali si riuscirebbero a risparmiare 150 milioni di euro fermando
l'indebitamento di Brescia Mobilità. È bene poi ribadire
che il Patto di stabilità e i tagli imposti agli enti locali
hanno una paternità: da un lato infatti lo Stato è
infatti fuori controllo e sperpera il denaro pubblico, penalizzando i
Comuni virtuosi, dall'altro il Federalismo decantato dalla Lega non ha
fatto che aggravare la situazione». Quindi, il j'accuse di
Corsini, che difende a spada tratta un piano finanziario e un'opera
«solidi». E sull'affaire biglietto a 1,90 euro l'ex sindaco
rilancia: «Quello era un piano finanziario onesto e coerente con
lo stato dell'arte del momento: è chiaro che dal 2008 in avanti
dovevano essere messe in atto scelte politiche virtuose. Ma la Giunta
Paroli è una squadra di incapaci e se oggi Brescia è in
queste condizioni non è che colpa di questa maggioranza, che si
caratterizza per improvvisazione e dilettantismo». Il riferimento
corre in particolare all'annunciato lavoro sul prolungamento del
metrò verso la Fiera, «progetto che il Cipe ha già
rigettato». Sulla base di questi dati, secondo il presidente
della Commissione Bilancio, Fabio Capra, «il teorema di Di Mezza
sprofonda sottoterra» e quella dell'addizionale «è
solo una grande ipocrisia che la Giunta cerca di vendere alla
città senza peraltro neppure salvaguardare dalla nuova tassa le
fasce deboli e gli anziani».
Tutte
accuse, quelle mosse dai Democratici, che sindaco e assessore
respingono al mittente: «Chi vota contro l'addizionale Irpef
vuole un biglietto a 1,90 euro e non si potrà poi più
assumere alcuna paternità sull'opera. Le menzogne che il
centrosinistra racconta è una manovra goffa e mal riuscita di
chi non ha il coraggio e l'onestà di chiedere scusa alla
città per l'indebitamento e il buco economico che ha creato
sulle spalle dei bresciani». Infine, l'ultimo passaggio
sull'abolizione dell'Ici: «Proprio per la manovra azzardata del
centrosinistra, quando Berlusconi decise di eliminare l'Ici risarcendo
i Comuni, Brescia rischiava di non ricevere i fondi».
Nuri Fatolahzadeh
VERSO IL 2013
E ora la sfida corre sul nodo passeggeri
Obiettivo: raggiungere i 54 milioni
La polemica non si ferma. Anzi, s'infiamma sempre più in vista
del Consiglio comunale di lunedì. Ma su un punto maggioranza e
opposizione sono d'accordo. Il rischio è che il duello si
riversi anche sull'opinione pubblica e, quindi, sul numero di
passeggeri che sceglieranno di salire sul Metrobus. Numeri (gli utenti
previsti sono 54 milioni) che ai bilanci della Loggia - qualunque sia
la compagine al governo della città nei prossimi anni - sono
necessari per far quadrare i conti.
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Bresciaoggi 25 giugno 2011
L'«ADDIZIONALE».
Il Pd ricostruisce la sua verità. Capra: «Emendamenti per
salvaguardare le fasce più deboli»
«Irpef, il metrò è un pretesto
Dalla giunta scelte sbagliate»
Natalia Danesi
Corsini: «Riserve, accordo precoce Il nostro piano virtuoso e
onesto» Del Bono: «Eliminare sperperi e opere inutili
anziché tassare»
Far
pagare ai cittadini l'addizionale sull'Irpef «non è un
percorso ineluttabile», non ha «niente a che vedere conil
metrò». È una «scelta, frutto degli sperperi
e della politica delle opere inutili e costose della giunta
Paroli» senza i quali «si potrebbero recuperare 100
milioni». Il gruppo consiliare del Pd in Loggia, il segretario
Giorgio De Martin e l'ex sindaco Paolo Corsini (affiancati dall'Idv
Alfredo Cosentini) fanno quadrato contro la tassa (di 0,20% per il 2011
e 0,40% per il 2012) istuita dall'Amministrazione e annunciano muso
duro nel consiglio di lunedì.
L'EX
SINDACO. È in particolare Corsini, ora deputato, a rivendicare
la regolarità del piano finanziario 2004 per il metrobus.
«Virtuoso, veritiero e onesto», dice. E definendo
l'assessore Di Mezza «il Quintino Sella della Loggia», non
ci sta a sentirsi dire che è stata la sua giunta a mettere nei
guai Brescia sbagliando le previsioni sui costi del metrò:
«I 6 milioni di questa iniqua tassazione - dice - corrispondono
ai tagli che la Loggia subirà dal federalismo. Chi poteva sapere
nel 2004 che sarebbe andata così?». È comunque una
giunta «inconcludente», per l'ex sindaco, e
«sarebbero in bancarotta se non avessimo abbattuto i mutui»
e «se non avessimo agito, io e Pierangelo Ferrari, a Roma in modo
responsabile non apponendo diniego all'emendamento salva Brescia per il
patto di stabilità». Corsini parla di un ministero
però «irritato» nel sentire invettive contro il
piano che ha approvato nel 2004 e avverte che in questo modo, se le
forze politiche non mostrano convergenza sull'importanza della
metropolitana per la città, il finanziamento da 80 milioni al
pre Cipe e «intrapreso dal presidente Fermi» è a
rischio.
Se
problemi con l'opera ci sono, per Corsini, la responsabilità
è di scelte sbagliate. «Si pensi all'accordo con Ati sulle
riserve, che Di Mezza conviene ammontare a 99 milioni. La Loggia
avrebbe potuto in sede di arbitrato rivalersi chiedendo l'applicazione
di penali per esempio per i tempi, per il gap della terza rotaia, per
la distanza tra banchine e carrozze». Ma ha scelto di chiudere la
partita con grande anticipo, «forse per la coincidenza con la
vendita di azioni di Serenissima ad Astaldi?».
La
verità, per l'ex sindaco, è che l'Irpef non serve a
coprire i costi del metrò o meglio «il nostro piano
prevedeva che i costi di esercizio per i primi due anni e di
manutenzione per 5 anni fossero a carico di Ansaldo». La giunta
ha consapevolmente scelto, secondo Corsini, una politica «non
metrocentrica», che punta alla riduzione dei passeggeri del
trasporto pubblico locale: «Pensammo ad un biglietto del
metrò di 1,90 euro, è vero, ma è una valutazione
che non precludeva che si potesse abbassare il costo. Il fatto è
che noi fissammo i ricavi al 33% del costo del biglietto, loro li
ipotizzano al 31,2%: noi avremmo ricavato 23 milioni, loro solo 19,5 e
motivano il calo con il fatto che hanno notato che i viaggiatori
singoli diminuiscono rispetto agli abbonamenti». Questo dato, per
l'ex sindaco, è da attribuire a decisioni che penalizzano
l'utilizzo del bus («meno corsie, meno Ztl, soppressione di
fermate, non rinnovo del parco mezzi») tant'è che
«dal 2008 si è verificata una perdita di 7 milioni di
passeggeri». Si potrebbero, dice, recuperare risorse in Regione
contrattando un rimborso di 3,5 euro al chilometro (Milano è a
4,5, Brescia per ora a 1,7 euro) ma la «giunta della pappa fatta
voleva che facessimo già nel 2008 scelte che competono a
loro». E alla fine dei conti «perché - si chiede
Corsini - imporre la tassa 5 anni prima che l'opera entri a
regime?».
IL
CAPOGRUPPO. La risposta ce l'ha in tasca il capogruppo Emilio Del Bono,
che attribuisce le difficoltà finanziarie agli «sperperi
della giunta Paroli» («la spesa corrente fuori controllo e
i 13.5 milioni di interventi ingiustificati di Brixia Sviluppo»)
e alle opere «inutili e costose», da sospendere. Pensa alla
sede del Comune (21 milioni di sola liquidità), all'abbattimento
della Tintoretto (20 milioni), all'archivio comunale (10 milioni) al
cubo bianco (2 milioni). Una politica che ha «depauperato le
casse della Loggia: dai 150 milioni di avanzi di gestione del 2008 ai
90 di oggi». Per non parlare di Brescia Mobilità:
«Troppo indebitata? - attacca -. Basta fermarsi. No al parcheggio
da 30 milioni sotto la galleria, all'acquisto dell'Omb per 16 milioni,
al raddoppio del fungo per 1,5 milioni. E alla riduzione delle tariffe
per 2 milioni», che è arbitraria. Una
responsabilità ce l'hanno anche «il patto di
stabilità e al governo» perché «Brescia
è un Comune ricco, ma la legge nazionale lo penalizza. È
«sbagliato perciò mandare in odio la metropolitana ai
bresciani: i costi di gestione non sono 30 milioni ma 8,4. È
stato unerrore fare l'accordo sulle riserve ora. Bisognava andasse a
regime il metrò e fare politiche coerenti all'obiettivo
dell'aumento passeggeri, poi nel 2013 e valutare l'equilibrio
finanziario».
«Ci
offende - dice Fabio Capra - che continuino ad insultare la giunta
Corsini; e siamo stati informati dell'operazione solo pochi giorni fa.
Questa tassa la pagheranno tutti, anche gli anziani del bonus anziani.
Proporremo emendamenti perché ci siano esenzioni e fasce da
salvaguardare». VOLANTINI IN CITTÀ.
«Lega
e Pdl aumentano le tasse a Brescia e in Italia: vadano a casa».
È lo slogan, ha spiegato il segretario Giorgio De Martin, con il
quale il Partito Democratico lancia la campagna di volantinaggio in
città contro la nuova tassa. «Il centrosinistra - dice il
capogruppo Emilio Del Bono - ha chiuso la legislatura abolendo l'Ici,
loro mettono l'addizionale Irpef».
LA REPLICA. Il sindaco e l'assessore al Bilancio rispondono a muso duro alle accuse lanciate dai democratici
«Il Pd si prenda le responsabilità»
Mimmo Varone
Paroli: «Chi si oppone vuole il biglietto metrò a
1,90» Di Mezza: «Il piano 2004 era impraticabile, lo
sanno»
Lunedì
il Pd non voterà in Consiglio comunale l'addizionale Irpef dello
0.20 per cento. Vuol dire che «non voterà la copertura
delle spese del metrò - scandisce il sindaco Adriano Paroli -, e
il metrò resterà orfano di paternità».
Perchè «se dirà no lunedì non potrà
votare neanche il nuovo Piano finanziario della metropolitana il 26
luglio - incalza -: quella delibera non si potrà fare senza
questa». Di più, «noi ci assumiamo la
responsabilità politica dell'addizionale - aggiunge l'assessore
al Bilancio Fausto Di Mezza - per pagare un'opera non pagabile con il
Piano finanziario del centrosinistra, e lo sa bene anche il Pd che non
ha avuto nulla da obiettare ai dati dello squilibrio finanziario
fissato nel 2004 e fornito da Brescia Molilità».
SE
IL PD VUOLE «sfilarsi» dalla responsabilità di una
«tassa» che ai bresciani non farà certamente
piacere, e per ciò stesso lasciarsi la possibilità di
puntare l'indice contro un centrodestra che impone balzelli, la Loggia
incalza e minaccia di contestare quella «paternità»
del metrò finora accordata al centrosinistra. E lo manda a dire
a stretto giro, nello stesso giorno in cui i Democratici, con il loro
gruppo consiliare e l'ex sindaco Corsini, annunciano pubblicamente la
decisione. Sono le prime mosse di una guerra che infuocherà
l'estate cittadina.
Paroli
rivendica la «scelta giusta». E al Pd ricorda che
«poichè l'addizionale servirà esattamente a
mantenere il biglietto del metrò a 1,20 euro rispetto all'1,90
previsto dal Piano 2004, chi si opporrà voterà proprio
per portarlo a 1,90». Altre soluzioni per il sindaco non
esistono. «Senza il metrò non avremmo mai adottato
l'addizionale Irpef - dice -, che passerà come addizionale
Paroli mentre si continuerà a dire metropolitana Corsini».
E tuttavia si prende subito una rivincita. «se i cittadini
bresciani sono chiamati a pagare una parte dell'opera, mi auguro di
poterli risarcire il prima possibile con uno sconto sul biglietto,
esattamente come abbiamo appena fatto con i parcheggi sulle strisce
blu».
Ma
è Di Mezza, conti alla mano, a contestare le argomentazioni
dell'opposizione Pd. «Che si tratti di una tassa sul metrò
- dice - è dimostrato dalla delibera che convoglia tutti i fondi
al pagamento del debito, tant'è che il Bilancio di previsione
prevede la copertura di tutti i pagamenti previsti». Il fatto
è che «non potendo proporre una tassa di scopo a causa
dell'importo troppo elevato - sottolinea -, abbiamo dovuto trasformarla
in addizionale, e dire che non è così è un
tentativo goffo e mal riuscito». A dirla tutta, per Di Mezza il
Pd e Corsini «dovrebbero chiedere scusa alla città per
quel Piano finanziario 2004 che prevedeva un improponibile biglietto a
1,90 euro e non considerava l'indebitamento nella sua interezza».
Anzi, ora che arriva il momento delle decisioni non facili
«decidono di non assumersi alcuna responsabilità, e
fuggono nel momento in cui le rate dei mutui cominciano ad arrivare a
scadenza».
Di
Mezza si sente lasciato da Corsini con il cerino in mano, insomma,
«esattamente come ha fatto quando ha abolito l'Ici a poche
settimane dalla fine del suo mandato e senza prevedere alcuna copertura
in Bilancio». Ma l'accusa più pesante arriva quando
l'assessore si dice convinto che «chi ha steso quel Piano
finanziario, sette anni fa, sapeva benissimo che non era
praticabile». Lo sapeva, e lo ha varato ugualmente. Dunque,
«ci ripensino, e facciano una scelta seria». È un
appello che difficilmente verrà raccolto.
L'AFFONDO. Vicina una rottura definitiva con la maggioranza del consigliere del Gruppo Misto
Anche Recupero in dissenso: «In consiglio non voterò»
Continuano
le prese di posizione di Luigi Recupero, oggi Gruppo Misto, in dissenso
con la giunta. In una nota Recupero annuncia che lunedì non
voterà l'introduzione dell'addizionale sull'Irpef in consiglio
comunale.
«La
responsabilità del debito ad oggi esistente è da
attribuire esclusivamente al centrosinistra che non solo ha voluto
ostinatamente la metropolitana, incurante dell'espressa
contrarietà all'opera manifestata dai cittadini bresciani, ma
non si è nemmeno premurata di prevedere e provvedere per tempo
al reperimento delle risorse necessarie a far fronte ai costi
dell'opera stessa - premette -. A meno che il centrosinistra attuale
non voglia negare ogni collegamento ed eredità con quello
“corsiniano” non credo che possa ergersi a paladino dei
bresciani dopo essere stato la causa del problema che oggi la
città deve affrontare».
Tuttavia
si chiede se «dopo essere stati gabbati dal centrosinistra»
ora debbano essere «gabbati dal centrodestra».
L'addizionale Irpef dimostra che «dopo le diatribe politiche a
pagare è sempre la gente comune».
RECUPERO
DICHIARA perciò «apertamente che non voterà a
favore della stessa in consiglio comunale», se anche
«questo dovesse significare il mio allontanamento definitivo
dalla maggioranza; non me la sento di avvallare un provvedimento che
è l'esatto opposto di quel principio che il centro destra ha
sempre espresso in ogni campagna elettorale: “non mettere le mani
nelle tasche dei cittadini"».
Delle
altre proposte alternative annuncia che parlerà in consiglio. Ma
«crede che la città abbia bisogno di un nuovo
“quadro di riferimento”, composto da forze politiche che
dialoghino tra di loro e che non facciano pesare sui cittadini gli
effetti del proprio “muro contro muro"».NA.DA.
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Giornale di Brescia 24 giugno 2011
Cedono i freni, bus finisce nel parco
Un
guasto all'impianto dei freni, questa probabilmente la ragione per cui
un autobus della linea 3, da piazzale Bernini dov'è il
capolinea, è finito nel giardino sottostante, dopo che l'autista
era sceso dal mezzo per sgranchirsi le gambe. Il bus è stato
fermato da un mandorlo. Sul posto i carabinieri, i vigili del fuoco e i
tecnici di Brescia Trasporti con anche il presidente dell'azienda,
Andrea Gervasi, che ha seguito le operazioni di recupero durate circa
tre ore. Nessuno è rimasto ferito.
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Bresciaoggi 24 giugno 2011
AL CAPOLINEA. Non c'erano passeggeri a bordo, abbattuto un albero
E in via Bernini un bus fermo finisce nella scarpata
Un
prato danneggiato e un albero sradicato: sono le uniche
«vittime» del singolare incidente capitato a un autobus
della linea 3. Il bus è uscito di strada in via Bernini. Erano
le 11.30 e il bus era fermo in via Bernini, al capolinea della linea 3,
Bornata-Mandolossa.
Il
conducente era sceso dal mezzo, il bus era parcheggiato nello spazio
apposito, con le porte aperte. Di colpo, forse a causa di una rottura
dell'impianto idraulico, l'autobus si è messo in movimento. Il
mezzo aveva le ruote girate verso la scarpatina a ridosso della sosta e
ha imboccato il prato: acquistando velocità, è sceso per
una ventina di metri, seguendo l'invito del declino, per poi fermarsi
contro un albero.
La
pianta ha retto per un po' il peso del mezzo, ma poi ha ceduto,
piegandosi nel terreno. Il bus è stato recuperato dai vigili del
fuoco. Sul posto anche i carabinieri di Brescia.W.P
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Giornale di Brescia 24 giugno 2011
Addizionale Irpef, non c'è sgravio ai redditi più bassi
In Commissione il silenzio e il voto contrario del Pd
Pdl: operazione necessaria per colmare il buco del metrò
nNessuna
no tax area. Perché «a tutelare i cittadini in
difficoltà è già il metodo in vigore». Il
che significa che a non pagare l'addizionale (che la Loggia per
quest'anno ha introdotto per la prima volta con un'aliquota dello 0,20%
per coprire il «buco economico del Metrobus») saranno solo
i cittadini già oggi esenti dal versamento dell'Irpef. Per il
2012, invece, quando l'aliquota è destinata al raddoppio (ovvero
allo 0,40%) la questione potrebbe tornare sul tavolo degli
amministratori locali: l'idea - per il momento ancora tutta al
condizionale e da discutere - guarda a un possibile sgravio a tutela
delle «fasce deboli» (fino a un reddito massimo pari a
15mila euro).
A
riaprire il tema è stata l'audizione dell'assessore al
Patrimonio, Fausto Di Mezza, in Commissione bilancio. Un vertice che -
salvo qualche domanda «di approfondimento» posta dai
consiglieri di maggioranza - è stata caratterizzata dal silenzio
tombale del Partito democratico, che chiamato al voto ha espresso il
solo parere contrario, riservandosi di entrare nel merito della
bocciatura espressa nel corso del dibattito previsto nel Consiglio
comunale di lunedì.
La
Loggia, intanto, porta a casa il risultato sperato: con la manovra
firmata Di Mezza infatti il biglietto del Metrobus può restare
«bloccato» a 1,20 euro e Brescia Mobilità diventare
autonoma. «Tutto passerà attraverso lo scorporo della
controllata - ha spiegato l'assessore -: da un lato ci sarà la
società di gestione, dall'altro quella patrimoniale al 100%
proprietaria di reti e infrastrutture». Una mossa che - secondo
sindaco e assessori - «serve in primis ad evitare ai bresciani un
biglietto del metrò a 1,90 euro peraltro irrispettoso dei limiti
imposti dalla normativa regionale». E poi - attraverso l'acquisto
della quota della controllata oggi in capo ad A2A - «forti
agevolazioni fiscali». A questo, si affianca il piano illustrato
nei giorni scorsi: il Comune si accolla i 200 milioni di euro di mutuo
derivato dal metrò (la rata trentennale è di circa 13,2
milioni di euro, esattamente la cifra che incasserà dal 2012
quando l'aliquota dell'addizionale salirà allo 0,40%) e per
ottenere il pareggio finanziario Brescia Mobilità verrà
ricapitalizzata dal punto di vista patrimoniale (35 milioni attraverso
la cessione dei parcheggi, 25 milioni con la valorizzazione delle aree
che sarà inserita nel nuovo Pgt).
«Così
facendo riusciamo ad anestetizzare in toto il debito della
società e a pagare il conto metropolitano» ha ribadito Di
Mezza. Poi, l'affondo e insieme l'appello a tutte le diverse compagini
politiche: «Sono due le operazioni corali che la politica
bresciana dovrà compiere: ottenere gli 80 milioni promessi dal
Cipe ma mai incassati e comunicare un messaggio univoco alla
città di qui al 2012. Un messaggio che inviti i bresciani
all'utilizzo del Metrobus». Per la Loggia insomma
all'introduzione dell'imposta «non c'era alternativa».
Perché - ha ribadito l'assessore della partita - «certo si
potevano incipriare i conti ancora per altri due anni, ma sapendo di
posticipare un problema e un buco che non avrebbe fatto altro che
peggiorare». Del resto, l'sos fondi per il nodo metrò era
stato uno dei primi gridi d'allarme lanciati dal titolare del
Patrimonio: «La politica ha il compito e il dovere di agire con
senso di responsabilità e con lungimiranza, risolvendo le
problematiche e non nascondendole o posticipandole così da
lasciarle in eredità. E questo a volte comporta purtroppo anche
qualche scelta impopolare su cui, ripeto, devono prevalere il senso di
responsabilità e una visione lungimirante. Perché i
numeri e i bilanci non sono un'opinione». Soddisfatto Angelo
Piovanelli (Pdl), che ha voluto rimarcare come «il discorso e il
ragionamento messo in atto dalla Giunta siano lucidi a fronte di una
situazione difficile e oggettiva». Per il resto, anche tra i
consiglieri di maggioranza, bocche cucite. Ma a spiccare maggiormente -
insieme al silenzio stampa dei democratici - è stato anche il
«no comment» della Lega Nord, che pure si esprimerà
nel confronto - che si annuncia infuocato e tagliente - previsto
lunedì in Loggia.
Intanto,
resta il punto fermo sul provvedimento per il 2011: insieme all'arrivo
dell'addizionale Irpef, non sono previsti sgravi di alcun tipo, come
chiesto a gran voce dai sindacati. Perché - hanno chiarito i
tecnici del Settore - «l'Irpef è quella che si dice
un'imposta progressiva: più diminuisce il reddito, meno si
paga».
Nuri Fatolahzadeh
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Giornale di Brescia 23 giugno 2011
Addizionale Irpef il dibattito politico si infiamma
Farina (Pdl): «Si poteva vendere A2A»
Pd: «La Loggia pensi ai cittadini»
La
nuova imposta Irpef collegata alla copertura del buco della
metropolitana fa discutere il mondo politico bresciano. L'opposizione
critica aspramente la decisione, così come i sindacati, mentre
nella maggioranza si registrano alcuni distinguo. Ma andando con
ordine, sceglie di non commentare, per ora, il sindaco Adriano Paroli,
che fa sapere che dirà la sua in occasione del Consiglio
comunale di lunedì prossimo. Anche la Lega Nord sceglie la via
del no comment, il vicesindaco Fabio Rolfi chiarisce che l'intero
impianto economico-finanziario della metropolitana e la conseguente
decisione di introdurre l'addizionale Irpef comunale allo 0,20%
quest'anno e allo 0,40% dal 2012 è stata spiegata ottimamente
dall'assessore al Bilancio Fausto Di Mezza.
Certo
anche nella maggioranza serpeggia comunque un po' di preoccupazione per
l'introduzione di una nuova imposta che potrebbe avere un peso politico
sul consenso. Achille Farina, capogruppo del Pdl in Loggia, sottolinea
che «lui appoggia totalmente le scelte del suo sindaco», ma
poi precisa «questo è il risultato di un tabù sulla
questione di A2A che dovrà essere risolto». Farina avanza
così un'ipotesi che potrebbe aprire un nuovo fronte all'interno
della stessa maggioranza: «Si tratta di una società che
risponde a logiche di mercato non è più nostra e mi
chiedo anche nei prossimi anni come faremo a rimanere all'interno dei
parametri del Patto di stabilità. Saremo sempre col fiato corto
ed è ora che si apra un dibattito anche sull'eventuale vendita
delle nostre quote nella partecipata».
E
Andrea Bonetti capogruppo dell'Unione di Centro precisa:
«Indubbiamente in un momento di difficoltà economica per
la città sarà qualcosa che darà fastidio, ma il
nostro è un segno di responsabilità nei confronti dei
cittadini per la realizzazione di una grande opera come la
metropolitana leggera» e a questo punto, come già aveva
fatto l'assessore Di Mezza, invita l'opposizione al senso di
responsabilità.
Intanto
l'opposizione boccia senza appello la decisione della Giunta e se da un
lato con Sel annuncia battaglia dentro e fuori la Loggia, il segretario
provinciale del Pd, Pietro Bisinella attacca la maggioranza. Anche
Bisinella, da amministratore e sindaco di Leno, si è trovato
costretto ad introdurre l'addizionale Irpef, ma non esprime nessun
sentimento simpatetico nei confronti di Paroli. «Tutti i comuni
del Bresciano ormai possono introdurre l'addizionale visto che si sono
visti tagliare i trasferimenti. Tutti tranne Brescia che ha A2A e
probabilmente ha sperperato un sacco di soldi. Invece di lanciarsi in
proclami roboanti e privi di senso la Giunta di Brescia dovrebbe
preoccuparsi dei problemi della gente. Non è più tempo
per le grandi opere». Anche Futuro e libertà per l'Italia
critica l'addizionale: «L'amministrazione comunale - dice Luca
Feroldi - cerchi altrove le risorse ed anzi adotti meccanismi virtuosi
che alleggeriscano il peso fiscale per i lavoratori e le famiglie
bresciane. Intanto i vendoliani di Sel, con Mirko Lombardi e il
capogruppo in Loggia, Donatella Albini, contestano una politica
comunale che disincentiva la mobilità sostenibile con sconti del
50% sui parcheggi e scelte urbanistiche che penalizzano la
metropolitana come la sede decentrata fuori asse rispetto alla metro o
l'abbattimento delle torri. «A questo si aggiunge l'introduzione
dell'Irpef - dice Lombardi - che impoverisce di fatto i cittadini che
già sono in difficoltà» Dopo Cgil e Uil ieri
è toccato alla Cisl intervenire sull'addizionale definito
«frutto velenoso del federalismo municipale».
Carlo Muzzi
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Bresciaoggi 23 giugno 2011
IL CASO. Prime reazioni alla proposta di un'addizionale che dovrebbe coprire i costi del metrò
Irpef, si scatena la protesta
Sel, Cgil e Cisl dicono «no»
Manuel Venturi
«Avevano promesso con il federalismo più risorse per gli Enti Locali, invece aumentano solo le tasse»
«L'addizionale
Irpef per finanziare il metrò? Tipico di una giunta
contraddittoria, improvvisatrice, dannosa per la città».
Mirko Lombardi, coordinatore provinciale di Sinistra, ecologia e
libertà, non usa mezzi termini per definire la decisione presa
dalla giunta Paroli, ricordando che «questa misura fiscale deve
essere utilizzata per interesse sociale, e non per coprire un buco di
bilancio: è una cosa folle». Sel punta il dito contro le
scelte dell'attuale maggioranza della Loggia, che giudica arretrata ed
incapace nel governo della città: «Serve una politica di
bilancio seria: non si può dimezzare il costo del parcheggio per
tutti i residenti (misura che riduce sensibilmente gli introiti nelle
casse comunali) e la settimana successiva varare l'addizionale Irpef
per pagare il mutuo della metropolitana. Se il Comune ha meno fondi
è anche colpa del minore gettito derivante dal federalismo
fiscale, e bisogna trovare nuovi modalità di sostegno alle casse
pubbliche, pensando per esempio ad alcune dismissioni e cessioni di
edifici pubblici». Inoltre, aggiunge Lombardi, serve una politica
di sostegno della metropolitana, mentre «creare nuovi parcheggi
in centro e spostare gli uffici comunali lontani dal percorso del
metrò non giova».
«Quella
dell'addizionale Irpef è davvero l'unica scelta possibile? - si
chiede Donatella Albini, capogruppo di "La sinistra l'Arcobaleno" in
Loggia, che continua -. L'addizionale passerà dallo 0,20 allo
0,40 per cento già l'anno prossimo, e come sempre si pesca nelle
tasche dei più deboli. Come farà il Comune a finanziare
le altre grandi opere annunciate, come la Sede unica, il parcheggio
sotto il Castello o il cubo bianco? I cittadini devono aprire gli
occhi, e noi faremo un'opposizione evidente».
«La
giunta non ha un'idea di città, i suoi lasciti saranno
pesantissimi - conclude Lombardi -. Invece dovrebbe guardare al
benessere dei cittadini: la piazza Loggia piena di biciclette di
martedì è un segnale del fatto che i bresciani vogliono
una mobilità a misura d'uomo, non automobili e parcheggi.
L'addizionale Irpef ha un utilizzo sbagliato per coprire un deficit che
questa giunta tende a dilatare per scelte contraddittorie sulla
mobilità».
POLEMICA
anche la Cgil: «Il governo federalista che prima ha tolto l'Ici
sulle case di lusso e poi ha tagliato i trasferimenti agli enti locali,
si applica ora a Brescia con l'introduzione dell'addizionale locale
Irpef. Che, secondo quanto annunciato dallo stesso assessore Fausto Di
Mezza, farà entrare nelle casse comunali 13 milioni di euro
all'anno. Sono, è bene sottolinearlo, 13 milioni di tasse in
più che i cittadini bresciani dovranno accollarsi. Poco
convincente l'idea di chiamarla tassa di scopo per il metrobus, quasi a
voler prendere le distanze dal provvedimento da loro stessi deciso. Non
è così: è una tassa comunque, introdotta
dall'Amministrazione Pdl-Lega-Udc, e che andrà a colpire e
pesare soprattutto su decine di migliaia di famiglie già in
forti difficoltà per la crisi economica e per redditi da lavoro
o pensione fermi da troppo tempo».
Rincara
la Cisl: «Avevano promesso che col federalismo sarebbero arrivate
più risorse per gli Enti Locali, che i cittadini avrebbero
pagato di meno per i servizi, che i Comuni più virtuosi
sarebbero stati premiati concedendo loro più autonomia di
bilancio. Di fatto stiamo assistendo a meno trasferimenti dallo Stato
agli Enti Locali e al ricorso, sempre più frequente,
all'imposizione dell'addizionale Irpef da parte di Comuni fino ad ora
esenti e l'aumento della percentuale per i Comuni che già
l'applicavano. Intanto persistono i vincoli imposti dal patto di
stabilità che impediscono anche ai Comuni virtuosi di utilizzare
le risorse disponibili e c'è la tendenza sempre più
diffusa a richiedere ai cittadini una maggiore compartecipazione alla
spesa per i servizi. la Cisl di Brescia e la Federazione Pensionati
Cisl esprimono con forza il loro dissenso». Promette battaglia
anche il Partito Democratico, che annuncia per domani la convocazione
di una conferenza stampa.
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Giornale di Brescia 23 giugno 2011
Bici, la protesta resta sulla sella: altri 400 in corteo
Dopo il bike mob di martedì scorso ieri nuova biciclettata per la città
La
voce di centinaia di campanelli ricorda il canto delle cicale d'estate.
Stagione che, nel solco di una nuova sensibilità, sta riportando
le biciclette per le strade della nostra città. Sono stati i
cittadini i veri protagonisti dell'azione di critical mass autonoma
contro l'«ordinanza bloccabici», organizzata nel tardo
pomeriggio di ieri, partita da Largo Formentone, proprio vicino al
presidio dei migranti.
Certo,
supportati da associazioni ambientaliste e comitati cittadini che nei
giorni scorsi hanno promosso la biciclettata itinerante tramite
volantini e social network. Ma alla protesta di ieri, in sella alla
fedele due ruote, si sono presentati ciclisti e cicliste bresciani a
centinaia. «Percorriamo la città senza far rumore e senza
inquinamento per ricordare a questa Giunta che si può
amministrare non solo penalizzando, ma anche facilitando». Dopo
le parole di Maurizio Bresciani del Comitato per la Saluta, la
Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico - rafforzate dagli
appelli di Isaac Scaramella di Legambiente e Laura Venturi di Ecodem -
che hanno ufficializzato il via, il lungo «milleruote» ha
finalmente preso corpo.
Più
di 400 le biciclette - superando di gran lunga le 115 conferme arrivate
sulla pagina Facebook dell'evento - che, con la rincorsa di un doppio
giro in piazza Loggia, hanno poi transitato per le zone interessate
dalle limitazione del provvedimento. Quindi portici X giornate e corso
Zanardelli, davanti alle rastrelliere, proseguendo poi per corso
Magenta, piazza Arnaldo, via Spalto San Marco, via Vittorio Emanuele
fino in piazza della Repubblica e piazzale della Stazione, altra area
«off limits» per il parcheggio dei mezzi a pedali. Un
serpentone senza bandiere colorato esclusivamente dalle fantasie
cromatiche dei telai - che ha invaso le arterie del centro bloccando
per qualche minuto il traffico del rientro serale - parcheggiato ai
pali dello spiazzo antistante la stazione. «Bici libere»,
recita qualche bandierina attaccata al portapacchi, «No
all'ordinanza colpiscibici, sì a Brescia ciclabile»,
«Rimozione vergogna» riportano alcuni cartelli appesi ai
manubri. «Ladri di biciclette»; c'è chi, con un
tocco d'ironia e qualche rudimento di fotoritocco sulla locandina del
capolavoro cinematografico di Vittorio De Sica ha sostituito i volti
scontornati di Rolfi e Paroli. «Le biciclette appartengono al
patrimonio di questa città - spiega Bresciani, alla testa del
corteo - la nostra è una protesta civile nei confronti delle
scelte di una giunta che si comportava invece in maniera
incivile». Si ricomincia a pedalare al ritmo dei fischietti e
delle trombe prima di riparti in direzione via dei Mille, via
Calatafimi, via Porta Pile, continuando poi per via Marsala. Un
percorso del tutto improvvisato che ha dato filo da torcere - senza
però causare particolari disagi - agli uomini delle forze
dell'ordine. Prima di tagliare il «traguardo» del presidio,
un'ultima decina di giri in piazza Loggia, quasi a voler ribadire
un'esigenza manifesta della città, un bisogno di scelte efficaci
e concrete nell'ottica delle decisioni prese nei modi e tempi adeguati.
«Anche le biciclette a Brescia sono clandestine - conclude
Bresciani - noi le vogliamo far emergere perché la città
resti civile». Si spengono i megafoni ma la protesta non scende
ancora di sella.
Alessandro Carboni

LE VOCI DAI PEDALI
«Più sensibilità per una città più europea»
Le
voci della protesta si sollevano proprio dalle staffe delle due ruote,
nei commenti raccolti qua e là tra i partecipanti di ieri.
«L'ordinanza è troppo severa - spiega Alberto, unitosi al
corteo itinerante con altri due amici "ciclo amatori" -. Si spera che
manifestazioni di questo tipo possano sensibilizzare le scelte degli
amministratori, le abitudini dei cittadini e i comportamenti degli
utenti della strada». Necessaria quindi «una nuova
attenzione alla cultura della mobilità sostenibile, visto che si
parla tanto di Brescia città europea».
«Il
provvedimento è un vero schifo - non avendo la macchina uso la
bicicletta, è il mezzo che uso per muovermi tutti i giorni -
rincara Cinzia, in bici in Largo Formentone accompagnata dal figlio -.
Prima di imporre certe limitazioni andrebbero offerte e messe in regola
le strutture ciclabili, quali le piste, spesso disastrate, e le
rastrelliere, per adesso ancora insufficienti». «Il bike
mob e la biciclettata di questi giorni - aggiunge Francesco, residente
in pieno centro storico - sono la chiara dimostrazione di quanto la
bicicletta stia tornando di fondamentale importanza per i
bresciani».
Castelletti: «La Giunta ritiri l'ordinanza colpiscibici»
Laura Castelletti all'attacco per i diritti dei ciclisti e all'indomani
della mobilitazione di Piazza Loggia. «Tantissimi bresciani hanno
deciso di partecipare al bike mob "biciscatenate" - dice la Castelletti
- per esprimere concretamente la loro opposizione all'ordinanza
"colpiscibici" che, vicino alla stazione e in zona via X Giornate,
multa il parcheggio delle bici a pali e staccionate». Il successo
del bike mob, per la Castelletti, «è la dimostrazione che
i cittadini hanno preso in mano il destino di Brescia scegliendo una
città meno inquinata, rumorosa e trafficata. Un segnale
importante che la Giunta non può ignorare, deve prendere atto
della volontà dei cittadini e cambiar rotta».
L'ordinanza allontana Brescia dalle grandi città europee che
già da anni si battono contro i cambiamenti climatici, generati
anche dalle emissioni del traffico veicolare.
La leader di «Brescia per passione» ringrazia i «i
molti bresciani che hanno sfilato in Piazza Loggia con le loro bici
portatrici di messaggi favorevoli ad un miglioramento della
qualità cittadina, a quelli che hanno sostenuto l'iniziativa con
il loro passaparola, ai blogger che hanno scatenato il tam tam in rete,
e alle associazioni che hanno aderito». La rappresentante in
Consiglio comunale invita la Giunta al buonsenso «stimolando e
incentivando all'uso della bicicletta, prima di sanzionare; assicurare
loro un servizio prima di mettere i bastoni fra le ruote». Al
contempo la Castelletti auspica un «nuovo ordine urbano che possa
rendere più vivibile e bella la città, e che tenda sempre
più verso l'ecosostenibilità».
Infine l'ultimo auspicio è che il documento
«Inquadramento, analisi e prospettive della mobilità
ciclabile» dell'Amministrazione «venga subito condiviso coi
cittadini».
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Giornale di Brescia 22 giugno 2011
Irpef? Serve per il «buco» del metrò
La Loggia si accolla 200 milioni di debiti e conta sulla «comprensione»
dei cittadini. Brescia Mobilità scorporata in due società: gestione e patrimoniale
La
Loggia lancia un piano salva metro. Un percorso che si sviluppa a
livello operativo in due passaggi, ma che a livello politico potrebbe
aprire scenari difficili da decifrare oggi, ma i cui esiti si vedranno
solo nel 2013, quando gli elettori bresciani saranno chiamati alle urne.
L'Amministrazione
comunale ha annunciato ieri che si accollerà 200 milioni di
indebitamento di Brescia Mobilità, che saranno pagati con
quell'addizionale Irpef comunale che quest'anno sarà introdotta
con un'aliquota dello 0,20%, ma che già a partire dal 2012
raddoppierà. Contemporaneamente Brescia Mobilità
sarà scorporata: con una società di gestione ed una
società patrimoniale. L'intera operazione permetterà
secondo l'assessore al Bilancio Fausto Di Mezza di coprire ciò
che resta da pagare per la metropolitana leggera di Brescia.
L'introduzione
di una nuova tassa potrebbe però pesare sul consenso attorno
all'attuale maggioranza, Di Mezza ne è consapevole e si appella
al senso di responsabilità dell'opposizione e all'intelligenza
dei cittadini.
Una situazione finanziaria complicata
Si
annuncia una rivoluzione per ciò che riguarda l'intero impianto
economico-finanziario della metropolitana leggera. Conti alla mano,
l'assessore di Mezza ieri ha fornito il quadro complessivo dell'opera.
Il costo totale della metro è di 834 milioni, 513 sono
già stati coperti da Stato, Regione e Comune. Dei restanti 321
milioni, 220 dovrebbero essere pagati con il mutuo acceso alla Cassa
depositi e prestiti nel 2004 (che però sarebbe in carico a
Brescia Mobilità, ma che la società non può pagare
e di cui sono stati resi 20 milioni), ne restano 101 non coperti, a cui
si aggiungono altri 99 milioni per le riserve.
In
sostanza mancano all'appello 400 milioni di euro: una cifra
insostenibile per Brescia Mobilità che secondo l'assessore Di
Mezza «alla lunga potrebbe divorare, non solo la società,
l'intero sistema cittadino e mandarci gambe all'aria».
Il riassetto di Brescia Mobilità
La
Loggia ha così deciso di cambiare completamente strategia. Il
Comune si accollerà i 200 milioni di indebitamento che vanno
pagati con rate annuali fino al 2036 con rate da 13,2 milioni ad un
tasso del 4,34%.
Ed
è per questa ragione che viene introdotta l'addizionale Irpef
(nel 2011 allo 0,20% e dal 2012 allo 0,40%). Contemporaneamente Brescia
Mobilità verrà scorporata in due società: una
gestionale ed una patrimoniale che sarà proprietaria delle reti
e delle infrastrutture. Quest'ultima nuova società verrà
ricapitalizzata con l'accollo da parte del Comune dei 200 milioni, con
25 milioni ricavati dalla valorizzazione delle aree limitrofe alle
stazioni (un'operazione che sarà inserita nel nuovo Pgt) e 35
milioni attraverso la cessione di tutti i parcheggi alla società
di gestione. La società patrimoniale affitterà poi alla
società di gestione tutti gli impianti della metropolitana.
Ma
che benefici avrà tutta questa operazione sui 400 milioni di
indebitamento? Innanzitutto 200 saranno pagati come detto dal Comune,
altri 80 milioni sono previsti con lo stanziamento già previsto
dal Cipe, e 25 milioni dalla vendita delle aree. Rimangono 95 milioni
di euro abbondanti da coprire, questi saranno pagati attraverso un
nuovo mutuo che sarà acceso dalla nuova società
immobiliare che grazie alla ricapitalizzazione si troverà con un
patrimonio netto superiore ai 500 milioni ed un indebitamento azzerato
e potrà così rivolgersi alle banche. Le rate di questo
nuovo mutuo saranno pagate attraverso l'affitto per tutti gli impianti
che la società di gestione pagherà alla patrimoniale
annualmente. A sua volta l'affitto secondo i calcoli del Comune
sarà pagato dalla società di gestione, grazie agli
introiti provenienti dai parcheggi e dai biglietti.
L'intera
operazione sarà discussa nel Consiglio comunale del 26 di
luglio, mentre già lunedì prossimo (dopo un passaggio
domani in Commissione bilancio) la Loggia varerà l'introduzione
dell'addizionale Irpef, vera e propria architrave di tutta l'operazione
di scorporo di Brescia Mobilità.
Una nuova tassa comunale
Per
quanto riguarda la nuova imposta, Di Mezza e il direttore generale
Triboldi hanno voluto definirla «una sorta di tassa di
scopo» che serve ad anestetizzare quei 200 milioni che non
avrebbe potuto sostenere l'attuale controllata. Per quest'anno
l'aliquota sarà fissata allo 0,20% e garantirà un incasso
di 6 milioni di euro, ma con il raddoppio, a partire dal 2012, allo
0,40% dovrebbe garantire un incasso di 13.2 milioni che corrisponde
esattamente alla rata che fino al 2036 deve essere pagata alla Cassa
depositi e prestiti.
L'assessore
al Bilancio chiarisce innanzitutto che «il bilancio del Comune di
Brescia è a posto e non saremmo stati costretti ad introdurre
l'addizionale se il piano finanziario della metropolitana leggera non
avesse fatto acqua da tutte le parti». Di Mezza pur precisando di
non voler far polemica con la passata amministrazione ricorda che
«i presupposti erano completamente sbagliati con il biglietto
fissato a 1,90 ed un numero di passeggeri previsto di 50
milioni». Se sul numero di passeggeri Di Mezza è
possibilista («vedremo ce lo auguriamo»), sul prezzo del
biglietto è categorico: «Non si può perché
lo impediva la legge regionale nel 2004 e non lo prevede nemmeno
oggi».
Resta
però aperta la portata politica della nuova tassa che i
cittadini di Brescia dovranno pagare. Un qualcosa che rischia di pesare
sull'immagine della Giunta, Di Mezza lo riconosce e per questo chiede
«all'opposizione un atteggiamento responsabile se vuole prendersi
una parte di merito sulla Metropolitana». Poi si rivolge ai
cittadini: «La nostra è una scelta di
responsabilità e credo che i bresciani lo capiranno. Grazie alle
nostre scelte l'opera sarà costruita in tempi certi».
Basterà a convincere gli elettori?
Carlo Muzzi
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Bresciaoggi 22 giugno 2011
I CONTI DELLA LOGGIA . La strategia della Giunta sullo stato patrimoniale dell'opera dopo il via libera all'addizionale
Metrobus, l'Irpef paga i debiti
E Brescia Mobilità raddoppia
Eugenio Barboglio
L'assessore Di Mezza ha illustrato il nuovo piano finanziario:
«Quello di Corsini rischiava di portare la controllata alla
bancarotta»
Una
«tassa di scopo», questa è l'addizionale Irpef a
Brescia. «Non un'addizionale sul reddito come quella applicata in
tante altre città (Brescia era una delle tre a non averla ndr),
ma una tassa strumentale per pagare i costi del metrobus». Con
queste parole l'assessore al Bilancio Fausto Di Mezza ha presentato
(affiancato dal direttore generale Alessandro Triboldi) l'operazione
addizionale Irpef, all'indomani della delibera di giunta che la
istituisce.
Il
nesso tra tassa e metropolitana non è qualcosa che fa caso a
sè, ma si inscrive in una manovra più ampia che
andrà in Consiglio comunale a fine luglio (la delibera invece vi
approderà lunedì 27 giugno). Si tratta del nuovo Piano
economico-finanziario del metrobus, congegnato per risolvere in via
definitiva i problemi che, secondo la nuova amministrazione, sono stati
provocati dal primo, quello del 2004. «Brescia Mobilità
sarebbe diventata un mostro di debito fino a mangiarsi la
città», è lo scenario rappresentato da Di Mezza con
un'immagine horror. L'esito inevitabile, secondo lui, di un piano
«scriteriato» come quello che assistette il lancio della
metrobus. E nel rischio default della controllata, l'assessore legge le
colpe della Giunta Corsini, con la quale premette però di non
voler fare polemica.
L'OPERAZIONE
che verrà messa in campo da luglio questo collasso è
volta ad evitarlo, ridando a Brescia Mobilità la solidità
così «profondamente incrinata» dai conti del Piano
del 2004. Finendo col liberarla dal cappio del mutuo acceso con la
Cassa depositi e prestiti. Un debito da 13,2 milioni di rata all'anno
«per la quale non era prevista copertura». E contando di
portarla alla fine ad un deficit di una cinquantina di milioni
«assolutamente sostenibile», sottolinea Di Mezza. «Il
centrosinistra non perde occasione di ricordare - chiosa - che il
Comune non aveva debiti, dimenticando però che li aveva spostati
sulla controllata».
La
chiave di volta del Piano è una sorta di spin off: Brescia
Mobilità verrà scorporata e nasceranno due
società, una patrimoniale (proprietaria di reti e
infrastrutture) e una di gestione. La nuova realtà sarà
ricapitalizzata attraverso conferimenti immobiliari (parcheggi ad
esempio) e l'accollo da parte del Comune dei famosi 200milioni di
debito con la Cassa depositi e prestiti.
Ed
è qui che entra in scena l'addizionale Irpef. Che servirà
appunto a coprire la rata passata in carico alla Loggia. Una tassa di
scopo a tutti gli effetti dunque, «pro metrobus» come
specifica esplicitamente la stessa delibera. L'addizionale darà
copertura pressochè completa: infatti se il primo anno, il 2011,
sarà di 0,20% dal 2012 raddoppierà a 0,40% facendo
incassare ogni anno al Comune tra i 12 e i 14 milioni di euro, giusto
l'equivalente delle rate del prestito imputate alla gestione.
Presumibilmente - stima Di Mezza - per i prossimi 30 anni. Il Comune
intanto - che peraltro ha già chiuso la questione delle riserve,
abbattendole, grazie ad un accordo con Ati, da 560 milioni a 99,7 di
cui 62 da versare in autunno - avrà fatto altrettanto con
Brescia Mobilità.
Lo
scorporo, la ricapitalizzazione, l'accollo: sono le mosse grazie alle
quali la società presieduta da Valerio Prignachi potrà
ripresentarsi infine alle banche «vergine» del debito
pregresso, e riaccendere mutui. Alla fine l'esecuzione del nuovo Piano
finanziario conta di portare la spa di piazza Padre Pio ad un debito
residuale di circa 50 milioni di euro. In virtù anche del canone
di affitto che verserà la società di gestione
alla«sorella» patrimoniale e del contributo di 80 milioni
del Cipe. «Certo lo si poteva fare anche con le alienazioni -
ammette Di Mezza -, vendendo gioielli di famiglia come le quote di A2A
o la Centrale del Latte. Ma così facendo non avremmo operato
nulla di strutturale e in compenso avremmo depauperato il patrimonio
del Comune».
VERSO
L'AULA. Lunedì prossimo la delibera all'ordine del giorno.
L'assessore: «Tassa necessaria, anche il Pd la voti»
Ma in Consiglio si annuncia battaglia
Recupero del gruppo Misto orientato a votare contro Cgil e Uil: «Per fare cassa meglio la lotta all'evasione»
La
nuova tassa e il nuovo piano del metrobus: un'unica operazione.
È quello che l'assessore Di Mezza ha spiegato lunedì agli
assessori, al sindaco, al vice, ai consiglieri. Che mettere le mani
nelle tasche dei bresciani era «il male minore». E che
così si sarebbe «risolto strutturalmente» il baco
economico del metrobus («il grande debito che Corsini ha lasciato
alla città», ricorda il consigliere Pdl, Roberto Toffoli).
Ma per mettere tutti d'accordo ce ne è voluta. Qualcuno nel Pdl
ha insistito che era meglio vendere le quote nelle società
partecipate, probabilmente timoroso di ripercussioni sul consenso degli
elettori.
«Se
il Pd vuole avere ancora la paternità dell'opera non può
votare contro l'addizionale che serve a pagarla», dirà poi
Di Mezza. La Lega Nord l'ha approvata, ma disposta a esporsi poco,
preferendo su questa partita restare coperta. Qualcun altro non si
è proprio convinto: Luigi Recupero del Gruppo Misto ha
annunciato che in consiglio comunale voterà contro alla
«tassa di scopo». Come probabilmente farà
l'opposizione nonostante l'appello dell'assessore. E pare che abbia
cominciato subito a mettere i bastoni tra le ruote: il presidente della
commissione bilancio Fabio Capra (Pd) si sarebbe rifiutato di convocare
la commissione giovedì, quando pareva che la Giunta non
provvedesse per delibera.
I
«NO» SONO arrivati anche dai sindacati. Lo Spi-Cgil ritiene
«questa mossa un ulteriore aumento delle tasse a carico di
pensionati e lavoratori dipendenti, e pertanto inaccettabile». E
si chiede se sia questo «il risultato del federalismo municipale
tanto decantato dal centrodestra e dalla Lega Nord»
Le
«pantere grigie» chiedono anche all'Amministrazione
«di mettere in campo tutte le misure per contrastare anche a
Brescia l'evasione fiscale e a battere altre strade per reperire
risorse, un'altra platea anziché pensionati e lavoro
dipendente».
Anche
la Uil si è espressa contro: «È una decisione
sbagliata - si legge in una nota - perchè ancora una volta per
risolvere problemi di bilancio si mettono le mani nelle tasche dei
cittadini». Per il sindacato di via Vantini «non è
accettabile che in un momento di grave crisi invece di rendere
più efficiente la macchina comunale e diminuire gli sprechi si
aumentino le tasse».
Secondo
il «Futuro e Libertà» bresciano l'introduzione
dell'addizionale Irpef «smaschera - nota il coordinatore Luca
Feroldi - il federalismo fiscale voluto dal governo Berlusconi-Bossi e
dimostra che porterà meno soldi nelle casse dei Comuni».
E.B.
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Giornale di Brescia 22 giugno 2011
Piazza Loggia, il popolo della bici c'è
In migliaia di tutte le età all'ombra del palazzo comunale per ribadire il no all'ordinanza
Nel clima di festa dagli «indignados» delle due ruote tutta la voglia di una città da pedalare
Bici
a perdita d'occhio. Così tante, tutte insieme, giusto alla
stazione capita di vederle. Ma a quella di Amsterdam. Piazza Loggia,
ieri sera, in pieno «bike mob», era il più
suggestivo dei velodromi urbani. Con non meno di un migliaio di due
ruote per una folla di pedalatori nostrani di ogni età. Bimbetti
che non arrivavano all'altezza della sella, issati sui seggiolini, e
signori dai capelli bianchi che sulla sella, la prima volta, ci sono
saliti decenni fa. Sportivi infilati in tutine sgargianti su bici da
corsa ultraleggere e pimpanti signore con abitino estivo armate di
olandesine. Una moltitudine di mountain e city bike, grazielle e pure
mezzi a pedali più stravaganti. Gente in giacca e cravatta,
studenti, giovani e pensionati, famiglie intere. Insomma, gli
«indignados» della bici sono apparsi come un popolo del
tutto eterogeneo, legato dalla voglia di pedalare e di esprimere -
proprio ai piedi del palazzo municipale - un no corale all'ordinanza
che vieta di lasciare le bici al di fuori degli spazi dedicati in zona
Stazione e in pieno centro. Obiettivo del «bike mob»
lanciato meno di una settimana fa da «Brescia per passione»
e rimbalzato tra blog, Facebook, giornali e passaparola.
Fino
a lì, fino a quella piazza Loggia in cui slogan e cartelli ieri
strappavano il sorriso giocando la carta dell'ironia per rendere l'idea
ancora meglio: «Siamo scatenati», «Bici in catene,
suv in libertà», «Tutti in bici siam felici».
E si potrebbe andare avanti parecchio.
Così,
quando alle 19 le bici erano già molte, la piazza risuonava di
campanelli trillati senza sosta. Poi la folla si è accesa, sulle
note dei Barabonzibonzibò, e si è tentato un carosello
pedalante, durato poco: fare un giro della piazza, vista la folla?
Un'impresa. Non ci ha provato neppure, il signor Roberto, 71 anni, che
sull'ordinanza è chiaro: «Non mi va mica a genio. Con le
bici io ho avuto problemi solo quando me le hanno rubate...». Un
quarto d'ora e dal risciò giallo di Brescia per passione ecco il
megafono: «Incateniamoci per scatenarci».
Così,
mano ai lucchetti, tutti hanno tentato di legare la propria bici alle
altre, e la Loggia è diventata un marmoreo parcheggio gigante,
sotto il cui porticato stavano a guardare quattro vigili appiedati. Tra
i legator cortesi, anche Damiano Galletti (Cgil): «Questo
dimostra che c'è voglia di mobilitarsi, dovrebbe far riflettere
tutti». E se erano tanti i politici del centrosinistra tra la
folla, in sella alla sua spicciola c'era pure don Fabio Corazzina:
«Siam qui a dire che questa città potrebbe anche dare
priorità alle bici, è una questione di
dignità». E così Marco Archetti, il giovane
scrittore che nel suo ultimo libro «Sabato, addio» racconta
proprio Brescia e il vicino Carmine. «Sono qui, benché a
piedi, con una considerazione malinconica, visto che per difendere i
propri diritti bisogna partire da quello minimo di avere una
bici».
E
se la gran folla è di cittadini, non manca chi è venuto
da fuori. Chi da Calvagese o Roncadelle, lo rivendica con orgoglio sul
web. Leonardo e Marco, invece sono arrivati da Chiari caricando le bici
sul treno: «Come Associazione Etnopolis abbiamo promosso delle
pedalate referendarie. Ora vorremmo farne di nuove proprio sulla
bici».
Inutile
dire che, contrari o favorevoli all'ordinanza della discordia, l'evento
di ieri è un fatto. Una dichiarazione d'esistenza del popolo
della bici che lascia un segno, e non solo sui social network
affollatisi ieri sera in un amen di foto scattate coi cellulari nella
piazza. Rimasta vuota solo a buio fatto.
Gianluca Gallinari
«Meglio controllare la sosta abusiva delle auto»
Il Pd della Circoscrizione Centro in una piazza del Foro piena di veicoli
Meglio
un controllo più accurato sulla sosta abusiva delle vetture che
la penalizzazione dei mezzi non inquinanti per eccellenza, le
biciclette. «Al problema l'Amministrazione comunale risponde
agevolando la sosta nel cuore della città, aprendo al traffico
veicolare, colpendo in modo significativo i lavoratori pendolari che
utilizzano la due ruote per recarsi in stazione». Il capogruppo
del Pd della Circoscrizione Centro Giuseppe Tognazzi, accompagnato dai
consiglieri Fabio Negrini, Giuseppe Montanti, Igor Penna, Laura Venturi
e Franco Gramano, punta il dito contro la recente ordinanza
dell'assessore Rolfi mettendo in fila le varie zone già
pedonalizzate che, di fatto, sono diventate un posteggio
indiscriminato. Lo fa da piazzetta del Foro, letteralmente occupata da
autovetture che occultano pure le rastrelliere per le bici.
«Rolfi
ha lanciato un rimprovero al centrosinistra - hanno ribadito i
consiglieri Pd della Centro - che, a suo dire, non avrebbe
pedonalizzato alcunché. Questa bellissima piazzetta, ammirata
anche dai visitatori della mostra in Santa Giulia, è deturpata
dai veicoli. E non si vede mai un agente di Polizia urbana che dia
sacrosante multe per chi parcheggia in zona pedonale».
Perché proprio piazza del Foro è stata vietata alle auto
dalla precedente Amministrazione di centrosinistra. «Come il
cortile di palazzo Broletto - proseguono i consiglieri - che è
stato oggetto di una nostra richiesta recepita tardivamente».
«Da
questa Giunta arriva un messaggio che pare schizofrenico - conclude
Negrini - perché è schizofrenia ergersi a paladino delle
pedonalizzazioni, come fa la Lega, dopo che per anni si sono aperte le
Ztl e si sono resi promiscui parcheggi destinati ai residenti».w.
n.
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Giornale di Brescia 21 giugno 2011
Addizionale Irpef in vigore già nel 2011
La nuova tassa sarà «operativa» già da quest’anno con un’aliquota dello 0,20%
La delibera approderà in Consiglio comunale lunedì. E nel 2012 si passerà allo 0,40%
Si
pagherà già con la dichiarazione dei redditi del 2011,
sulla base di un'aliquota pari allo 0,20%. Una percentuale che
riuscirà così a fare entrare nelle casse comunali oltre
sei milioni di euro, ma che con molta probabilità resterà
in vigore solo per quest'anno. Già dal 2012, infatti,
l'assessore al Bilancio di Palazzo Loggia, Fausto Di Mezza, sta
pensando al raddoppio. Il disco verde ufficiale su tempi, metodi e
ricavi dell'arrivo dell'addizionale Irpef è arrivato nella tarda
serata di ieri dall'intera maggioranza, dopo il consueto caminetto del
lunedì. Al centro, i criteri tecnici della nuova tassazione,
un'operazione che la Leonessa sperimenta per la prima volta in assoluto.
Dopo
un lungo confronto - sindaco e assessori ne parlano da mesi e gli
uffici tecnici hanno già elaborato la proiezione dei ricavi - la
scelta sembra dunque essere stata «inevitabile».
Perché a fronte di nuovi tagli statali, dei rigidi criteri
imposti agli enti locali dal Patto di stabilità e dei costi del
trasporto pubblico da affrontare (con i circa 8 milioni di euro di
gestione dell'intera rete pubblica e 99,7 milioni di euro da recuperare
per le riserve Metrobus) le alternative sul tavolo raccontano solo di
due altri scenari percorribili. Nuovi tagli (ai servizi a disposizione
dei cittadini, perché le spese correnti possono essere
finanziate solo attraverso entrate correnti), oppure l'alienazione del
patrimonio pubblico - mobiliare o immobiliare - per una cifra che
arrivi a sfiorare almeno i 250 milioni di euro.
La
tassa sarà di fatto «operativa» già da
quest'estate anche se - di fatto - le sue tracce si troveranno solo
nella dichiarazione dei redditi. Due le tappe che separano gli uffici
dal via operativo: la Commissione bilancio di giovedì e il
Consiglio comunale in agenda per lunedì 27, ultima fermata per
la nuova delibera, che diverrà così «immediatamente
eseguibile». Perché tutta questa fretta? Perché la
deroga concessa dal Ministero del tesoro permette ai Comuni di
presentare la domanda entro e non oltre il 30 giugno. Condizione
necessaria, questa, anche per pensare al raddoppio (e quindi allo
0,40%) dell'aliquota già in cantiere per il 2012. La tassa
ammonterà a 100 euro per chi ha un reddito pari ai 50mila euro e
al doppio (200 euro) se ne denuncia 100mila. Secondo le stime
effettuate, con un'aliquota dello 0,40%, la Loggia riuscirà, nel
2012, a mettere nel portafoglio oltre 12 milioni.
Nuri Fatolahzadeh
Nuovo mutuo da 100 milioni per Brescia Mobilità
Nella manovra dell’assessore Di Mezza anche il riassetto radicale della società controllata
L'assessore Fausto Di Mezza
A restare «scoperti» erano poi i 99,7 milioni di euro del
conto metropolitano, quello cioè derivato dall'accordo siglato
tra Associazione temporanea d'imprese e Comune sul nodo riserve. Un
tesoretto che la Loggia non ha e il cui peso ricadrà ancora
sulle spalle di Brescia Mobilità.
Sarà
infatti la controllata 100% Loggia ad affrontare l'accensione di un
nuovo mutuo per colmare le cifre che separano Brescia dal pagamento
totale dell'opera metropolitana.
In
questo modo, i 62 milioni di euro che - sempre secondo quanto sancito
all'interno dell'intesa siglata tra i due protagonisti -
l'Amministrazione dovrà versare all'Ati entro novembre non
andranno ad intaccare l'equilibrio di bilancio. Il mutuo sarà di
100 milioni di euro e servirà a coprire l'intero monte riserve
(99,7 milioni di euro).
Ma
la manovra approntata dall'assessore Fausto Di Mezza è
più ampia e articolata e racconta di un vero e proprio riassetto
societario, che vada da un lato a sgravare Brescia Mobilità e
che dall'altro permetterebbe al Comune un maggiore raggio d'azione.
Come? Scorporando la società di gestione da quella patrimoniale.
Un'operazione complessa e articolata, che si prevede già inclusa
all'interno della delibera al centro del Consiglio comunale di
lunedì 27. Dopo la quale si provvederà immediatamente
alla variazione necessaria sul bilancio 2011.
Tutto
per arrivare puntuali ad un altro - l'ultimo prima della pausa estiva -
appuntamento amministrativo sul fronte patrimonio: il nuovo piano
economico-finanziario del Metrobus.
Dopo
quello varato nel 2004, infatti, e a fronte delle numerose modifiche
approvate dalla Giunta Paroli - a partire dalle riserve fino alle opere
complementari, passando per i costi delle varianti progettuali interne
alle stazioni - entro il 31 luglio l'aula consigliare si troverà
a doversi esprimere su un nuovo prospetto.
I
punti cardine sono il costo del biglietto (che resterà bloccato
a 1,20 euro), il numero di passeggeri (stimato intorno ai 50mila), le
campagne di comunicazione da mettere in campo, ma anche l'ammortamento
dei diversi mutui e gli eventuali finanziamenti in arrivo da Stato e
Regione. n. f.
Dall'iter dell'accordo sulle riserve al «no» del Pd
La delibera firmata Di Mezza sarà discussa in Commissione
bilancio, sotto la guida del presidente Fabio Capra (Pd)
giovedì, prima di varcare la soglia dell'aula consigliare
lunedì 27.
Una decisione, quella di istituire per la prima volta in città
l'addizionale Irpef che non piace ai democratici. A partire dal
presidente Capra - che ha affermato nei giorni scorsi come, a suo
avviso, «esistono metodi diversi per recuperare fondi, a partire
da un diverso abaco degli investimenti» - fino al capogruppo
Emilio Del Bono. «È incredibile che nello stesso momento
in cui l'Anci annuncia che con il federalismo municipale Brescia
perderà 5,4 milioni di trasferimenti dallo Stato, la maggioranza
pensi di recuperarne 6 aumentando le tasse ai cittadini» ha
commentato Del Bono, auspicando che la Giunta «ci ripensi».
Una decisione, quella presa dalla maggioranza in Loggia, che nasce
dalla discussa questione riserve del Metrobus. A fronte infatti del
conto salato presentato dall'Ati (560 milioni di euro), la Loggia ha
sottoscritto un accordo secondo il quale ad essere erogati saranno in
tutto 99,7 milioni di euro. Ma come si è arrivati a questa
cifra? A raccontarlo è l'equilibrio finanziario: 32 milioni
è il costo delle varianti progettuali; 20,1 milioni è la
mole del «caro materiali» e 17 milioni sono le cosiddette
«aggiunte» (materiali e tecnologie). Infine, il capitolo
riserve. Che Loggia e Brescia Mobilità hanno identificato in 30
milioni 350mila euro.
Passo indietro. Il contratto iniziale fra Ati e Brescia Mobilità
stabiliva che tutti i contenziosi dovessero essere risolti attraverso
un arbitrato da avviare a opera conclusa. Iter, questo, che avrebbe
però avuto - secondo la Loggia - costi molto alti, perché
calcolati sul totale delle opere con ricadute «pesanti»
tanto per Brescia Mobilità quanto per l'Associazione temporanea
d'imprese, che si sarebbe trovata davanti tempi troppo lunghi per
l'incasso della somma.
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Giornale di Brescia 21 giugno 2011
Il Comune installa altre rastrelliere in centro
L’amministrazione
comunale di Brescia annuncia di aver provveduto martedì a far
installare altre rastrelliere per la sosta regolare delle biciclette in
via X Giornate e in corso Zanardelli. Sono state posizionate 5
strutture per un totale di 30 posti singoli.
Altre
20 rastrelliere - ha annunciato il vicesindaco e assessore alla
Mobilità e Traffico, Fabio Rolfi - saranno inoltre posizionate
nel centro storico la prossima settimana. "Il nostro obiettivo è
incentivare l’uso di questo mezzo di trasporto nel pieno rispetto
del decoro urbano. Durante il prossimo Consiglio comunale del 27
giugno, infatti, sarà discusso uno stanziamento di 2 milioni di
euro da destinare al Piano di Mobilità ciclabile, che prevede la
realizzazione e la riqualificazione di 14 piste ciclabili principali,
separate e sicure rispetto alle carreggiate. Un modo estremamente
concreto e pragmatico per promuovere la mobilità ciclabile nella
nostra città”.
Nei
prossimi giorni - è stato annunciato - verranno individuate
alcune zone nelle vicinanze di corso Zanardelli e delle principali
piazze della città, adibite al parcheggio di scooter e motorini,
al fine di evitare la sosta impropria sotto i portici e in aree
pedonali o monumentali.
“In
città esistono 968 posti bici censiti, 200 posti riservati al
servizio Bicimia e 550 posti nella pensilina della stazione, per un
totale di 1718 posti.” – ha spiegato l'assessore Mario
Labolani – “A questi vanno aggiunti i 30 nuovi posteggi
posizionati in corso Zanardelli e via X Giornate. Inoltre il progetto
europeo Civitas prevede l’installazione entro il 2012 di altre 40
rastrelliere modello “Verona”, pari ad altri 240 stalli, su
tutto il territorio del Comune”.
La piazza piena di bici per il "Bike Mob"
Un
migliaio di persone, di tutte le età, hanno partecipato al "Bike
Mob" promosso in piazza Loggia dalle ragazze e dai ragazzi di Brescia
per Passione "per dire NO all’ordinanza che colpisce le
biciclette, i mezzi di trasporto più deboli".
In un clima di festa, tra trilli di campanelli, slogan e sorrisi,
c'è stato anche il tentativo di incatenare tutte le bici al
grido "Incateniamoci per scatenarci". Una folla coloratissima e piena
di allegria quella che per oltre un'ora ha pacificamente invaso la
piazza nella quale è stato dato avvio anche ad un carosello sui
pedali, durato ben poco proprio per l'incredibile numero di biciclette
che hanno reso pressoché impossibile girare attorno alla piazza.
Soddisfattissimi Laura Castelletti e i ragazzi di Brescia per Passione:
"Eravamo qui per due ragioni: protestare contro un'ingiustizia e
dimostrare che esiste un popolo della bici e una cultura che va
rafforzandosi di cui chi pianifica la città non può non
tener conto".
Rolfi: ai ciclisti si chiede un po' di buon senso
«Due milioni di euro per la ciclabilità»
Sintesi: dimezzate le tariffe in Stazione
Rolfi
proprio non ci sta a passare per quello che penalizza i ciclisti.
Piuttosto vuole essere l'«educatore» degli amanti della
bicicletta in nome del decoro e del buonsenso. Il vicesindaco e
assessore alla Mobilità e traffico, Fabio Rolfi replica dopo le
polemiche scatenate dall'ordinanza che prevede la rimozione di
biciclette legate ai pali nel piazzale della Stazione, in corso
Zanardelli e in via X Giornate. L'occasione è la presentazione
delle nuove tariffe per il parcheggio delle biciclette gestito da
Sintesi alla stazione ferroviaria, che saranno dimezzate per favorirne
l'utilizzo e soprattutto scongiurare l'incatenamento selvaggio nel
piazzale.
Rolfi
torna subito sul tema delle rimozioni: «Chi critica, dimentica
che già un'ordinanza della Giunta Corsini, del 2002 e
successivamente del 2005 prevedeva rimozioni e multe. La seconda
ordinanza portò per altro alla rimozione di 4 biciclette nel
2006, 21 nel 2007 e 13 nel 2008». E il politico leghista mette
anche sul tavolo gli investimenti che l'amministrazione comunale
farà per il piano della ciclabilità «con dieci
milioni in 5 anni, due dei quali saranno previsti da quest'anno con una
variazione di bilancio che sarà presentata in commissione
già giovedì». E per Rolfi il piano della
ciclabilità diventa la pietra miliare per dare un nuovo
imprinting alla città in chiave di mobilità sostenibile,
anche se non «ci saranno molte nuove piste ciclabili»,
piuttosto un potenziamento dell'esistente e nuovi spazi per il
parcheggio delle biciclette. Più in generale per Rolfi la
questione delle bici selvagge è legata al «buonsenso dei
cittadini e ad un processo di medio periodo al termine del quale anche
a Brescia diminuirà questo problema».
Ieri,
appunto è arrivato l'annuncio del dimezzamento delle tariffe del
parcheggio per le biciclette in Stazione. Ad illustrare tutti i
particolari è stata la presidente di Sintesi, Giovanna Prandini.
Il nuovo tariffario sarà operativo dal primo di ottobre, ma nel
frattempo i nuovi abbonamenti saranno gratis fino al 30 settembre,
mentre gli abbonati avranno una proroga di due mesi rispetto alla data
di scadenza prevista. I residenti in città in possesso della
Park City Card pagheranno 0,50 al giorno più un ticket omaggio,
gli abbonamenti sono fissati a 1 a settimana e 2,50 /mese.
Per
gli abbonati alle Fs le agevolazioni restano invariate e sono allargate
ai non residenti a Brescia (ma in possesso di un abbonamento di Brescia
Trasporti per linee urbane o extraurbane): 1 al giorno più un
biglietto omaggio, 2 settimana e 5 mese. Le agevolazioni vogliono anche
spingere coloro che parcheggiano le bici nel piazzale ad utilizzare la
struttura che conta 570 posti, ed è al momento sottoutilizzata:
gli abbonati sono 413, ma gli effettivi utenti giornalieri sono 250
oltre ad una media di utenti occasionali.
Per
oggi, infine, l'assessore al Centro storico, Mario Labolani, annuncia
la presentazione di «un corposo dossier di tutti gli stalli per
biciclette presenti in centro storico» e nel frattempo chiede ai
cittadini di segnalare via e-mail dove mancano i portabici
all'indirizzo staff@mariolabolani.it . La lotta alle bici selvagge
continua.
Carlo Muzzi
Il Pd: scelte schizofreniche sulla mobilità
Del Bono: una mozione per chiedere il ritiro di questa odiosa ordinanza
I
componenti del gruppo in Consiglio comunale del Partito democratico si
presentano in bicicletta in Piazza Loggia per protestare contro
l'ordinanza del Comune che prevede la rimozione delle biciclette
attaccate ai pali di Corso Zanardelli, via X Giornate e nel piazzale
antistante alla Stazione.
Il
capogruppo del Pd in Loggia, Emilio Del Bono, annuncia la presentazione
di un'interrogazione nella prossima seduta del Consiglio comunale in
cui sostanzialmente si chiede la revoca delle misure restrittive che di
fatto fungono da «disincentivo all'utilizzo della bicicletta, in
totale contraddizione con i recenti annunci». E non solo il
gruppo del Pd parteciperà a tutte le iniziative di protesta
contro «questa odiosa ordinanza». Secondo i democratici
«non si possono prevedere sanzioni contro i ciclisti senza aver
dotato adeguatamente la città con rastrelliere e zone di sosta
adeguate». Del Bono parla di atteggiamento schizofrenico da parte
dell'attuale maggioranza «che speriamo si esaurisca con il voto
del 2013. Comunque siamo alle solite, la Giunta annuncia politiche per
la mobilità sostenibile e si colpiscono i ciclisti mentre si
continua a favorire il trasporto privato».
Una
schizofrenia manifestata, secondo i rappresentanti del Partito
democratico, anche da dati reali, come ricorda Fabio Capra: «Nel
2008 c'erano in città 110 chilometri di piste ciclabili, oggi ce
ne sono 113 chilometri. Non mi sembra un grande risultato tre
chilometri in tre anni».
Come
se non bastasse la principale forza di opposizione in Loggia
puntualizza che per ora non è stato speso nemmeno un euro per le
ciclabili». E a chi fa notare che Rolfi ha annunciato un
investimento di 10 milioni in 5 anni per il piano per la
ciclabilità di cui due subito con una variazione di bilancio
nella commissione di giovedì, Del Bono risponde senza
esitazione: «Staremo a vedere, mi sto informando sull'argomento e
ho l'impressione che quei due milioni saranno spalmati su tre
anni». Al fatto poi che sia stata ripresa un'ordinanza analoga a
quelle emesse dalla Giunta Corsini, il Pd chiarisce: «Si limitava
all'area della stazione e nessuno era stato sanzionato». Federico
Manzoni aggiunge: «Le politiche di questa Giunta sono
contraddittorie, ma soprattutto in contrasto con l'idea di
mobilità sostenibile. Negli ultimi mesi abbiamo assistito
all'aumento dei biglietti del trasporto pubblico urbano, ad una
riduzione delle tariffe dei parcometri ed ora a delle sanzioni per i
ciclisti. Insomma l'esatto opposto di una politica che vuole
incentivare l'utilizzo delle due ruote e dichiara di voler rianimare il
centro storico». Il consigliere Carla Bisleri denuncia anche la
mancata adeguata informazione da parte della Loggia per una ordinanza
che colpisce soprattutto i giovani.c. m.
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Brescia 20 giugno 2011- tratto da www.mariolabolani.it
Le
bici in giro messe alla rinfusa sono brutte ma per metterle in modo
ordinato servono un numero adeguato di portabici, da qui la mia
richiesta ai cittadini. CHI MEGLIO DI VOI, infatti, PUO’ INDICARMI DOVE MANCANO I PORTABICI? scrivete, mandate email o telefonate a: staff@mariolabolani.it, cell 333 8522568.
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Bresciaoggi 19 giugno 2011
IL
DIBATTITO SULLA MOBILITÀ SOSTENIBILE. Su Internet cresce
l'adesione all'iniziativa di «Brescia per passione»
Ordinanza anti-bici, protesta da Facebook a piazza Loggia
Giovanni Armanini
Più di 500 adesioni al bike-mob organizzato per martedì
sera Annunciata una «pacifica manifestazione di dissenso»
«Impossibile
rimanere immobili davanti all'ultima ordinanza del vicesindaco».
Con queste parole i ragazzi dell'associazione «Brescia per
passione» hanno lanciato sin da venerdì pomeriggio la loro
protesta pacifica contro quella che chiamano «l'ordinanza
"colpiscilabici" voluta dal vicesindaco Rolfi che, per questioni di
decoro, rimuove e multa le biciclette parcheggiate fuori dagli appositi
spazi in stazione e in Corso Zanardelli».
ALBERTO
Petrò, Benedetta Bonardi, Fabrizio Benzoni, Laura Chiarelli e
Stefano Capretti di «Brescia per passione» hanno
sottoscritto un documento per sostenere la loro iniziativa che punta a
concretizzare il dissenso invitando tutti i bresciani in piazza Loggia
martedì prossimo (21 giugno) alle 19 per dare vita a quello che
è stato ribattezzato «bike mob», versione ciclistica
dei flash mob che negli ultimi tempi vengono utilizzati (sfruttando il
tam tam mediatico di Internet e dei social network) per sostenere
cause, sensibilizzare o, come in questo caso, esprimere pacificamente
dissenso nei confronti di un provvedimento che si ritiene ingiusto.
L'evento su Facebook si chiama «Biciscatenate» ed è
stato creato venerdì alle 15. In due giorni ha già
raccolto l'adesione di oltre 500 persone. Tante altre hanno espresso
solidarietà spiegando di non riuscire ad essere presenti ma di
condividere le ragioni del dissenso. Ed in particolare in molti hanno a
loro volta invitato tutti i loro contatti a partecipare. Se
inizialmente erano stati mandati circa 2 mila inviti, col passare del
tempo sono arrivate a oltre 9 mila le persone contattate. Un moto
spontaneo che non si è arrestato. Presumibilmente, a più
di 48 ore di distanza dalla performance molti potrebbero ancora
aderire. Che succederà quindi in piazza Loggia martedì
sera? Per ora i dettagli della «manifestazione di dissenso»
- che sarà coordinata proprio da Alberto Petrò, che nella
vita è fotografo ed ha lavorato in città come Berlino e
Marsiglia - rimangono top secret, anche se si tratterà di un
blitz veloce e coreografico, come da tradizione di flash mob, con
l'unica raccomandazione rivolta a coloro che si aggregheranno di
presentarsi in Piazza Loggia con la bici e la catena, ma anche con un
biglietto che esprima in uno slogan il proprio dissenso.
«L'INVITO
- spiega il comunicato - è esteso a tutti e siamo contenti che
altre associazioni e gruppi, che hanno aderito alla nostra iniziativa,
parteciperanno alla manifestazione. Animeremo la piazza, con la nostra
presenza di cittadini che credono che una città diversa possa
crescere e svilupparsi». «La manifestazione - conclude
Brescia per passione - è il nostro modo pacifico per dire
all'Amministrazione e alla cittadinanza che solo favorendo l'uso della
bicicletta e diffondendo la pedonalizzazione si può cambiare
radicalmente la qualità della convivenza in città. Questo
è il bene che vogliamo. Serviranno solo volontà e tempo
per trovare i giusti equilibri».
LE
REAZIONI. Le critiche di «Cittadine cittadini» e «Per
la salute, la rinascita e la salvaguardia del centro storico»
I comitati: «Più piste e parcheggi, non multe»
Catalano: «È in atto un vero accanimento contro la mobilità sostenibile in città»
«L'amministrazione
si accanisce contro chi sceglie la mobilità sostenibile,
aumentando i biglietti dell'autobus e imponendo parcheggi a pagamento a
chi sceglie di usare la bicicletta, rischiando la pelle in una
città priva di piste ciclabili degne di tale nome»: questa
è la dura accusa che Francesco Catalano, del movimento per la
partecipazione «Cittadine Cittadini», lancia contro la
giunta e, in particolare, contro il vicesindaco Fabio Rolfi. Il
movimento di Catalano, assieme al comitato «Per la salute, la
rinascita e la salvaguardia del centro storico» (firmataria
Rosangela Miccoli), si riferisce alle ultime decisioni
dell'amministrazione in materia di tariffe del trasporto pubblico e di
sosta delle biciclette.
«INVECE
di attrezzare adeguatamente gli spazi appositi, invece di mettere
più rastrelliere, Rolfi ha pensato di imporre il pagamento del
parcheggio delle biciclette in alcune zone e ha aumentato il prezzo
degli autobus del 20 per cento, con una offerta, al contrario, ridotta
di frequenza delle corse. Questa operazione, non può essere, in
alcun modo, considerata una via praticabile per promuovere in modo
credibile la facilitazione della promozione del mezzo pubblico. Infatti
si vuole dimezzare il del costo del biglietto per l'utilizzo dei
parcheggi, sia a raso che in struttura, presenti in modo numericamente
rilevante a ridosso del centro storico. Una trovata che fa ben capire
quanto sia inutile, o quantomeno riduttivo, un piano che prevede una
seppur parziale pedonalizzazione del centro». I due movimenti
hanno organizzato una biciclettata mercoledì prossimo dalle
18.30 che partirà da Largo Formentone con la partecipazione di
vari gruppi ambientalisti. IR.PAN.
Legambiente: «Rolfi contraddice se stesso.
Corsini? Sbagliò pure lui»
Il
fronte dei no all'ordinanza che multa il disordine urbano delle
biciclette legate a pali, alberi e ringhiere, è sempre
più ampio. Ieri anche Legambiente si è schierata contro
la decisione del vicesindaco e assessore al Trasporto Fabio Rolfi di
multare i ciclisti indisciplinati, «è controproducente
nell'ottica della mobilità sostenibile e di un piano organico
del traffico urbano, multa chi non inquina ed è contrario a
ciò che la stessa Giunta ha messo nero su bianco nel Piano della
mobilità ciclabile», lamenta il presidente di Legambiente
Brescia, Isaac Scaramella.
GLI
AMBIENTALISTI si riferiscono in particolare alla pagina 71 del suddetto
Piano, in cui si legge «Arriva un nuovo comma che autorizza
ciò che di fatto avviene da sempre, cioè la sosta delle
biciclette sui marciapiedi. Viene però puntualizzato che le
stesse non devono recare intralcio ai pedoni». Norma ribadita
anche nell'articolo 157 «che consente la sosta delle biciclette
sui marciapiedi e all'interno delle aree pedonali in mancanza di
apposite attrezzature di parcheggio – legge il presidente
Scaramella – ma quando le rastrelliere non ci sono o sono
insufficienti al numero di biciclette da parcheggiare, perché
multare i cittadini per l'inadempienza del Comune? – e ancora
– Che senso ha utilizzare un approccio elastico per poi
contraddirlo dopo poche settimane con questa nuova ordinanza?».
Venerdì
il vicesindaco Rolfi aveva cercato di smorzare le polemiche ricordando
che già nel 2005 la giunta Corsini aveva vietato il parcheggio
‹scomposto› in corso Zanardelli e nel piazzale della
Stazione, ma Legambiente ribadisce, «avevamo protestato allora e
protestiamo oggi. Corsini ha sbagliato, perché continuare a
sbagliare?». Legambiente accusa l'Amministrazione di adottare
«la solita politica dell'annuncio. Prima illudono i cittadini con
gli annunci di imminenti pedonalizzazioni del centro storico e piani
per la mobilità sostenibile, poi emettono ordinanze che vanno
nella direzione opposta e investono il denaro in progetti come il
parcheggio sotto il castello o lo stadio a Buffalora. È un
atteggiamento schizofrenico». Per invertire la marcia della
mobilità, Legambiente chiede di «ritirare l'ordinanza
multa bici, aumentare il numero delle rastrelliere e dare avvio al
piano per la creazione delle piste ciclabili, perché la
bicicletta è la speranza della mobilità urbana e muoversi
in bici sarà tanto più sicuro quante più
biciclette circoleranno».E.B.
«Divieto per le bici, perché?»
Nel
fermento del dibattito online ha destato interesse ciò che ha
scritto in una nota (polemica) su Facebook Italo Bonera, dipendente
A2A, a proposito del divieto di ingresso di moto e bici nell'area
aziendale dal 1° aprile 2010.
«UN
BUON NUMERO di dipendenti di A2A, tra i quali il sottoscritto, sono
autorizzati a entrare nell'area aziendale con l'autovettura, per motivi
di varia natura - spiega Bonera -. Siamo una minoranza, ma piuttosto
numerosa. Forse un centinaio». Ma le biciclette non sarebbero
gradite: «Se oggi - continua Bonera - mi presento al passo
carraio di A2A il SUV paleodiesel, con l'Hammer a kerosene o con un
sottomarino nucleare, entro. In motorino o in bicicletta, no». La
bicicletta tuttavia è una comodità: «Per molti il
parcheggio delle biciclette dista dal posto di lavoro anche 500 metri,
e per chi fa i turni diventa un'impresa ritirare il proprio mezzo a
fine lavoro quando davanti ad esso si sono ammassati quelli dei
colleghi giornalieri. Certo, non guasterebbe un po' di buona
volontà da parte di noi dipendenti, ma un provvedimento
così assurdo, era proprio il caso di prenderlo?».
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Giornale di Brescia 19 giugno 2011
«Bici al palo» non ferma i ciclisti
E Legambiente chiede la revoca
Col
mercato in piazza Loggia, sotto i Portici tante le due ruote
Scaramella: «Via
l'ordinanza e piano per la mobilità sostenibile»
Rastrelliere ingabbiate in architetture di cerchi e telai colorati, ma anche
molte bici assicurate alle ringhiere dei portici, invasi per le spese e lo
shopping di sabato mattina. Ieri il centro storico si è svegliato così, sotto un
sole estivo ancora incerto che non ha scoraggiato centinaia di bresciani dal
montare in sella alla due ruote per una pedalata tra le vetrine e il mercato di
piazza Loggia.
E se le condizioni meteo non hanno fatto paura, a destare
qualche preoccupazione nei ciclisti più scrupolosi è stato il problema del
parcheggio dei propri mezzi su corso Zanardelli, zona interessata dall'ordinanza
che vieta il posteggio delle bici ai pali. Proprio qui le rastrelliere prima di
mezzogiorno hanno registrato il tutto esaurito. Segno che bici e mobilità
sostenibile nella Leonessa contano sempre più adepti. «Un cambiamento che questa
Giunta sembra non voler capire - afferma Isaac Scaramella, presidente di
Legambiente Brescia -, parlano di pedonalizzazione del centro, ma annunci e
scelte amministrative sono in pieno contrasto».
Una situazione che
«ribadisce l'assenza di un piano ragionato per la mobilità cittadina». Su
quest'analisi Legambiente chiede il ritiro del provvedimento, «che va in una
direzione contraria all'educazione del cittadino a muoversi in modo virtuoso»,
il ripristino delle Ztl, com'erano prima del ridimensionamento, e la marcia
indietro sul parcheggio sotto il Castello. «Se l'ordinanza resta in vigore
allora si provveda alla realizzazione di aree di parcheggio del tutto gratuite -
continua Scaramella - bisogna premiare chi sceglie la mobilità sostenibile». «La
schizofrenia e la contraddittorietà della Giunta si denota nei contenuti del
Piano di mobilità - sottolinea Lucio Lorenzi del circolo cittadino - l'articolo
157 permette infatti il parcheggio delle due ruote sui marciapiedi secondo
criteri di buonsenso». La protesta di Legambiente continua con l'adesione al
bike-mob del prossimo martedì, alle 19, in piazza Loggia, seguita mercoledì,
alle 18.30, dalla biciclettata che partirà dal presidio di largo
Formentone.
Alessandro Carboni
«Biciscatenate», già 500 al bike-mob
E la rete
s'infiamma: dite la vostra sul GdB
Mentre l'Amministrazione annuncia per lunedì sconti
alla pensilina per le bici, in Stazione anche ieri le rastrelliere sono rimaste
«sature» fino al tardo pomeriggio. Tante le bici legate ad alberi e recinzioni
delle aiuole, in deroga alla norma nell'occhio del ciclone. Solo due gli avvisi
di rimozione appesi ai manubri dai vigili, datati però 16 giugno. La domanda è:
la mancata rimozione - prevista dopo 24 ore - è frutto di una dimenticanza o il
primo «allentamento» delle maglie dopo le reazioni del popolo dei pedali?
Intanto nell'oceano del web la tempesta di malcontento imperversa sui profili
Facebook di molti bresciani.
Affollate poi in rete le pagine pubbliche della
comunità «Brescia ciclabile» e «Biciscatenate» di Brescia per Passione,
l'associazione promotrice del «bike-mob» annunciato per martedì 21 giugno, dalle
19 alle 20, in piazza Loggia. Un'azione collettiva «per dire no all'ordinanza
che colpisce le bici e i mezzi di trasporto più deboli e per ribadire il sì a
una città che ama le bici e vuole essere bella, non inquinata, più ordinata e
vivibile», è la dichiarazione d'intenti che campeggia. A dar man forte, i
commenti di numerosi utenti che hanno subito risposto all'appello: «W i
ciclisti!», «Bella iniziativa», ma anche «Legge ingiusta», con diverse
sollecitazioni alla Giunta per la realizzazione di un piano di mobilità pedonale
e ciclabile valido ed efficiente. E sono già più di 500 le conferme di
partecipazione giunte sempre via Facebook, che se mantenute, e rafforzate dal
passaparola, darebbero alla mobilitazione dimensioni considerevoli. A tutti i
ciclisti in piazza, muniti di bici e catena, sarà chiesto di applicare alle due
ruote il messaggio «No all'ordinanza colpiscibici».
L'ordinanza pare del
resto non piacere neppure ai lettori del Giornale di Brescia: sul sito due su
tre vedono di cattivo occhio il provvedimento della discordia: in poche ore 470
i pareri espressi sul «Dite la vostra» presente sulla homepage di
www.giornaledibrescia.it. E ben 320 hanno «cliccato» il loro no al provvedimento
della Loggia, il 68% del totale. a. carb.
Comitati in sella il 22
E la biciclettata si fa protesta
Numerosi i movimenti e le associazioni cittadine che in questi giorni hanno
alzato voci di protesta contro la 24202/11 del 30/03, l'ordinanza dello scorso
marzo che vieta la permanenza dei velocipedi su piazza della Stazione, via
Togni, via Gambara, via Foppa, via Solferino, corso Zanardelli, via X Giornate e
piazza Repubblica.
Una misura che molti ciclisti e ambientalisti bresciani
vedono come restrittiva e non certo di buon occhio. Così alla biciclettata di
protesta che partirà mercoledì 22 giugno, alle 18.30 da largo Formentone, teatro
in questi giorni del presidio della protesta per la Sanatoria, saranno presenti
oltre a Legambiente anche il Comitato per la Salute, la Rinascita e la
Salvaguardia del Centro storico e il Movimento per la partecipazione
«CittadineCittadini».
«A mortificare ulteriormente le prospettive di quanti
erano ben predisposti ad accogliere il nuovo piano della mobilità è arrivata la
sortita di multare le biciclette che non ben posizionate negli spazi ad esse
adibiti - si legge in una nota congiunta diffusa nel pomeriggio di ieri dai due
movimenti e firmata dai portavoce Rosangela Niccoli e Franco Catalano -. Un
provvedimento che avrebbe senso se completato con l'adeguamento di appositi
spazi gratuiti e non con l'imposizione del pagamento del parcheggio, come accade
oggi in stazione».
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Giornale di Brescia 18 giugno 2011
Bici al palo, la protesta corre in strada e sul web
Fioccano le reazioni
all'ordinanza «salva ordine» voluta dal vicesindaco: in rete si registrano
le
critiche dei ciclisti, mentre viene confermato il «bike mob» di martedì 21 alle
19 in piazza Loggia
Nessuno tocchi le bici, tantomeno quelle legate ai pali. È questo l'imperativo
dei ciclisti bresciani che sulla Rete danno sfogo alla protesta.
Se da un
lato sul blog di Laura Castelletti prende connotati precisi il «bike mob»
organizzato per martedì alle 19 in piazza Loggia, su Facebook si moltiplicano i
«like» - ovvero i pollici alzati, espressione di un favore - alla pagina
«Biciscatenate» che promuove la riunione per dire no all'ordinanza ribattezzata
«colpiscilabici». Requisiti richiesti ovviamente bicicletta, catena e la volontà
di dire sì ad una «città che ama le biciclette e vuole essere bella, non
inquinata, più ordinata e vivibile».
La sollevazione dei ciclisti prende poi
la forma di nuovi post dove apertamente si criticano i «modi» con cui è stata
applicata l'ordinanza. Si legge infatti: «Prima addirittura il sequestro e dopo
gli avvisi e soprattutto prima le proibizioni e poi (non si sa quando) le
rastrelliere in cui alloggiare legalmente le biciclette. Senza entrare nel
merito dei due pesi e delle due misure utilizzate nei confronti degli utenti
della città: i ciclisti che si recano al lavoro perseguitati (zona Stazione),
gli «inquinatori dei Suv» che quotidianamente intralciano le strade all'altezza
delle varie scuole (vedi via Trieste o contrada Delle Bassiche) benevolemente
tollerati. Stesso tam tam su Twitter dove si trova ricapitolata la vicenda
dell'ordinanza e l'incongruenza di trattamento tra ciclisti e automobilisti.
Anche il Codacons aggiunge la sua voce al coro dei no. «Multe e tenaglie contro
le bici, il Comune spara sulla Croce Rossa». Il messaggio del presidente Lorenzo
Grassano è eloquente. La notizia approda anche sui Tg nazionali e sulle radio.
Insomma, il provvedimento continua a far discutere. Di fatto i controlli
continuano. Sul piazzale della Stazione ieri pomeriggio intorno alle 16 c'erano
altre biciclette dotate di avvisi di rimozione. I cartellini portavano la data
di ieri. I controlli della Locale, stando ai riferimenti degli avvisi, sono
stati compiuti durante la mattina. Quello che però non torna è vedere altre
biciclette legate in luoghi proibiti con avvisi di rimozione risalenti al 14
giugno. La domanda è: «Perché alcune bici sono state rimosse e altre
no?».
Cecilia Bertolazzi
NEL 2005 STESSE INDICAZIONI, MA NESSUNA MULTA
Rolfi pubblica
l'ordinanza «gemella» firmata Corsini
Fabio Rolfi, vicesindaco e promotore degli interventi
salva decoro sul suo sito (www.fabiorolfi.net) si sfoga scrivendo «Ci sono
ordinanze buone e ordinanze cattive» svelando l'esistenza di «un provvedimento
simile, per non dire identico, a quello adottato in questi giorni (peraltro
rimasto vigente sempre sino all'adozione della nuova ordinanza)» emanato nel
2005 a firma Paolo Corsini, l'allora sindaco. L'ordinanza è allegata e, in
effetti, le zone in cui la sosta al palo veniva vietata sono le stesse delle
attuali tranne che per via X Giornate e corso Zanardelli. L'intento del vecchio
provvedimento (come dell'attuale) era fare ordine specie sul piazzale della
Stazione dove era stato appena posizionato il parcheggio per le bici. L'unica
non trascurabile differenza sta nel fatto che l'ordinanza «non fu mai applicata»
come ricorda Ettore Brunelli ex assessore alla Mobilità e Traffico. «La sfido a
trovare qualcuno a cui fu fatta una multa. In ogni caso se ha sbagliato Corsini
non è detto che debba farlo anche Rolfi. L'ordinanza attuale è ancor più
insensata dato che il problema prioritario della città sembra sia quello delle
bici». c. ber.
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Giornale di Brescia 18 giugno 2011
I residenti in centro: «Ridateci le Ztl»
Massoletti: «Sì a pedonalizzazione e nuovo parcheggio»
Un centro che resta nel cuore dei bresciani (a dimostrarlo sono i cittadini che
per il 65% delle volte utilizzano il trasporto pubblico proprio per
raggiungerlo) e che «va pedonalizzato con criterio e condivisione, perché
fondamentale resta la sua impermeabilità» sottolinea il vicesindaco Fabio Rolfi.
«Ridateci le Ztl e restituiteci gli stalli per la sosta riservati, perché la
sopportazione e il degrado sono al limite della sopportazione» ribatte Emanuela
Tura, in rappresentanza dei residenti. L'occasione del faccia a faccia è la
tavola rotonda su «Mobilità dolce in centro storico. Il caso Brescia», ultima
tappa della due giorni della Conferenza internazionale, andata in scena ieri
pomeriggio nella Sala Piamarta.
Al centro del dibattito coordinato dal
professor Roberto Busi il concetto di mobilità dolce, un principio che parte da
una «sempre più necessaria rivoluzione culturale ed etica, il cui passaggio
concreto passa attraverso una trasformazione urbanistica della città», in cui il
concetto cuore deve tornare ad essere la «vivibilità dei luoghi». E se nessuno
ha avuto nulla da dire sulla bicicletta - che per Giorgio Guzzoni degli Amici
della bici resta «il mezzo compatibile tanto con la pedonalizzazione quanto con
i concetti di accessibilità e sostenibilità - a porre senza giri di parole le
questioni sul tavolo sono stati i residenti.
«Un tempo - ricorda la Tura -
vivere nel nucleo antico era un privilegio, perché in sé racchiudeva tutta
quella rete di servizi che rendevano più semplice la vita quotidiana. Ma nel
momento in cui si stava concretizzando un percorso, dal 2007 in avanti il quadro
non ha fatto che peggiorare». Sul banco degli imputati, oltre alla rimozione
delle Ztl, anche la chiusura delle Lam. «Troppo lo spazio riservato al terziario
che ha smorzato la linfa del centro, il Piano sosta è stato un errore clamoroso
perché consentire a tutti di parcheggiare rende insostenibile la vita di chi
risiede in città». Poi, il j'accuse, tutto rivolto a politiche amministrative
che non convincono: «Si creino delle zone di sosta dedicate alle biciclette
visto che non è consentito legarle ai pali, ma soprattutto si riposizionino le
panchine negli spazi pubblici, che devono essere vissuti». Un no netto arriva
anche al progetto del parcheggio sotto il Castello: «I parcheggi si fanno fuori
dalle mura venete, non dentro».
Un punto, questo, che non trova d'accordo né
il vicesindaco Rolfi («l'obiettivo è vivere la città senza imposizioni e tutte
le città d'Europa hanno un posteggio nelle vicinanze del centro per consentirne
l'accesso») né Carlo Massoletti (Ascom). «Non esiste una rete commerciale
d'eccellenza e di qualità senza una corretta infrastruttura che consenta e
garantisca il passaggio dei cittadini - incalza -. Le Ztl non sono la soluzione,
piuttosto avanti tutta con una pedonalizzazione razionale».
Nuri Fatolahzadeh

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Giornale di Brescia 18 giugno 2011

Parchimetri, rivoluzione intelligente
Parte lunedì il sistema Neos Park già adottato da altre grandi città. Una carta prepagata
permette di «scontare» il pedaggio senza far ricorso alle monete, sfruttando la tecnologia
La rivoluzione corre sul filo del... wireless, o meglio a Brescia arriva il
sistema «Neos Park» e cambia il modo di parcheggiare in città. Da lunedì,
infatti, entra in funzione la card multi-città, ricaricabile con tariffazione a
minuto. «Un sistema comodo, pratico e econonomico che permetterà di far superare
l'impasse solito della sosta a parchimetro, con la caccia alle monetine,
piuttosto che il rischio di prendere una multa per la loro mancanza o la
scadenza del biglietto prima di aver terminato i propri impegni in centro», come
ha sottolineato il sindaco Adriano Paroli. La rivoluzione nel parcheggio passa
dunque un dispositivo intelligente che conteggia la tariffazione del parchimetro
al minuto, una carta ricaricabile che unisce la più avanzata tecnologia
contactless ad un funzionamento semplice ed intuitivo, che consente al cittadino
di pagare solo l'effettivo tempo di sosta.
«La tariffazione applicata infatti
è quella al minuto e per farlo non occorre scendere dall'auto alla ricerca della
colonnina, ne cambiare il taglio alle monete: basta premere un tasto per poter
iniziare la sosta e uno per interrompere il pagamento», spiega l'ing. Marco
Medeghini, Direttore Generale di Brescia Mobilità e Sintesi. Ma non è tutto:
Neos Park è anche un dispositivo intelligente che non scala il credito al
termine dell'orario di pagamento giornaliero della sosta, ne nei periodi di
interruzione, come ad esempio la pausa pranzo. Inoltre emette un segnale sonoro
ogni minuto, utile per ricordarsi di spegnerlo una volta rientrati nell'auto.
Come hanno spiegato i responsabili dell'azienda che pone a disposizione di
Brescia Trasporti il sistema, «Neos Park è programmato con le diverse zone e le
relative tariffe di tutti i Comuni in cui è attivo (Mantova, Alessandria, Asti,
Borgosesia, Bra, Chieri, Fossano, Gattinara, Imperia, Mantova, Mondovì,
Rivarolo, Saluzzo, Savigliano, Settimo Torinese, Varallo...). Il credito e la
card non hanno alcuna scadenza».
Brescia Mobilità ha deciso di puntare sulla
diffusione del Neos Park come l'unico sistema in grado di evitare le multe ai
cittadini e di rendere più veloce e pratico il pagamento della sosta. Per questo
i primi 1.000 clienti che acquisteranno la Neos Park card troveranno, compreso
nel prezzo (29,90 euro) 10 euro di credito omaggio precaricati sulla card e
utilizzabili fin da subito. Una volta esaurito il credito, Neos Park si può
ricaricare con un importo a scelta fino a un massimo di 50 euro, presso i 20
punti vendita e ricarica attivi in città.
Roberto Manieri

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Bresciaoggi 17 giugno 2011
LA SCOMMESSA. Il Comune sta cercando di capire se e come sarà possibile far
lievitare fino a 50 milioni i passeggeri del trasporto pubblico
Rolfi: «La metropolitana va estesa»
Mimmo Varone
Il vicesindaco: «13,2 milioni di euro l'anno di oneri finanziari non
sono sostenibili a lungo Decisivi il biglietto bloccato a 1,20 e l'integrazione
con il trasporto pubblico provinciale»
La prima sfida della metropolitana leggera sarà portare alla svelta a 50 milioni
i passeggeri del trasporto pubblico locale bresciano. E con il biglietto a 1,20
euro. Non sarà sfida facile, anche perché così com'è «non è particolarmente
attrattiva». Lo ha detto due giorni fa il presidente di Brescia Mobilità Valerio
Prignachi davanti alla commissione Metrobus, lo ha ripetuto ieri il vicesindaco,
nonché assessore alla Mobilità e traffico, Fabio Rolfi.
Qualcosa bisognerà
inventarsi con il nuovo Piano finanziario da licenziare entro luglio, perchè
«13,2 milioni all'anno di oneri finanziari non sono sostenibili a lungo dalla
Loggia», ricorda Rolfi. In realtà gli oneri per ripagare i 420 milioni di debiti
contratti (320 per la realizzazione dell'opera e 99,7 per riserve d'impresa e
annessi) arriveranno a 28 milioni l'anno. Rolfi al momento preferisce pensare
solo all'ammortamento dei 220 milioni di mutuo con la Cassa depositi e prestiti,
ma ci sono anche gli altri. Per farvi fronte - spiega, in sintonia con Prignachi
- la Loggia sta elaborando una strategia in tre punti: nuove entrate,
integrazione del trasporto pubblico provinciale e urbano, estensione del
metrò.
FORSE IL PROGETTO di legge sul trasporto pubblico lombardo approvato
mercoledì dalla Giunta Formigoni darà una mano con il bacino unico provinciale.
I contratti di servizio della Loggia con Brescia Trasporti e del Broletto con
Sia-Saia sono stati prorogati fino a luglio 2012 e i tempi per le nuove gare
dovrebbero incastrarsi con l'approvazione della legge. Si potrebbe avere un
gestore unico, che faciliterebbe una programmazione provinciale del servizio su
gomma anche in funzione del metrobus.
Ma per ora non c'è nulla di certo, le
aziende del trasporto extraurbano neanche si sognano di trasferire al sistema
urbano un paio di milioni di passeggeri. E Prignachi lo sottolinea. Il piano di
gestione presentato da Brescia Mobilità alla commissione Metrobus oltre a quei
due milioni ne prevede altri 4,8 intercettati ai parcheggi d'interscambio, 6,2
da minor uso dell'auto e 2,3 da nuova mobilità attratta dal metrò. In tutto
oltre 15 milioni di nuovi passeggeri, ma in via precauzionale il business plan
fa affidamento sulla metà, fermo restando un biglietto «competitivo» a 1,20
euro.
D'altronde non è che il grosso delle cifre venga dai biglietti.
Calcolando abbonamenti e sconti, con le tariffe attuali il ricavo medio per
passeggero è attestato su 0,29 euro. Portarle a 1,30 euro con 50 milioni di
passeggeri frutterebbe poco più di 2 milioni di euro in più.
In tutto questo,
dunque, l'unico punto fermo sembra essere il biglietto a 1,20 euro anche per la
metropolitana. Prignachi sottolinea che portarlo a 1,90 come da vecchio Piano
finanziario del 2004, nella situazione attuale «manderebbe in crisi un sistema
nato debole». E che la Loggia vuole rafforzare in tre mosse.
Le nuove entrate
sono già allo studio. Rolfi (e La Lega) per ora non si sbilancia ma dà quasi per
scontata l'addizionale Irpef dello 0.20 per cento, che dovrebbe fruttare 6
milioni secondo le prime stime.
Grande affidamento si fa sul bacino unico
provinciale che dovrebbe razionalizzare il trasporto su gomma, piegarlo in
funzione del metrò, eliminare sprechi e doppioni di linee. Terzo punto è
l'estensione della metropolitana sfruttando l'esistente. «La nuova fase di
espansione sarà inserita nel Pgt - annuncia Rolfi -, punterà sull'intermodalità
e sul recupero delle reti ferroviarie suburbane esistenti e
sottoutilizzate».
ANCHE SU QUESTO la regia complessiva per ferro, gomma e
extraurbano prevista dal progetto di legge regionale dovrebbe dare una mano. Si
vedrà. Al momento la priorità della Loggia è trovare quei 28 milioni annui di
oneri finanziari, che andranno appostati in Bilancio nel capitolo spese
correnti, e dovranno essere trovati «o con tagli ai servizi - ricorda Rolfi - o
con nuove entrate». L'addizionale Irpef risolve solo in piccola parte. Le
soluzioni per far quadrare i conti dovranno essere diverse e forse anche
fantasiose.
Immagine tratta dall'album
fotografico di Brescia Mobilità su Flickr

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Bresciaoggi 17 giugno 2011
Nuova legge, tra piani di bacino e agenzie Tpl
Integrazione tariffaria, risorse assegnate attraverso criteri di premialità,
Agenzie del Tpl, 7 piani di bacino e impegno per la mobilità sostenibile. Sono
le novità della proposta di riforma del trasporto pubblico locale (che riprende
la proposta del 2009) approvata mercoledì dalla Giunta Formigoni.
IL
TERRITORIO REGIONALE viene diviso in 7 piani di bacino. Gli strumenti di
programmazione verranno rafforzati con una maggiore sinergia tra la
programmazione regionale e locale realizzata dalla Conferenza regionale del Tpl
(Enti locali, sindacati, aziende di trasporto, associazioni consumatori e
utenti). Debutteranno le Agenzie per il Tpl, nuovo strumento per la gestione
associata delle funzioni del trasporto pubblico locale. Dovranno superare limiti
e difficoltà di coordinamento tra i servizi di area urbana, interurbana e
regionale. Saranno costituite da Province, Comuni capoluogo e da una
rappresentanza dei Comuni compresi nella provincia stessa.
Il sistema
informativo unico dovrà restituire ai responsabili della programmazione e agli
utenti un quadro chiaro su organizzazione dei servizi, qualità e sistemi
tariffari. L'assegnazione delle risorse sarà per costi standard e premierà il
conseguimento di obiettivi stabiliti superando il criterio dello «storico»
erogato. La riforma attribuisce un ruolo per lo sviluppo della mobilità
sostenibile, anche con la promozione di car sharing, car pooling o bike sharing.
Prevede un sistema tariffario integrato unico su scala regionale per la piena
intermodalità del Tpl e conferma l'assegnazione dei servizi attraverso gare ad
evidenza pubblica. MI.VA.
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Bresciaoggi 17 giugno 2011
IL GIRO DI VITE. Nuove norme nel regolamento del trasporto pubblico locale
presentato a palazzo Loggia, rivisitato dal Comune e da Brescia
Trasporti
Sugli autobus la rivoluzione del «bon ton»
Angela Dessì
D'ora in poi cani a bordo gratis Passeggino aperto e senza costi Precedenza
a donne incinte e invalidi: «sorveglierà» l'autista
Passeggini e animali domestici gratis e precedenza assoluta sui posti a sedere
alle donne incinte e alle persone con difficoltà motorie: sono le principali
novità del Regolamento del trasporto pubblico locale 2011 presentato ieri a
Palazzo Loggia, un testo al quale il Comune di Brescia e Brescia Trasporti non
mettevano mano dal 2003 (data in cui venne inserita la «famosa» Omnibus Card) e
che necessitava di un deciso ammodernamento, non solo per armonizzarlo ai
provvedimenti regionali in materia - dalle tessere di libera circolazione per le
forze dell'ordine ai sistemi di videosorveglianza a bordo - ma anche per
«renderlo più comodo e fruibile per gli utenti», come specifica l'assessore alla
Mobilità e al Traffico Fabio Rolfi.
Le modifiche (che come scritto nelle
delibera di Giunta del 2 maggio scorso rispondono all'esigenza di «rivedere le
condizioni generali di trasporto pubblico locale e introdurre benefici per gli
utenti) possono sembrare «di poco conto - precisa ancora Rolfi - ma vanno in
realtà nella direzione di una sempre maggiore sicurezza e versatilità del
servizio». E con un occhio di riguardo, sottolinea il presidente di Brescia
Trasporti Andrea Gervasi, al «richiamo alla buon educazione».
LA NOVITÀ più
«rivoluzionaria» è il «passeggino free». Sino a oggi infatti una mamma con
bambino a seguito che viaggiava su un autobus di linea era costretta (con
conseguente esborso di soldi e fatica) a chiudere il passeggino, prendersi il
pargolo in braccio e pagare un biglietto in più per il carrozzino chiuso e
inutilizzato che occupava un volume. Oggi, invece, la stessa mamma potrà
comodamente portare con se il passeggino aperto con il bimbo a bordo, e senza
sborsare un euro di più. Certo, ora come ora solo i due terzi dei mezzi di
Brescia Trasporti (circa 150 autobus) sono provvisti dello spazio polifunzionale
per i passeggini ma il direttore Claudio Garatti assicura che «se si escludono
le fasce di affollamento mattutino praticamente tutti i veicoli in circolazione
durante la giornata sono omologati».
Importanti anche le prescrizioni che
sanciscono la gratuità dei cani (prima il padrone - a meno che non si trattasse
di un cane per ciechi - pagava un biglietto in più per l'amico a quattro zampe!)
e la precedenza assoluta data alle persone con limitate possibilità motorie e
alle donne gravide. «La priorità non riguarda più solo i posti per invalidi ma è
estesa a tutti», spiega il direttore Garatti che sottolinea come «il conducente
dell'autobus ora abbia titolo di intervenire se la norma non viene rispettata».
Ancora, nel nuovo regolamento è contenuta la rimodulazione da un sesto a un
ventesimo della sanzione per l'abbonamento dimenticato: il che, in sostanza, sta
a significare che chi viaggia sugli autobus senza portare con se il titolo di
viaggio mensile o annuale è punibile con una multa di 6 euro. Non una grande
cifra, certo, ma una infrazione che a differenza di quanto accade oggi verrà
comminata senza scusanti («a settembre - spiega ancora il direttore di Brescia
Trasporti - partiremo con una campagna di sensibilizzazione per educare i
giovani al fatto che questa dimenticanza verrà punita»). Ultime innovazioni, il
recepimento delle norme sulle tessere di libera circolazione delle forze
dell'ordine (che potranno viaggiare gratis anche fuori dall'orario di servizio)
e quelle che rendono nota la presenza dei sistemi di videosorveglianza con
telecamere a circuito chiuso installati su oltre un terzo degli automezzi di
Brescia Trasporti.

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Giornale di Brescia 17 giugno 2011
Autobus a prova di... mamma
Nel nuovo regolamento, uno spazio gratuito per i passeggini
Spazio ai passeggini - che saranno accolti in versione
«estesa» senza il pagamento di un ulteriore biglietto - e agli amici a quattro
zampe - purché muniti di apposita museruola -, ingresso libero e gratuito alle
Forze dell'ordine anche se fuori servizio. E per chi dimentica l'abbonamento la
sanzione resta, ma si abbassa a sei euro. Queste le principali modifiche - in
parte deliberate dalla Giunta, in parte subentrate con il nuovo regolamento
regionale - al regolamento del trasporto pubblico locale. Tutte direttive -
presentate ieri dal vicesindaco Fabio Rolfi insieme al presidente e al direttore
di Brescia Trasporti, Andrea Gervasi e Claudio Garatti - in vigore dalla fine di
maggio e che saranno accompagnate da due campagne di sensibilizzazione al via
subito dopo la pausa estiva. La prima, dedicata agli studenti, inviterà ad
obliterare il proprio abbonamento; la seconda - più «informativa» - sarà invece
dedicata alle mamme.
«Si tratta di un aggiornamento e di piccole modifiche
utili però nella vita di tutti i giorni - spiega Rolfi -. L'obiettivo è cioè di
modernizzare regole ormai datate, cosicché i cittadini possano sfruttare i bus
di linea con più comodità».
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Giornale di Brescia 17 giugno 2011
«Che città è diventata Brescia che multa i ciclisti?»
«Buongiorno, vi scrivo per sottoporre alla vostra
attenzione la seguente vicenda. Ieri mattina sono arrivata in stazione alle 7.10
e non c'era più un buco libero per parcheggiare la bici. Dopo aver fatto un bel
giro, la attacco alla ringhiera della aiuola accanto alla rastrelliera (Il treno
era alle 7.27).
Torno alle 4 da Milano e la bici non c'è più!!! Disperata (ho
appena speso più di 100 euro tra seggiolino per mia figlia, cestino e revisione
generale), penso che me l'abbiano rubata. Mentre sono al telefono con mio marito
si avvicina un ragazzo che mi dice: «guarda che te l'hanno portata via i
vigili!».
Io penso che scherzi ma lui insiste. Ancora incredula (non c'è
nessun cartello) provo a bussare al posto di polizia municipale della stazione
che è però (alle 16.15) chiuso. Chiamo i vigili al telefono e finalmente mi
passano l'ufficio di polizia amministrativa: «si signora abbiamo sequestrato
parecchie bici oggi». Scongiuro il vigile di farmi andare subito a ritirarla ma
«signora siamo chiusi al pubblico il pomeriggio e poi, cosa crede, devo ancora
protocollarle tutte». Esterrefatta e furibonda vado a casa a piedi.
A casa
leggo su internet dell'ordinanza, dei cartelli e degli avvisi premonitori (il
sequestro non dovrebbe avvenire dopo 24 ore?). Stamattina (ieri) alle 8.30 vado
a ritirare la bici in via Milano (...). L'agente mi comunica che mi arriverà una
multa di 39 euro cui ho subito sommato 10 euro del lucchetto nuovo (mi hanno
tranciato quello vecchio per rimuoverla). Ma che città è diventata Brescia?
Macchine e Suv sono parcheggiate dappertutto e poi si portano via le biciclette
alla gente che va a lavorare. Il vice sindaco Rolfi (cito dal sito del Comune)
crede che la mobilità ciclabile debba essere incentivata (...). Ma chi pensate
di prendere in giro?
Vivo e lavoro a Brescia e utilizzo da sempre la bici per
comodità e per scelta. Sono indignata e pretendo - da cittadina - una
spiegazione». (Lettera firmata)

SULLA RETE
Il dibattito si accende e tra commenti e post si
pensa al «bike mob»
«Qui ci vuole la rivolta dei ciclisti». Lo intitola
così Laura Castelletti il post sul suo blog e già si capisce di che cosa si
tratta. Oltre a illustrare l'ordinanza che riguarda le due ruote, la Castelletti
lancia la provocazione.
«Mi verrebbe voglia di andare in Piazza Loggia,
attaccare la bicicletta a un lampione e invitarvi ad agganciare le vostre bici
alla mia … e non è detto che non lo faccia (avendolo scritto mi danno
l'aggravante della premeditazione?)». Insomma, ironia a parte, i commenti non si
fanno attendere. Così come non si farà attendere l'idea dei «gnari» di Brescia
per passione per dimostrare che il provvedimento è «sbagliato e punitivo nei
confronti di chi usa la bicicletta».
Tanto che, ma la cosa è in via di
definizione, si sta pensando «ad una sorta di bike mob martedì prossimo alle 19.
Potrà unirsi chi la pensa come noi e vuole manifestare pacificamente» aggiunge
la Castelletti. Alla blogger per passione non sfugge nemmeno un altro dettaglio.
«Quel che mi sembra assurdo poi è impiegare dei vigili per questo genere di
lavoro, mi sembra che in città ci siano ben altre priorità».
Sulla Rete,
Castelletti a parte, il tema tiene banco. Su Facebook sono tanti coloro che
postano commenti e fotografie a corredo che mostrano gli avvisi di rimozione.
C'è anche chi suggerisce tecniche anti rimozione. («Condivido l'amarezza e lo
stupore della gente, ma sento il dovere di mandare un messaggio: ragazzi e
ragazze: legate meglio le bici. Chiedete nelle ferramenta un lucchetto e catena
antitaglio. Ottimi i modelli Israeliani ;-)») L'argomento poi si allarga e dalle
bici si passa a discutere virtualmente di piazzale Arnaldo («Chiuso alle auto è
un vero disastro» si legge) o agli automobilisti indisciplinati. «(Multate loro
piuttosto, mica i ciclisti»).
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Giornale di Brescia 17 giugno 2011
Bici al palo, la bonifica inizia in stazione
L’ordinanza di fine marzo miete le prime «vittime»: 30 rimozioni solo mercoledì
La Locale ha cominciato dallo scalo cittadino, entro fine mese altri interventi
Dalla teoria alla pratica. L'ordinanza di fine marzo - quella che di fatto
vieta di legare le bici fuori dalle rastrelliere principalmente su via X
Giornate, corso Zanardelli e piazzale Stazione - ha mietuto mercoledì le prime
«vittime». Rimozione coatta per 30 due ruote trovate fuori dagli stalli
appositi.
Gli avvisi di rimozione che gli agenti della Locale avevano legato
a manubri, pedali e sellini sono serviti a poco e 24 ore dopo è scattata la
«bonifica», come la definisce il comandante Roberto Novelli.
«La prima fase
di applicazione dell'ordinanza ha previsto il posizionamento della segnaletica -
spiega Novelli - si è passati poi agli avvisi e solo mercoledì, lasciando dunque
ancora qualche giorno ai cittadini per metabolizzare il provvedimento, (si
doveva iniziare domenica, ndr) abbiamo iniziato le rimozioni».
Interventi,
questi, che nell'ottica del «fare ordine», soprattutto in centro e in stazione,
continueranno. La previsione del Comando di via Donegani è di altre «due, tre
operazioni cospicue entro giugno».
Che fine fanno però le bici «sgomberate»?
Caricate sul camioncino della Locale (come si vede nella foto qui a lato),
vengono depositate nel grande magazzino del Comando adibito a deposito di
biciclette rimosse o ritrovate.
Per riavere indietro il mezzo occorre
rivolgersi all'Ufficio di Polizia Amministrativa (030/2978340) per le verifiche.
Segue la fase «dolente»: quella del pagamento. Solitamente 50 euro di sanzione
(l'ordinanza fissa un minimo di 25 e un massimo di 500) a cui si devono
aggiungere le spese di rimozione, altri 50 euro. Se poi in casa non si dispone
di un'altra catena o lucchetto, anche qui sono altri euro che se ne vanno. A
qualcuno conviene comprarsi una nuova bicicletta.
Il «problema» però che si
pone al ciclista ben intenzionato, colui cioè che pur di non rinunciare alla
pedalata cittadina si mette di buona volontà per rispettare ordinanza,
regolamento della Polizia Urbana e Codice della strada - anche qui quanti
divieti per il posteggio della bici: banditi i pali della segnaletica e le zone
monumentali - è quello di non trovare «posto» nelle rastrelliere. Un «sold out»
che specie in certi orari, è praticamente assicurato. Come comportarsi? In
Stazione si può ripiegare sul parcheggio coperto che in cambio di un euro
garantisce la sosta sicura per l'intera giornata.
Ma in altre zone che si fa?
Per ora si aspetta che vengano posizionate, almeno nelle aree dell'ordinanza,
nuovi posti bici. Oggi si comincia con 18 stalli in via Sostegno. c. ber.

Rolfi sui pedali fra rastrelliere piene, lucchetti e
proteste
Biciclettata «esplorativa» attraverso la città con il vicesindaco sulle vie dell’ordinanza
Monta in sella con l'abito d'«ordinanza» Fabio Rolfi,
incurante del caldo e del colpo di ferro di cui avranno bisogno poi i suoi
pantaloni. Ma il vicesindaco ci sta alla pedalata sulle «vie dell'ordinanza» e
dopo essersi fatto prestare la bici da un commesso della Loggia, «perché io uso
solo Bicimia», si parte. Mentre si fanno girare i pedali verso via X Giornate
viene fuori la «filosofia» dell'ordinanza.
«È bello vedere le bici sparse qua
e là senza senso? Dietro l'ordinanza c'è l'idea del rispetto del decoro urbano,
dell'ordine. Mi chiedo: se il Comune predispone degli spazi per legare le bici,
perché non usarli? Con l'ordinanza non si vuole infierire, ci mancherebbe». Sì,
ci mancherebbe. Certo è che se le rastrelliere ci sono, spesso, anzi, molto
spesso, sono già occupate. Faccio presente il «dettaglio» al vice sindaco mentre
dai portici tagliamo per piazza Paolo VI, dove, «incredibilmente, forse a forza
di multe» non c'è nemmeno un'auto parcheggiata nel rettangolo davanti l'ingresso
del Duomo nuovo. «È vero, in certe aree i posti vanno incrementati - continua
Rolfi - ad esempio qui (siamo davanti al Duomo vecchio). Arriveranno così come
arriverà la pedonalizzazione delle piazze».
Per ora la direzione che
prendiamo è verso corso Zanardelli. Uno sguardo a piazzetta Vescovado. «Beh, qui
non si può dire che manchino i posti». Vero e, sebbene ci sia un certo
affollamento, qualche «buco» si trova. Si procede giù su via Mazzini, destra:
siamo in corso. Ah, qui qualche nota dolente c'è, proprio sotto il portichetto
(per la verità ancora via Mazzini) di fronte alla profumeria. Alle catene che
separano il passaggio coperto dalla strada sono legate - orrore - ben tre
biciclette. «Queste sono situazioni che non vanno bene, mi dica lei, è bello?».
Tergiverso. Mi «salva» la signora Patrizia che non può credere di incontrare
Rolfi. «Adesso mi dica dove la metto io la bici, sono costretta a lasciarla in
autosilo. Uno la usa per non inquinare, viene a lavorare e che succede? Rischia
anche di prendere la multa o di vedersela rubare. Ma le pare? Mi dica se c'è un
posto libero?». Al confronto si unisce anche l'edicolante. «Vero, ma quanto
pericolosi sono i ciclisti che pedalano sotto i portici, con i bambini in
giro?». Rolfi abbozza una risposta. «Sì però non aggiungiamo problemi a
problemi. Ora pensiamo ai posti bici». La signora Patrizia riprende la parola
per proporre la «sua» soluzione. «Perché non si fa un bel parcheggio dietro il
vecchio cinema Crociera? Problema risolto». Detto questo ci si saluta. Si
prosegue. Davanti alla Feltrinelli altre rastrelliere. Un solo posto libero.
Dietro l'angolo però di spazi ce ne sono. «Insomma a volte basta spostarsi di
qualche metro, è un fatto di cultura» dice Rolfi. Sì, ma il bello della bici non
è arrivare proprio davanti al posto in cui si deve andare?
Andiamo avanti.
Tocca alla stazione. Qui le bici fuori posto solo almeno una decina, nonostante
alcune disponibilità nelle rastrelliere e nel deposito coperto che a piano
terra, però, registra il tutto esaurito degli abbonati (306 gli stalli totali a
disposizione). «È qui che si deve intervenire, qui dove l'alternativa c'è e va
sfruttata. Aggiungeremo altri posti. Così come in via Sostegno dove - e intanto
siamo là - come vede nonostante le bici attaccate al cancello non c'è nemmeno un
avviso di rimozione».
Cecilia Bertolazzi
«Chiedo di estendere l'ordinanza anche a via dei Mille»
«Buongiorno. Volevo segnalare la possibilità di estensione dell'ordinanza
relativa al parcheggio delle biciclette che è entrata in vigore in questi giorni
anche ad altre zone della città. Penso, ad esempio, a piazza Garibaldi e via
Ugoni. In queste aree le biciclette sono parcheggiate davvero ovunque in maniera
disordinata e indecorosa creando confusione. In questo modo si registra la
perdita di decoro dell'intera strada. Questo è un suggerimento che spero possa
essere accolto. Grazie mille e buon lavoro». (lettera firmata)
Questa è solo
una delle lettere ricevute in questi giorni dal vicesindaco e assessore al
Traffico Fabio Rolfi. «Si tratta di richieste di estensione della delibera anche
ad altre zone della città - spiega Rolfi - in pochi giorni nel mio ufficio e al
mio indirizzo mail ne ho ricevute diverse».
I cittadini che hanno scritto al
vicesindaco hanno indicato come zone di intervento oltre a Corso Garibaldi, via
dei Mille e Curt dei Pulì.

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| Giornale di Brescia 16 giugno 2011
In Regione via libera alla legge di riforma
Via libera dalla Giunta lombarda alla riforma del
trasporto pubblico locale. Il provvedimento, che ora passerà all'esame del
Consiglio, introduce l'integrazione tariffaria, risorse assegnate attraverso
criteri di premialità, la nascita delle Agenzie del Tpl, la divisione del
territorio regionale in 7 piani di bacino e un impegno confermato per la
promozione della mobilità sostenibile. Queste le novità introdotte dalla
proposta di legge di riforma del trasporto pubblico locale approvata ieri dalla
Giunta della Regione Lombardia, su proposta dell'assessore Raffaele Cattaneo e
che, dopo la discussione in Consiglio regionale e l'approvazione definitiva,
sostituirà l'attuale legge unica.
Dopo aver risolto le problematiche
finanziarie, il PdL riprende e sviluppa la proposta già deliberata dalla Giunta
il 28 ottobre 2009 e non approvata nell'ultimo Consiglio regionale della scorsa
legislatura, che recepiva i contenuti del «Patto per il Trasporto Pubblico
Locale in Lombardia» (del novembre 2008) sorto dai lavori del «Tavolo per il
Tpl», costituito con l'obiettivo di affrontare e risolvere le esigenze di
risorse strutturali al settore e tracciare le linee guida della riforma.
«Siamo l'unica Regione che non ha tagliato le corse, ma le ha aumentate,
facendo fronte ad un taglio molto pesante alle nostre risorse - ha rilevato il
presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni -. Abbiamo preferito
lavorare per migliorare la qualità, chiedendo anche la compartecipazione dei
cittadini a fronte di un miglioramento e potenziamento del servizio».
«Questa proposta di legge è un esempio di riformismo lombardo - è il
commento dell'assessore Cattaneo - che non è stato calato dall'alto ma è il
frutto di lunghe ore di lavoro e di confronto con i soggetti interessati: gli
Enti locali, gli operatori del settore, ma anche i sindacati e i rappresentanti
dei pendolari e degli utenti. Tutti i partecipanti al Tavolo del Tpl hanno
condiviso l'utilità di questo testo, in cui ciascuno si può riconoscere».
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Giornale di Brescia 16 giugno 2011
Il 2013 capolinea per il sistema-Brescia
L'entrata in esercizio del metrò
condiziona il trasporto su gomma. Loggia e Broletto pensano a una proroga dei
servizi, mentre si profila la tariffazione unica e l'Agenzia
Il volto del trasporto pubblico a Brescia? Cambierà dal 2013, non solo con
l'avvio del servizio offerto dalla metropolitana leggera, ma anche a seguito di
tutta una serie di appuntamenti - o meglio di nodi - che stanno venendo via via
al pettine.
Su questo si trovano concordi sia i sindacati del trasporto
pubblico (Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti) che gli assessori Fabio Rolfi e
Corrado Ghirardelli, delegato in Provincia ai Trasporti.
E che la situazione
dei trasporti pubblici a Brescia sia davvero liquida lo dimostrano le molte
sfaccettature attraverso le quali la si può osservare. Ben lo sanno i sindacati
di categoria che ieri hanno chiamato ad un tavolo, in un convegno, il
vicesindaco e l'assessore provinciale per avere da loro, in prima persona,
l'accettazione o meno delle proposte avanzate in questi mesi. Proposte, a
partire dall'istituzione di un tavolo unico che veda istituzioni e sindacati
discutere sull'evoluzione del settore che non è stato scartato dai due
rappresentanti delle istituzioni - Loggia e Broletto - ma accolta come proposta
da realizzare «dopo aver chiarito i processi ed il tono delle riforme verso le
quali ci si muove». Stimolati nel confronto dai tre segretari provinciali -
Stefano Malorgio, Mauro Scalvini e Eugenio Bertoglio - i due assessori non hanno
nascosto l'intenzione di adire ad una proroga delle rispettive concessioni alle
società di trasporto pubblico.
«Il contratto di servizio con Brescia
Trasporti (come capofila dell'Ati) scade il 30 giugno, ma lo abbiamo prorogato
sino al 31 dicembre, ovvero quando scade il contratto della Provincia per
l'extraurbano», ha detto Fabio Rolfi.
Ma stante il clima di riforme dettato
dall'applicazione concreta del Patto per il trasporto e della Legge Regionale di
riforma del Tpl, «puntiamo comunque a prorogare il servizio almeno di un anno
dalla scadenza per poter aver il tempo materiale di gestire l'evoluzione del
sistema trasporto a Brescia alla luce delle molte variabili» ha sottolineato
Ghirardelli. Un tema peraltro questo già fatto proprio dai sindacati «a tutela
dei posti di lavoro, della professionalità e del patrimonio di aziende ad oggi
operanti con successo nel comparto».
Tra i molti elementi a cui si guarda con
preoccupazione rientrano da un lato il completamento dei lavori della
metropolitana per entrare in servizio nel gennaio 2013 e dall'altro il diverso
assetto delle ipotesi di completamento della rete provinciale di «metropolitana»
ammesso che «un costo di 40 milioni al chilometro non è ammissibile oggi come
oggi, tanto da far ipotizzare i prolungamenti del metrò con altri sistemi più
abbordabili in tempi di crisi» ha detto Rolfi.
Sua anche l'affermazione per
la quale il costo di 13 milioni di euro l'anno in spesa corrente per sostenere i
mutui aperti per pagare l'infrastruttura «non sono ammissibili se non
inquadrando la metropolitana in un piano di sostenibilità economica e
finanziaria, oggi assente, che permetta di pagare tali oneri». E se
l'affermazione di Rolfi secondo cui «la metropolitana è un bene di natura e di
interesse provinciale», forse puntando a qualche risorsa del Broletto, sembra
cadere nel vuoto davanti al rigore di Ghirardelli nel distinguere la «paternità»
dell'opera, resta un fatto che difficilmente si può operare una gara di affido
del servizio con un metrò che cambierà i modi di intendere la mobilità
sostenibile in città e nella prima periferia. Giustamente, come ha rimarcato il
segretario Bertoglio, il metrò non deve essere come il treno in Valcamonica in
competizione con il bus sulla stessa tratta. «Serve l'intersecazione del sistema
e la complementarietà delle corse, il tutto in una chiave di visione rinnovata»
ha detto, riscuotendo condivisione, il sindacalista.
Sullo sfondo restano
ovviamente i gravi tagli effettuati dal Governo ai trasferimenti. Ristrettezze
che gravano sulla finanza pubblica e sul settore dei trasporti in particolare.
Tutto mentre dalla Regione si affacciano importanti novità, tra le quali un
nuovo strumento per la gestione associata delle funzioni relative al trasporto
pubblico locale: le Agenzie per il Tpl costituite da Province, Comuni capoluogo
e da una rappresentanza dei Comuni compresi nella provincia stessa e il sistema
tariffario integrato su scala regionale che, nel consentire la piena
intermodalità di tutti i mezzi di trasporto pubblico, consideri e valorizzi
l'eterogeneità dei diversi contesti esistenti nei bacini di Tpl.
Roberto
Manieri
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Giornale di Brescia 14 giugno 2011
Brescia-Edolo, coi nuovi treni salto di qualità garantito
Presentato il primo degli 8 convogli che entrano in servizio progressivamente entro fine luglio. Operazione da 25 milioni
«Da
ramo secco ad esempio di linea ferroviaria locale». Certo tra la
prima e la seconda condizione sono trascorsi una bella manciata di anni
e soprattutto investimenti pubblici considerevoli. Risultato? Oggi la
Brescia-Edolo è un esempio di ferrovia regionale che funziona,
con un miglioramento del servizio in aumento, a dire dell'assessore
regionale alla Mobilità, Raffaele Cattaneo.
E
ultimo tassello di questo percorso di qualità è
rappresentato dagli otto nuovi treni che da giovedì a fine
luglio entreranno progressivamente in servizio lungo i 106 chilometri
di strada ferrata bresciana. Ieri infatti è stato presentato,
con un viaggio inaugurale tra Brescia e Iseo, il primo degli otto Gtw
commissionati da Trenord (per l'esattezza da FerrovieNord) all'azienda
svizzera Stadler, che rappresentano l'ultimo di una serie di salti di
qualità. Perché «con questi nuovi treni si cambia
in modo definitivo il trasporto pubblico locale» ha commentato
l'amministratore delegato di Trenord, Giuseppe Biesuz, ricordando che
giovedì il primo treno entrerà in servizio effettivo,
seguito poi progressivamente, entro agosto, dagli altri sette (due dei
quali già in deposito a Iseo, altri in consegna a breve).
Operazione - quella dell'ammodernamento del materiale rotabile della
Brescia-Edolo - da 25 milioni di euro, di cui 22 messi a disposizione
dal Pirellone e gli altri 3 dalla Provincia di Brescia. A queste
risorse vanno poi sommati i 100 milioni di euro spesi negli ultimi anni
per la messa in sicurezza ed il potenziamento della linea e delle
stazioni, nell'ottica di un progetto di valorizzazione che ha portato
ad un incremento di passeggeri fino a toccare la media di 6.500 utenti
al giorno (1,5 milioni all'anno) con un indice di puntualità di
5 minuti, ossia una delle migliori performance della Lombardia.
Treni
moderni e confortevoli rappresentano uno dei tasselli fondamentali del
più complesso puzzle della mobilità lombarda su rotaia.
Non senza sforzi economici di rilievo. «Grande anche quello della
Provincia di Brescia - ha esordito l'assessore ai Trasporti del
Broletto, Corrado Ghirardelli -; dopo 100 anni abbiamo un parco mezzi
completamente rinnovato. Significa offrire anzitutto una risposta
concreta ai pendolari e cambiare l'approccio e la filosofia dell'intero
servizio per avvicinarsi agli utenti, nonché per il
turismo». Ed in quest'ottica coi nuovi treni e con l'entrata in
vigore dei nuovi orari, 15 corse veloci Brescia-Edolo fermeranno anche
a Boario Terme, favorendo il flusso turistico, senza alcun cambiamento
nei tempi di percorrenza, mentre sulla tratta Rovato-Bornato le 13
corse giornaliere partiranno da Rovato 2 minuti dopo e arriverranno 2
minuti prima per migliorare le coincidenze con i treni della
Milano-Brescia.
Marco Bonari
Fotografia di Carlo Bonari (link all'album di Carlo Bonari su
Flickr)
Cattaneo: «Il trasporto regionale sta cambiando»
«È vero, chiediamo di più ai viaggiatori (in
termini di tariffe - ndr) ma stiamo anche dando dei risultati in
servizi e qualità. Ci sono ancora problemi ma il percorso di
miglioramento del trasporto ferroviario lombardo prosegue e gli
investimenti non mancano». È l'assessore regionale
Raffaele Cattaneo, durante il viaggio inaugurale del convoglio fra
Brescia e Iseo, a mettere sul tavolo le cifre di quel programma di
miglioramento del trasporto su rotaia. «In meno di due anni
abbiamo introdotto 443 corse, 70 solo con questo nuovo orario. Fra il
2001 e il 2011, grazie al contributo regionale, sono stati effettuati
investimenti per 1 miliardo e 80 milioni di euro, fra cui l'acquisto di
107 nuovi treni e 16 locomotive. Quotidianamente Trenord trasporta
oltre 650mila passeggeri sui 1.900 chilometri di rete regionale con
2.200 corse».
Arrivano i Gtw ma niente pensione per le «668»
Gli otto nuovi treni per la Brescia-Edolo sono automotrici articolate a
due pezzi diesel-elettriche della serie Gtw realizzate dalla ditta
Stadler, unitamente agli 11 treni a 4 elementi commissionati invece per
la linea Milano-Monza-Oggiono-Lecco. Ogni convoglio per la tratta
bresciana conta 111 posti a sedere in vani climatizzati e
insonorizzati. È lungo 39 metri, pesa 67 tonnellate,
velocità massima 140 chilometri orari con motori a basse
emissioni di ultima generazione e con costi di gestione contenuti.
Con l'entrata in esercizio degli otto nuovi Stadler, i due Atr 220
(costruiti dalla Pesa e in servizio dal 2009) verranno trasferiti sulla
Brescia-Piadena-Parma, unitamente ad altre littorine «668»
revampizzate ancora in servizio sulla linea sebino-camuna.m. bon.
Fotografia di Carlo Bonari (link all'album di Carlo Bonari su
Flickr)
Dal Giornale di Brescia online.
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Bresciaoggi 14 giugno 2011
TRASPORTI.
L'annuncio del responsabile regionale in occasione del viaggio
inaugurale del primo degli 8 Stadler Gtw pronti a entrare in servizio
sulla Brescia-Iseo-Edolo
«Pendolari: treni più cari, servizio migliore»
Mimmo Varone
L'assessore regionale Cattaneo: «Chiederemo sacrifici a chi si
sposta per lavoro e studio Ma con qualità a livello
lombardo»
La
qualità si paga, e se ci saranno altri tagli del governo, si
pagherà ancora di più. «I pendolari bresciani non
possono pensare di avere treni nuovi e puliti alle tariffe di una
volta»: l'assessore regionale a Trasporti e infrastrutture
Raffaele Cattaneo, ieri a Brescia per il giro inaugurale del primo
degli otto treni Stadler Gtw pronti a entrare in servizio sulla
Brescia-Iseo-Edolo, non gira intorno al problema e ammette di chiedere
sacrifici alle migliaia di persone che ogni giorno usano la ferrovia
per andare al lavoro. Tuttavia «sanno che avranno in cambio treni
a livello lombardo, vale a dire a livello tedesco o francese, e
accettano la scommessa».
Con
biglietti e abbonamenti, oggi contribuiscono al 40 per cento circa del
costo del servizio, più o meno come i loro colleghi d'Oltralpe,
ma spesso devono lamentare disservizi non proprio comuni in Francia e
Germania. Cattaneo sa anche questo, e che la strada verso l'obiettivo
europeo è lunga. «Per avere un servizio alla pari è
necessaria una quantità di risorse economiche pari - dice - e se
facciamo 100 la spesa in Italia per il trasporto pubblico ferroviario,
in Germania e Francia si arriva a 220, perchè è
più alto il contributo degli utenti e lo Stato partecipa con
maggiori risorse».
È
QUESTIONE DI soldi, insomma, e senza soldi non si fanno miracoli. A
fare i conti con quello che si ha, o si tagliano le corse («come
hanno fatto Emilia Romagna e Liguria») e si accetta la
qualità scadente, oppure si aumenta il prezzo del biglietto, per
puntare a un servizio migliore «alla maniera lombarda». Da
settembre i biglietti sono aumentati di oltre il 20 per cento (del 12,5
solo a partire da gennaio scorso). «Abbiamo scelto di dare di
più ai pendolari - dice -, e con Trenord abbiamo messo sulle
rotaie 70 treni nuovi e aumentato le corse. Continueremo a fare sforzi
in questa direzione».
PER
L'OCCASIONE c'è pure l'Ad di Trenord Giuseppe Biesuz, che
rispedisce al mittente (nella fattispecie il responsabile Trasporti di
Legambiente, Dario Balotta) le accuse di tempi lunghi per la
manutenzione. «A norma di legge - dice - abbiamo tre livelli
manutentivi, che prevedono massimo 35 giorni per la manutenzione
ciclica ogni 6 anni per le carrozze e ogni milione di chilometri per i
locomotori, 12 ore per la manutenzione correttiva e 24 per quella
programmata. Altri numeri sono frutto di fantasia e invenzione».
Lungo
la strada imboccata ci sono aumenti automatici dei biglietti legati
all'inflazione. Ma sono altra cosa dalla batosta provocata dalla
«necessità di compensare i tagli del governo».
Nei
calcoli dell'assessore regionale, dei 1.635 milioni di euro messi a
disposizione da Roma per il Tpl, alle Regioni ne sono arrivati 1.272 e
425 sono rimasti sulla carta. Alla Lombardia sarebbe spettato il 20 per
cento e ha dovuto compensare 80 milioni circa. Potrebbero arrivare
altri 400 milioni di tagli, ma non è detto.
«Per
ora abbiamo trovato intorno al 20 per cento di aumento l'equilibrio per
far quadrare il sistema - dice Cattaneo -. Se dovessero arrivare altri
tagli e dovessero mancare i 400 milioni, il problema si
riproporrebbe». L'era delle tariffe bloccate, insomma, è
finita per sempre. «Non sono più i tempi di sventolare
miracoli per cui nessuno paga nulla», scandisce l'assessore.
Secondo il «modello lombardo», però, i pendolari
pagano, e prima o poi sperano anche di avere treni migliori, puliti,
puntuali e magari riscaldati durante l'inverno.
LA NOVITÀ. Ieri viaggio inaugurale per uno dei nuovi convogli
La Brescia-Iseo-Edolo entra in una nuova era
L'acquisto di Trenord grazie al finanziamento del Pirellone (22 milioni) e del Broletto (3 milioni)
La
Brescia-Iseo-Edolo entra in una nuova era. Da domani prenderà a
correre sui binari il primo degli otto treni Stadler Gtw messi in pista
da Trenord. Doveva entrare in funzione ieri, ma un'autorizzazione
ministeriale mancante ha ritardato di un paio di giorni. Il giro
inaugurale a ogni modo lo ha fatto lo stesso, portando a Iseo assessore
regionale a Trasporti e infrastrutture Raffaele Cattaneo, assessore
provinciale Corrado Ghirardelli e ad di Trenord Giuseppe Biesuz.
I
treni dovevano essere pronti per maggio, ma ci furono ritardi. Comunque
entro agosto tutti e otto i treni saranno in esercizio. Trenord,
l'azienda nata dalla fusione di Le Nord e la Divisione lombarda di
Trenitalia, li ha acquistati grazie al finanziamento di 22 milioni del
Pirellone e 3 del Broletto, che si aggiungono ai 100 milioni di
interventi compiuti in questi anni sulla linea - sottolinea Cattaneo -
per eliminare 50 passaggi a livello e metterne in sicurezza altri 70.
I
Gtw sono treni moderni e silenziosi, capaci di notevole accelerazione,
tanto che permetteranno una fermata anche a Darfo Boario Terme senza
alterare i tempi di percorrenza. Dispongono di 111 posti a sedere e
sono mossi da motori diesel common rail a basse emissioni. Sono treni
svizzeri costruiti in Polonia, dai costi di gestione contenuti e dalla
manutenzione semplice. Il blocco motore è centrale e in caso di
manutenzione può essere sostituito senza rinunciare alle due
carrozze.
TRA
UN PAIO DI MESI saranno gli unici convogli a correre sulla
Brescia-Edolo e renderanno molto più attrattiva l'opzione treno
per la Valle. I due «Pesa» polacchi acquistati dalla
Provincia di Brescia e attualmente in funzione sulla linea saranno
spostati con ogni probabilità sulla Brescia-Parma, per rendere
possibili corse cadenzate fino a Piadena.
Cattaneo
ora vede tutte le condizioni per imitare la Merano-Malles, che
trasporta 19 mila passeggeri al giorno contro i 6.500 della linea
nostrana. «La struttura è al completo - dice -, ora il
territorio deve promuoverla e metterci i passeggeri». La
Brescia-Edolo, prima un «ramo secco e fonte di problemi»,
diventa un «esempio di linea locale - dice l'assessore regionale
- e un pezzo importante del sistema lombardo, che da un anno e mezzo ha
messo in pista 443 corse in più. Continuiamo il percorso di
miglioramento che giustifica lo sforzo chiesto ai pendolari sulle
tariffe».
Ghirardelli,
per parte sua, si dice certo che i nuovi treni cambieranno l'approccio
dei bresciani verso la ferrovia, e Biesiuz aggiunge che gli
«straordinari» Stadler porteranno in Valle la
possibilità di «viaggiare con decoro». MI.VA.
Le proposte dei sindacati sui trasporti
«Il
trasporto pubblico locale: le proposte del sindacato»: è
il tema del convegno che si terrà domani alle 9,30 nella sala
convegni dell'hotel Industria in via Orzinuovi 58 a Brescia per
iniziativa di Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. All'incontro
interverranno i tre segretari provinciali di categoria Stefano Malorgio
(Filt-Cgil), Mauro Scalvini (Fit-Cisl), Eugenio Bertoglio
(UilTrasporti), il vicesindaco Fabio Rolfi e l'assessore ai Trasporti
della Provincia Corrado Ghirardelli.
OBIETTIVO
dell'incontro è promuovere un dialogo più serrato tra
Comune e Provincia in vista delle novità normative che a breve
interverranno a livello regionale e alla luce dei tagli ai
trasferimenti previsti in Finanziaria, del rinnovo delle gare per la
gestione del servizio del trasporto pubblico e della metropolitana
oramai prossima ad entrare in funzione e che muterà il sistema
di trasporto bresciano. Secondo i sindacati, per il 2011 i tagli in
Finanziario per il trasporto pubblico sono stati meno traumatici di
quanto inizialmente annunciato (82 milioni di euro contro 296), ma
c'è comunque una situazione di incertezza pesante rispetto al
futuro. Il 2011 è anno di transizione anche per il previsto
rinnovo delle gare del servizio per i prossimi anni. I sindacati
chiedono che queste vengano posticipate di alcuni mesi, aspettando le
nuove norme regionali e l'entrata in funzione della metropolitana.
E
che il tutto, soprattutto, avvenga con una maggiore sinergia tra enti.
Il sindacato chiede di superare l'attuale impostazione che distingue
tra trasporto urbano ed extraurbano e di avere invece una politica
integrata unica che ragioni anche in vista dei possibili sviluppi della
metropolitana. Il tema è quindi riuscire ad avere un servizio
adeguato e migliore. Il tutto senza dimenticare i lavoratori delle
aziende di trasporto. Domani la risposta di Rolfi e Ghirardelli. TH.BE.
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Giornale di Brescia 14 giugno 2011
Loggia, pronta l'addizionale Irpef
Le proiezioni dell'aliquota parlano dello 0,20%. I ricavi, stimati in oltre 6 milioni di euro,
vincolati alla gestione della metropolitana, che costerà circa 36 milioni all'anno
Le
restrizioni imposte dal Patto di stabilità, un'opera in corso da
ultimare (con 62 milioni di euro da reperire entro novembre) e,
soprattutto, una gestione che costerà alle casse comunali circa
36 milioni di euro l'anno. Una caccia al tesoro su cui l'assessore al
Bilancio, Fausto Di Mezza, insieme alla maggioranza in Loggia sta
lavorando da mesi, specie dopo l'accordo chiuso con l'Ati sul nodo
riserve (che sono scese da 560 milioni a 99,7 di cui 62 da versare il
prossimo autunno). E allora una decisione è inevitabile: a
pagare il conto salato della sfida metropolitana (quello di una
gestione annuale «che non può essere bilanciata con
l'aumento del biglietto») sarà con molte
probabilità l'addizionale Irpef. Che a Brescia verrebbe
introdotta per la prima volta con un'aliquota dello 0,20%. Una scelta,
questa, su cui sindaco e assessori si stanno confrontando a più
riprese, ma che alla fine sembra essere «inevitabile».
Perché le alternative sul tavolo raccontano solo di due scenari:
altri tagli (ai servizi per i cittadini, perché la gestione del
Metrobus può essere finanziata solo attraverso la spesa
corrente), oppure una vendita del patrimonio pubblico per almeno
250milioni di euro.
Cosa
succede dunque? In pratica, se finora i bresciani non pagano nulla, di
qui ai prossimi mesi - il nodo tempi è al momento ancora da
sciogliere, ma gli uffici sono alle prese con iter amministrativo e
proiezioni - riceveranno invece dal Comune la richiesta di pagamento.
In altri termini, una «tassa» in più, finalizzata al
mantenimento della metropolitana. Una tassa che ammonterà a 100
euro per chi ha un reddito pari ai 50mila euro e del doppio (200 euro)
se ne denuncia 100mila. Secondo le prime stime effettuate,
dall'introduzione dell'addizionale, la Loggia dovrebbe riuscire a
ricavare oltre sei milioni di euro.
Un
tema, quello dell'addizionale, che è stato anche al centro del
dibattito romano delle scorse settimane. Il decreto legislativo sul
fisco municipale (Digs 23/n) permette infatti ai sindaci che si trovano
sotto la soglia dello 0,40% di aumentare l'aliquota dello 0,20%
all'anno per due anni. E la Leonessa non è l'unica ad aver
scelto di «sfruttare» questa possibilità: tra i
Comuni più grandi, che come Brescia hanno sempre potuto
scegliere di non introdurla finora, c'è Venezia, dove pure
l'aliquota si attesterà sullo 0,20%. A trovarsi insomma di
fronte allo stesso scoglio della Loggia sono i Comuni più
virtuosi, presi d'assalto da troppi tagli, troppi minori trasferimenti,
troppe spese cui fare fronte e - soprattutto - i criteri imposti dal
Patto di stabilità (che impone alle Amministrazioni un saldo
obiettivo specifico, incidendo proprio su quella spesa corrente che
permette l'erogazione di servizi) da rispettare.
La
scelta di introdurre l'addizionale per fare quadrare i conti della
città sarebbe la quarta mossa dell'anno approntata da Fausto Di
Mezza. Dopo tre operazioni che conferiscono a Brescia (lo ha ricordato
anche il prof. Carlo Pelanda) il titolo di capoluogo d'avanguardia: la
complessa inversione cassa-competenza per l'introito dei dividendi di
A2A; l'iter pensato per ottenere l'emendamento Salva Brescia e quindi
la possibilità di rispettare il Patto; l'intesa raggiunta per
abbattere la mole delle riserve.
A
definire nei dettagli la scelta sarà l'intera maggioranza. Che
entro fine luglio dovrà vincolarla al nuovo piano finanziario
del metrò.
Nuri Fatolahzadeh
L'INTERVISTA
«Stiamo lavorando per la città»
«Stiamo lavorando per la città, perché non basta
posticipare i problemi, bisogna affrontarli anche e soprattutto con
lungimiranza e previsione». Fausto Di Mezza, alle cabine di regia
di uno degli assessorati insieme più delicati e fatti di un
impegnativo lavoro «dietro le quinte», torna così a
parlare di metropolitana.
Assessore, come Brescia è arrivata a questo punto?
«Purtroppo
mi trovo costretto a ripetere la verità. E cioè che il
Comune di Brescia non poteva permettersi di affrontare una spesa e
un'opera come quella che la precedente Amministrazione ha voluto
avviare a tutti i costi. Ora quindi ci troviamo a dover gestire una
situazione complessa, con un Patto di stabilità rigido da
rispettare».
Secondo
le stime effettuate, la gestione del Metrobus costerà alle casse
comunali più di 36 milioni di euro l'anno. Come verranno
reperiti?
«È
chiaro che il piano economico dell'opera varato nel 2004 non sta in
piedi. È infatti impensabile, oltre che contro la normativa,
proporre ai cittadini un biglietto da 1,90 euro. Anche perché
questa sì sarebbe una mossa per disincentivare l'utilizzo del
Metrobus. Allora si sta lavorando a misure alternative».
Per questo si parla dell'arrivo per la prima volta dell'addizionale Irpef?
«Il
motivo è semplice: il Patto di stabilità impone criteri
ben precisi e Brescia deve reperire queste risorse. Gli scenari sul
tavolo possono essere solo tre, perché spese correnti si possono
finanziare solo con entrate correnti. O si tagliano ulteriormente i
servizi, cosa che non vogliamo fare, o si sceglie di vendere il
patrimonio pubblico per almeno 250milioni, o si introduce
l'Irpef». nuri
L'iter delle riserve, l'accordo, le cifre e l'epilogo dei conti
Tornando al capitolo riserve, come si è arrivati alla cifra di
99,7 milioni dai precedenti 560 stimati dall'Ati? A raccontarlo
è proprio l'equilibrio finanziario: 32 milioni è il costo
delle varianti, ovvero le opere eseguite che rientrano peraltro nei
fondi Cipe; 20,1 milioni è la mole del «caro
materiali», cifra certificata dal Ministero.
Quindi
ci sono i 17 milioni delle cosiddette «aggiunte» (materiali
e tecnologie), a fronte delle richieste avanzate dall'Ati. Infine, il
capitolo riserve. Che Loggia e Brescia Mobilità hanno
identificato in 30.350.000 euro, scalzando il conto salato dei 560
richiesti dall'Ati.
Passo
indietro. Il contratto iniziale fra Ati e Brescia Mobilità
stabiliva che tutti i contenziosi dovessero essere risolti attraverso
un arbitrato da avviare a opera conclusa. Iter, questo, che avrebbe
però avuto - secondo la Loggia - costi molto alti, perché
calcolati sul totale delle opere con ricadute «pesanti»
tanto per Brescia Mobilità quanto per l'Associazione temporanea
d'imprese, che si sarebbe trovata davanti tempi troppo lunghi per
l'incasso della somma. All'interno dell'accordo, si sancisce poi come
la Loggia debba pagare 62 milioni dei 99,7 entro novembre.
Immagine tratta dall'album
fotografico di Brescia Mobilità su Flickr
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